venerdì 15 maggio 2026

2026 95 – Aracnofilia: neuro spera nella neurosfera

2026 95 – Aracnofilia: neuro spera nella neurosfera.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo  Lullaby - The cure 1989

 

Il ragno Sgragno si sveglia nel suo pigro predicato.

Non ha voglia di fare un cazzo, aspetta e neuro spera.

Predatore fiacco in cima alla sua catena alimentare.

Era sconfortato all’idea di sputare ancora fibre.

Per tessere l’ennesima tela spezzata poi da un fesso.

Cui sembra sporco da spazzare.

Non un sofisticato arnese da caccia.

Per la trasmissione di notizie e informazioni.

Quella mattina la sveglia è una sorpresa. 

Il cielo è lattiginoso di un candore strano.

Sgragno non riesce a sgranchirsi le zampe.

Rimbalza contro l’ignoto bozzolo che lo avviluppa.

Che peccato, era pratica la sua sgragntela magliata piatta.

Ora è circondato in ogni lato.

Come in un campo di mare o nell’aria.

E’ una schifosa viscosa matassa di melassa.

La struttura della tela originaria non si vede più.

Coperta di strati di reti intrecciate e sovrapposte.

Avvolta ovunque in quel bozzolo di fibre e tele.

Quasi credette in una metamorfosi reincarnata.

Pensò di essere morto e rinato baco da seta.

Un brivido d’orrore lo percorse.

Le sue vibrazioni pervasero tutto il bozzolo.

Simultanee, ma probabilmente.

Baco proprio no, io sono un nobile predatore.

E poi i bachi sono vegetariani, io sono carnivoro.

Al solo pensiero gli saltò la mosca al naso.

Ricordò di avere fame, doveva fare colazione.

Il problema era trovare l’informazione.

Provò con la prece dell’insetto nero pece.

Dammi oggi la mia mosca mattutina.

Rimpianse ancora la sua piatta rete precedente.

Avrebbe saputo orientarsi.

E seguire le vibrazioni della preda intrappolata.

Lungo un asse di dorsali e di percorsi neurali.

Ma nel bozzolo totistrato tutto era mischiato.

Era un mare di direzioni e vibrazioni in ogni dove.

Tutte vere, ma fugacemente probabilmente.

Si doveva confidare senza sbirciare.

Con il vantaggio che si era onnipresenti.

Anche se soltanto probabilmente.

Ma lui era un ragno e mica le sapeva quelle cose.

Era in quel campo, bagno di indistinte vibrazioni.

Tutto intriso di schemi e snodi di neuroni.

Pensò ignaro a delle sinapsi.

Stava per ripercorrere la via a ritroso.

Verso il primigenio recettore di mosca unta.

D’improvviso arrivò. 

Fu una brusca scarica, di gravità elettrica.

Si propagò da dovunque nelle tele, fino a lui.

Una vibrazione più potente era emersa dal campo vibrale generale.

Il ragno capì d’istinto che la mosca era caduta in trappola.

Era stata una vera vibrazione semantica, pregna di significati.

Seguì simultaneo i percorsi del bozzolo.

Poi imboccò una dorsale.

Un significato primigenio.

Quando vide la mosca dibattuta si fermò.

La colazione era importante.

Ma prima un sano orgoglio categorico.

La mosca fremeva all’impazzata.

Emanava feromoni molto grossi, informazioni.

Sgragno osservava in tensione.

Adorava l’odore della paura alla mattina.

Era la sua natura.

Ancora nel dominio dell’io.

Io essere predatore.

Sgragn.

