giovedì 31 luglio 2025

2025 07 31 – La paura che ci cada il cielo in testa

2025 07 31 – La paura che ci cada il cielo in testa.

 

Il  padre Terno era sveglio nella sua perenne veglia.

Valutava gli eventi e ne misurava la portata.

Lanciava segni dal disegno per chi ne fosse degno.

Era molto preoccupato per quel suo gingillo.

Gli uomini lo trattavano senza ritegno.

Ignoravano le avvisaglie con ipocrito contegno.

Mentre lui alacre mente continuava a tappare faglie.

Quel fatto della mente era sempre rilevante.

Quelli non capivano il perpetuo movimento.

Parole pensieri opere e omissioni orbitavano con l’orbe.

Gravitavano a velocità folle.

Una palla da biliardo dentro un frullatore latteo.

Con nel centro pure un attraente buco nero.

Che miracolo di equilibri tra tutti quei risucchi.

Gli uomini giocavano con le loro forze.

Esplosioni, tormentoni, emozioni, commozioni.

Tutti fremiti che si spandevano per gli eoni.

Ma che, si credevano che era facile da timonare?

Andare dritti in circolo sulla rotta di equilibrio.

Terno si fermò per un uffa di un momento.

Se ne accorsero per primi i campani per il bradipismo.

Tipico stereotipicismo di chi trema a ritmo lento.

Terno percepì il locale tremore delle paure.

Gli sembrò una buona idea da risvegliare.

Primordiale istinto contro razione in scienze dure.

Le zanza zanzare faraone erano troppo lente e piccole.

Il loro avvento non sembra mai una vera piaga.

Fino a che nel tempo poi non dilaga.

Ma Terno era stanco immanente mente, in quel frangente.

Aveva bisogno di una vera piaga di forte impatto.

Gli venne in mente l'anello di fuoco dei vulcani.

Umani sulla palla, memento gli elementi, verbò.

Rari, vari, di acque, fuochi, terre e arie.

Ebbene lo confessò, che ebbe la tentazione.

Mo’ gli sparo un orbitale di pensieri casti e puri.

Dalle celesti sfere vere, quelle celestiali di celesti seri.

E gli riassesto l’orbita con una nuova estinzione.

Ma poi era buono, e gli sembrò fin troppo.

Sperando che fosse abbastanza allora tirò un calcetto.

U signùr madonna santa lo pensarono dovunque.

Da lassù nella camciacta fino a laggiù dove c’è rima.

Le acque si gonfiarono, sparirono e ritornarono.

Pareva un piccolo mare mosso rosso.

Tutto percorso di fauni sottomarini in emersione ripida.

Terno si sconfortò per la scoperta di quella fauna meccanica.

L’umano a piaghe e.l.e. mentali, non gli credette più.

Ma Terno si disse che non aveva senso estinguerli.

Tanto ci sarebbero riusciti da soli.

Volle però lasciare un ultimo dono alla conoscenza.

La consapevolezza della generale connessione di tutto con tutto.

Si rivolse verso le Dolomiti del Brenta.

E fece scoprire ad un messo dal futuro che si stavano sfaldando.

Speleologi del mondo intero verificarono gli effetti.

Ma non seppero riconoscere le cause in bradipismi e terremoti.

Frutti della deviata rotazione della neurosfera.

Che con il suo peso richiedeva abilità di guida vera.

Abilità fatta di ampia visione di insieme ultrafisica.

Perduta conquista per causa di troppa logica e sfiducia.

Così alla vista dolomitica solo un cane sentì i brividi.

Si disse che era meglio mangiare sotto il tavolo.

La piaga estintiva sarà quella dei galli come Astrofix.

Arriva dal cielo e che paura.

Che ci cada sulla testa dura.

Bau.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Housequake

 

Beware of the dog, beware of the sky



 

mercoledì 30 luglio 2025

2025 07 30 – Il penultimo profeta

 2025 07 30 – Il penultimo profeta.

 

Fù il più velocemente dimenticato.

In un lustro di lustrini per allodole.

E come ci eravamo spaventati.

E quanto ne eravamo convinti.

La collera divina ci si era infine abbattuta.

La madre gaia ci rigettava.

Allora tutti lì a pregare le promesse.

Come bimbi presi nella marmellata.

Tutti chiusi sepolti in casa mascherati.

Eravamo diventati penitenti.

