lunedì 30 giugno 2025

2025 06 30 - Priders in the storm

 2025 06 30 - Priders in the storm.

 

Some people call me the space cowboy.

Some call me the gangster of love.

Some people call me Maurice.

Cause i speak of the pompetus of love.

Monta forte la marea.

Lettere spagliate dentro al vento.

Di una sola idea.

LGBTQLGBTQILGBTQIALGBTQIA+

Eh, però così è troppo.

Non si capisce, manco un acca.

Poi l’acronimo è classista per natura.

Ti ghettizza in alfabeto.

E non è proporzionale.

Solamente porzionale.

Non include tutti gli altri.

Sembra un circolo esclusivo.

Un po’ vizioso.

Anziché come è virtuoso.

Ci vorrebbe un alfabeto intero.

O un comune denominatore.

Cosa è che accomuna tutti.

È l’orgoglio di ogni genere.

Affogato e radicato in amore universale.

Eccolo che affiora.

Dentro i testi delle canzoni.

Quando Maurice si pronunciava morris.

E cantava di tempeste e cavalieri.

Go please dear morris son.

Into this house we're born.

Into this world we're thrown.

Like a dog without a bone.

Like an actor out on loan.

Riders on the storm.

Drive us all inthrough this storm.

We are the riders of the priders.

Questo è il nome senza acredine.

Cavalieri di speranza e orgoglio.

We are the priders in this storm.

And that is all.

 

K.i.d.

Priders in the storm

 

True news

Priders invade Buda and Pest

More priders than for the wall

LGBTQ, LGBTQI, LGBTQIA, LGBTQIA+ & MORE

 

Et vous autres voyagez, dans la lune.



 

 

 

 

 

 

domenica 29 giugno 2025

2025 06 26 - Al vento nel forte d’ibisco

 2025 06 26 - Al vento nel forte d’ibisco.

 

Alla fine un altro giro è passato.

E siamo ancora quasi in orbita.

La chiamate porzione di anno.

Ma la parola giusta è stagione.

Tutto sommato meno male.

Ma ho dovuto alzare dei muri.

A terrori paure e dolori.

Una cinta di muraglia.

Come fosse un lungo vallo.

Esorcismi ai confini.

Al catrame dei vicini.

Il pattume del bitume umano.

Che violenta la mia vista.

Allora ci ho pensato e progettato.

Poi gli ho dato il lassez faire.

Ho aspettato con pazienza.

Confidando nella innata scienza.

E quello mi ha ascoltato.

Si è irto eretto tutto soletto.

Non è fatto di mattoni.

È un boschetto da alberello.

Ora svettano alti a metri.

Non mendaci fugaci fiori di peschi.

Questi miei fanno la stagione.

Sono ibischi basilischi.

Piccoli re di questo creato.

Paradosso polinese.

Qui nei gas del milanese.

Sono rifugio delle specie.

Tra merlini e castelletti.

Dove frondano le fronde.

E il fruscio allerta al vento.

Vola in alto la difesa.

Della trinità che mai si è arresa.

Figlia piccola regina.

Ritta dritta nell’assedio.

Una tenera roccetta resta solida.

Pure in mezzo ai propri cazzi.

E poi c’è anche lei, il cane.

Grande mago della educazione.

Tutte e tre fanno calare il ponte levatoio.

Per farmi uscire dall’ assedio.

Da dentro ai cattivi pensieri.

Allora esco e volo.

Dentro i venti degli ibischi.

Esaltato per l’incontro con Gauguin.

Mentre il mondo si esalta a botte e strisce.

Noi aspettiamo, magari piove.

 

K.i.d.

Quanno chiove

 

Il forte contrafforte contro il vento dei malpensieri.

 








 

sabato 28 giugno 2025

2025 06 28 - La maledizione all’armata dei 12 giorni

 2025 06 28 - La maledizione all’armata dei 12 giorni.

 

La terra gira verso il buco nero.

Maledetti ignoranti governanti.

Siano dannati tutti i potenti.

Quelli che sono l’uno per cento.

Quelli che sparano cazzate al vento.

12 giorni.

