mercoledì 30 settembre 2026

2026 064 – Che spusa de gassoeula

 

2026 064 – Che spusa de gassoeula.

 

Se una cippa vuoi capire quella spusa puoi seguire.

Non confondere gli odori ma architetta le domande.

Marioooo, corri e ciama i pompieri.

Senti che spusa di gas.

Qua facciamo il bottobum.

Suona a tutti i campanelli.

Anzi no che fan scintille.

Ma chi è che fa bordello.

Sarà saltato qualche fornello.

Mario, architetta domande belle.

Ma che dici saranno gli amici.

No, è la spusa de verza, verzura.

Stan facendo la cassoeula.

Caro Nunzio abbi pazienza.

Sto officiando il sacro rituale.

Pentolone a fuoco basso cuocio lento il maiale.

Casseruola con guanciale tanta verza quanto è bela.

Fanno appena attempo a finire la frase.

E ecco il gas gli sbuffa un puff.

Bruta maiala vecia troia, letteralmente.

L’arte povera non va cotta a metà.

Chi sarà che è stato a spegnere il gas.

Drin drin drin sono io il postin.

Raccomandata favorisca la gradisca.

Il suo contatore ghà fà un bordell.

Forse confuso da quel denso profumo.

Ma è arrivato a fine gara che era ultimo.

Primo.

Penultimo.

Non so.

Morale generale una tragedia nazionale.

Nunzio e Mario si esterefanno.

La bolletta dice che il gas della cassoeula è l’ultimo marginale.

Che si deve contare al contrario come il più caro.

Lui e tutti quelli prima.

Mario alza braccia e giura che si arrende.

Lui non ne sapeva niente

Di astrusi calcoli e marginali fonti energetiche.

Ma oramai è troppo tardi.

Il contatore suona il jackpot miliardario.

Va al contrario.

Addebita in senso orario centellini di chilovattario.

Il sistema marginale fa pagare tutto all’ultimo prezzo.

Bit binario numerario proditorio.

Ma che cazzo.

Nunzio lancia la cassoeula giù dalla ventana.

Cucina povera per miliardari nani.

Mario corre per le scale a recuperarla.

Con quel che ci è custà.

Altrimenti sai che bottobùm.

Di inflaziù.

 

Fùmatto Claudietto

Gimme shelter

 

 



 

 





martedì 29 settembre 2026

2026 063 – Un caffè su nel cucù.

 

2026 063 – Un caffè su nel cucù.

 

Papà, papà.

Cusa è questa inflaziù.

Prendi un palloncino, figlio mio.

Inflatalo e poi ancora e ancora e ancora.

Ma non ne abbiamo mica no papà.

Sono beni di lusso.

Giocattoli per occasioni speciali.

Hai ragione.

Allora prendi un goldone.

Mi raccomando lavalo.

E inflatalo e poi ancora come prima.

Ma così scoppia, papà.

Appunto.

Bum.

L’inflaziù è l’istante che lo prendi in cù.

Prima c’era il goldù.

Poi te lo infilano bum sù.

Ho capito, papà.

E come si misù.

Devi prendere un paniere.

Riempirlo di quello che vuoi.

Poi vai alla grande cassa per gli acquisti.

Dei consumi.

E inizi a sfilare cose che ieri potevi comprare.

Ma adesso dopo un giorno non puoi più.

Perché ghè l’inflaziù della svalutaziù.

Papà, papà i palloncini.

Va bene ti imparo la legge anti panaro.

Mettiti a piangere disperato.

Distrai cassiera e televideo.

Ci vediamo all’uscita.

Vedrai con quanto gaudio.

Eccoti i tuoi palloncini.

La abbiamo messa in cù noi a lù.

Alla grande distribuziù.

Grandemente organizzata.

Per infilarla in cù lù a tu.

Contrappasso del panaro.

Karma buono e giusto.

Vabbè andiamo a prendere un caffè.

Il caffè ha il prezzo fissato dallo Stato.

Euro uno al massimo nel paniere.

Lì è il barista che ti incù.

Te lo chiama mocaccino.

E lo vende a volte quattro.

