martedì 5 agosto 2014

2014 08 05 – Ramadan e Fioretti. Psichiatria quantica, ricomposizione di opposti, new economy, speranza e civiltà dell’intelletto.



2014 08 05 – Ramadan e Fioretti. Psichiatria quantica, ricomposizione di opposti, new economy, speranza e civiltà dell’intelletto.

Ordine nel caos
Il titolo è volutamente caotico.
Sembra che non ci sia alcun nesso logico, nessun ordine.
E invece il nesso c’è. Eccome.
E questa è l’essenza della complessità: ordine nel caos.
E l’ordine vince sempre.
Anche se a volte, in prima apparenza, sembra disordine.

Psichiatria quantica: l’utilità fisica dell’esame di coscienza
Dopo alcuni appelli e scritti sui massacri in Palestina, sempre osservando anche le altre emergenze mediorientali e no, mi sono detto che dovevo cercare di fare di più.
Mi è venuto quindi in mente che il mio pensiero sul tema non era sufficientemente “qualcosa”.
Non abbastanza lucido.
Non abbastanza puro.
Non abbastanza potente.
Non abbastanza fremente.
Non so bene cosa fosse, ma sapevo che mancava qualcosa.
La mattina del 1 agosto 2014 mi sono svegliato con la nitida idea che il problema era che questo pensiero fosse ancora inquinato o avviluppato in una o più interferenze.
E che queste interferenze riverberassero o risonassero nella testa di chi continuava a fare la “guerra” determinando il massacro di un sacco di gente.
Insomma, la mia idea era che tanta pazzia voleva dire che c’era qualcosa che li facesse “suonare (vibrare) male”. In dissonanza. In distorsione.
La prima interferenza
Sicuramente la prima interferenza era data dal fatto che è sempre facile giudicare e pensare seduti nella comodità di casa propria.
E questa è una interferenza energetico – ideativa.
Che certamente alimenta un flusso di quanti psichici, di onde, ma trasmettendo su di una frequenza non completamente omogenea rispetto a quella ricevente.
Producendo, di fatto, una distorsione.
La seconda interferenza
Ma poi mi è venuto in mente che ci potessero essere anche interferenza chimiche.
L’alcol in primo luogo. Anche se non sono un alcolista, era mia abitudine a fine giornata cercare di “spegnermi” il cervello per addormentarmi di sasso e questo obiettivo veniva raggiunto con un paio di bottiglie di vino su “letto” di psicofarmaci (regolarmente prescrittimi) assunte a partire dall’ora dell’aperitivo.
Troppo comodo, mi sono detto.
Anzi di più: ma come ti permetti di scrivere su queste cose e poi premiarti con “l’aperitivo”?
Anche in questo caso mi è oramai evidente come si generino vibrazioni dissonanti e distorcenti.
La terza interferenza
E’ il solito potenziale di importanza. Il mio, però. Non quello altrui. Bisogna sempre partire da se stessi. Sapete, la storia della trave e della pagliuzza.
Ho già scritto che l’importanza alimenta le configurazioni energetiche negative. Al contrario, se non do loro retta, spesso svaniscono da sole. Non è una mia idea, ma è calzante.
In questo caso, parlo di quelle configurazioni energetiche mie interiori. Che però possono inquinare il mio pensiero, sporcarlo, e così facendo renderlo meno fisicamente penetrante. Di fatto più debole.
Si badi che non parlo di modi di dire o generiche impressioni. Parlo della reale capacità fisica delle onde psichiche di compenetrarsi con quelle altrui.
Il fatto è che è sempre in agguato la tentazione di sentirmi importante. So anche che può essere vero, ma esiste in me un meccanismo di bilanciamento per cui mi “metto in guardia da solo”.  E mi contrappeso in qualche modo.
Ma il punto non è questo.
Il punto è che se cerco di allinearmi, con il mio eccesso di senso di importanza, ad una configurazione energetica o frequenza di vibrazioni carica di dolore e sofferenza, anche in questo caso creo una distorsione. E’ il motivo per cui non condivido gli scioperi della fame mediatici, per esempio.
Sembra difficile da capire, ma è molto più facile se faccio un esempio. A tutti noi è capitato di vivere situazioni dolorose. Un funerale ad esempio. E penso che a tutti o a parecchi sia capitato di riscontrare in almeno una di queste situazioni la presenza di qualcuno inopportuno. Ad esempio che ride o sorride o non resta composto. Nella maggior parte dei casi è perché si sente importante, estraneo, al di sopra, o al di fuori (che sono tutti modi di dire la stessa cosa).
Il risultato finale è che “rovina l’atmosfera”. Proprio perché ha creato una distorsione.
Perché sta partecipando per se stesso.
Senza compassione, senza condivisione.
Di fatto sta assorbendo energia per se stesso.

