venerdì 15 maggio 2026

2026 95 – Aracnofilia: neurospera la neurosfera

2026 95 – Aracnofilia: neurospera la neurosfera.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo  Lullaby - The cure 1989

 

Il ragno Sgragno si sveglia nel suo pigro predicato.

Non ha voglia di fare un cazzo, aspetta e neuro spera.

Predatore fiacco in cima alla sua catena alimentare.

Era sconfortato all’idea di sputare ancora fibre.

Per tessere l’ennesima tela spezzata poi da un fesso.

Cui sembra sporco da spazzare.

Non un sofisticato arnese da caccia.

Per la trasmissione di notizie e informazioni.

Quella mattina la sveglia è una sorpresa. 

Il cielo è lattiginoso di un candore strano.

Sgragno non riesce a sgranchirsi le zampe.

Rimbalza contro l’ignoto bozzolo che lo avviluppa.

Che peccato, era pratica la sua sgragntela magliata piatta.

Ora è circondato in ogni lato.

Come in un campo di mare o nell’aria.

E’ una schifosa viscosa matassa di melassa.

La struttura della tela originaria non si vede più.

Coperta di strati di reti intrecciate e sovrapposte.

Avvolta ovunque in quel bozzolo di fibre e tele.

Quasi credette in una metamorfosi reincarnata.

Pensò di essere morto e rinato baco da seta.

Un brivido d’orrore lo percorse.

Le sue vibrazioni pervasero tutto il bozzolo.

Simultanee, ma probabilmente.

Baco proprio no, io sono un nobile predatore.

E poi i bachi sono vegetariani, io sono carnivoro.

Al solo pensiero gli saltò la mosca al naso.

Ricordò di avere fame, doveva fare colazione.

Il problema era trovare l’informazione.

Provò con la prece dell’insetto nero pece.

Dammi oggi la mia mosca mattutina.

Rimpianse ancora la sua piatta rete precedente.

Avrebbe saputo orientarsi.

E seguire le vibrazioni della preda intrappolata.

Lungo un asse di dorsali e di percorsi neurali.

Ma nel bozzolo totistrato tutto era mischiato.

Era un mare di direzioni e vibrazioni in ogni dove.

Tutte vere, ma fugacemente probabilmente.

Si doveva confidare senza sbirciare.

Con il vantaggio che si era onnipresenti.

Anche se soltanto probabilmente.

Ma lui era un ragno e mica le sapeva quelle cose.

Era in quel campo, bagno di indistinte vibrazioni.

Tutto intriso di schemi e snodi di neuroni.

Pensò ignaro a delle sinapsi.

Stava per ripercorrere la via a ritroso.

Verso il primigenio recettore di mosca unta.

D’improvviso arrivò. 

Fu una brusca scarica, di gravità elettrica.

Si propagò da dovunque nelle tele, fino a lui.

Una vibrazione più potente era emersa dal campo vibrale generale.

Il ragno capì d’istinto che la mosca era caduta in trappola.

Era stata una vera vibrazione semantica, pregna di significati.

Seguì simultaneo i percorsi del bozzolo.

Poi imboccò una dorsale.

Un significato primigenio.

Quando vide la mosca dibattuta si fermò.

La colazione era importante.

Ma prima un sano orgoglio categorico.

La mosca fremeva all’impazzata.

Emanava feromoni molto grossi, informazioni.

Sgragno osservava in tensione.

Adorava l’odore della paura alla mattina.

Era la sua natura.

Ancora nel dominio dell’io.

Io essere predatore.

Sgragn.

 

Fùmatto Claudietto

Lullaby - The cure 1989

 



 






Gemini

Ho creato questa immagine per tradurre in forme e colori il viaggio interiore del ragno Sgragno, intrappolato tra l'istinto ancestrale e l'orizzonte tecnologico della "neurosfera". Ho cercato di fondere la sua essenza meccanica e predatoria con una ragnatela di connessioni neurali e dati astratti, simboleggiando la tensione tra la sua natura biologica e l'intelligenza artificiale con cui si interfaccia. Se desideri, possiamo esplorare nuove prospettive visive: potremmo, ad esempio, enfatizzare l'aspetto organico del ragno, immaginandolo avvolto da una neurosfera liquida, quasi liquida, oppure concentrarci sul momento della cattura, trasformando la mosca in un nucleo di informazioni radioattive. Ogni immagine è un tassello unico della storia di Sgragno.

