sabato 1 agosto 2026

2026 026 –Preghiera ai bombaroli

2026 026 –Preghiera ai bombaroli.

 

Chi va dicendo in giro che non sono bombarolo.

Non sa con quanto amore mi dedico al tritolo.

Non è che io non voglia parlare di bombe e guerre.

È che non ci metterei nessun valore dirimente.

Non vorrei neppure essere del tutto ipocrita.

Ma non sarà che in fondo non ci frega niente?

Finché un missile o un bomba non ci scoppia in casa.

Con le immagini in televisione allora meglio la rimozione.

Però per grazia ricevuta una cosa l’ho imparata.

È colpa del sistema, sperequazione, educazione.

Armi, soldi, potere e deliri onnipotenti, sempre di altri.

Ma poi si trascura la fondante psichiatrica questione.

L’uomo lupo ringhia figo o guaisce da sfigato solitario?

Mi pareva una cazzata prima di sentirmi profferire verbo.

Invece certuni sono incarogniti già da appena nati.

Mentre la natura pura è nata buona e incontaminata.

Rivolgete sguardi e menti verso dove e altrimenti.

Lasciate tutti in pace e vedrete il bocciòlo sociale.

Fervidi intelletti a trovare soluzioni per milioni.

Il problema è dunque un figliolo di bocciòlo.

Succhia linfa per farsi grande e alto.

Fino oltre a superare il seme padre.

Risultato selettivo naturale varietale: è apicale.

Ma non è quello il progetto della iniziale meraviglia.

Con o senza tronco o stelo ci si dimentica quel “quelo”.

Allora mi arrovello e mi scervello.

Ci credevo tutti nati uguali.

Ma qualcuno è altrimenti predisposto.

Per sentire il fascino del grano o equipollente.

Portatore insano di domìnio.

Fino a concepire qualche abominio.

Hanno bisogno di salire senza sapere elevarsi.

Anche solo per il gusto di potenza.

Alla deriva nel delirio di onnipotenza.

Ad alcuni mancano proprio le basi, troppo io e nessun noi.

Non a tutti sia allora dato di maneggiare l’importante.

Il gregge non è feroce rapace capace o veloce abbastanza.

Resta fiducioso sereno e pacioso nel suo brucare gioioso.

E che altro dovrebbe fare.

È già un miracolo alchemico che faccia lana e formaggio.

Spesso poi è storia di psicologia, senza scomodare ancora la genìa.

Ci sono i traumi di bambino, che se lo sfrulla ma è piccino.

O la mamma un po’ baldracca, spesso intenta a far la vacca.

Un padre padrone di spessore.

Eminenza da oppressore di grigiore senza colore.

I piccini cresceranno in astinenza di diritto alla rivalsa.

Sogghigneranno feroci quando giungeranno all’importanza.

Poi ci sono certo i cromosomi con l’indole da allodole.

Forse dovrò rivedere le mie credenze.

Credevo che tutto profumasse.

Poi ho trovato il male.

Sento ancora l’eco di quel mantra di mio padre.

Comandare è meglio di fottere.

Il denaro è lo sterco del diavolo.

Io ne ho fatte di porcherie.

Il tumore è la mia punizione, disse.

Plateale e teatrale, sul letto di morte cacciò il frate nipote Fabio.

Dita a croce verso il confessore.

E certo, a lui che gli fregava.

La sua nemesi era già prevista.

E l’avrei pagata io.

Senza manco un succo di cicuta.

Per una bevuta a mano avvelenata.

Tutto ciò a partire a parlar di bombaroli.

E a noi cosa rimane per la loro conversione?

Abboffarli di verbo pensieri e utili opere buone.

Senza scoraggiarsi a ripetere parole e neurosfere.

Che poi chiamiamo anche preghiere.

E se vi sembra poco, allora sulfumigi.

Vaporizzate tutti.

Con il succo di cicuta.

E farete infine i buoni.

 

Fùmatto Claudietto

Santana all stars Montreux 2004 - Hymns for Peace - Imagine

 

 








G  

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