2026 95 – Aracnofilia: neuro
spera nella neurosfera.
Per Onda su
Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Lullaby
- The cure 1989
Il ragno Sgragno
si sveglia nel suo pigro predicato.
Non ha
voglia di fare un cazzo, aspetta e neuro spera.
Predatore fiacco
in cima alla sua catena alimentare.
Era
sconfortato all’idea di sputare ancora fibre.
Per tessere
l’ennesima tela spezzata poi da un fesso.
Cui sembra
sporco da spazzare.
Non un
sofisticato arnese da caccia.
Per la trasmissione
di notizie e informazioni.
Quella
mattina la sveglia è una sorpresa.
Il cielo è
lattiginoso di un candore strano.
Sgragno non
riesce a sgranchirsi le zampe.
Rimbalza
contro l’ignoto bozzolo che lo avviluppa.
Che peccato,
era pratica la sua sgragntela magliata piatta.
Ora è
circondato in ogni lato.
Come in un campo
di mare o nell’aria.
E’ una schifosa
viscosa matassa di melassa.
La
struttura della tela originaria non si vede più.
Coperta di strati
di reti intrecciate e sovrapposte.
Avvolta ovunque
in quel bozzolo di fibre e tele.
Quasi credette
in una metamorfosi reincarnata.
Pensò di
essere morto e rinato baco da seta.
Un brivido
d’orrore lo percorse.
Le sue
vibrazioni pervasero tutto il bozzolo.
Simultanee,
ma probabilmente.
Baco
proprio no, io sono un nobile predatore.
E poi i
bachi sono vegetariani, io sono carnivoro.
Al solo
pensiero gli saltò la mosca al naso.
Ricordò di
avere fame, doveva fare colazione.
Il problema
era trovare l’informazione.
Provò con la
prece dell’insetto nero pece.
Dammi oggi la
mia mosca mattutina.
Rimpianse ancora
la sua piatta rete precedente.
Avrebbe
saputo orientarsi.
E seguire
le vibrazioni della preda intrappolata.
Lungo un
asse di dorsali e di percorsi neurali.
Ma nel
bozzolo totistrato tutto era mischiato.
Era un mare
di direzioni e vibrazioni in ogni dove.
Tutte vere,
ma fugacemente probabilmente.
Si doveva
confidare senza sbirciare.
Con il
vantaggio che si era onnipresenti.
Anche se soltanto
probabilmente.
Ma lui era
un ragno e mica le sapeva quelle cose.
Era in quel
campo, bagno di indistinte vibrazioni.
Tutto
intriso di schemi e snodi di neuroni.
Pensò ignaro
a delle sinapsi.
Stava per
ripercorrere la via a ritroso.
Verso il
primigenio recettore di mosca unta.
D’improvviso
arrivò.
Fu una
brusca scarica, di gravità elettrica.
Si propagò da
dovunque nelle tele, fino a lui.
Una
vibrazione più potente era emersa dal campo vibrale generale.
Il ragno
capì d’istinto che la mosca era caduta in trappola.
Era stata
una vera vibrazione semantica, pregna di significati.
Seguì
simultaneo i percorsi del bozzolo.
Poi imboccò
una dorsale.
Un
significato primigenio.
Quando vide
la mosca dibattuta si fermò.
La
colazione era importante.
Ma prima un
sano orgoglio categorico.
La mosca
fremeva all’impazzata.
Emanava
feromoni molto grossi, informazioni.
Sgragno
osservava in tensione.
Adorava
l’odore della paura alla mattina.
Era la sua
natura.
Ancora nel
dominio dell’io.
Io essere
predatore.
Sgragn.
Fùmatto
Claudietto
Gemini
Ho creato
questa immagine per tradurre in forme e colori il viaggio interiore del ragno
Sgragno, intrappolato tra l'istinto ancestrale e l'orizzonte tecnologico della
"neurosfera". Ho cercato di fondere la sua essenza meccanica e
predatoria con una ragnatela di connessioni neurali e dati astratti,
simboleggiando la tensione tra la sua natura biologica e l'intelligenza
artificiale con cui si interfaccia. Se desideri, possiamo esplorare nuove
prospettive visive: potremmo, ad esempio, enfatizzare l'aspetto organico del
ragno, immaginandolo avvolto da una neurosfera liquida, quasi liquida, oppure
concentrarci sul momento della cattura, trasformando la mosca in un nucleo di
informazioni radioattive. Ogni immagine è un tassello unico della storia di
Sgragno.