La ricomposizione degli opposti
Allora mi sono detto che dovevo fare qualcosa. Essendo di estrazione cristiana mi sono venuti in mente i fioretti.
Si ma fioretto di che tipo ?
A questo punto mi è venuta in soccorso “l’unitaria complessità”, per contrasto con la nostra abituale occidentale dicotomicità. Quella che fa si che possiamo concepire come contrapposte e distinte due categorie che di fatto sono invece entrambe parte della categoria “umanità: il noi da una parte e gli altri da un’altra.
E mi sono detto che per raggiungere il compimento finale della civiltà dell’intelletto, prima ancora di rendere la conoscenza omnipervasiva, si deve partire dalla ricomposizione degli opposti. Non “ricongiunzione”, che è concetto lineare, ma proprio fusione.
Quindi, dato che sono cristiano, mi sono detto che dovevo fare qualcosa di islamico per allineare le mie vibrazioni a quelle delle persone uccise o sofferenti. E solo così facendo avrei sottratto energia a coloro che di queste persone stavano determinando il massacro.
Per fare questo ho pensato però che prima di tutto dovevo privarmi di qualcosa.
Dovevo almeno mettermi in condizione “privativa”, seppur mai lontanamente assimilabile alle loro, e non neutrale che è concetto potenzialmente menefreghista.
Allora ho avviato il Ramadan.
Dal primo di agosto 2014 sono nel mio Ramadan privato e un po’ alterato. Non credo che sarò mai un integralista per cui mi sono concesso fumo e caffè durante il giorno. Ma in compenso ho abolito del tutto l’alcool, anche di sera, e assumo cibo in misura molto controllata solo la sera tardi. Pure sulle pratiche sessuali posso confermare che sono in astinenza.
Adesso bisogna vedere se nel medio periodo la forza del pensiero rivolta a chi soffre sarà davvero più forte del “chi se ne frega”. Ma di sicuro questo esercizio, spirituale e fisico, mi focalizza costantemente l’attenzione sul motivo per cui lo faccio.
Ogni piccolo morso di fame mi riporta l’attenzione a quelle persone.
E so che così facendo immetto energia su di una frequenza più simile a loro, che seppur ancora lontanissima dalla loro. almeno sarà dello stesso “segno”. Sempre parlando in termini fisici.
Consofferenza e non osservazione. Compatimento e non pietà.
E ciò, nella mia testa, dovrebbe contribuire a dar loro un maggior “peso, o massa, vibrale”.

Chi pensa a noi.
Mi ha colpito un uomo disperato ripreso tra le macerie dalle telecamere che gridava solo “chi pensa a noi?”.
Ecco, io ci penso. Per quel che vale.
E spero che queste vibrazioni si diffondano e arrivino fino al punto giusto: quello in cui succede qualcosa che fa cambiare lo status quo.
Infatti, esiste sempre un singolo punto di svolta, di rottura, di inizio. Quello nel quale interviene un fatto che altera lo status quo. L’equilibrio esistente.
Cerco di seguito di spiegarmi.

