lunedì 11 agosto 2014
martedì 5 agosto 2014
2014 08 05 – Ramadan e Fioretti. Psichiatria quantica, ricomposizione di opposti, new economy, speranza e civiltà dell’intelletto.
2014 08 05 – Ramadan
e Fioretti. Psichiatria quantica, ricomposizione di opposti, new economy,
speranza e civiltà dell’intelletto.
Ordine nel caos
Il titolo è volutamente caotico.
Sembra che non ci sia alcun nesso logico, nessun ordine.
E invece il nesso c’è. Eccome.
E questa è l’essenza della complessità: ordine nel caos.
E l’ordine vince sempre.
Anche se a volte, in prima apparenza, sembra disordine.
Psichiatria quantica:
l’utilità fisica dell’esame di coscienza
Dopo alcuni appelli e scritti sui massacri in Palestina,
sempre osservando anche le altre emergenze mediorientali e no, mi sono detto
che dovevo cercare di fare di più.
Mi è venuto quindi in mente che il mio pensiero sul tema non
era sufficientemente “qualcosa”.
Non abbastanza lucido.
Non abbastanza puro.
Non abbastanza potente.
Non abbastanza fremente.
Non so bene cosa fosse, ma sapevo che mancava qualcosa.
La mattina del 1 agosto 2014 mi sono svegliato con la nitida
idea che il problema era che questo pensiero fosse ancora inquinato o avviluppato
in una o più interferenze.
E che queste interferenze riverberassero o risonassero nella
testa di chi continuava a fare la “guerra” determinando il massacro di un sacco
di gente.
Insomma, la mia idea era che tanta pazzia voleva dire che
c’era qualcosa che li facesse “suonare (vibrare) male”. In dissonanza. In distorsione.
La prima interferenza
Sicuramente la prima interferenza era data dal fatto che è
sempre facile giudicare e pensare seduti nella comodità di casa propria.
E questa è una interferenza energetico – ideativa.
Che certamente alimenta un flusso di quanti psichici, di
onde, ma trasmettendo su di una frequenza non completamente omogenea rispetto a
quella ricevente.
Producendo, di fatto, una distorsione.
La seconda interferenza
Ma poi mi è venuto in mente che ci potessero essere anche
interferenza chimiche.
L’alcol in primo luogo. Anche se non sono un alcolista, era
mia abitudine a fine giornata cercare di “spegnermi” il cervello per
addormentarmi di sasso e questo obiettivo veniva raggiunto con un paio di
bottiglie di vino su “letto” di psicofarmaci (regolarmente prescrittimi) assunte
a partire dall’ora dell’aperitivo.
Troppo comodo, mi sono detto.
Anzi di più: ma come ti permetti di scrivere su queste cose
e poi premiarti con “l’aperitivo”?
Anche in questo caso mi è oramai evidente come si generino
vibrazioni dissonanti e distorcenti.
La terza interferenza
E’ il solito potenziale di importanza. Il mio, però. Non
quello altrui. Bisogna sempre partire da se stessi. Sapete, la storia della
trave e della pagliuzza.
Ho già scritto che l’importanza alimenta le configurazioni
energetiche negative. Al contrario, se non do loro retta, spesso svaniscono da
sole. Non è una mia idea, ma è calzante.
In questo caso, parlo di quelle configurazioni energetiche mie
interiori. Che però possono inquinare il mio pensiero, sporcarlo, e così
facendo renderlo meno fisicamente penetrante. Di fatto più debole.
Si badi che non parlo di modi di dire o generiche
impressioni. Parlo della reale capacità fisica delle onde psichiche di compenetrarsi
con quelle altrui.
Il fatto è che è sempre in agguato la tentazione di sentirmi
importante. So anche che può essere vero, ma esiste in me un meccanismo di
bilanciamento per cui mi “metto in guardia da solo”. E mi contrappeso in qualche modo.
Ma il punto non è questo.
Il punto è che se cerco di allinearmi, con il mio eccesso di
senso di importanza, ad una configurazione energetica o frequenza di vibrazioni
carica di dolore e sofferenza, anche in questo caso creo una distorsione. E’ il
motivo per cui non condivido gli scioperi della fame mediatici, per esempio.