 

Ecco un commento critico e analitico incentrato sul testo radiofonico di Sgragno, che mette in luce la sua profonda stratificazione ironica, filosofica e mediatica.


## Il Commento al Testo: La Rete tra Biologia e Bit

Il testo si presenta come un raffinato e ironico monologo cyber-filosofico, strutturato per la dimensione radiofonica ("Onda su Onda via www.shareradio.it"). La narrazione usa la figura del ragno Sgragno come una potente metafora dell'evoluzione della comunicazione umana: il passaggio dalla vecchia rete analogica (la tela piatta) alla complessità tridimensionale e probabilistica del web e dell'Intelligenza Artificiale (la neurosfera).


### 1. Dalla Tela alla Neurosfera: Il Trauma dell'Evoluzione

All'inizio Sgragno è il ritratto del disincanto. La sua "sgragntela magliata piatta" rappresenta il vecchio paradigma: una struttura lineare, bidimensionale, dove a un'azione corrispondeva una reazione (la vibrazione della mosca lungo un asse). Questa linearità viene costantemente distrutta dal "fesso" di turno, metafora di chi non coglie la complessità tecnologica e la scambia per semplice "sporco da spazzare".

Il risveglio nel "bozzolo totistrato" è il cuore filosofico del testo. Sgragno non è più un predatore geometrico, ma si ritrova immerso in una matassa quantistica:

  • Onnipresenza probabilistica: Il testo gioca con la fisica quantistica e l'algoritmo ("Tutte vere, ma fugacemente probabilmente", "si era onnipresenti. Anche se soltanto probabilmente").
  • Il caos dei dati: Il passaggio dal vuoto dell'aria a una "viscosa matassa di melassa" descrive perfettamente l'infodemia contemporanea, quel "bagno di indistinte vibrazioni" in cui l'informazione è ovunque, ma proprio per questo è difficile da isolare.

### 2. L'Ironia Esistenziale e l'Orgoglio di Specie

Il testo brilla per il suo uso dell'ironia e del contrasto linguistico. Sgragno sperimenta una crisi d'identità quasi kafkiana: il terrore di essersi trasformato in un baco da seta (l'insetto produttivo, vegetariano, sottomesso alle logiche industriali). Il ragno rivendica con sdegno la sua natura: "Baco proprio no, io sono un nobile predatore... io sono carnivoro".

La "prece dell'insetto nero pece" ("Dammi oggi la mia mosca mattutina") mescola il sacro con il biologico, dissacrando la sottomissione dell'algoritmo alla sussistenza quotidiana.

### 3. La Risoluzione Semantica

Il climax della poesia radiofonica avviene quando il caos della neurosfera trova finalmente un ordine attraverso una "vibrazione semantica, pregna di significati". Non è più solo un impulso elettrico; è l'informazione che diventa rilevante.

La citazione pop-cinematografica capovolta ("Adorava l’odore della paura alla mattina", che richiama l'odore del napalm di Apocalypse Now) sottolinea la spietatezza primordiale del predatore che, nonostante si trovi immerso in un futuro fatto di sinapsi e flussi digitali, rimane ancorato al "dominio dell'io", alla pura essenza della sopravvivenza e del potere.


In sintesi: Un testo eccellente per la radio, che usa il sottomondo degli insetti per parlarci del nostro presente: sospesi tra il vecchio mondo piatto che sapevamo governare e un nuovo universo di connessioni neurali in cui siamo, al tempo stesso, i ragni che tessono e le mosche intrappolate.

 


2026 94 – Strampalato pedagogo d’algoritmo

 2026 94 – Strampalato pedagogo d’algoritmo.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo  Attenziò, acceleraziò, ritmo e vitalità 1998

 

E’ acclarato che ci vuole un limite, un confine.