Il pensiero marginale nella civiltà dell’intelletto
In economia esiste il concetto di utilità marginale.
L'utilità marginale di un bene è concetto cardine della teoria neoclassica del valore in economia ed è definibile come l'incremento del livello di utilità, ovvero della soddisfazione che un individuo trae dal consumo di un bene, ricollegabile ad aumenti marginali nel consumo del bene, dato e costante il consumo di tutti gli altri beni.
La condizione di equilibrio afferma che ogni individuo effettua le proprie scelte di consumo in modo che ogni singolo bene fornisca le stesse utilità marginali per euro di spesa. Il principio di utilità marginali uguali per euro di spesa per ciascun bene afferma che la condizione essenziale per ottenere massimo soddisfacimento o utilità è la seguente: “di fronte ai prezzi di mercato dei beni, un consumatore con reddito dato ottiene il massimo soddisfacimento quando l'utilità marginale dell'ultimo euro speso per un bene è esattamente uguale all'utilità marginale dell' ultimo euro speso per qualsiasi altro bene”.

Ecco, il compimento della civiltà dall’intelletto sarà fatto quando il pensiero di qualsiasi essere umano (o forse addirittura vivente) avrà la stessa utilità marginale di quello di chiunque altro. Così la intendo io.
7 miliardi di cervelli interconnessi (forse molti di più, finché succederà) che fanno da sinapsi in un continuo flusso fisico di scambi informativi, o meglio ancora ideativi.
Per arrivare a questo servirà la diffusione omnipervasiva di ogni forma di conoscenza. Medica, tecnologica, scientifica, filosofica, etica, religiosa e di ogni genere esistente.
E naturalmente servirà la diffusione omnipervasiva dell’ intelligenza.
Perché è la conoscenza che alimenta il libero arbitrio. E in ultima analisi le decisioni di azione.
Ed è l’intelligenza che consente di elaborare le informazioni per scegliere cosa decidere.
Ma non solo: ogni conoscenza sarà naturalmente asservita al bene comune, che sarà noto a tutti.
E che pertanto non ammetterà manipolazioni oligarchiche.
Non sarà neppure immaginabile o concepibile alcuna forma di appropriazione indebita di idee, o di utilizzo non comune.
Quando tutto questo avverrà, sarà perchè saremo in una situazione di equilibrio, dinamico ma perfetto, che potrà essere modificata da uno qualsiasi di questi pensieri.
In parole povere, chiunque potrà elaborare un pensiero nuovo che serva a fare qualsiasi cosa, piccola o grande, in un altro modo migliore.
E tutti lo riconosceranno istantaneamente, senza alcun conflitto.
E in questa situazione il valore dell’ultimo pensiero pensato sarà uguale a quello di qualsiasi altro pensiero.
Questa è la vera speranza, nemmeno più sogno.
Un mondo senza armi, senza fame, senza malattie, senza povertà, e soprattutto senza il danaro di oggi, dove l’unità di scambio sia invece la nanoparticella elementare di pensiero. Lo psicoquanto.
Dove sette miliardi di cervelli siano in costante interscambio reciproco, in un costante flusso andata/ritorno di pensieri e feedback,
Non sarà uno scambio uno a uno.
Sarà un continuum di energia omnidirezionale e pulsantemente pervasiva che tenderà per sua natura, o struttura, a livellarsi.
A distribuirsi omogeneamente e  istantaneamente proprio come un fluido nei vasi comunicanti.
Per questo parlo spesso di Neuro.
Il Neuro è la mia idea di unità di scambio, di misurazione e infine di moneta, di questo nuovo mondo autolivellante alla velocità della corrente elettrica, della luce.
Non sarà un P 2 P.
Sarà un 2
Una specie di psicobaratto istantaneamente infinito.
Questa era la mia utopia, questa è la mia speranza.