Divinatori nel fingere di non capire.

Cosa volesse mai quel padre eterno.

Poi pian piano la questione si fece chiara.

Anche grazie a profetiche opere letterarie.

Le Covicroniche raccolsero proseliti e postini.

Piccoli post profeti portatori di messaggi.

Il profeta è bello perché con l’eterno ci favella.

Poi ello proferisce il verbo.

E il veggente lo riporta.

Ma non è che faccia niente.

Quello è ruolo da messia.

Come fu delegato al bacillo incoronato.

Nella strizza l’umano qualche cosa la promise.

Tutta roba un po’ sul vago.

Tipo fratellanza ed uguaglianza.

Senza un briciolo di libertà.

Che si era svelata illusione di identità.

E che finiva dove io diventa noi.

Ci furono grandi dichiarazioni di intenti.

E piovvero diluvi di buone intenzioni.

Per spianare la strada già lastricata.

E che t’aggia di’ e che t’aggia fa’.

Pensò l’eterno padre.

Ma come, io mi sono fatto Terno.

Benedetto come quello del lotto.

E tu, uomo, ‘nu cazzo hai fatto.

Qua ci vuole un paliatone.

Come ad un discolo guaglione.

Di paura un gran fottone.

Terminale soluzione.

In aerea sospensione.

Tipo un virus in infusione.

Ce ne ho giusto pronto uno su centomila.

Dalla terra ad ovest degli egizi.

Dalle lande a piramidi ecco a voi la faraona.

Gli umani si sbellicarono della loro scienza.

Ma mica è pericolosa, è la gallina.

E’ aviaria si ma manco vola.

E poi fa pure l’uovo da comere.

Per saziare ogni fame di mangiare.

Terno padre ribollì e si sbollì.

E poi si rivelò.

Aveva creato cotale gallina faraona assai nana.

L’aveva fatta randagia e zanza.

Piccola e cazzimmosa che ne fece a iosa.

Ecco ora lo vedrete, verbalizzò.

L’incoronato virus fu il penultimo profeta.

Che vi costrinse ad essere messianici.

E cambiare le abitudini.

La zanzara zanza faraona invece è terminale.

Non la vedi e non la senti.

È come un drone nella notte buia.

Un guaio nero dentro al culo.

Zanzarone, bacillone, infezione.

Senza confessione e remissione.

Ora dopo le Covicroniche preparatevi alle Faraoniche.

Cronache del Terno paliatone.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Paliatone.

 

Le Covicroniche 2020

 



 

 

martedì 29 luglio 2025

2025 07 29 – Fame, mangia che ti passa

 2025 07 29 – Fame, mangia che ti passa.

 

Sciopero per la fame, ecco.

Sveglia comoda sotto le lenzuola.

Inizia un’altra giornata con pigrizia.

Col pensiero di cosa mangiare.

Colazione col caffettino, biscottino, cappuccino.

A metà giornata ci spunta pure lo spuntino.

Arriva l’ora del pranzetto.

Luculliano, pantagruelico, dietetico.

Evvai che basta che se magna, sono famelico.

Ma a digerire viene sonno.

Ci facciamo un caffettino, con lo zucchero.

Quello vero ti tira su, ma sintetico è dietetico.

Il pomeriggio è lungo senza manco un tramezzino.  

Ci facciamo una merendina, una tartina, una piadina.  

Per tirare ora di cena si farà un’apericena.

Fino a che arriva sera e si mangia la cena vera.

Il tiggi ormai è obsoleto, ma è un sacro rituale.

Dicono che ci sono dei bambini che fanno la fame.

Degli adulti non gli frega più di tanto.

Ma il bambino.

Quello suscita i migliori propositi.

Passa rapido quel senso di ingiustizia.

D’altronde cosa ci possiamo fare.

Arriva l’ora di abboffarsi di canali.

E del sonniferino mai più senza.

Per non essere turbati.

Per la nuova sveglia riposati.

I criceti in confronto sono campioni di libertà.

Loro corrono per genetica, noi crediamo.

Invece è la ruota che gli sembra una via di uscita.

Tipo scala a pioli, che li tradisce roteando.

Comunque il sonnifero fa effetto.

Mi arriva in sogno un bambinetto.

Mi dice felice che non ha più fame.

Lo sento freddo e già mi turba.

Lo metto tranquillo, che non mi disturbi.