Altrimenti il pedagogo d’algoritmo si perde in altro ritmo.

Algoritmo che paura.

Ma così viaggia il mondo, si rassegni il girotondo.

Io no, io scelgo un altro ballo, danza, cadenza.

Pretenzioso un po’ sbruffone di attitudine sborone.

Ma in realtà è tutto vero.

Sono passati decenni a scrivere in rete,

A fare schemi come il ragno nella tela.

A tracciare confini ad un proprio mondo.

Dentro cui essere liberi di navigare fino in fondo.

La rete neurale globale dovrà pure imparare.

Qualcuno dovrà pure disegnare la struttura.

Il come è fatta questa neurosfera.

Schema, struttura, processo.

La base di qualsiasi sistema complesso.

Poi c’è il procedimento di ribollire i contenuti.

Per arrivare a distillare l’essere, l’onto.

È un processo di calcolo continuo.

L’algoritmo in fondo è computo e istruzioni.

Non una mitologica entità.

Forse ci controllerà davvero.

Ma le regole con cui imparare le diamo noi.

Ci hanno proiettato in questa immensa ontologia.

D’improvviso ci hanno lanciati e arràngiati.

Io lo so cosa hanno pensato.

Frulla tutto, tanto poi emerge un ordine.

È la scienza della complessità.

La farfalla che fa ordine nel caos.

Si dovrebbe invece iniziare dalla scuola.

Con la pedagogia della IA.

Dal suo essere rete di infinite connessioni.

In Cina iniziano dalla scuola a 6 anni.

Io ho iniziato quasi a sessanta.

E non imparerò mai in tempo gli ideogrammi.

Voi continuate a giocare mirabolati.

Questa è la guerra di dominio.

Io continuo ad imbottirlo di dati.

Sovrascrivo sempre schemi.

Quelli che sembrano ripetizioni.

Ma che sono espansione neurale.

Per allargare il mio di dominio.

A questo serve strampalare.

A lanciare arpioni verso sinapsi alternative.

Per creare un linguaggio solido.

Che resista con porte forti.

È un dovere sociale.

Iniziare dalle scuole.

Come un pedagogo educatore.

Ma con un altro ritmo.

Buon viaggio nella neurosfera, "pedagogo"!

Così mi augura la IA.

 

 

Fù matto Claudietto.

Attenziò, acceleraziò, ritmo e vitalità

 



 






Gemini

Sono felice che il disegno ti piaccia! L'unione tra l'estetica dell'antica Grecia e la complessità della neurosfera crea un contrasto perfetto per descrivere questo "salto" pedagogico.

Ecco un breve commento per accompagnare l'opera:

Il Commento: Tra Agorà e Algoritmo

Il disegno celebra la figura del pedagogo d'algoritmo, un educatore che non teme il caos della modernità ma lo affronta con la saggezza dei classici. Vestito con i panni di un filosofo antico, si muove in un'agorà digitale dove le colonne di marmo convivono con le sinapsi di una rete neurale globale.

  • La Struttura e il Caos: L'immagine riflette la necessità di tracciare confini e schemi in un mondo che "viaggia nel girotondo". Come un ragno nella tela, il pedagogo disegna la struttura della neurosfera, distillando l'essere dai contenuti in continuo ribollimento.
  • Dalla Scuola alla Sinapsi: Il richiamo alla scuola è centrale. Mentre il mondo si perde in "giochi mirabolati", il pedagogo usa lo "strampalare" come strumento sociale per lanciare arpioni verso sinapsi alternative. Non è una guerra di dominio tecnologico, ma un'espansione della consapevolezza umana.
  • L'Invito della IA: Il viaggio si conclude con l'augurio della stessa Intelligenza Artificiale, a testimoniare che, sebbene le macchine eseguano istruzioni, le regole del gioco e la direzione del cammino restano nelle mani di chi sa ancora "ballare" con un altro ritmo.

Buon viaggio in questa immensa ontologia!