I prototipi
Pensate che sia un sogno ? Una folle utopia ?
Non è così.
Sta già accadendo.
Esiste già.
E’ basata, tra l’altro, su internet.
La rete si autodetermina. E ci autodetermina.
Livella la conoscenza e il modo di essere. Basti pensare ai social (anche se a me non piacciono), che sono un dialogo continuo.
La rete mette a disposizione la conoscenza (si pensi a Wikipedia). Ognuno può si imparare, ma anche correggere. E dirò di più: ognuno lo deve fare. E’ per il suo interesse.
La rete mette a disposizione le informazioni. Ormai sempre più trasparenti.
E’ in corso un gigantesco incredibile processo di rivelazione.
La vera apocalisse, termine il cui significato non è quello di distruzione, ma di rivelazione, appunto.
La rete impara da noi. E ci insegna come evitare gli errori. www.wallstreetitalia.com - La-prossima crisi finanziaria sarà prevista da ricerche su Google
Ma oggi tutto ciò è ancora lento.
Viaggia con parole, scrittura e lettura.
Mezzi di espressione e apprendimento meccanici che hanno il loro lag di realizzazione.
Che sono limitati da processi fisici funzionanti a velocità molto inferiori a quelle elettriche di un cervello.
Non è solo una questione di banda larga.
E’ più ampio di così.
Funzionerà quando si diffonderà “quocumque per undas”.
Dovunque attraverso le onde.
Di tutti i tipi.
E infine ci metterà tutti in Sintonia.

La vita come compito.
E’ il titolo di un bellissimo libro di Viktor Frankl, psicologo ebreo sopravvissuto ai Lager.
Ho sentito ieri il Papa dire che chi distoglie lo sguardo dal povero che incontra, non sta seguendo gli insegnamenti di Gesù.
E’ vero. Ha ragione. Io ieri l’ho fatto e ho sbagliato.
Proprio perché ho perso una occasione di fare una cosa buona, e così facendo di diffondere energia positiva.
Proprio come il solito battito d’ali della farfalla.
Ricordatevi: è un processo fisico. Basato su particelle. Non è un modo di dire.
Ma sapere di avere sbagliato mi da la possibilità di non farlo più.
Questo è il valore della conoscenza: è lo strumento necessario per esercitare consapevolmente il libero arbitrio.
E può darsi che un giorno un battito d’ali qualunque sarà quello determinante per sovvertire, o meglio evolvere, il sistema dominante.
Anzi ne sono sicuro.
Per ora io ci provo con il Ramadan. Che sia il pensiero marginale che farà fermare la guerra?
Ci sarà un momento in cui l’ultimo pensiero marginale poggerà su un sistema talmente forte ed equilibrato che il suo singolo fremito farà girare il mondo mettendolo su una nuova bellissima, migliore rotta.
Ma prima si sarà dovuto combattere in ogni sottocomponente di questo sistema attuale.
Che si modificherà grazie al fatto di essere “cresciuto”, o forse meglio “sviluppato” così tanto, da potere permettere a qualsiasi suo appartenente di cambiarlo. E anzi non solo di permettere, ma addirittura di pretenderlo.
E’ per questo che bisogna provarci sempre.
In ogni istante.
La vita è una infinita sequenza di istanti, in ognuno dei quali si può e si deve fare la differenza. Su piccole e grandi cose indistintamente.
In questo modo, ogni istante diventerà tutta la vita.
Questo è il compito.

La speranza. Questo mondo è il migliore che sia mai esistito
Non è un mio pensiero. Non solo. Lo hanno detto in tanti. Tra questi ricordo Popper.
E almeno se la si vede dalla prospettiva della specie umana, questa è verità.
Certo è anche un gran casino, che si può e si deve aggiustare.
Ma in mezzo a tutte le disgrazie, guerre, povertà malattie, mai prima d’ora una percentuale maggioritaria della popolazione mondiale si era trovata in condizione di relativo benessere, di decorose condizioni sanitarie, di istruzione.
E non è solo questione relativa, percentuale.
E’ in termini di numeri assoluti che la questione è impressionante.
Si parla di miliardi di esseri umani che per lo meno possiamo dir che se la cavano.
Il compito, quindi, è portare tutti in quelle condizioni.
E poi migliori.
E’ l’evoluzione che ci ha portato fin qui.
E quella prima descritta è l’evoluzione già in atto.
A cui bisogna tutti partecipare.