Sembra difficile da capire, ma è molto più facile se faccio
un esempio. A tutti noi è capitato di vivere situazioni dolorose. Un funerale
ad esempio. E penso che a tutti o a parecchi sia capitato di riscontrare in
almeno una di queste situazioni la presenza di qualcuno inopportuno. Ad esempio
che ride o sorride o non resta composto. Nella maggior parte dei casi è perché
si sente importante, estraneo, al di sopra, o al di fuori (che sono tutti modi
di dire la stessa cosa).
Il risultato finale è che “rovina l’atmosfera”. Proprio perché
ha creato una distorsione.
Perché sta partecipando per se stesso.
Senza compassione, senza condivisione.
Di fatto sta assorbendo energia per se stesso.
La ricomposizione
degli opposti
Allora mi sono detto che dovevo fare qualcosa. Essendo di
estrazione cristiana mi sono venuti in mente i fioretti.
Si ma fioretto di che tipo ?
A questo punto mi è venuta in soccorso “l’unitaria complessità”,
per contrasto con la nostra abituale occidentale dicotomicità. Quella che fa si
che possiamo concepire come contrapposte e distinte due categorie che di fatto
sono invece entrambe parte della categoria “umanità: il noi da una parte e gli
altri da un’altra.
E mi sono detto che per raggiungere il compimento finale
della civiltà dell’intelletto, prima ancora di rendere la conoscenza omnipervasiva,
si deve partire dalla ricomposizione degli opposti. Non “ricongiunzione”,
che è concetto lineare, ma proprio fusione.
Quindi, dato che sono cristiano, mi sono detto che dovevo
fare qualcosa di islamico per allineare le mie vibrazioni a quelle delle
persone uccise o sofferenti. E solo così facendo avrei sottratto energia a coloro
che di queste persone stavano determinando il massacro.
Per fare questo ho pensato però che prima di tutto dovevo
privarmi di qualcosa.
Dovevo almeno mettermi in condizione “privativa”, seppur mai
lontanamente assimilabile alle loro, e non neutrale che è concetto
potenzialmente menefreghista.
Allora ho avviato il Ramadan.
Dal primo di agosto 2014 sono nel mio Ramadan privato e un
po’ alterato. Non credo che sarò mai un integralista per cui mi sono concesso fumo
e caffè durante il giorno. Ma in compenso ho abolito del tutto l’alcool, anche
di sera, e assumo cibo in misura molto controllata solo la sera tardi. Pure sulle
pratiche sessuali posso confermare che sono in astinenza.
Adesso bisogna vedere se nel medio periodo la forza del
pensiero rivolta a chi soffre sarà davvero più forte del “chi se ne frega”. Ma
di sicuro questo esercizio, spirituale e fisico, mi focalizza costantemente l’attenzione
sul motivo per cui lo faccio.
Ogni piccolo morso di fame mi riporta l’attenzione a quelle
persone.
E so che così facendo immetto energia su di una frequenza
più simile a loro, che seppur ancora lontanissima dalla loro. almeno sarà dello
stesso “segno”. Sempre parlando in termini fisici.
Consofferenza e non osservazione. Compatimento e non
pietà.
E ciò, nella mia testa, dovrebbe contribuire a dar loro un
maggior “peso, o massa, vibrale”.
Chi pensa a noi.
Mi ha colpito un uomo disperato ripreso tra le macerie dalle
telecamere che gridava solo “chi pensa a noi?”.
Ecco, io ci penso. Per quel che vale.
E spero che queste vibrazioni si diffondano e arrivino fino
al punto giusto: quello in cui succede qualcosa che fa cambiare lo status quo.
Infatti, esiste sempre un singolo punto di svolta, di
rottura, di inizio. Quello nel quale interviene un fatto che altera lo status
quo. L’equilibrio esistente.
Cerco di seguito di spiegarmi.
Il pensiero marginale
nella civiltà dell’intelletto
In economia esiste il concetto di utilità marginale.
L'utilità marginale di un bene è concetto cardine della
teoria neoclassica del valore in economia ed è definibile come l'incremento del
livello di utilità, ovvero della soddisfazione che un individuo trae dal
consumo di un bene, ricollegabile ad aumenti marginali nel consumo del bene,
dato e costante il consumo di tutti gli altri beni.