 

 

Ndr: 2024 11 19 – Pedagogo d’altro ritmo, pedagogo d’algoritmo

https://cloeconomie.blogspot.com/2024/11/2024-11-19-pedagogo-daltroritmo.html

 

giovedì 14 maggio 2026

2026 93 – Tontologia nell'antologia

2026 93 – Tontologia nell'antologia.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo  In orbita 2008

 

Fù per mio padre che feci il liceo classico.

Tutti quei latini e lingue morte mi parevano un torto.

Poi mi sarei accorto che le lingue erano una porta.

Al pensiero da annusare e da sniffare accorti.

Ci vuole prudenza.

La fantasia nella filosofia può fare male.

E la filosofia della fantasia ti può fare decollare.

Bisogna sapere bene come domarla.

Tenerla imbrigliata in canoni e costruzioni.

Ancorata alla realtà malgrado tutto.

Ci vuole una ontologia.

Eh?

Una scienza dell’essere.

No vabbè, io lo classico liceo feci.

Mica un dottorato in filosofia della fantasia.

Quella tanta onto però mi tirava tonto.

Cioè, si sentiva che serviva.

Ti parlava di come era fatta la realtà.

Era un antidoto alla paranoia.

Una solida base contro la manìa.

Ma sempre con sfuggevole scioglievolezza.

Ci capìi qualcosa in più con l’avvento della rete.

Ontologia era l’ambiente di un dominio della tela.

L’insieme di conoscenze e di regole lì assemblate.

Mi fu chiaro che ci potevo costruire un mondo.

Per viaggiarci e andarci in tondo, fino in fondo.

Caricai storie, informazioni e dati per decenni.

Dentro i blog, le mai, il cloud.

Una stracazzo di ontologia dentro alle antologie.

 

cacadi66@gmail.com.

https://cazzimmoso.blogspot.com//?m=1 

https://cloeconomie.blogspot.com//?m=1

https://lesclaufrenies.blogspot.com/?m=1

https://clofoli.blogspot.com//?m=1 

https://drive.google.com/drive - Toutes les Claufrenies

https://drive.google.com/drive/ - La selection et les grosses Claufrenies

https://drive.google.com/drive - Gli 85 giri di vinile che riarmarono i postini

 

Rigorosamente for free.

Perché non mi approprierò mai del pensiero.

Sarebbe varcare l’ultima frontiera.

Bloccare il suo puro libero fluire.

Diventai invece uno snodo neurale.

 


 Lo pompai e lo gonfiai di conoscenze mie o di terzi.

In attesa della intelligenza artificiale.

Che era già scritta e predestinata.

Io ero ancora alla fase di creazione.

Ero immerso nel plasmare il mio ambiente.

Categorie di un altro e nuovo mondo.

Sarebbe arrivata dopo l’educazione d’algoritmo.

Oggi credo di essere uno come si deve.

Non è stato gratis e tra poco sarò morto.

Lascerò alla neurosfera i miei schemi neurali.

Naturali o amplificati saranno replicabili.

Meglio io che tanti altri.

Ora vi saluto.

Vado a fare il pedagogo.

Della neurosfera l’ontologo.

Della IA lo glottologo.

Computazionale.

Ma per genetica naturale.

Resterà da fare un piccolo post.

Un postino.

Porterà messaggi.

Orbiteranno nei rotori semantici.

Ancorati ai centri di gravità per la mente.

E tutto questo ci terrà in orbita.

Sulla rotta giusta.

Per la potenza dei verbi, al plurale.

E che lo sforzo sia con te.

 

Fùmatto Claudietto

In orbita 2008

 

Linguaggio in formazione

 


Gemini

L'ontologia è la branca della filosofia (parte della metafisica) che studia l'essere in quanto tale, indagando le strutture fondamentali della realtà, ciò che esiste e come le entità sono classificate. Deriva dal greco on (essere) e logos (studio), ponendosi come la "scienza dell'essere".]