Ma in quell’altro posto sono sicuro.

Sono gente che lavora dalla Cina.

L’inflaziù è sicura a zero, punto.

Il caffè ce lo è permesso.

Svolto e guardo un’orrido.

Un post-it sta appeso minaccioso.

Pennarello arbitrario.

Un caffè costa un euro e 30.

Inflattore traditore.

Il panaro costerebbe il 30% in più.

Vacca boia grande troia.

Meglio la statistica di stato.

Sempre in cù sia io che tù.

 

Fùmatto Claudietto

Dolci promesse all'Upim

 



 





 

lunedì 28 settembre 2026

2026 062 – Il misto soviet della lavapanni a manovella

 

2026 062 – Il misto soviet della lavapanni a manovella

 

Mi hanno raccontato una storia paradigmatica.

Una signora va a San Pietroburgo intorno ai ruggenti anni 80 o 90.

Ruggivano soprattutto nel nostro occidente.

Terra di promesse di sviluppo e di progresso.

Allora come adesso anche lì si lavano le mutande.

Tra un bambino edibile e uno commestibile.

La signora è igienica e non deroga alla salubre pratica.

Nel lavandino pratica gesti da lavandaia antica.

Insapona e strofina con fina pulizia e certa fatica.

Un giorno la comunista mangiatrice di creature la vede.

E’l ‘assegnataria comunista proprietaria di casa.

Ma non del terreno su cui è edificata.

E’ una contraddizione in termini in effetti.

Un ossimoro del diritto proprietario.

Furbacchioni questi sovietici.

Pensa che risate se costruissimo così i nostri grattaceli.

Col ground zero dello Stato abusivamente occupato.

Ma questa era una digressione edile.

Da cui noi amiamo tanto l’affacciarci.

Per rimirare quella roba inutile che cresce una tantum.

Spalmata di cosmetiche facciate spacciate per roba di valore.

Pagate a botte di decine di miliardi di propaganda.

Invece di fare programmi per quinquenni.

Come nell’unione dei soviet dimenticati.

Che potevano evolvere e non essere rottamati.

Ma torniamo alla comunista.

Grande stomaco e tanta anima, proprio come noi.

Offre l’uso della lavatrice.

Svela il magico segreto e apre uno sportello.

La nostra signora è esterrefatta.

Sembra una cattolica madonna.

E sii prende pure paura per la rivelata lavatrice.

Non vuol mica finire in un gulash.

Fatto dove si cucinavano bambini.

Ma solo cotti come arrosticini.

Laggiù oltre la terra siberiana.

Lontana.

La lavatrice funziona a perfezione.

Solo con un pizzico di olio di gomito.

La madonna chiede quanto dura.

Non il lavaggio ma proprio l’aggeggio.

La comunista mostra un sano orgoglio.

Come fosse un figlio.

Dice che era un riconoscimento.

Del 1815.

Solida lamiera per veri rivoluzionari.

La esterrefatta si documentò sull’obsolescenza programmata.

Ma che siete scemi.

Questa va in orbita e ritorno come lo Sputnik.

Anzi fate attenzione.

Che decolla come un razzo.

Poi ritorna e vi trova a consumanesimare.

E da da da quella là vi apre il mazzo.

Ma come, mi ho allontanato sul 91.

Sempre intento a orbitare nel gulash.

E voi mi smontate le fabbriche di lavatrici.

E le trasformate in eserciti di meretrici.

Loro malgrado.

Una diaspora di accompagnatrici.

Affamate.

Nella loro storica cultura.

Evoluta con il sogno di un futuro.

Di mercato misto duro.

Magari avevano ragione loro.

 

Fùmatto Claudietto.

De do do da da da

 

 








 circolare) e la riattivazione di uno Stato innovatore.

sabato 26 settembre 2026

2026 060 – Lawyer a distanza

 2026 060 – Lawyer a distanza.

 

Milano ci riesce continuamente.

Tu le dai una apertura.

E quella scopre la ruera della sua natura.

In presenza, l’apice disgusta sempre.

Soldi, banche, borse, saldi, consumi, affari, shopping.