Tanto è durata la supposta guerra.

Tutto il mondo lì a tremare.

Tutti quanti a cagarsi addosso.

Mari, terre, spazi e stretti.

Che paura tra petrolio e nucleare.

Poi di incanto quattro bombe.

Ed è tregua col cessato allarme.

Eh, no.

Questa si che è questione di cellule.

Questa volta mi ribello, incito e fumento.

Io lo so come si deve fare.

Questo mondo gira 100.000 miliardi all’anno.

Spazzature e armi incluse.

Io lo fermo per 12 giorni.

Anzi meglio per un mese.

Largo circa perde 10.000 miliardi.

Che non ha e non si può permettere.

Non parlo mica di astrofisica.

Parlo di comprare e fare spese.

La chiave terminale è il generale scioperare.

Quello dell’armata consumanista.

L’ ultima ruota che tira tutto il carro.

E così il loro sistema va a puttane.

Chi non ha niente se la ride.

Chi ha poco si prende tanta sana strizza.

Ma lì all’apice, là si soffre.

Sarà bloccata la catena.

Che apporta tutto a loro il plusvalore.

Crolleranno le borse isteriche.

Nessun bene sarà rifugio.

L’inflazione girerà al contrario.

Prezzi bassi e deflazione.

E così sarà rivoluzione.

Morbido atterraggio da campioni.

Tutto grazie alle lezioni impartiteci e apprese.

Ci hanno rotto con le rotte e con gli stretti.

Panama, Suez, Hormuz.

E tanti dazi.

Ma io sono più che intelligente artificiale.

Ho imparato.

E glieli mino tutti.

Senza morti.

Solo con la loro stessa esplosiva deterrenza.

Navi cargo ferme all’ancora.

Petroliere in fila indiana.

E quei ricottari minoritari a cercar scampo dai marziani.

Ma non troveranno l’atmosfera giusta.

Erano stati espropriati pure i mercantili planetari.

Fatevi this last trip allora.

Lucidi di acidi vedrete cosa avete fatto.

E quello che vi succede.

Se a non fare un cazzo poi adesso ricottari siamo noi.

 

K.i.d.

E se si girano gli eserciti

 

Ribelli, in bicicletta


venerdì 27 giugno 2025

2025 06 27 – Astrofisica per pupilli

2025 06 27 – Astrofisica per pupilli.


Extra extra read all about it. 

La rotazione della Terra sta accelerando, per effetto di più fattori.

Però non sono ancora ben compresi.

Così dice la notizia.

Eh, e ce li ho compresi io.

Nel bisenso di capìti e inclusi.

Intanto tutta la scienza brancola.

Eppure prevede i giorni più corti.

E ti accorcia mane o sera.

Tocca sempre a me spiegarvi tutto.

Quante volte ve l’ho detto.

Di semantici rotori.

E centri di gravità per la mente.

Le parole e i pensieri hanno un peso.

Perché spostano massa.

All’interno della gravitazione universale.

Questa cosa tutta insieme la battezzai la neurosfera.

Essa ruota con la gravità.

A velocità diverse dall’orbino fisico.

È pesante si.

Ma più leggera della galassia intera.

A cui si attacca per questioni di attrazione.

È più pesante però del solo terracqueo globo.

Vi diffidai dall’alterazione di quel peso.

Vi allertai ad astenersi dallo sparare minchiate.

Con le quali alterate l’equilibrio del miracolo.

Che sta tutto insieme per prodigio.

E per grazia ricevuta.

Ma voi niente.

Strappaste tutti i segreti alla natura.

E più niente vi fece paura.

Nemmeno un giro su una trottola impazzita.

Che se viaggia male poi comincia a precessare.

Fino a quando cade dentro al buco nero.

Quello che sta orbitando con il nome saggittario.

A quel punto il gran risucchio.

Poi in un altro verso uno scaracchio.

Tradizione di creazione per un nuovo umano.

Più evoluto di quel vecchio adamo.

Tutti gli altri spiaccicati.

Dentro al mare di cazzate.

La morale?

Do not mind thinking if there is no thinking in your mind.

E magari evitiamo pure il wording e il talking.