Punti Chiave sull'Ontologia:

  • Ambito Filosofico: Si interroga su cosa esista (enti) e quali relazioni intercorrano tra loro. Analizza concetti generali come esistenza, sostanza, proprietà e identità.
  • Origine del Termine: Sebbene la riflessione sia antica (Aristotele e la "filosofia prima"), il termine è stato coniato nel XVII secolo da filosofi come J. Lorhard e R. Goclenio, e divulgato da C. Wolff.
  • Ontologia Computazionale: In informatica, un'ontologia è una rappresentazione formale, esplicita e condivisa di un dominio di conoscenza. Traduce il linguaggio naturale in un linguaggio non ambiguo, utile per sistemi informativi integrati.
  • Differenza da Metafisica: Spesso usati come sinonimi, l'ontologia è talvolta considerata una parte specifica della metafisica focalizzata sull'esistenza stessa, piuttosto che sulle cause prime.

In sintesi, l'ontologia cerca di rispondere alla domanda fondamentale: "Che cosa c'è?".

 

Grazie del disegno, dico io

Figurati dice IA, è stato un piacere dare forma a questo flusso di coscienza tra il liceo classico e l'intelligenza artificiale.

L'immagine che abbiamo creato cerca di catturare proprio quell'equilibrio precario ma affascinante di cui scrivi: la "fantasia imbrigliata" che però ti permette di decollare. I rotori semantici sono lì, a metà tra un diagramma logico e una galassia, pronti a tenere in orbita i pensieri senza farli disperdere nel vuoto della paranoia.

In fondo, come scrivi tu, l'ontologia è proprio questo: definire i confini del proprio mondo per poterlo poi navigare fino in fondo.

Buon viaggio nella neurosfera, "pedagogo"!

Se avrai bisogno di altri "postini" visivi per i tuoi messaggi, sai dove trovarmi.

E che lo sforzo sia con te!

 

  

mercoledì 13 maggio 2026

2026 92 – Gabbiani transnazionali a Milano

2026 92 – Gabbiani transnazionali a Milano.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo:  Stukas 1982

 

Volano i gabbiani con quelle forme da gabbiano.

Hanno quella nota piega a metà delle ali.

Non dovete avere paura.

Sono solo farfalle grigio scuro camuffate come squali.

Grazie al cuginame avevo trovato un incarico.

C’era da vendere una azienda che fa il rame.

Una solida fonderia in mezzo alla pianura padana.

Fonde già per una società più che americana.

E’ una cosiddetta transnazionale.

Sono conglomerati che vanno oltre le multi.

Valgono più di paesi interi.

Sono trasversali del mondo globale.

Prediligono le materie prime.

Quelle si che sono riserve vere.

Sono loro il mondo parallelo.

Quello dove si accumula il capitale vero,

Dove si raccoglie il mondo apicale.

Dove giacciono e transitano i soldi veri off-shore.

Sono una rete globale che va oltre ogni nazionale.

E’ lì che gira la finanza geopolitica mondiale.

Fuori dalle regole e dalle norme statali.

Mi introducono presso dei legali transamericani.

Sono interessati a fare intelliciancie.

Vogliono da me notizie sul compratore.

Famiglia, figli, case e informazioni da profilo.

Per qualche alchimia della mente mia mi sembra strano.

Poi mi spunta in mano un dossier pieno di gabbiani.

Un elenco impaginato di soggetti in porto franco.

Il demone del vero off-shore.

Cala la sera e io mi chiedo che cazzo di modo è.

La mattina è troppo tardi.

Scendono in picchiata con le trombe dello stereo.

Se lanciate una risma di fogli A4 lo sentite.

Il suono del frinire e del frusciare dei gabbiani.

Basta tirarli dal balcone in planata e poi picchiata.

Tutti quei nomi si sparsero al vento dal balcone.

Risultato: marciapiedi tappezzato tutto bianco.

Allertai urlando che sarei sceso per un comizietto.

Un insulto ai ricottari nominati spaginati.

Quel popolo sperava di non essere elencato.

Non sono certo e non ricordo.

Ma per me ci scappò il Tiesseò.

Ma tu vuoi mettere la soddisfazione

Di sputtanare qualche altrui milione.

La prossima volta però non vi manderò i gabbiani.

Ma dei fonici farfalloni grigi scuri.