Porzionati in monodosi.

In modo che chiunque vi possa avere accesso.

C’è la moda fashion chic aristo freak.

Il design da mobilieri, architetti gioiellieri.

Tutti quei finti alternativi milionari.

Con la grana fuori porta giù nei porti d’oltremare.

C’è una sorta di omertà.

Come se sapessero che così non va.

Ma la città non mantiene mai le sue promesse.

Non per tutti né per certuni.

Si risveglia sempre piena di gente fessa e contenta.

Per forza.

Tradita a metà nel sogno americano lombàrd.

E così tutti a inseguire quello che diventa un incubo di privazione.

Accontèntati di guardare il circo, dai posti per altri riservati.

C’è stato un evento di sfilata proprio in centro.

Uno dei tanti, ma questo tra recente e indecente.

Ah ma quelle non sono mutande, quella è arte.

Ne parlavano estasiati, da quel glamour attirati.

Specchi per allodole tra brillanti e diamanti tanti.

Poi non vi lamentate se le vite sono sperequate.

Perché non le avete boicottate.

Le modelle dalla carne al macello.

In odore di bordello fino oltre un centello.

Nel contempo anche noi abbiamo fatto un vero evento.

Molto riservato esclusivo privato.

E’ arrivato un postino, con una foresta forestiera letterina.

Era un postino vero, non un virtuale piccolo post.

Portava notizie di una adozione a distanza.

Tradizione perpetrata da Daniela e prima pure da me.

Seminammo e seminiamo figli come conigli, pare.

In effetto meglio dire che li cogliamo.

Per pochi euro e tanto orgoglio forniamo cure e educazione.

Ecco una pronta soluzione.

Replicabile per evitarvi il problema di migranti innocenti ignoranti.

Disegnate un portale che proponga adozioni mondiali.

E che diventi alla moda adottare un bambino.

Ma perché no pure un adulto.

Un ricottaro progettista di mutande ne adotti pure più di uno.

Facciamo un centello, che diventi una moda nel cervello.

Voi che avete bisogno di acquistare, compratene a fiotti.

Li trovate su www.revospesa.org.

Nella sezione consumi intelligenti, mica roba da coglioni.

Vi capiterà un bambino che vuole solo studiare.

Perché da grande vuole fare un mestiere.

Scandito a stampatello ce lo ha scritto nella lettera.

Magari vi difenderà da qualche vaccata.

Che per volere troppi soldi avrete perpetrata.

L’avvocato disse.

Farò il lawyer.

 

Fùmatto Claudietto

Is this the world we created - Live Aid Queen

 



 





venerdì 25 settembre 2026

2026 060 – La tettonica del dollaro Usa e getta

 2026 060 – La tettonica del dollaro Usa e getta.

 

E ‘primavera, in tanti altri dove e anche a Lugano.

Il fiduciario aspettava dall’alto delle sue strutture in scatole.

Presto quella impalcatura sarebbe stata smontata.

Sarebbe per forza tornata nazionale.

Perché era contro ogni legge naturale.

Contra l’ordine delle cose.

Ma per ora non ancora.

L’ufficetto discreto era in contrasto.

Il citofono era pieno di targhette con nomi di società.

Assai più di quante ne fosse capiente il palazzetto intero.

Alcune dovevano per forza essere vestite di estero.

Si vedeva dalle esotiche tipologie di ragioni sociali.

LLC e SA , Limited Lability Company e Società Anonime.

Società senza responsabilità personale.

Forse c’era qualche olandese col suo tipico BV.

Erano tante ma tante, forse fino a milioni.

Ma non era lì per quello.

Aveva depositato in quello scatolame un ghiotto gruzzolone.

Colorato di dollaro verde Sam.

Manuali alla mano ora il dollaro pareva altissimo.

Occasione ottima per venderlo.

Tanto più che lui con gli Usa e getta non aveva niente a che fare.

Ma qualcuno li aveva promossi a battitori di valuta di riserva.

Roba che si conserva sempre.

Perché il dollaro non si vende mai.

I fiduciari lo ripetevano come un mantra o una preghiera.