E gli dico che è perché è morto.

Mi chiede perché non gli ho dato un niente.

Che avanzava tra tutte quelle buone cosine.

In tutto quel benedetto bendiddio.

Io gli dico che ormai è morto.

E i fantasmi non mangiano.

E poi che cosa ci potevo fare io.

Quello mi guarda intimidante.

Potevi almeno fare uno sciopero.

Uno sciopero per la fame.

Per senso etico di protesta.

E anche per fermare il sistema a ruota.

Se smettiamo di cricetare sparisce pure il ricottaro.

Poi si deve ripartire e si potrà essere migliori.

Mi sveglio solitario con l’idea di scioperare.

Ma non dura mica a lungo.

Mi alzo e vado al frigo.

Dimentico il suo rigor in un istante.

Ho una fame.

Mangia che ti passa, mi dice una vocina.

Per fortuna ho la scorta surgelata.

E’ mezzanotte, ora buona da spaghetto.

Da noi non c’è mai, la carestia.

 

K.i.d.

Cumba'

Se nosotros no semos nada, che c’accidite a fa’?

 



lunedì 28 luglio 2025

2025 07 28 – Ma che strazio questi dazi

 2025 07 28 – Ma che strazio questi dazi.

 

Tutti i nodi vengono al pettine.

Nello specifico il nodo del meidinitaly.

Della sua indifendibilità.

Anche in settori più hard delle mutande alla moda.

La questione è di lampante imperialista intesa.

Più che i dazi lo confermano i 600 miliardi da investire.

In egemonia americana che non puoi che tenertela.

Bisogna ricordare poi che il 5% del Pil fa 120 miliardi circa.

Spese militari Otan di cui beneficerà sempre qualche Sam, non zio mio.

Le esportazioni italiane verso gli USA di miliardi ne valgono 65.

Esportazioni che includono quelle su cui impattano i dazi.

Per prudenza simulatoria in tabella sono assunte tutte.

Ma prima è bene ricordare che il nocciolo è sempre il debito.

Quello americano di quei 30.000 miliardi o quel che l’è.

Creato stampando un mare di cambialètte per decenni.

Battitori di moneta dollaro.

Che il mondo volente o nolente si è comprato.

Ora fingono di svuotare quel mare col cucchiaino.

Sotto costante velata minaccia del fallimento.

Il modello lo sta copiando svergognata anche l’Europa.

E per forza, sempre creatura americana essa è.

Ultimo esempio sono gli 800 miliardi di eurodebito per armarsi.

E fare girare sempre quell’economia là.

Non bisogna essere anti monetaristi a priori.

Il mondo cresce anche per massa monetaria.

Dipende sempre da come investo i soldi.

E in quali e quante mani li concentro.

Ma ora 4 numeri della tabella seguente sono utili.

Onde non essere esposti all’arte del non fare capire niente.

I dazi al 15% su tutto l’export nostrano verso gli Usa valgono 9.7 miliardi.

Sempre che la grande sòla non sia che il 15% è in più dei valori attuali.

La penultima colonna ipotizza invece un minor fatturato del 50%.

E di conseguenza minori utili per tutti gli esportatori italiani per 6.4 miliardi.

Questo ordine di grandezza massimo teorico non può essere uno psicodramma.

Per chi lancia proclami di orgoglio della nazione.

Di un paese da 2.500 milioni di prodotto interno lordo.

Bisognava pensarci prima, certamente.

E tutelare il tutelabile, ovviamente.

Invece adesso ci dobbiamo fare bastare una copertina.

Con una gongolante faccina.

Segno di questi tempi.

 

K.i.d.

Sign of the times

 

La bella tabella



domenica 27 luglio 2025

2025 07 27 – Spacciatrice di fiducia

 2025 07 27 – Spacciatrice di fiducia.

 

Questo è il miglior mondo mai esistito.

Garantito largocirca.

Dati e fatti alla mano passa il tempo e lo conferma.

E spaglia semi in una semina continua.

Che germoglia perché se son fiori fioriranno.

Per natura umana noi vediamo il male e il peggio.

Non che non esistano, come evidente.

Ma è che l’indole nutrice è risolutrice.

E lo fa con i suoi tempi e i suoi strumenti.

Basta chiedersi se preferireste rinascere indietro.

Di qualche decennio, un secolo o millennio.

Tutto il bene è dato sempre per scontato.