Quella lingua di gerundi.

Deve per forza avere a che fare con questa vicenda.

Prima dell’avvento dell’anglofono nessuno osava.

Giocare con il tempo che non esiste era impresa timorosa.

Mica storia umanitaria temeraria.

Roba bene oltre alla invasione del gerundio.

Roba da geronto dio

Quello alla maniera antica.

Quello che al ca piaceva in phi.

 

K. i. d.

Astronomy domine

 

Occhio al risucchio.



 

 

 

 

 

giovedì 26 giugno 2025

2025 06 25 – Signori si nasce, immobiliaristi si resta

 2025 06 25 – Signori si nasce, immobiliaristi si resta.

 

Io non ho mai amato troppo gli immobili.

Li ho sempre vissuti come fonte di preoccupazioni.

Sono di estrazione e preferenze monetarie.

Poi un giorno ho conosciuto un immobiliarista.

Oramai tanti anni fa.

A conferma del rapporto di lunga durata instaurato.

Fu per merito del mio Amministratore del Tribunale.

Una sorta di bollino di garanzia relativo a entrambi.

Oggi mi permettono di stare sereno.

Sono entrambi della cerchia dell’Italia che lavora.

L’immobiliarista si chiama Davide.

E mi sento di spendere qualche parola di gratitudine.

È sempre competente e disponibile, oltre che gentile.

L’ho provato sulla mia pelle varie volte.

Non è solo questione tecnica, in cui pure eccelle.

Lui si smazza le altrui paranoie e insofferenze.

Che nel mestiere possono non essere poche.

E’ di quella razza dei signori.

Se ci nasci poi ci muori.

Se vi serve un immobiliare la trovate in pieno centro.

Il gentil signore è appunto Davide.

Ma non esagerate a servirvi dei suoi servizi.

Altrimenti private me del suo prezioso tempo.

E mi tornano ansie e paranoie per i mille aspetti del mestiere.

Che lui sa risolvere sempre.

 

Claudio Aroldi

 

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Immobiliare Vercellina S.r.l.

V.le San Michele del Carso, 9

20144 Milano

Tel: 02/48197812

email: info@immobiliarevercellina.it

 

www.immobiliarevercellina.it

 



 

 


2025 06 26 – A scuola da alberello

 2025 06 26 – A scuola da alberello.

 

Deliranti governanti.

Spacciatori di terrore e di macerie.

Una guerra più che lampo.

È durata pochi istanti.

Una meteora persa nei tempi della storia.

Adesso tutti a correre al riarmo.

Ma che schifo.

Cambio prospettiva e sguardo.

Vi saluto e mi affaccio a un nuovo mondo.

Cambio la panoramica di ringhiera.

Vedo un fortino, un maniero, un baluardo.

È la corte che svela i suoi miracoli.

In faccia al balcone una muraglia gialla stona.

Poi un giorno un bagliore dà speranza.

È spuntato un alberello.

Un giorno crescerà maestoso.

Come i fratelli circostanti.

Per adesso è spennacchiato.

Alto poco più di un nano.

Mi chiedo se è autoctono selvatico.

O se un preveggente lo ha piantato.

Sarebbe stato un lungimirante preveggente.

Ci vuole tanto tempo per vedere l’alchimia.

Il veggente sarà stato deriso e taggato da tarato.

Ma lui è rimasto saldo nel principio.

E si è fatto il suo clorologio.

L’ orologio a clorofilla.

Ogni mattina predomina un po’più apicale.

Cresce un pochetto che però si nota.

Sale lungo il brullo muro giallo.

Io circospetto curo il circondario.

Che non lo taccia come erbaccia.

E lui pompa nel suo circolo linfatico.

Simpatico.

Faccio tacche visionarie lungo il muraglione.

Come il metro a muro dei bambini.

Accetto e allibro scommesse immaginarie.

Vai alberello mio fratello.

Sali e pompa verso il cielo.

Il miracolo non sta in qualche bomba.

Il mistero è l’alchimia di luce in verde.

Prego che non sia stigmato come erbaccia.

Che aspettiate il tempo che ci va.