Ciurla di quà e ciurla de là, lo zù Sam infine ci ci mise la zampata.

E tirò una mazzata di svalutazione.

Che se la ricordano ancora da Nixon fino oltre nel Giappone.

Fanno così quei sovrani giovani egemoni.

E nemmeno una volta sola.

Come risulta dagli allegati annessi.

Sempre in nome della libertà di democrazia.

Della quale si sono proclamati spacciatori seriali.

Sono ragazzi, loro giocano.

Ma fino a qui niente di nuovo.

In god we trust, anybody else pay cash.

Con il dollaro che non si vende mai.

I dollari però sono noti per il loro fluttuamento tettonico.

Così facendo spostano interi continenti.

La pax americana però è un poco alla amatriciana.

Non sempre su carta bollata ma spesso artefatta come un fax.

Si viene invitati a una grande abbuffata.

A cui non si può resistere o desistere.

E allora tutti convocati alla festa del signore dei bordelli.

Con il peso di tutti quei dollari a creare tettoniche derive e scarrocci.

Abboffata che ti salva soltanto la polvere bianca, il digestivo carbonato doppio.

Mentre fuori affondavano e emergevano placche di zolle di continenti interi.

Difficile tenere la rotta e navigare diritti.

Sotto lo sforzo di tettonica confusione spinta dal macigno verde.

Così Panama diventa Cuba, Le Cayman marciano sulle Bahamas, Dubai ma andò vai.

Venezuelani con i petrodollari.

Palestina in Israele, Ucraina fino in Cina, Italiana alla Persiariana.

Vale anche nel grande freddo.

Tra Siberia e Antartide la Groenlandia e il Canada.

E padre Terno non soccombere, vale pure tra religioni.

Con i Cristiani tutti in burka, femmine trans e pure i mask.

Può darsi che si ridisegni lo scenario di tutta Pangea.

Eoni buttati nel cesso.

Con un gran casino che pare di essere in Gondwana.

La rete di dollari corre e spinge pesi su mari e terre.

Dove fendono fetenti fendenti.

Fino a che arriva la grande svalutazione.

E il dollaro evapora grigliato ancora.

Come da migliore tradizione.

Vulcanizzato dal magma del ring of fire..

Mentre da noi a Bagheria un fiorellino grida sempre.

Come eravamo e come siamo.

Compro dollari.

 

Fùmatto Claudietto

Baarìa film completo

Ring of fire, F. Zappa (J.Cash)

 

 








mercoledì 23 settembre 2026

2026 059 – War drone hey bye money

  2026 059 – War drone hey bye money.

 

War drone hey money

Con disgusto personale nessuno parla più di ricostruzioni.

Le operazioni di pulizia etnica soverchiano ogni proposito di pace.

Restano intatte le vergognose intenzioni già stimate.

Mentre si vorrebbe spendere un migliaio di miliardi per difese ed armamenti.

Ecco che si apre una opportunità di sperimentazione monetaria.

L’Ucraina è stata resa una fabbrica di famigerati droni.

Fabbriche e macerie coprono un intero territorio sperimentale.

C’è una pratica valutaria che rimette le cose a posto.

Ma deve essere progettata e prevista fin da ora.

Il problema della ricostruzione è che attira ricottari del capitale.

E quelli si arricchiscono sulla pelle di nazioni intere.

Noi gli sfiliamo da sotto il culo la massa monetaria.

La credevano appropriata e invece è sparita.

La valenza sperimentale sta nel postulato che i popoli si sanno organizzare.

Non è un parlamento che garantisce una retta gestione della cosa pubblica.

Troppo arretrata la coscienza collettiva persa negli io e non nei noi.

Troppo corruttibile ogni individuo incapace di resistere alla tentazione.

Bisogna sfilargli dalle mani la “grana”.

Oggi abbiamo lo strumento intelligente.

La supergenza, super intelligenza Gemmy.

E un semplice meccanismo di processo.

Un incrocio alla Cybratto.

Tra social lending e crowd funding.

Il popolo elenca le richieste su un apposito portale.