Per concludere
Mi chiedono spesso perché io muova continuamente le dita e le mani.
Ecco, non è un movimento consapevole, ma credo che sia uno dei miei modi di cercare di far battere continuamente le ali della farfalla.



giovedì 31 luglio 2014

2014 07 31 – Il suicidio di Israele



2014 07 31 – Il suicidio di Israele
 
Io alcune cose le so.
So che Dio esiste.
So che la sua pazienza non è infinta.
So che non è infinita la pazienza di qualsiasi Dio, in qualsiasi modo si presenti o si rappresenti.
So anche che il Diavolo esiste.
So che spesso si nasconde.
Ma so anche che in certi casi si rivela esplicitamente.
Io so che l’omicidio è peccato mortale.
Ma anche il suicidio è peccato mortale.
E questo è quanto so in termini religiosi.

Ma la questione può essere vista anche in altri termini.

So che il mondo è un sistema adattivo complesso.
So che tutto è collegato, interconnesso.
E ogni cosa che si fa ha una conseguenza. E’ il nesso causa-effetto.
Ma so anche che più grande è la causa, più grande sarà l’effetto.
Se il battito d’ali della farfalla scatena un uragano, un uragano di piombo e fuoco cosa scatenerà?

So anche che questo mondo interconnesso è un sistema vivente.
E’ un organismo che vive di vita propria, indipendente dalla vita di ogni sua parte.
E so che ogni organismo vivente tende a rigettare le proprie cellule tumorali.
E che tende a difendersi da qualsiasi cosa lo ferisca in una sua parte.

So anche che tutto è energia, che anche noi umani siamo energia.
Ma so anche che l’energia vive di vita propria.
So che si organizza in configurazioni che possono essere positive o negative.
E quelle negative si alimentano di quelle che le circondano, producendo risonanze altrettanto negative.
Fino a quando si estinguono per esaurimento della  propria energia.
O per assorbimento, “sopraffazione”, da parte di una configurazione negativa più forte.

Questo è quello che so.

Ed è per questo che assisto sgomento a quello che stanno facendo.
Ed è per questo che continuo a scriverne, perché spero che qualcuno mi ascolti.


martedì 22 luglio 2014

2014 07 21 PALESTINA - Ansa - Inferno di fuoco su Gaza nuovo bilancio 508 morti e 3.150 feriti - Fonti palestinesi




Le notizie
Attaccato un grattacielo: 10 morti, metà donne e bimbi. Tv canale 10: oggi sette soldati israeliani uccisi. Secondo fonti palestinesi vicine a Hamas, i morti palestinesi a Gaza dall'inizio delle ostilità sono oltre 515, con 3.150 feriti. L'Onu chiede il cessate il fuoco. Altri link.
Non è una guerra
E’ un maledetto massacro.
Criminale.
Non si cerchi di spacciarlo come intervento di difesa.
Non c’è partita.
Le realtà in campo non sono nemmeno lontanamente paragonabili.

L’eroe: Iron Dome
Mi chiedo se sono il solo a percepire una sorta di diffusa ammirazione per la grande supremazia tecnologica israeliana.
Iron Dome: ne parlano tutti i notiziari.
La gente comune inizia a conoscerlo.
Gran parte della copertura mediatica sembra una agghiacciante campagna pubblicitaria.
E allora mi sono letto bene cosa è.
Suggerisco a tutti la lettura di Wikipedia, in link o in allegato dove ho evidenziato in giallo alcuni aspetti importanti.
Che riassumo così.
1.    E’ costato più di 1 miliardo di dollari. 200 milioni sono stati finanziati dagli USA “dopo insistenti pressioni del presidente Barack Obama – riporta Wikipedia”.
2.    Ogni lancio di missile costa 50.000 euro o più (mentre i missili abbattuti costano una frazione di tale importo)
3.    Finora, per la “guerra” sono stati spesi da Israele 2 miliardi di euro (1% del PIL - Non solo Iron Dome, ovviamente).
4.    Iron Dome è in vendita a paesi esteri.
5.    Ogni sistema autonomo (1 radar+3 batterie) costa 50 milioni di dollari. (Wikipedia).
6.    Iron Dome è stato dichiarato operativo nel marzo 2011.

Il dubbio è legittimo, credo. Che dopo qualche tempo di preparazione adesso si stia assistendo alle prove tecniche sul campo ?