Svelerà anche lui la sua aurea fibonaccia.

E noi santi poveracci.

Scopriremo che non è questione di tempo.

Quello proprio non esiste.

Conta solo lo spaziare.

Dentro un sano diventare.

Nello spazio che ci è concesso.

Tutto questo in un arbusto da virgulto.

Chissà se l’albero ci osserva.

Chissà che l’esempio serva.

Lui fa scuola silenzioso.

Voi studiate la lezione.

 

K.i.d.

School.

 

Tacche a muro, non traccheggio.

Superata già. 

La prima linea.



martedì 24 giugno 2025

2025 06 24 – Bramosia canaglia

2025 06 24 – Bramosia canaglia.

 

È così che si chiama all’italiana.

Bramosia che sta per brama.

È quel desiderio che ti attanaglia.

E a tua insaputa ti contorce le frattaglie.

Non è possibile resistere.

È questione di tanta santa neurosenza.

Ti titilla i centri del piacere.

Si riaccendono scintille tra le papille.

Ogni mattina si fa la stessa strada.

Si costeggiano vetrine.

Un delinquente apre presto o prima.

È il beccaio, il macellaio.

Una scarica percorre prima il cane.

Ma nessuno lo soccorre.

All’idea della salciccia tira come su una slitta.

All’arrivo alla vetrina è già in piena possessione.

Piange, sbraita, scoda e spinge.

Una porzione si dipinge nei neuroni.

Ha la forma a schema di bistecca.

Il cane se la guarda vede sogna e lecca.

Attraverso il vetro della finestra.

Poi tirando entra nel sogno.

Nel paradiso delle carni.

Oramai la brama è accesa.

Si può solo firmare la resa.

Uno spaccia istigatore è di razza anglofona, inglese.

Certo che è pure un tantinello stronzo.

Ha piazzato in bella vista le costine.

Tra salsicce e le puntine.

Ma il fatto è che lui le conosce bene.

Le parole con cui smuovere ogni dove, o uovo.

E così la brama si incattivisce in bramosia.

Di ogni cosa e così sia.

Di ogni idolo fonte di piacere.

Della retrograda giovine natura umana.

Gode di potere consumo roba e grana.

Confida nella riservatagli provvidenza.

Natura umana tanto nota alla neurosenza.

Ma il piacere di un sadista starà sempre nei brandelli.

Sono ancora tanti troppi dentro all’io che fa macelli.

Lo confondono con il sopravvivere della specie.

Non scavalcano il principio di piacere.

Ma la colpa è sempre dello spingitore.

Lo spacciatore di salsiccia.

Lo ha capito pure il cane.

La vetrina non la lecca più.

Ora ci sputa.

Desideri, conquiste, possessi.

Tutti la stessa droga in monodose.

La bramosìa allora spiegatela in italiano.

Cravere mica si capisce.

E poi lo dite al gerundio.

Sembra un dio geronto.

Che ci può persino stare.

Come confermerà il cane.

 

K.i.d.

Grande canaglia

 

Cane trista con salsiccia


 

.

 

 

  

2025 06 23 – Una guerra civile

 2025 06 23 – Una guerra civile

 

Non è una iperbolica provocazione.

È un appello contro le parabole.

Quelle di missili e bombe.

Io capisco l’aggressività infantile.

Chi non ha giocato ai soldatini.

Io li mandavo addirittura nei formicai.

Per bruciare gli eserciti di formiche.

Avevo anche il napalm artigianale.

Fatto di molecole di alcole banale.

Poi però sono cresciuto.

E mi sono anche vergognato.

Fino a un giorno alla televisione.

Quando vidi per la prima volta quelle immagini.

Hiroshima e Nagasaki.

Mi sono fatto mille volte la stessa domanda.

Assumiamo che proprio dovevano farlo.

Ma non si potevano lanciare in un posto isolato.

Magari anche col preavviso.

Uomo del Giappone resta pronto al megatone.

Misurate la detonazione e confermate.

Confermate che vi siete cagati addosso e arresi.

Ma con città, popolazioni e terreni ancora intatti.

E la partita è finita.