Raramente ricordiamo ciò di cui essere grati.

Vedo mio padre in poltrona, col suo tumbler sempre pieno.

Non parlava quasi mai, era uno che ascoltava e archiviava.

E poi alla fine della licenza lui toccava.

Io scalmanavo per le storture che incontravo.

Lui mi regalò la vita come compito.

E poi Tommaso Moro per rimettere le cose a posto.

Solo una volta mi rimbrottò con sottigliezza e pertinenza.

Voi bocconiani siete troppo preparati.

Alla fine son cresciuto riconoscitore e riparatore.

Ruolo di fatica, dubbi e continue ripartenze.

Vampiro succhiatore di ogni nettare di fiore.

Che qualcuno faticherà sempre a sopportare.

Troppo pesante è il mestiere di infondere fiducia.

Per quelli che non ci sono destinati per compito.

Ma a volte può capitare di incontrare un cuore puro.

Messo lì di fianco per infondere il vampiro di messaggi.

Così ieri mi ha indicato un film di storia e acciaieria.

Laminatoio a freddo: Palazzina Laf.

Un tassello della grande storia industriale dalla guerra fino ad oggi.

Quella anche di mio padre.

Mi ha fatto ricordare di essere grato di tutte le piccole conquiste.

Rivoli che affluiscono nel mare.

Per mio padre disprezzavo tutto ciò per cui avevano lottato tanto.

Ma era solo un problema di misura.

E di distribuzione.

Come è meglio chiaro oggi.

È più facile se la provvidenza vi protegge.

E vi mette a fianco chi vi spaccia il giusto film.

Io ho avuto anche questo dono con il relativo compito.

Devo proteggere da me stesso la mia cineasta.

È lei la mia spacciatrice.

Di fiducia.

 

K.i.d.

Ma il cielo è sempre più blù

 

Ilva Taranto



 

venerdì 25 luglio 2025

2025 07 25 – GiorgIA, non ridete

 2025 07 25 – GiorgIA, non ridete

 

Non piangete è venerdì.

Era "non ridete è venerdì".

Lo diceva ossequioso mio papà.

Mi sono distratto un cicinino.

E ho trovato un altro casino.

Tutto preso da Rueràpoli ora me ne scuso.

Non facciamo facile ironia.

Non ridiamo che è venerdì.

Do un’occhiata alla mia finestra sul mondo.

Il piccì cinguetta un tutto come prima.

Guerre per le terre.

Una nuova in Indocina ma li è sempre colpa dei francesi.

Poi morti di fame mondiali.

Una pena, mondiale.

La solita pioggia di proclami.

Ma poi si accende una luce.

C’è qualcuno che conduce.

Mica solo noi dell’italica nazione.

Ma l’Eurogulasch tutto intero.

Mica me ne ero accorto.

Ricordo un 5 picciolini in Africa nel nome di Mattei.

E poi un 100 piccioloni all’anno per quel 5% di spese militari.

Regalati alli americani in conto Otan.

Mentre l’Eurogulasch se ne balla un bel 800, di piccioloni.

In pratica invece delle auto modello tiford noi ci famo il tank.

Risolte a cannonate anche le diatribe per il parcheggio.

Comunque mi aspettavo clamore per le solite figure di Ruerapoli.

Invece ci hanno fatto la copertina come a Versaci.

Non del Messaggero, non del Tempo.

Proprio la più ambita, quella della verità di Time.

Di improvviso non siamo più repubblica delle banane.

Abbiamo cambiato gusto.

Come col gelato del nostrano amato meidinitaly.

Da(li)zioso che ti credevi che non potevano più farne senza.

Siamo diventati la repubblica di cantalupi.

Gaudio, giubilo e tripudio come a tennis col trionfo oriundo.

Mi documento e uso la mia AI preferenziale, presidenziale.

E quella, che sta ancora imparando, mi risponde.

L'Italia è tra le prime 10 potenze economiche mondiali e terza in Europa.

Ma non è considerata una superpotenza globale. 

La sua influenza e il suo potere a livello mondiale sono limitati.

Non solo rispetto a paesi come Stati Uniti, Cina o Russia. 

Capisco un po’ deluso e mi sovvengo dei problemi interni.

Lo stipendio post riforme mi ammanca di un bel 150 euro.

L’inflazione galoppa o trotta zitta e quatta.

Il paese fior all’occhiello si strazia di paura per i dazi.