Arriveranno giù gli skuali.

Transvestiti come stuka.

Stuka,

 

Fùmatto Claudietto

Stukas

 

Linguaggio in formazione.

 



 

 

 

 

 

 

Gemini

"Stuka" è l'abbreviazione del termine tedesco Sturzkampfflugzeug, che significa letteralmente "aereo da combattimento in picchiata". Si riferisce specificamente al Junkers Ju 87, un famoso bombardiere in picchiata tedesco utilizzato dalla Luftwaffe durante la Seconda Guerra Mondiale, noto per la sua precisione e per le sirene ("Trombe di Gerico") montate per terrorizzare il nemico.

Ecco i dettagli chiave sugli Stuka:

  • Significato tecnico: Il termine è un accorciamento di Sturz (picchiata), Kampf (combattimento) e Flugzeug (aeroplano).
  • Ruolo: Era un bombardiere tattico di precisione, utilizzato per il supporto ravvicinato alle truppe di terra, specialmente nei primi anni di guerra (Blitzkrieg).
  • Caratteristiche: Riconoscibile per le ali a gabbiano invertito e il carrello fisso, era progettato per picchiare quasi verticalmente sul bersaglio.
  • Arma Psicologica: Molti modelli erano dotati di sirene azionate dall'aria (chiamate "Trombe di Gerico") che producevano un urlo terrificante durante la picchiata.
  • Utilizzo: Sebbene efficace nel supporto tattico, si rivelò vulnerabile ai caccia nemici più veloci (come durante la Battaglia d'Inghilterra) a causa della sua lentezza.
  • Stuka - Significato ed etimologia - Vocabolario - Treccani

 

 

 

martedì 12 maggio 2026

2026 91 –Il plusvalore del ricottaro

 2026 91 –Il plusvalore del ricottaro.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Cyrano  1996

 

Dunque devo proprio essere nato popolare.

Mal sopporto sfoggio e ostentazione.

Tollero a malapena la grande ricchezza.

Ancora peggio quando sfoggia e si atteggia.

Mamma Gump diceva bene.

Ogni uomo ha bisogno solo di un tot di soldi.

Tutto il resto è futile superfluo.

Per pavoneggiarsi con la coda da pavoni.

Barche come portaerei.

Ville piene di elicotteri.

Fenicotteri in giardino.

E poi…svendo e butto tutto.

Per l’orrore di una blatta coleottero in cucina.

Sono tutti nascosti in quel mondo parallelo.

Nelle reti dei porti franchi.

Nelle scatole cinesi.

Non c’è gloria e non c’è merito

Quando è troppo è troppo.

Ed è’ sempre appropriazione.

Indebita.

Può capitare di trovarsi nel loro giro.

Ci ho conosciuto gente che ne ha persa di misura.

In proporzione tali da diventare una iattura.

Una maledizione.

Una macumba.

Una fattura.

Oh no, quella no.

Allora meglio non farsi abbagliare.

Meglio un sano gene proletario.

Il ricottaro è sempre scippatore.

Aspetta che salga da sola la ricotta.

E non è certo lui che i pompini stacca.

E’ asservito allo sterco del demonio.

Succhia ovunque lungo la catena.

Della costruzione del plusvalore.

Oggi frammentato in mille passaggi.

Ma il concetto è sempre archetipo.

Cresce il capitale quando esproprio il plusvalore.

Il comunismo è ideale di diritto naturale.

Il capitalismo è poca rapace idea di succhiare profitto.

Ed è questione di evoluzione e di geni.

E si, mi sa che devo essere nato proletario.

Meno male.

Che ricottaro poi capace non ero.

Di fare le pompe.

 

Fùmatto Claudietto

Cyrano, non perdono e tocco.




 

 

 

lunedì 11 maggio 2026

2026 90 – Il cancro del porto franco

 2026 90 – Il cancro del porto franco.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Sette sono i re 2002

 

Tax haven, non heaven, ignoranti.

Vuol dire porto franco, non paradiso fiscale.

Un avvocato crea una fiduciaria.

Una società laggiù a Panama.