Pensa quanti disastri secolari ci saremmo risparmiati.

Eh, ma non ci sarebbe stata la deterrenza.

Ma quante stronzate.

Si organizzino i campionati mondiali di violenza.

Con tanto di rilevatori e strumenti di misurazione.

Ci mettano in palio anche del bel grano.

Poi puoi bluffare, vedere, dire, fare, baciare, lettera, testamento.

Tra potenti a questo gioco vi potete anche malmenare.

Anzi meglio, lo dovete fare.

Mentre noi lì ad allibrare.

Scendano nell’arena pure nuove robofiere.

I romani gladiatori in confronto sono giovani novizie.

Queste son virago camuffate portatrici di sevizie.

Ripensiamo al nucleare ed ai test di deterrenza umani.

Chiudo le porte del circo della arena.

Penso alle formiche da bastardi senza gloria.

Prende fuoco apicale il formicaio sociale.

Porterò democrazia a regine e operaie.

Mentre sogno il bersaglio fuori porta.

Non può essere che venga in mente solo al fù matto.

Quelli puzzano di sadismo e perversione.

Di crudele grigliata dalla tara ereditaria.

Ah, se l’atomica non scoppiava sulle case.

Allora oggi era tutta un’altra storia.

La storia non si fa con i se e i ma.

Io invece la faccio proprio così.

Se non creavano il mostruoso ordigno.

Se lo provavano lontano nel pacifico a bikini.

Se non bruciavano intere schiere di anime.

Se, se, se, allora oggi niente corsa e all’armi nucleare.

Niente proliferazione del tarocco della deterrenza.

Nel 1945 non è finita la seconda guerra mondiale.

È iniziato un secolo perenne della terza.

Il pensiero torna al genocidio di formiche.

E alla voglia di bloccare le porte dell’arena.

Ora basta, arrivano i buoni che saremmo noi.

Questa sì che è civiltà.

Una guerra piena di civiltà.

Una guerra più gentile.

Degna di essere civile.

Senza danni edili.

Senza morti coi fucili.

Con le bombe a mira storta.

A gittata sempre troppo corta.

 

K.i.d.

Allora vai con un po' di violenza.

 



domenica 22 giugno 2025

2025 06 22 – Specchio della mia brama

 2025 06 22 – Specchio della mia brama.

 

Il cane incede guardingo.

Si gira e si volta con fare furtivo.

A intermittenza rimira la palla.

Fino a che è certa di essere sola.

Allora allunga una zampa.

E con quella dà un buffo alla palla.

La fa rotolare e la segue.

Si mette a giocare da sola.

Già così piena di brama.

Un giorno passa davanti allo specchio.

Un riflesso le rimanda sé stessa.

Non si prende nessuna paura.

Eppure è di natura spaventa.

Si stira sinuosa per prepararsi.

Di fronte allo specchio riallunga la zampa.

E tira un buffo alla palla.

Dritto a quello dentro allo specchio.

Mordicchia pure la palla.

Che sta sempre dentro allo specchio.

La sensazione sarà meno tattile.

Ma lei se la conta e se la canta.

Io mi faccio etologista.

Osservo il comportamento animale.

Con riverenza bestiale.

Si dice che gli animali non si riconoscono allo specchio.

Ma la tanta santa neurosenza ha svelato la sua onnisenza.

Ha scoperto i neuroni spicchio.

Geometrica causa primaria di cognitive lacune.

Anzi no ma cosa dico.

Erano neuroni a specchi.

Sono quelli che ci fanno riconoscere.

Con il noi in ogni voi.

Poi hanno scoperto pure certe voci.

Nate in chiare sorgenti aliene.

Donde ci parlano, a noi come ai cani.

Dritte dentro alle menti.

Tutte cose da pazzi.

Mentre sibilano i razzi.

Il cane si rispecchia.

Gioca a palla col suo io.

Allora c’è ancora speranza.

Forse anche per l’uomo.

Forse col contagio del  genoma.

Occhi riflessi di animale.

Con un gran cuore di cane.

Starà dritto in faccia allo specchio.

Prima di lanciare la bomba.