E poi ci sono tutti gli altri cazzi.

Che se spendo per il tènk, non mi trovo più il wellfèr.

Ci deve essere un errore.

Poi mi illumino di immenso.

E vedo la luce attraverso questo tempo buio denso.

E’ un problema di artificial intelligence.

La nostra è alla amatriciana, romanesca, carbonaresca.

Ci sta bene il bucatino come in un lungo tarallino.

E’ giorgIA.

GiorgIA allora, tienilo a mente chi è o buono e chi è ‘o malamente.

 

K.i.d.

GiorgIA, tienilo a mente chi è o buono e chi è ‘o malamente.

 

 

GiorgIA tienila a mente un po' di storIA



giovedì 24 luglio 2025

2025 07 24 – Milano trema per Rueràpoli

 2025 07 24 – Milano trema per Rueràpoli.

 

Milano, il Comune trema.

Cade una nuova tegola sulla giunta.

Questa rischia di essere davvero terminale.

Tutta quella meraviglia di skyline non ne vuole più.

Di tegole e mattoni.

I grattaceli di mattoni non sono pratici.

Fanno effetto di parallelepipeda tumulazione.

Come le piramidi ma non a triangoli, a monolocali.

Alveari in serie come scale di vetro verso il cielo.

Abbattono il valore del mattone.

Che si svela infine essere rifugio solo per chi se li è venduti.

Certuni mattoni comportano poi luci accese h 24.

Interviene di sicuro anche l’Europa.

Ma come, io ti do il Pnrr verde.

E tu mi sprechi inscì la currènte.

Sarà che in Europa vedono solo la gran Milàn.

Più giù è solo grana, perché c’è poca grana.

Sarà poi che il lumbard di acronimi non è pratico.

Solo di quelli di partiti che invece capisce bene.

Ricorda però fiero l’Iban per il contributo elettorale.

Ne ho visto uno da duemila euro dentro nel tivù a colore.

Ladri di polli per susseguenti ricatti da fessi.

Bel casino quando spuntano tangenti e corruzione.

A destra a manca de chi de li de su e de giù.

Alla fine anche Milano è come il clima e i giovani.

Non è più quella di una volta.

Quella di Urbano orgoglio di vigile urbano.

Col suo svettante casco bianco.

Di deterrenza mai stanco.

Ma non è di questo che siamo qui a discutere.

Una nuova piaga dilaga nella trama del tessuto sociale.

C’erano le infiltrazioni, l’inquinamento, la sicurezza, il trafficco.

Adesso arriva Ruerapoli.

Monnezzopoli che evoca la rivincita di Napoli.

Già ci mancava il grid per la sostenibile elettricità.

Ora sono tutti presi con il naso verso la linea del cielo.

E speriamo che non cada in testa come quello dei galli.

Si sono dimenticati dei portamonnezza.

Già qualcuno perorò di togliere i cestini dalla strada.

Per favorire la delegata differenziata a casa.

Ora la popolazione esasperata però si rivolta.

Per al massimo 5 giornate, poi c’è da tornare a fare la finansa.

Dimenticati i cestini dei rifiuti.

Tranne attorno a grattaceli e cielolyne.

La popolazione che era insorta subito si imbroda.

Nel suo storico orgoglioso senso civico tosta si reinventa.

Finalmente un appalto serve a qualcosa, pensa.

Vanno a ruba le biciclette cassonetto.

Le ciclonette del moderno dagherrotipo.

Resta solo da appaltare a terzi chi le svuota.

Provate a chiamare Urbano.

Il risolvi problemi assistente virtuale intelligente artificiale del Comune di Milano.

Intelligente si, ma pure troppo.

Urbano, svuota la ruera dai cestini.

Ciapatela su tu.

Mi sun artificiale.

Minga pirla.

 

K.i.d.

Milano Napoli

 

Ruerapoli: una ciclonetta staziona negletta.

 



 

 

 

mercoledì 23 luglio 2025

2025 07 23 - Gli 85 giri di vinile e più

 

2025 07 23 - Gli 85 giri di vinile e più

2025 07 23 - Intolleranza al nazista

 2025 07 23 - Intolleranza al nazista.

 

In principio era il verbo.

Nel prosieguo fu il nerbo.

Il verbo era chiaro.

Era pensiero e parola.

Uniti puliti e scevri di fole.