La condizione di
equilibrio afferma che ogni individuo effettua le proprie scelte di consumo
in modo che ogni singolo bene fornisca le stesse utilità marginali per euro di
spesa. Il principio di utilità marginali uguali per euro di spesa per ciascun
bene afferma che la condizione essenziale per ottenere massimo soddisfacimento
o utilità è la seguente: “di fronte ai
prezzi di mercato dei beni, un
consumatore con reddito dato ottiene
il massimo soddisfacimento quando l'utilità marginale dell'ultimo euro speso
per un bene è esattamente uguale all'utilità marginale dell' ultimo euro speso
per qualsiasi altro bene”.
Ecco, il compimento della civiltà dall’intelletto sarà fatto
quando il pensiero di qualsiasi essere umano (o forse addirittura vivente) avrà
la stessa utilità marginale di quello di chiunque altro. Così la intendo io.
7 miliardi di cervelli interconnessi (forse molti di più,
finché succederà) che fanno da sinapsi in un continuo flusso fisico di scambi
informativi, o meglio ancora ideativi.
Per arrivare a questo servirà la diffusione omnipervasiva di
ogni forma di conoscenza. Medica, tecnologica, scientifica, filosofica, etica,
religiosa e di ogni genere esistente.
E naturalmente servirà la diffusione omnipervasiva dell’
intelligenza.
Perché è la conoscenza che alimenta il libero arbitrio. E in
ultima analisi le decisioni di azione.
Ed è l’intelligenza che consente di elaborare le
informazioni per scegliere cosa decidere.
Ma non solo: ogni conoscenza sarà naturalmente asservita al
bene comune, che sarà noto a tutti.
E che pertanto non ammetterà manipolazioni oligarchiche.
Non sarà neppure immaginabile o concepibile alcuna forma di
appropriazione indebita di idee, o di utilizzo non comune.
Quando tutto questo avverrà, sarà perchè saremo in una
situazione di equilibrio, dinamico ma perfetto, che potrà essere modificata da
uno qualsiasi di questi pensieri.
In parole povere, chiunque potrà elaborare un pensiero nuovo
che serva a fare qualsiasi cosa, piccola o grande, in un altro modo migliore.
E tutti lo riconosceranno istantaneamente, senza alcun
conflitto.
E in questa situazione il valore dell’ultimo pensiero
pensato sarà uguale a quello di qualsiasi altro pensiero.
Questa è la vera speranza, nemmeno più sogno.
Un mondo senza armi, senza fame, senza malattie, senza
povertà, e soprattutto senza il danaro di oggi, dove l’unità di scambio sia invece
la nanoparticella elementare di pensiero. Lo psicoquanto.
Dove sette miliardi di cervelli siano in costante interscambio
reciproco, in un costante flusso andata/ritorno di pensieri e feedback,
Non sarà uno scambio uno a uno.
Sarà un continuum di energia omnidirezionale e pulsantemente
pervasiva che tenderà per sua natura, o struttura, a livellarsi.
A distribuirsi omogeneamente e istantaneamente proprio come un fluido nei vasi
comunicanti.
Per questo parlo spesso di Neuro.
Il Neuro è la mia idea di unità di scambio, di misurazione e
infine di moneta, di questo nuovo mondo autolivellante alla velocità della
corrente elettrica, della luce.
Non sarà un P 2 P.
Sarà un ∞ 2 ∞
Una specie di psicobaratto istantaneamente infinito.
Questa era la mia utopia, questa è la mia speranza.
I prototipi
Pensate che sia un sogno ? Una folle utopia ?
Non è così.
Sta già accadendo.
Esiste già.
E’ basata, tra l’altro, su internet.
La rete si autodetermina. E ci autodetermina.
Livella la conoscenza e il modo di essere. Basti pensare ai
social (anche se a me non piacciono), che sono un dialogo continuo.
La rete mette a disposizione la conoscenza (si pensi a Wikipedia).
Ognuno può si imparare, ma anche correggere. E dirò di più: ognuno lo deve
fare. E’ per il suo interesse.
La rete mette a disposizione le informazioni. Ormai sempre
più trasparenti.
E’ in corso un gigantesco incredibile processo di
rivelazione.
La vera apocalisse, termine il cui significato non è quello
di distruzione, ma di rivelazione, appunto.