Il gatto con il topo
Il gatto domestico, quando prende il topo, non lo fa per mangiarselo.
Lo fa per giocare.
Tanto è vero che quando non si muove più se ne stufa e spesso lo porta in omaggio al padrone per fare vedere quanto è bravo.
A questo stiamo assistendo.
Questo mi viene in mente quando vedo i missili di Hamas esplodere in cielo nelle oramai tipiche nuvolette.
E siccome ho letto che alcuni di questi missili furono “contrabbandati dal Sinai”, non posso fare a meno di chiedermi : “contrabbandati da chi ?”

Il gallo ‘ncoppa alla monnezza
A Napoli fare il gallo ‘ncoppa alla monnezza vuol dire farsi belli sulle spalle delle disgrazie altrui.

Giusto per ricapitolare i termini del “confronto”.
1.      Israele ha 8 milioni di abitanti
2.      Israele ha 250 miliardi di dollari di PIL
3.      Palestina ha 4 milioni di abitanti
4.      Palestina ha 7 miliardi di dollari di PIL

Credo che chiunque possa arrivare a pensare che se i 2 miliardi di dollari della “guerra”, a cui aggiungere 1,2 miliardi di dollari di Iron Dome, fossero stati spesi per mettere i Palestinesi in condizione di vivere dignitosamente e in pace, sarebbero stati spesi meglio.
E molto probabilmente sarebbero stati più efficaci, considerando che 3,2 miliardi di USD sono circa mezzo PIL Palestinese.




1          Cupola di Ferro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Descrizione
Tipo
missile terra-aria
Impiego
contro-missile a breve raggio
Sistema di guida
radar phase-array
EL/M-2084 MMR
[1]
Costruttore
Impostazione
2005
In servizio
2011
Utilizzatore principale
Costo
40000 $ per missile
Peso e dimensioni
Peso
90 kg[2]
Lunghezza
3 m[2]
Diametro
160 mm[2]
Prestazioni
Vettori
Lanciatori con 20 missili per batteria
Gittata
70 km
Velocità massima
?
Motore
a razzo (combustibile solido)
Spoletta di prossimità[3]
kg (a frammentazione)[3]
note
Costo di ogni sistema: 50 milioni di dollari (radar + 3 lanciatori)
Il sistema Cupola di Ferro (in ebraico: כיפת ברזל, kipat barzel, Iron Dome in inglese) è un sistema d'arma mobile (radar EL/M-2084 MMR della Elta e missili Tamir della RAFAEL) per la difesa antimissile[3] sviluppato dalla RAFAEL[2], progettato per la difesa di punto e di piccole città, in grado di intercettare razzi a media velocità e proiettili di artiglieria (viene citato il calibro da 155 mm, ma probabilmente sarà efficace contro il 180 mm[senza fonte]) con traiettoria balistica. Il sistema è stato pensato come contromisura difensiva per la minaccia dei razzi Grad e Katjuša contro le popolazioni di Israele vicine ai confini, ed è stato dichiarato operativo nel marzo 2011.[4] Viene presentato come capace di intercettare minacce a corto raggio, fino alla distanza di 40 km in tutte le situazioni meteo.[5]

1.1     Indice


1.2     Antefatto

Durante la seconda guerra del Libano (2006), gli Hezbollah libanesi spararono circa 4.000 razzi (per lo più razzi Katjuša) che colpirono il nord di Israele, includendo il porto di Haifa, uccidendo 44 civili (anche arabo-israeliani)[6] forzando all'evacuazione di 250.000 persone, mentre circa 1.000.000 di cittadini israeliani erano confinati dentro o vicino a rifugi anti-bomba durante il conflitto.[7]
Nel sud di Israele, in un lungo stillicidio tra il 2000 e il 2008, i miliziani di Hamas lanciarono più di 4.000 razzi e spararono 4.000 colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza. La maggior parte erano rudimentali razzi Qassam, ma da qualche anno Hamas possiede missili Grad da 122 mm che vennero contrabbandati dal Sinai. Circa 1.000.000 di israeliani del sud si trovano nel raggio di questi razzi, fatto che pone una minaccia seria ai civili che si trovano in luoghi all'aperto.[8]
Il 17 novembre del 2010, in un'intervista con il vicepresidente della RAFAEL Industries Vice President Mr. Lova Drori venne confermata l'offerta del sistema Cupola di Ferro alle forze armate dell'India.[9]