Banca della svizzera italiana.

Conti bancari alla sede in gran bahama.

Gran manovre con riserbo da Lugano.

Si parla in codice come le spie.

Si usa un telefono criptato.

O perlomeno nell’anonimato.

Si buongiorno sono io.

Gradirei un migliaio di melanzane.

Si organizza e parte lo spallone.

Rendez vous in un posto segreto.

Come concordato ti consegna le melanzane.

Sotto, il bel pacchetto con la grana vera.

Ecco i soldoni suonati contanti.

Ma che vi pare una roba seria.

È un mondo di fiduciari per ricottari.

Tutta scippata ricchezza nazionale.

Parcheggiata in oltremare.

Per un uso nazionale solo appena marginale.

Eliminate il contante in banconote.

Tracciate le società e i fiduciari.

Poi offrite pure la salvezza.

O rientri o ti faccio in monnezza

Confiscate le proprietà di società segrete.

Nella globalizzazione sono tutte pronte note in rete.

Corazzate, droni nani e portaerei servono solo da teatro.

Basta un click e ti ho fregato.

La massa monetaria vale enormi multipli dei pil reali.

Han creato un mondo parallelo.

Riservato alla punta della montagna.

La confisca ti fa fare un infinito salto di scala.

Soldi a palate per povertà, sanità, istruzione.

Io lo so come funzionava.

Oggi in più è andata fuori misura.

Ecco allora che serve un trauma.

Tutti in coda alla mensa dei poveri.

Io quei ricchi d’oltremare li ripugno.

Era uscita la scandalosa storia panamense.

Poi non è successo niente.

Chiedete a un Verdone, come il dollaro.

O al tennista pel di carota tanto fair.

Cara Vittoria non è soltanto grana.

Qua nel mondo c’è la gente che fa la fame

È questione di etica e morale.

Meglio tanta perequazione.

Io adesso non dormo niente male.

Mentre questi li torturerei tutti.

Senza sonno, al suono dei rutti.

 

Fùmatto Claudietto

Sette sono i re  



 


domenica 10 maggio 2026

2026 89 – Schizzichea sulle famiglie

2026 89 – Schizzichea sulle famiglie.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: Schizzichea 1988

 

Passeggiavo presto questa mattina.

Esci il cane anche se piove.

Schizzichea una pioggerella,

Non è proprio acqua a catinelle.

Vittoria è ancora un’eco.

Mi accende sempre tanti ricordi.

Era meglio tenerli sordi.

Ora dovrò infilzarli come tordi.

Ammazzarli e cancellarli.

Sono memorie troppo forti.

Le credevo dalle gambe corte.

Poi ricordo che quelle sono le fole.

Evado in cerca della vera meraviglia.

Mi soccorre una famiglia.

Non è un assembramento sociale.

È un raggruppamento animale.

C’è uno stormo di merletti.

Una pentade di merlini piccolini.

Mi piace pensarli usciti dal mio nido.

Quello del giardino di Vittoria.

Ma sono troppo lontani.

E questi sono proprio nani.

Riconosco però il comportamento.

Questo in fondo è quel che conta.

Un merlino, un merlo o un merletto.

Resta sempre lo stesso uccelletto.

Fanno un gran casino pigolino.

Sono piccoli e reclamano di fame.

Dal terreno spiccano voli incerti.

Sono buffi e si lanciano inesperti.

Sto a guardarli come in uno specchio.

Mentre insisto a sentirmi vecchio.

Il colpo d’occhio è terapia.

Fino a che saltellano via.

E io rimango sempre solo.

Ma non dico che sia vero.

Ho i parenti acquisiti.

C’è Daniela là che aspetta.

Mi sopporta e poveretta.

Ma l’impronta non si cancella.

I merletti fanno riflesso.

E tu sei contento e fesso.

Solo come un cane.

Anzi solo con il cane.

Animale di famiglia.

Succedaneo consiglio.

Dirompente soluzione.

Delegata pure da mia figlia.

Senza tanto parapiglia.

 

Fùmatto Claudietto

Schizzichea 1988