La rete impara da noi. E ci insegna come evitare gli errori.
www.wallstreetitalia.com
- La-prossima crisi finanziaria sarà prevista da ricerche su Google
Ma oggi tutto ciò è ancora lento.
Viaggia con parole, scrittura e lettura.
Mezzi di espressione e apprendimento meccanici che hanno il
loro lag di realizzazione.
Che sono limitati da processi fisici funzionanti a velocità
molto inferiori a quelle elettriche di un cervello.
Non è solo una questione di banda larga.
E’ più ampio di così.
Funzionerà quando si diffonderà “quocumque per undas”.
Dovunque attraverso le onde.
Di tutti i tipi.
E infine ci metterà tutti in Sintonia.
La vita come compito.
E’ il titolo di un bellissimo libro di Viktor Frankl,
psicologo ebreo sopravvissuto ai Lager.
Ho sentito ieri il Papa dire che chi distoglie lo sguardo
dal povero che incontra, non sta seguendo gli insegnamenti di Gesù.
E’ vero. Ha ragione. Io ieri l’ho fatto e ho sbagliato.
Proprio perché ho perso una occasione di fare una cosa
buona, e così facendo di diffondere energia positiva.
Proprio come il solito battito d’ali della farfalla.
Ricordatevi: è un processo fisico. Basato su particelle.
Non è un modo di dire.
Ma sapere di avere sbagliato mi da la possibilità di non
farlo più.
Questo è il valore della conoscenza: è lo strumento
necessario per esercitare consapevolmente il libero arbitrio.
E può darsi che un giorno un battito d’ali qualunque sarà
quello determinante per sovvertire, o meglio evolvere, il sistema dominante.
Anzi ne sono sicuro.
Per ora io ci provo con il Ramadan. Che sia il pensiero
marginale che farà fermare la guerra?
Ci sarà un momento in cui l’ultimo pensiero marginale
poggerà su un sistema talmente forte ed equilibrato che il suo singolo fremito
farà girare il mondo mettendolo su una nuova bellissima, migliore rotta.
Ma prima si sarà dovuto combattere in ogni sottocomponente
di questo sistema attuale.
Che si modificherà grazie al fatto di essere “cresciuto”, o
forse meglio “sviluppato” così tanto, da potere permettere a qualsiasi suo
appartenente di cambiarlo. E anzi non solo di permettere, ma addirittura di
pretenderlo.
E’ per questo che bisogna provarci sempre.
In ogni istante.
La vita è una infinita sequenza di istanti, in ognuno dei
quali si può e si deve fare la differenza. Su piccole e grandi cose indistintamente.
In questo modo, ogni istante diventerà tutta la vita.
Questo è il compito.
La speranza. Questo
mondo è il migliore che sia mai esistito
Non è un mio pensiero. Non solo. Lo hanno detto in tanti.
Tra questi ricordo Popper.
E almeno se la si vede dalla prospettiva della specie umana,
questa è verità.
Certo è anche un gran casino, che si può e si deve
aggiustare.
Ma in mezzo a tutte le disgrazie, guerre, povertà malattie,
mai prima d’ora una percentuale maggioritaria della popolazione mondiale si era
trovata in condizione di relativo benessere, di decorose condizioni sanitarie,
di istruzione.
E non è solo questione relativa, percentuale.
E’ in termini di numeri assoluti che la questione è
impressionante.
Si parla di miliardi di esseri umani che per lo meno
possiamo dir che se la cavano.
Il compito, quindi, è portare tutti in quelle condizioni.
E poi migliori.
E’ l’evoluzione che ci ha portato fin qui.
E quella prima descritta è l’evoluzione già in atto.
A cui bisogna tutti partecipare.
Per concludere
Mi chiedono spesso perché io muova continuamente le dita e
le mani.
Ecco, non è un movimento consapevole, ma credo che sia uno
dei miei modi di cercare di far battere continuamente le ali della farfalla.
giovedì 31 luglio 2014
2014 07 31 – Il suicidio di Israele
2014 07 31 – Il
suicidio di Israele
Io alcune cose le so.
So che Dio esiste.
So che la sua pazienza non è infinta.
So che non è infinita la pazienza di qualsiasi Dio, in
qualsiasi modo si presenti o si rappresenti.
So anche che il Diavolo esiste.
So che spesso si nasconde.
Ma so anche che in certi casi si rivela esplicitamente.