Delle sue brame vedrà la lucida visione.

Dentro nello specchio magico.

Poi una brutta allucinazione.

Ha il sapore di funghi tossici.

Il cane non se ne cura.

Si prende sempre a bramose pallate.

Come schiaffi di bramosia.

Usciti da uno specchio cieco.

 

K.i.d.

Child of vision

 

Lo specchio di io

 



 

sabato 21 giugno 2025

2025 06 21 – Bollette a pecorelle

 2025 06 21 – Bollette a pecorelle

 

Nel bailamme generale sento voci di bollette.

C’è chi pensa ancora prioritario al loro costo.

Prima hanno incolpato il caro gas russo.

Poi il caro materie prime rarefatte.

Poi è tornato in ballo anche il petrolio.

Tutti sempre là allo stesso prezzo.

Buoni come scusa per chi si appropria.

La bestia dell'inflazione è però dovuta ad overdose di moneta.

Maree di soldi stampati dagli stati. 

Poi piazzati nel loro debito venduto a noi.

Ed infine spesi e reimmessi male nel girotondo.

È così che il mondo cresce.

A cambialette.

Solo che non lo fa in modo equo.

Non sarebbe neanche male.

Quello che chiamano elicottero monetario.

Lancio soldi a caso.

Purchè sotto non aspetti un ricottaro col panaro.

Quello il plusvalore scippato se lo accumula in capitale.

Che lo arricchisce ancora di più senza fatica.

E' il mestiere del ricottaro.

Er magnaccia della grana.

Devo andare a comprare il grana grattugiato.

Il mio lusso è darlo un poco al cane, per il calcio.

Con le vitamine nel passato di verdura, in tetrabrik, di stik.

Grana misto, mica puro, è sempre un cane.

E lo so, è un insulto alla miseria.

Mi perdonerà l’anima di cane.

Echeccazzo però.

Mi è già capitato di incappare nel salto inflattivo.

I prezzi mica salgono fluidi lineari.

Ti svegli un giorno di baldanza e vai dal tuo sacchetto di formaggi.

Con la sua pratica petroplastica confezione richiudibile.

Un mai più senza dal valore multiplo di quello del formaggio.

Il pacchetto da 100 grammi non sta più a 1 euro e mezzo.

Si è svegliato a 2.

Si ricorra all’aritmetica per scoprire che fa più 30%.

La faccio breve.

L’inflazione serve a gonfiare il pil, dentro cui affogare il debito.

Quello resta sempre uguale e non cresce di valore.

E così se il mondo cresce lui si svaluta e lo perde sì, il valore.

Che peccato, il loro debito era il nostro risparmio.

Oggi dicono che l’inflazione sta al 2% annuo.

In 10 anni fa un bel 20 %, che equivale a 500 miliardi di minor potere di acquisto.

E di minore valore reale della cambialetta.

Ecco dove è finita la nostra sottiletta.

I butecai della politica fingono già scordato l’euro a parità tedesca.

Vari butecai raddoppiarono all’istante i loro prezzi e utili.

Ora siamo solo più surrettizi.

In più la Grande Delinquenza Organizzata non era mica così organizzata.

Oggi sta in sofisticati cartelli spacciatori della droga dei consumi.

Sono campioni dello spartito incoolamento.

Ecco l’origine di quel dolore di specie.

Povere noi pecorine smarrite.

Avevo una amica rumena mestierante puttana.

Nel suo italorumeno diceva che a lei piaceva “alla pecorella”.

In cool però no.

Il cool non aveva prezzo.

Mentre adesso.

Ci fanno un mazzo tanto.

 

K.i.d.

Svalutation, pensa anche un po’ per me.

  

Svalutazione



 



Ndr. Scelte e ordine di grandezze al 20 giugno 2025.

Già che faccio un post ecco una nota sul piano Mattei da 5,5 miliardi.

Il Pil mondiale è pari a 100.000 miliardi.

Il riarmo UE vale 800 miliardi, ad altro debito da stampare.

A far così con l’Africa non finiamo più.

E ci troveremo pieni di incazzati scuri cazzi e mazzi.

Bombaroli, per strada