2026 045 - Adamitica economica istruzione.
Di
pappagalli e passeri in Bocconi .
Belli
i tempi universitari.
Sempre
a lezione su quei banchi curvi.
Già da
allora a forma semicircolare.
Adattati
adatti al futuro in un’aula parlamentare.
Classe
dirigente con pochezza dirimente
Tutti
lì ad impazzare per ricordare libri a vagoni.
Senza
uno straccio di definitiva idea propria originale.
Solo
nozioni da snocciolare in fila lineare.
Nessuna
visione di grandangolare campo largo.
Era
un impianto di irrigazione goccia a goccia.
Snocciolate
una via l’altra.
Per
seminare all’antica le fervide avide menti di domani.
In
un modello statico e parziale.
Ignaro
di come trattare la interattività della complessità.
Ignari
pure del fatto che l’ordine emerge dal caos.
Perché
ci è già dentro, con buona probabilità.
Probabilmente
funzionale come uno scaffale espositore.
Io
non frequentavo, quelli erano troppo nebulosi.
Tutti
testi e dispense di mediocri professori.
Che
si spacciano per guru e per santoni.
Per
rivenderti le loro disperse e trite riedizioni.
Senza
la cognizione della revoluzione perenne.
E
poi a che serve imparare a fare il pappagallo.
Quando
siamo già predestinati a spaccare il culo ai passeri.
L’unica
cosa che veramente persi fu qualche profumo di scarsa passera.
Come
già ripetei fino alla nausea ebbi solo alla fine la sorpresa.
Fuori
dai cancelli, nella jungla con in mano la mia mente, il solo passero ero io.
Infarcito
come una faraona di nozioni cercavo soluzioni.
Rimpiangendo
la filosofia che non potei studiare.
E
meno male perché anche i filosofi sono tecnici.
Ma della
mente.
E
come tutti i tecnici spesso si innamorano del loro sapere.
Fu
questa una lezione in pillola che mi diede mio padre.
Di sicuro
manipolatore, ma di certo innestatore a colpi di timone.
Comunque,
mi buttai nella mischia che era un mondo ben complesso.
Anche
se poco adattivo e sempre in odore di autoreferenze.
Venni
folgorato da quella storia del libero mercato.
La
mano invisibile.
Era
roba adamitica, eppure tutti lo veneravano.
Ma
oggi è più chiaro, il mercato è quella cosa dove col commercio si fa il grano.
Commercio.
La
Bocconi è università “commerciale”, che vi credevate.
In
sostanza un apprendistato per futuri butecai.
La
mano invisibile era poi una barzotta barzelletta.
Il
mercato non esiste.
Perché
ognuno cerca di massimizzare il suo profitto.
E
inevitabilmente, forse per eccessiva gioventù, è guidato da istinti bassi e
crassi.
Come
i prezzi per allodole.
Uscite
felici col carrello, ma non vi chiedete perché c’è l’accattone.
Eppure
esiste un nesso, ma è complesso e adesso devo fare il lesso.
Vale
anche per le guerre, dietro cui ci sono sempre nessi lessi, di bolliti fessi.
Fu
anni dopo passati a filosofeggiare, a mia insaputa, sia di economia che di
fesse varie, che vidi la lux.
In
un film.
A
beautiful mind.
Adam
Smith va rivisto.
Il
miglior risultato si ottiene quando ognuno massimizza il proprio.
Così
nasce la legittimazione all’accumulazione di profitti.
Il
massimo risultato non vede la complessità “nessuale”.
Nash:
«Incompleto. È incompleto! Perché il miglior risultato si ottiene quando ogni
componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo!»
Minchia,
così sinergico che appare lisergico.
Allargate
ora il quadro col grandangolo.
E
vedrete che adesso il lesso lo darete all’accattone.
E i
giovani non mandateli a sfracellarsi le palle di psicopippe.
Le
cose sono più semplici.
Fate
una università in realtà virtuale.
Infilateli
dentro un film.
Immersivo
overamente ovviamente
PS: dimenticavo
la calzaturiera metafora calzante.
Non c’è,
ancora, nessuna mano invisibile.
Allo
stadio evolutivo attuale c’è un'altra anatomia.
È lo
stomaco ingordo.
E que
viva la sgnacchera.
Fate
i bravi.
Fùmatto
Claudietto.
Flynig
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