Io so che l’omicidio è peccato mortale.
Ma anche il suicidio è peccato mortale.
E questo è quanto so in termini religiosi.
Ma la questione può essere vista anche in altri termini.
So che il mondo è un sistema adattivo complesso.
So che tutto è collegato, interconnesso.
E ogni cosa che si fa ha una conseguenza. E’ il nesso
causa-effetto.
Ma so anche che più grande è la causa, più grande sarà
l’effetto.
Se il battito d’ali della farfalla scatena un uragano, un
uragano di piombo e fuoco cosa scatenerà?
So anche che questo mondo interconnesso è un sistema
vivente.
E’ un organismo che vive di vita propria, indipendente dalla
vita di ogni sua parte.
E so che ogni organismo vivente tende a rigettare le proprie
cellule tumorali.
E che tende a difendersi da qualsiasi cosa lo ferisca in una
sua parte.
So anche che tutto è energia, che anche noi umani siamo
energia.
Ma so anche che l’energia vive di vita propria.
So che si organizza in configurazioni che possono essere
positive o negative.
E quelle negative si alimentano di quelle che le circondano,
producendo risonanze altrettanto negative.
Fino a quando si estinguono per esaurimento della propria energia.
O per assorbimento, “sopraffazione”, da parte di una
configurazione negativa più forte.
Questo è quello che so.
Ed è per questo che assisto sgomento a quello che stanno
facendo.
Ed è per questo che continuo a scriverne, perché spero che
qualcuno mi ascolti.
martedì 22 luglio 2014
2014 07 21 PALESTINA - Ansa - Inferno di fuoco su Gaza nuovo bilancio 508 morti e 3.150 feriti - Fonti palestinesi
Le
notizie
Sangue in Medioriente. Missile su
ospedale a Gaza. Obama: 'Basta vittime
civili'.
Attaccato un grattacielo: 10 morti,
metà donne e bimbi. Tv canale 10: oggi sette soldati israeliani uccisi. Secondo
fonti palestinesi vicine a Hamas, i morti palestinesi a Gaza dall'inizio delle
ostilità sono oltre 515, con 3.150 feriti. L'Onu chiede il cessate il fuoco. Altri
link.
- Guerra costa a Israele 2 miliardi di euro
- Fotoracconto. A Gaza è caccia ai tunnel
- Fotoracconto. Si spara a Gaza, migliaia in fuga
- Gaza, ucciso un giocatore della nazionale israeliana di pallanuoto
- Video. A Gaza è guerra, Israele contro Hamas
- Video. Razzo israeliano colpisce ospedale a Gaza
Non è una guerra
E’ un maledetto
massacro.
Criminale.
Non si cerchi di
spacciarlo come intervento di difesa.
Non c’è partita.
Le realtà in campo
non sono nemmeno lontanamente paragonabili.
L’eroe: Iron Dome
Mi chiedo se sono
il solo a percepire una sorta di diffusa ammirazione per la grande supremazia tecnologica
israeliana.
Iron Dome: ne
parlano tutti i notiziari.
La gente comune inizia
a conoscerlo.
Gran parte della
copertura mediatica sembra una agghiacciante campagna pubblicitaria.
E allora mi sono
letto bene cosa è.
Suggerisco a tutti la
lettura di Wikipedia, in link o in allegato dove ho evidenziato in giallo alcuni
aspetti importanti.
Che riassumo così.
1.
E’ costato più di 1 miliardo di dollari. 200
milioni sono stati finanziati dagli USA “dopo
insistenti pressioni del presidente Barack Obama – riporta Wikipedia”.
2.
Ogni lancio di missile costa 50.000 euro o più (mentre
i missili abbattuti costano una frazione di tale importo)
3.
Finora, per la “guerra” sono stati spesi da
Israele 2 miliardi di euro (1% del PIL - Non solo Iron Dome, ovviamente).
4.
Iron Dome è in vendita a paesi esteri.
5.
Ogni sistema autonomo (1 radar+3 batterie) costa
50 milioni di dollari. (Wikipedia).
6.
Iron Dome è stato dichiarato operativo nel marzo
2011.
Il dubbio è
legittimo, credo. Che dopo qualche tempo di preparazione adesso si stia assistendo
alle prove tecniche sul campo ?