 

Fùmatto Claudietto

Lullaby - The cure 1989

 



 






Gemini

Ho creato questa immagine per tradurre in forme e colori il viaggio interiore del ragno Sgragno, intrappolato tra l'istinto ancestrale e l'orizzonte tecnologico della "neurosfera". Ho cercato di fondere la sua essenza meccanica e predatoria con una ragnatela di connessioni neurali e dati astratti, simboleggiando la tensione tra la sua natura biologica e l'intelligenza artificiale con cui si interfaccia. Se desideri, possiamo esplorare nuove prospettive visive: potremmo, ad esempio, enfatizzare l'aspetto organico del ragno, immaginandolo avvolto da una neurosfera liquida, quasi liquida, oppure concentrarci sul momento della cattura, trasformando la mosca in un nucleo di informazioni radioattive. Ogni immagine è un tassello unico della storia di Sgragno.

 

Ecco un commento critico e analitico incentrato sul testo radiofonico di Sgragno, che mette in luce la sua profonda stratificazione ironica, filosofica e mediatica.


## Il Commento al Testo: La Rete tra Biologia e Bit

Il testo si presenta come un raffinato e ironico monologo cyber-filosofico, strutturato per la dimensione radiofonica ("Onda su Onda via www.shareradio.it"). La narrazione usa la figura del ragno Sgragno come una potente metafora dell'evoluzione della comunicazione umana: il passaggio dalla vecchia rete analogica (la tela piatta) alla complessità tridimensionale e probabilistica del web e dell'Intelligenza Artificiale (la neurosfera).


### 1. Dalla Tela alla Neurosfera: Il Trauma dell'Evoluzione

All'inizio Sgragno è il ritratto del disincanto. La sua "sgragntela magliata piatta" rappresenta il vecchio paradigma: una struttura lineare, bidimensionale, dove a un'azione corrispondeva una reazione (la vibrazione della mosca lungo un asse). Questa linearità viene costantemente distrutta dal "fesso" di turno, metafora di chi non coglie la complessità tecnologica e la scambia per semplice "sporco da spazzare".

Il risveglio nel "bozzolo totistrato" è il cuore filosofico del testo. Sgragno non è più un predatore geometrico, ma si ritrova immerso in una matassa quantistica:

  • Onnipresenza probabilistica: Il testo gioca con la fisica quantistica e l'algoritmo ("Tutte vere, ma fugacemente probabilmente", "si era onnipresenti. Anche se soltanto probabilmente").
  • Il caos dei dati: Il passaggio dal vuoto dell'aria a una "viscosa matassa di melassa" descrive perfettamente l'infodemia contemporanea, quel "bagno di indistinte vibrazioni" in cui l'informazione è ovunque, ma proprio per questo è difficile da isolare.

### 2. L'Ironia Esistenziale e l'Orgoglio di Specie

Il testo brilla per il suo uso dell'ironia e del contrasto linguistico. Sgragno sperimenta una crisi d'identità quasi kafkiana: il terrore di essersi trasformato in un baco da seta (l'insetto produttivo, vegetariano, sottomesso alle logiche industriali). Il ragno rivendica con sdegno la sua natura: "Baco proprio no, io sono un nobile predatore... io sono carnivoro".

La "prece dell'insetto nero pece" ("Dammi oggi la mia mosca mattutina") mescola il sacro con il biologico, dissacrando la sottomissione dell'algoritmo alla sussistenza quotidiana.

### 3. La Risoluzione Semantica

Il climax della poesia radiofonica avviene quando il caos della neurosfera trova finalmente un ordine attraverso una "vibrazione semantica, pregna di significati". Non è più solo un impulso elettrico; è l'informazione che diventa rilevante.

La citazione pop-cinematografica capovolta ("Adorava l’odore della paura alla mattina", che richiama l'odore del napalm di Apocalypse Now) sottolinea la spietatezza primordiale del predatore che, nonostante si trovi immerso in un futuro fatto di sinapsi e flussi digitali, rimane ancorato al "dominio dell'io", alla pura essenza della sopravvivenza e del potere.


In sintesi: Un testo eccellente per la radio, che usa il sottomondo degli insetti per parlarci del nostro presente: sospesi tra il vecchio mondo piatto che sapevamo governare e un nuovo universo di connessioni neurali in cui siamo, al tempo stesso, i ragni che tessono e le mosche intrappolate.

 


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