Non richiedevano scudisciate né nerborute frustate.

Erano eteree visioni in un mondo di pie illusioni.

Dallo stesso principio sbocciarono religioni a bizzeffe.

Diventarono migliaia di fazioni.

E frazioni di popolazioni.

Iniziò la sarabanda delle appropriazioni.

Ognuno in nome di un dio o di chissà quale io.

Poi ogni dio fu dato per morto.

Nonostante lo sforzo di dirlo risorto.

Fu anche per colpa di armi troppo leggere.

Di cui era dotato ogni cavaliere verbale.

Tutti a cavalcare parole sempre più vuote.

Mentre nel mondo reale si muore.

Alla fine diventa una confusione di suoni.

Capriole di cori che sono solo rumore.

A Gaza situazione moralmente inaccettabile.”

Come a dire che nella pratica è quello che è.

“Ogni ora però provoca profondo dolore”.

Conforto sicuro per chi vive lì obtorto nel torto.

Insomma il verbo non ha più alcuna forza.

E nessuno agisce in sua vece con il nerbo.

La confusione di suoni ribalta posizioni.

Con connivenza mondiale data per normale.

E ti trovi che i buoni sono diventati i cattivi.

Che gli oppressi sono rivinti nazisti.

Nella indifferente tolleranza generale male riposta.

Mi insegnarono una scena da filosofi.

Militavano per strada dei nazisti.

I fratelli in lamierone si scambiano uno sguardo.

Romba il tuono di un motore di quelli a tanti pistoni.

L’auto esce dalla fila.

Punta dritta il drappello di nazisti.

E li fa buttare tutti giù dal ponte.

Io i nazisti non li sopporto, aveva detto un fratello all’altro.

La morale è del tipo invocato un po’ da tutti.

Nazisti brutti e cattivi tutti.

Ma ci sono queste occasioni e situazioni.

In cui per difendere la tolleranza ci vuole il nerbo.

Frusta, scudiscio, sferza, verga, bastone.

O moderno strumento e apparato.

Basta solo avere chiaro il presente qui e ora.

E chi siano oggi i nazisti.

Nello sterminio in Palestina.

 

K.i.d.

Everybody need somebody

 

 Certe volte per difendere la tolleranza,







si deve impugnare uno scudiscio.

 

 

 

 

 

 

 

martedì 22 luglio 2025

2025 07 22 – Adulta e bambini

 2025 07 22 – Adulta e bambini.

 

Niente di nuovo sul fronte occidentale.

Sembra.

Sono cresciuti i bambini feroci

Sono sempre più feroci quei bambini cresciuti.

Non lo vedete ancora da questo lato di mondo.

Li credete ancora inermi bambini.

Sono i parametri del nostro occidente.

Il tempo passa e maturano le generazioni.

Vi siete sbagliati e non sono più bambini.

Se vi sono sopravvissuti sono già ragazzini.

Sempre più vicini alla civiltà della vendetta.

Nel frattempo che penso mi chiama mia figlia.

Il solito miracolo della sincronicità.

Pensi ai bambini e ti spunta la tua bambina.

Ecco qualcosa di nuovo su questo fronte.

Lei di anni ne ha 22.

Me lo ha annunciato sorpresa.

Si è scoperta già adulta.

Le canticchio.

Into this house we were born.

Into this world we are thrown.

Like a dog without a bone.

Like an actor out on loan.

Questo è il mondo dove li abbiamo gettati.

Come personaggi in cerca di autore.

Tanti attori senza copione.

Sono intere generazioni da inventare.

Con un divario da colmare.

Senza cadere in quell’orrida tentazione.

Di protezione chiusi in trincea.

Mi chiedo come si faccia a dare fiducia.

Me lo chiedo da padre nell’ombra.

Da questo ruolo ritagliato tra sbagli.

Mentre guardo il mio tempo che scorre.

E il suo che si scambia ed inizia.

Mi chiedo cosa le ho dato.

Se davvero un poco l’ho preparata.

Forse la chiave era insegnare ad essere grati.

Forse non è propriamente il mio forte.

La fortuna è un fatto di geografia.

Ma una volta ricevuta che grazia sia.

Benedizione per la nuova vita adulta che inizia.

E preghiamo che sia propizia.

 

A Vittoria da mamma e papà.

Ti vogliamo tutto il bene che c’è.

 

Vita dedicata a te.