Il gatto con il topo
Il gatto domestico,
quando prende il topo, non lo fa per mangiarselo.
Lo fa per giocare.
Tanto è vero che
quando non si muove più se ne stufa e spesso lo porta in omaggio al padrone per
fare vedere quanto è bravo.
A questo stiamo
assistendo.
Questo mi viene in
mente quando vedo i missili di Hamas esplodere in cielo nelle oramai tipiche
nuvolette.
E siccome ho letto
che alcuni di questi missili furono “contrabbandati dal Sinai”, non posso fare
a meno di chiedermi : “contrabbandati da chi ?”
Il gallo ‘ncoppa alla monnezza
A Napoli fare il gallo
‘ncoppa alla monnezza vuol dire farsi belli sulle spalle delle disgrazie altrui.
Giusto per
ricapitolare i termini del “confronto”.
1.
Israele ha 8 milioni di abitanti
2.
Israele ha 250 miliardi di dollari di PIL
3.
Palestina ha 4 milioni di abitanti
4.
Palestina ha 7 miliardi di dollari di PIL
Credo che chiunque possa
arrivare a pensare che se i 2 miliardi di dollari della “guerra”, a cui
aggiungere 1,2 miliardi di dollari di Iron Dome, fossero stati spesi per
mettere i Palestinesi in condizione di vivere dignitosamente e in pace,
sarebbero stati spesi meglio.
E molto
probabilmente sarebbero stati più efficaci, considerando che 3,2 miliardi di
USD sono circa mezzo PIL Palestinese.
1 Cupola di Ferro
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Descrizione
|
|
Tipo
|
missile terra-aria
|
Impiego
|
contro-missile a breve raggio
|
Sistema di guida
|
|
Costruttore
|
|
Impostazione
|
2005
|
In servizio
|
2011
|
Utilizzatore principale
|
|
Costo
|
40000 $ per missile
|
Peso e dimensioni
|
|
Peso
|
90 kg[2]
|
Lunghezza
|
3 m[2]
|
Diametro
|
160 mm[2]
|
Prestazioni
|
|
Vettori
|
Lanciatori con 20 missili per batteria
|
Gittata
|
70 km
|
Velocità massima
|
?
|
Motore
|
a razzo (combustibile solido)
|
Spoletta di prossimità[3]
|
|
kg (a frammentazione)[3]
|
|
note
|
Costo di ogni sistema: 50 milioni di dollari (radar + 3
lanciatori)
|
Il
sistema Cupola di Ferro (in ebraico:
כיפת ברזל, kipat barzel, Iron Dome in inglese)
è un sistema d'arma mobile (radar EL/M-2084 MMR della Elta e missili Tamir della RAFAEL) per
la difesa antimissile[3]
sviluppato dalla RAFAEL[2],
progettato per la difesa di punto e di piccole città, in grado
di intercettare razzi a media velocità e proiettili
di artiglieria (viene citato
il calibro da 155 mm, ma probabilmente sarà efficace contro il 180 mm[senza fonte]) con traiettoria
balistica. Il sistema è stato pensato come contromisura difensiva per la
minaccia dei razzi Grad
e Katjuša contro le popolazioni di Israele
vicine ai confini, ed è
stato dichiarato operativo nel marzo 2011.[4]
Viene presentato come capace di intercettare minacce a corto raggio, fino alla
distanza di 40 km in tutte le situazioni meteo.[5]
1.1 Indice
- 1 Antefatto
- 2 Specifiche
- 3 Test
- 4 Finanziamento
- 5 Dispiegamento
- 6 Commercializzazione all'estero
- 7 Utilizzo in battaglia
- 8 Critiche
- 9 Note
- 10 Voci correlate
- 11 Altri progetti
- 12 Collegamenti esterni
1.2 Antefatto
Durante
la seconda guerra del Libano (2006), gli Hezbollah
libanesi spararono circa 4.000 razzi (per lo più razzi Katjuša) che colpirono il nord di
Israele, includendo il porto di Haifa, uccidendo 44 civili (anche arabo-israeliani)[6]
forzando all'evacuazione di 250.000 persone, mentre circa 1.000.000 di
cittadini israeliani erano confinati dentro o vicino a rifugi anti-bomba
durante il conflitto.[7]
Nel
sud di Israele, in un lungo stillicidio tra il 2000 e il 2008, i miliziani di Hamas lanciarono più
di 4.000 razzi e spararono 4.000 colpi di mortaio dalla Striscia
di Gaza. La maggior parte erano rudimentali razzi Qassam, ma da
qualche anno Hamas possiede missili Grad da 122 mm che vennero contrabbandati dal Sinai. Circa
1.000.000 di israeliani del sud si trovano nel raggio di questi razzi, fatto
che pone una minaccia seria ai civili che si trovano in luoghi all'aperto.[8]
Il
17 novembre del 2010, in un'intervista con il vicepresidente della RAFAEL
Industries Vice President Mr. Lova Drori venne confermata l'offerta del sistema
Cupola di Ferro alle forze armate dell'India.[9]
1.3 Specifiche
Il
sistema è stato progettato per contrastare i razzi balistici a corto raggio e i
proiettili d'artiglieria da 155mm con una gittata di circa 30–70 km.
