2026 026 –Preghiera ai bombaroli.
Chi
va dicendo in giro che non sono bombarolo.
Non
sa con quanto amore mi dedico al tritolo.
Non
è che io non voglia parlare di bombe e guerre.
È
che non ci metterei nessun valore dirimente.
Non vorrei
neppure essere del tutto ipocrita.
Ma
non sarà che in fondo non ci frega niente?
Finché
un missile o un bomba non ci scoppia in casa.
Con
le immagini in televisione allora meglio la rimozione.
Però
per grazia ricevuta una cosa l’ho imparata.
È
colpa del sistema, sperequazione, educazione.
Armi,
soldi, potere e deliri onnipotenti, sempre di altri.
Ma poi
si trascura la fondante psichiatrica questione.
L’uomo
lupo ringhia figo o guaisce da sfigato solitario?
Mi
pareva una cazzata prima di sentirmi profferire verbo.
Invece
certuni sono incarogniti già da appena nati.
Mentre
la natura pura è nata buona e incontaminata.
Rivolgete
sguardi e menti verso dove e altrimenti.
Lasciate
tutti in pace e vedrete il bocciòlo sociale.
Fervidi
intelletti a trovare soluzioni per milioni.
Il
problema è dunque un figliolo di bocciòlo.
Succhia
linfa per farsi grande e alto.
Fino
oltre a superare il seme padre.
Risultato
selettivo naturale varietale: è apicale.
Ma
non è quello il progetto della iniziale meraviglia.
Con
o senza tronco o stelo ci si dimentica quel “quelo”.
Allora
mi arrovello e mi scervello.
Ci
credevo tutti nati uguali.
Ma
qualcuno è altrimenti predisposto.
Per sentire
il fascino del grano o equipollente.
Portatore
insano di domìnio.
Fino
a concepire qualche abominio.
Hanno
bisogno di salire senza sapere elevarsi.
Anche
solo per il gusto di potenza.
Alla
deriva nel delirio di onnipotenza.
Ad
alcuni mancano proprio le basi, troppo io e nessun noi.
Non
a tutti sia allora dato di maneggiare l’importante.
Il
gregge non è feroce rapace capace o veloce abbastanza.
Resta
fiducioso sereno e pacioso nel suo brucare gioioso.
E
che altro dovrebbe fare.
È già
un miracolo alchemico che faccia lana e formaggio.
Spesso
poi è storia di psicologia, senza scomodare ancora la genìa.
Ci
sono i traumi di bambino, che se lo sfrulla ma è piccino.
O la
mamma un po’ baldracca, spesso intenta a far la vacca.
Un
padre padrone di spessore.
Eminenza
da oppressore di grigiore senza colore.
I
piccini cresceranno in astinenza di diritto alla rivalsa.
Sogghigneranno
feroci quando giungeranno all’importanza.
Poi
ci sono certo i cromosomi con l’indole da allodole.
Forse
dovrò rivedere le mie credenze.
Credevo
che tutto profumasse.
Poi
ho trovato il male.
Sento
ancora l’eco di quel mantra di mio padre.
Comandare
è meglio di fottere.
Il
denaro è lo sterco del diavolo.
Io
ne ho fatte di porcherie.
Il
tumore è la mia punizione, disse.
Plateale
e teatrale, sul letto di morte cacciò il frate nipote Fabio.
Dita
a croce verso il confessore.
E
certo, a lui che gli fregava.
La
sua nemesi era già prevista.
E
l’avrei pagata io.
Senza
manco un succo di cicuta.
Per una
bevuta a mano avvelenata.
Tutto
ciò a partire a parlar di bombaroli.
E a
noi cosa rimane per la loro conversione?
Abboffarli
di verbo pensieri e utili opere buone.
Senza
scoraggiarsi a ripetere parole e neurosfere.
Che
poi chiamiamo anche preghiere.
E se
vi sembra poco, allora sulfumigi.
Vaporizzate
tutti.
Con
il succo di cicuta.
E
farete infine i buoni.
Fùmatto
Claudietto
Santana
all stars Montreux 2004 - Hymns for Peace - Imagine
G

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