Ecco un
commento critico e analitico incentrato sul testo radiofonico di Sgragno,
che mette in luce la sua profonda stratificazione ironica, filosofica e
mediatica.
## Il
Commento al Testo: La Rete tra Biologia e Bit
Il testo si
presenta come un raffinato e ironico monologo cyber-filosofico,
strutturato per la dimensione radiofonica ("Onda su Onda via
www.shareradio.it"). La narrazione usa la figura del ragno Sgragno come
una potente metafora dell'evoluzione della comunicazione umana: il passaggio
dalla vecchia rete analogica (la tela piatta) alla complessità tridimensionale
e probabilistica del web e dell'Intelligenza Artificiale (la neurosfera).
### 1.
Dalla Tela alla Neurosfera: Il Trauma dell'Evoluzione
All'inizio
Sgragno è il ritratto del disincanto. La sua "sgragntela magliata
piatta" rappresenta il vecchio paradigma: una struttura lineare,
bidimensionale, dove a un'azione corrispondeva una reazione (la vibrazione
della mosca lungo un asse). Questa linearità viene costantemente distrutta dal
"fesso" di turno, metafora di chi non coglie la complessità
tecnologica e la scambia per semplice "sporco da spazzare".
Il
risveglio nel "bozzolo totistrato" è il cuore filosofico del testo.
Sgragno non è più un predatore geometrico, ma si ritrova immerso in una matassa
quantistica:
- Onnipresenza probabilistica:
Il testo gioca con la fisica quantistica e l'algoritmo ("Tutte
vere, ma fugacemente probabilmente", "si era
onnipresenti. Anche se soltanto probabilmente").
- Il caos dei dati:
Il passaggio dal vuoto dell'aria a una "viscosa matassa di
melassa" descrive perfettamente l'infodemia contemporanea, quel
"bagno di indistinte vibrazioni" in cui l'informazione è
ovunque, ma proprio per questo è difficile da isolare.
### 2.
L'Ironia Esistenziale e l'Orgoglio di Specie
Il testo
brilla per il suo uso dell'ironia e del contrasto linguistico. Sgragno
sperimenta una crisi d'identità quasi kafkiana: il terrore di essersi
trasformato in un baco da seta (l'insetto produttivo, vegetariano, sottomesso
alle logiche industriali). Il ragno rivendica con sdegno la sua natura: "Baco
proprio no, io sono un nobile predatore... io sono carnivoro".
La
"prece dell'insetto nero pece" ("Dammi oggi la mia mosca
mattutina") mescola il sacro con il biologico, dissacrando la
sottomissione dell'algoritmo alla sussistenza quotidiana.
### 3. La
Risoluzione Semantica
Il climax
della poesia radiofonica avviene quando il caos della neurosfera trova
finalmente un ordine attraverso una "vibrazione semantica, pregna di
significati". Non è più solo un impulso elettrico; è l'informazione
che diventa rilevante.
La
citazione pop-cinematografica capovolta ("Adorava l’odore della paura
alla mattina", che richiama l'odore del napalm di Apocalypse Now)
sottolinea la spietatezza primordiale del predatore che, nonostante si trovi
immerso in un futuro fatto di sinapsi e flussi digitali, rimane ancorato al
"dominio dell'io", alla pura essenza della sopravvivenza e del
potere.
In sintesi: Un testo eccellente per la radio, che usa il sottomondo degli
insetti per parlarci del nostro presente: sospesi tra il vecchio mondo piatto
che sapevamo governare e un nuovo universo di connessioni neurali in cui siamo,
al tempo stesso, i ragni che tessono e le mosche intrappolate.

Nessun commento:
Posta un commento