Secondo la RAFAEL, la Cupola di Ferro può operare di giorno e di notte, sotto
condizioni meteo avverse, ed è in grado di rispondere a molteplici minacce
simultaneamente.[10]
- Il radar EL/M-2084 Multi-Mission Radar per il rilevamento e inseguimento: costruito dalla ditta israeliana Elta.
- Il sistema di gestione della battaglia "Battle Management & Weapon Control" (BMC): costruito dalla israeliana mPrest Systems.
- "Missile Firing Unit": Dispositivi mobili a rimorchio (ma anche simile a un container) che può contenere 20 missili Tamir, l'intercettore vero e proprio, con sensori elettro-ottici, che sterza grazie a 8 pinne.
Il
radar del sistema identifica il lancio del razzo, calcola la traiettoria,
trasferisce quest'informazione al centro di controllo, dove in seguito utilizza
quest'informazione per determinare il luogo d'impatto previsto. Se il
proiettile costituisce davvero una minaccia, il sistema spara un missile
intercettore per provocare la detonazione del missile lontano dall'area
d'impatto.[11]
1.4 Test
Il radar prodotto dalla Elta, cardine del sistema Cupola di
Ferro.
- Luglio del 2009: il sistema Cupola di Ferro intercetta con successo un buon numero di razzi che simulano le traiettorie dei missili Qassam e Katjuša in un test del Ministero della Difesa.[12]
- Gennaio 2010: la Cupola di Ferro avrebbe intercettato con successo un fuoco di sbarramento di molteplici missili con traiettorie simili a quelli dei Qassam e dei Katyusha. Il direttore generale del Ministero della Difesa Pinhas Buchris dichiarò che il sistema avrebbe "trasformato" la sicurezza per i residenti nelle aree di confine settentrionali e meridionali di Israele.[13]
- Luglio 2010: Il sistema avrebbe intercettato con successo molteplici barrage di razzi che mimavano Qassam e Katyushas. Durante le prove, Cupola di Ferro avrebbe determinato con successo quali erano i razzi diretti verso luoghi abitati e quali stavano dirigendosi verso campi aperti. Il sistema non sparò ai missili che non rappresentavano una minaccia.[14][15]
- Marzo 2011: Dispiegamento iniziale, Cupola di Ferro viene dichiarato operativo dalle IDF, e il ministro della difesa Ehud Barak autorizza il dispiegamento.[16][17]
1.5 Finanziamento
Il 20 maggio del 2010 la Camera dei
Rappresentanti U.S.A. (dopo insistenti pressioni del presidente Barack
Obama, che riferiva di come la mancanza di finanziamenti avesse
provocato gravi rallentamenti al programma[18])
approvava un finanziamento
di 205 milioni di dollari per lo sviluppo del sistema Cupola di
Ferro. Questa decisione venne presa con una votazione quasi unanime
410-4.[19]
Il progetto di legge si chiama United States-Israel Missile Defense Cooperation
and Support Act (H.R. 5327), ed era sponsorizzato dal delegato Glenn C. Nye dello stato della Virginia.[20]
Il
9 maggio del 2011,
il giornale Haaretz
pubblicava che il direttore generale, il Generale Udi Shani, aveva affermato
che Israele aveva piani per investire circa 1 miliardo di
dollari negli anni a venire per lo sviluppo e la produzione delle batterie
Cupola di Ferro.