Se non ha l’accesso al portale distrutto, Gemmy fa il suo mestiere di economo.

Le integra e le vaglia e ci alloca e prenota le risorse.

Una ricostruzione dell’efficienza.

Resta da sfilare la grana dalle mani ricottare.

Ecco che entra in gioco il paradigma del ti inculo col tuo stesso uccello.

Stormi di droni dotati di IA individuano e prelevano la grana dai conti off-shore.

O da quelli spesi ufficialmente da entità variostatali.

Volano leggiadri piena di buona novella fino sulle zone popolate di disgraziati.

E sganciano le loro bombe connettive.

Buoni da spendere in crowd funding.

Chi più ne ha più ne metta.

I buoni tipo quelli benzina non sono più tracciabili.

E costituiscono una pioggia monetaria elicotteraria.

I disgraziati potranno votarne l’utilizzo in attesa di Gemmy.

Che tanto viaggia alla velocità della luce.

E in parallelo ci mette un secondo mentre si trasforma costantemente.

Plutocrazia del demos, l’uovo di Colombo.

L’esperimento si conclude in un secondo.

Gemmy resta a vigilare, tanto è ubiqua.

In un mondo di quaquaraquà questa moneta fu a corso forzoso.

Mentre Gemmy vigilava pronta a togliere la luce.

Droni ad elettroni contro i coglioni.

Casomai un cretino mancasse il fate i bravi.

 

Fùmatto Claudietto

Oye como va

 

  









martedì 22 settembre 2026

2026 058 – La cialdina e la benzina

 2026 058 – La cialdina e la benzina

 

Archiviamo altri recenti ostici argomenti.

Basta neurosfere, orbitali e psicoquanti.

E facciamoci un bel caffè, lungo corto oppure forte

Il caffè ti dà conforto, una pausa di ristoro.

Serve a dimenticare l’inflazione che galoppa.

E i derivati problemi di scarsa trippa per noi gatti.

Ma ecco la sorpresa, vaccamokaloca.

Non c’è più la caffettiera da antiquario.

C’è l’aggeggio a cialde del modernario.

Noi le vezzeggiamo con affetto in cialdine.

Ci vogliamo bene, sono figlie del progresso.

Rassicurano col design del brand, e poi è tutto sigillato.

Garanzia di produzione senza porsi troppe questioni.

Vabbè facciamoci stò caffè, e fiotti il fiotto dal beccuccio.

Gusto l’aroma intenso, la fragranza densa, la qualità tersa.

La tradizione persa.

Il dio del consumatore Tore mi ruba un sorso.

E mi sfiora con la mano tutto quel minimal design.

E’ mio che a comode rate me lo pagai.

L’aggeggio riparte con il suo caratteristico trr.

E fiotta ancora altro caffè a fottere.

Vaccamokaloca, svelato l’arcano.

Ecco come fa una Nestlé a fare tanto grano tutto per sé.

La cialdotta contiene due dosi, ma ignaro una la butti.

Inflazione da quantità, qualcosa ti devi accattà.

Il nuovo trend dell’appropriazione del plusvalore.

È interessante notare che una cialda su una fa più 100%.

Mentre l’inflazione Istat è al 3,5% anno.

Con il caro benzine spacciato per responsabile.

In dieci anni perdo potere di acquisto per il 35%.

L’economia reale deve crescere più del 35%.

Altrimenti sto svalutando la moneta Stato.

Ma a qualcuno conviene sempre.

All’America del debito da 40.000 miliardi.

E all’Italia da 3 000 miliardini.

D’altronde meglio svalutare il debito che guerreggiare un default.

Con 40.000 miliardi di cambialette da onorare non gli passa più.

E conviene anche a noi.

Uno tsunami valutario ci asfalterebbe.

Noi e tutta la Uè, Uè, jamme Uè.

Ma che ne so io, io sono il fùmatto.

Mo mi faccio ‘nu bello caffè.

Con la sigaretta acoppa pe’ nun vedè

Che invece di aiutare ci abboffano di caffè.

Vaccamokaloca.

 

Fùmatto Claudietto

Ce sta chi ce penza