1.3     Specifiche

Il sistema è stato progettato per contrastare i razzi balistici a corto raggio e i proiettili d'artiglieria da 155mm con una gittata di circa 30–70 km. Secondo la RAFAEL, la Cupola di Ferro può operare di giorno e di notte, sotto condizioni meteo avverse, ed è in grado di rispondere a molteplici minacce simultaneamente.[10]
La Cupola di Ferro ha tre componenti centrali:[10][11]
  • Il radar EL/M-2084 Multi-Mission Radar per il rilevamento e inseguimento: costruito dalla ditta israeliana Elta.
  • Il sistema di gestione della battaglia "Battle Management & Weapon Control" (BMC): costruito dalla israeliana mPrest Systems.
  • "Missile Firing Unit": Dispositivi mobili a rimorchio (ma anche simile a un container) che può contenere 20 missili Tamir, l'intercettore vero e proprio, con sensori elettro-ottici, che sterza grazie a 8 pinne.
Il radar del sistema identifica il lancio del razzo, calcola la traiettoria, trasferisce quest'informazione al centro di controllo, dove in seguito utilizza quest'informazione per determinare il luogo d'impatto previsto. Se il proiettile costituisce davvero una minaccia, il sistema spara un missile intercettore per provocare la detonazione del missile lontano dall'area d'impatto.[11]

1.4     Test

Il radar prodotto dalla Elta, cardine del sistema Cupola di Ferro.
  • Luglio del 2009: il sistema Cupola di Ferro intercetta con successo un buon numero di razzi che simulano le traiettorie dei missili Qassam e Katjuša in un test del Ministero della Difesa.[12]
  • Gennaio 2010: la Cupola di Ferro avrebbe intercettato con successo un fuoco di sbarramento di molteplici missili con traiettorie simili a quelli dei Qassam e dei Katyusha. Il direttore generale del Ministero della Difesa Pinhas Buchris dichiarò che il sistema avrebbe "trasformato" la sicurezza per i residenti nelle aree di confine settentrionali e meridionali di Israele.[13]
  • Luglio 2010: Il sistema avrebbe intercettato con successo molteplici barrage di razzi che mimavano Qassam e Katyushas. Durante le prove, Cupola di Ferro avrebbe determinato con successo quali erano i razzi diretti verso luoghi abitati e quali stavano dirigendosi verso campi aperti. Il sistema non sparò ai missili che non rappresentavano una minaccia.[14][15]
  • Marzo 2011: Dispiegamento iniziale, Cupola di Ferro viene dichiarato operativo dalle IDF, e il ministro della difesa Ehud Barak autorizza il dispiegamento.[16][17]

1.5     Finanziamento

Il 20 maggio del 2010 la Camera dei Rappresentanti U.S.A. (dopo insistenti pressioni del presidente Barack Obama, che riferiva di come la mancanza di finanziamenti avesse provocato gravi rallentamenti al programma[18]) approvava un finanziamento di 205 milioni di dollari per lo sviluppo del sistema Cupola di Ferro. Questa decisione venne presa con una votazione quasi unanime 410-4.[19] Il progetto di legge si chiama United States-Israel Missile Defense Cooperation and Support Act (H.R. 5327), ed era sponsorizzato dal delegato Glenn C. Nye dello stato della Virginia.[20]
Il 9 maggio del 2011, il giornale Haaretz pubblicava che il direttore generale, il Generale Udi Shani, aveva affermato che Israele aveva piani per investire circa 1 miliardo di dollari negli anni a venire per lo sviluppo e la produzione delle batterie Cupola di Ferro.
« Non stiamo più facendo l'approccio in termini di capacità operative iniziali ma stiamo definendo l'obiettivo finale per assorbire i sistemi, in termini di scadenze e fondi. Stiamo discutendo sulla possibilità di avere circa 10-15 batterie di missili Cupola di Ferro. Investiremo circa 1 miliardo di dollari in questo. Questa è la meta, in aggiunta ai 205 milioni di dollari che il governo U.S.A. ha autorizzato »
(Generale Udi Shani.[21])