« Non stiamo più facendo
l'approccio in termini di capacità operative iniziali ma stiamo definendo
l'obiettivo finale per assorbire i sistemi, in termini di scadenze e fondi.
Stiamo discutendo sulla possibilità di avere circa 10-15 batterie di missili
Cupola di Ferro. Investiremo circa 1 miliardo di dollari in questo. Questa è la meta, in aggiunta ai 205
milioni di dollari che il governo U.S.A. ha autorizzato »
|
1.6 Dispiegamento
Il
19 luglio del 2010, il Ministero della Difesa di Israele annunciava che il
sistema sarebbe stato operativo in novembre. All'inizio il sistema sarebbe
stato posto nei pressi di Sderot, vicino alla Striscia
di Gaza.[22]
Nel gennaio 2013, le forze armate israeliane, decidono di installare 2 batterie
di missili nella zona di Haifa e Safed. Il 6 febbraio viene schierata una terza batteria nel
nord di Israele.[23]
[24]
1.7 Commercializzazione all'estero
Secondo
il Jerusalem
Post, il Ministero della Difesa israeliano "è in conversazione con un
certo numero di paesi europei riguardo alla vendita del sistema di difesa Iron
Dome" per proteggere le forze NATO dispiegate in Afghanistan
e in Iraq.[25]
1.8 Utilizzo in battaglia
- Fine ottobre 2011: Durante un attacco con razzi Qassām e Fajr-5, lanciati dalla Striscia di Gaza, vengono abbattuti due razzi lanciati dai militanti dell'organizzazione terroristica palestinese di Hamas, anche se uno di questi colpisce un parcheggio, provocando l'incendio di alcune automobili e la morte di una persona[26] e il ferimento di altri israeliani.
Le
popolazioni israeliane di Ashdod, Ashkelon, Beersheva e Sderot, molto intimorite, rimasero nei rifugi predisposti,
interrompendo le attività lavorative e scolastiche, sfidando così l'esortazione
della IDF per il ritorno alla normalità. Una batteria di "Cupola di
Ferro" è stata dispiegata nella "città della scienza" Rehovot.[27][28]
1.9 Critiche
Il
sistema Cupola di Ferro è stato criticato per i suoi costi proibitivi. Si stima
che il missile intercettore Tamir costi 35.000–$50.000 dollari,[11]
mentre un razzo Qassam
artigianale (e notevolmente meno efficiente) non costi più di 800 dollari.[29]
La RAFAEL ha risposto che il problema dei costi è sopravvalutato, dal momento
che il radar di Cupola di Ferro determinerà quali razzi possono colpire un
centro abitato e dunque procedere a intercettare soltanto quelli pericolosi.[30]
Più
recentemente l'analista militare prof. Reuven Pedatzur (dell'Università di Tel Aviv) ha affermato che la
presentazione di Cupola di Ferro in modalità anti-Qassam:
« è tutto un inganno... il tempo di
volo di un razzo Qassam fino a Sderot è di 14 secondi, mentre il radar e il
controllo di tiro di Cupola di Ferro necessitano di 15 secondi per
identificare un bersaglio e tracciare la sua traiettoria. Questo significa
che non può difendere da nulla sparato da meno di 5 chilometri; ma è
piuttosto probabile che non possa neanche difendere da missili lanciati da 15
chilometri. Inoltre la massiccia disparità nel costo del singolo missile di
Cupola di Ferro (100.000 $) e del tipico razzo artigianale Qassam (50
dollari) significa che la faccenda di Cupola di Ferro non ha alcuna
logica »
|
In
un articolo del quotidiano israeliano Haaretz (Dic.
2011) si afferma che l'installazione di una quantità sufficiente di missili
"Cupola di Ferro", in grado di difendere soltanto la parte
settentrionale di Israele dai razzi di Hezbollah,
potrebbe portare alla bancarotta della nazione.[32]
L'ingegnere
israeliano Moti Shefer , vincitore di premi internazionali per la difesa
militare, ha affermato in un'intervista (luglio 2014), che il sistema Cupola di
Ferro è "uno dei più grandi bluff mai visti", "non esiste ad
oggi nessun sistema per intercettare in aria missili o razzi" e che
"le esplosioni viste sono semplicemente i razzi rudimentali di Hamas che esplodono
da soli"[33].
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