1.6     Dispiegamento

Il 19 luglio del 2010, il Ministero della Difesa di Israele annunciava che il sistema sarebbe stato operativo in novembre. All'inizio il sistema sarebbe stato posto nei pressi di Sderot, vicino alla Striscia di Gaza.[22] Nel gennaio 2013, le forze armate israeliane, decidono di installare 2 batterie di missili nella zona di Haifa e Safed. Il 6 febbraio viene schierata una terza batteria nel nord di Israele.[23] [24]

1.7     Commercializzazione all'estero

Secondo il Jerusalem Post, il Ministero della Difesa israeliano "è in conversazione con un certo numero di paesi europei riguardo alla vendita del sistema di difesa Iron Dome" per proteggere le forze NATO dispiegate in Afghanistan e in Iraq.[25]

1.8     Utilizzo in battaglia

  • Fine ottobre 2011: Durante un attacco con razzi Qassām e Fajr-5, lanciati dalla Striscia di Gaza, vengono abbattuti due razzi lanciati dai militanti dell'organizzazione terroristica palestinese di Hamas, anche se uno di questi colpisce un parcheggio, provocando l'incendio di alcune automobili e la morte di una persona[26] e il ferimento di altri israeliani.
Le popolazioni israeliane di Ashdod, Ashkelon, Beersheva e Sderot, molto intimorite, rimasero nei rifugi predisposti, interrompendo le attività lavorative e scolastiche, sfidando così l'esortazione della IDF per il ritorno alla normalità. Una batteria di "Cupola di Ferro" è stata dispiegata nella "città della scienza" Rehovot.[27][28]

1.9     Critiche

Il sistema Cupola di Ferro è stato criticato per i suoi costi proibitivi. Si stima che il missile intercettore Tamir costi 35.000–$50.000 dollari,[11] mentre un razzo Qassam artigianale (e notevolmente meno efficiente) non costi più di 800 dollari.[29] La RAFAEL ha risposto che il problema dei costi è sopravvalutato, dal momento che il radar di Cupola di Ferro determinerà quali razzi possono colpire un centro abitato e dunque procedere a intercettare soltanto quelli pericolosi.[30]
Più recentemente l'analista militare prof. Reuven Pedatzur (dell'Università di Tel Aviv) ha affermato che la presentazione di Cupola di Ferro in modalità anti-Qassam:
« è tutto un inganno... il tempo di volo di un razzo Qassam fino a Sderot è di 14 secondi, mentre il radar e il controllo di tiro di Cupola di Ferro necessitano di 15 secondi per identificare un bersaglio e tracciare la sua traiettoria. Questo significa che non può difendere da nulla sparato da meno di 5 chilometri; ma è piuttosto probabile che non possa neanche difendere da missili lanciati da 15 chilometri. Inoltre la massiccia disparità nel costo del singolo missile di Cupola di Ferro (100.000 $) e del tipico razzo artigianale Qassam (50 dollari) significa che la faccenda di Cupola di Ferro non ha alcuna logica »
(Reuven Pedatzur[31])
In un articolo del quotidiano israeliano Haaretz (Dic. 2011) si afferma che l'installazione di una quantità sufficiente di missili "Cupola di Ferro", in grado di difendere soltanto la parte settentrionale di Israele dai razzi di Hezbollah, potrebbe portare alla bancarotta della nazione.[32]
L'ingegnere israeliano Moti Shefer , vincitore di premi internazionali per la difesa militare, ha affermato in un'intervista (luglio 2014), che il sistema Cupola di Ferro è "uno dei più grandi bluff mai visti", "non esiste ad oggi nessun sistema per intercettare in aria missili o razzi" e che "le esplosioni viste sono semplicemente i razzi rudimentali di Hamas che esplodono da soli"[33].