2026 044 – La prima 38 special non la scordi mai.
Maratea
era terra di boschiva pedagogia schiva.
Avrò
avuto una dozzina di anni.
Nascosti
alle indiscrete viste ci addentriamo nel sottobosco.
Arrivati
al posto giusto padre prende l’attrezzatura dal borsone.
Mi
piazza in mano un fucile a pompa e mi dice punta e spara.
Lo
guardo incerto.
Lui
ripete per la seconda volta il comando, che chissà quando mi ha innestato.
Io
sparo con in memoria la storia di una barzelletta.
Intervistano
due anziani maritati centenari.
Chiedono
lumi sulla loro longevità matrimoniale.
La
donna dice alla giornalista urbana che le racconta una storia contadina.
Due
soggetti col carretto e il mulatto mulo adatto tornano a casa appena sposati.
Il
mulo di un tratto si ferma, lui scende e lo guarda dritto in mezzo agli occhi.
E fa
: e uno.
Il
mulo riparte per un po’ poi si ferma ancora.
Lui
scende, ancora, e fissa gli occhi dritti in faccia al mulo.
E fa
: e due.
Il
mulo riparte ma poi si ferma ancora, per la terza volta.
Lui
scende dal carretto, prende il fucile, lo piazza in testa al mulo, e spara.
Il
mulo muore.
Lei
apostrofa il novello il marito in malo modo autoritario.
Ma
come, il nostro solo mulo e adesso come facciamo.
Lui
con il fucile ancor in mano la guarda secco.
E le
fa : e uno.
Questa
è una storia in apparenza cruda.
Ma è
una lezione di deterrenza con una puntarella di forza.
Io
sparai la terza volta ma non feci nessun centro e volai per il rinculo.
Lui
esperto mi cambiò l’attrezzatura con una carabina 22, bella.
Andò
meglio tranne che per le lucertole bersaglio.
Ero
ben dotato e le beccavo, poverette.
Solo
che le ammazzavo senza nemmeno giusta nota causa.
Esternai
il mio dubbio, scoglio nel processo educativo.
Lui
armeggiò nel borsone e convinto mi allungò la mia prima 38 special.
Era
come la sua, il che mi dava importanza.
La
ripose in promessa per i 18 anni, con il porto d’armi che avrei di certo fatto.
E
tutti allegri mamma inclusa salimmo in barca.
Con
decine di palloni Santos arancioni da schiattare per esercizio a turno.
Tutti
felici.
Lo
vidi usare l’arma di morte in via Aldrovandi a Roma centro.
Due
malcapitati in moto cercarono di scippare mia madre che volò pure a terra.
Padre
a gambe divaricate e baricentro basso si mise a sparare come fosse legittimato.
Uno
dei due urlò di scappare che lo aveva preso alla gamba.
E
sparirono nel traffico.
Non
ebbi mai nessun riscontro o informazione.
Il
che mi sembrò strano, ma in fondo neanche troppo.
A
Milano una sera nel mezzo degli anni di piombo rincasò tardi.
Raccontò
che in zona Pietro Cossa lo avevano aggredito pistola alla mano.
Lui
bluffò e azzardo che era scarica.
Mentre
quello estraeva un coltello, dicendo che quello non si scarica mai.
Padre
allora estrasse lesto la 38 special sua.
“E
gli ho sparato nel piede”, disse credo con un certo orgoglio.
Insomma,
se c’era da sparare lui non si tirava indietro.
Fu
in questo contesto che un giorno gli uscì dai denti, forse per frustrazione:
“coglioni di brigatisti, dovevano chiedere a me”.
Cosa
non saprei.
Ma questo
era il clima, tra terroristi, preti e altri segreti.
La 38
special mia poi la consegnai in San Sepolcro alla Polizia.
Lui
restò fedele ad un altro motto.
Certe
volte per difendere la tolleranza bisogna impugnare un 44 magnum.
Ma
va bene anche una 38.
L’ultima
volta che lo vidi usarla fu in macchina in Cairoli.
Era
nella sua auto urbana, inguardabile city car.
Ma
lui era mimetico, come oramai capito.
Uno
gli tagliò la strada.
Padre
accelerò, si affiancò, e mostrò la 38 special con la canna verso l’alto.
Poi
la abbassò lentamente, punto è imitò un botto bum.
Alla
testa del pirla che lestissimo abbozzò.
Efficacia
comprovata.
La
seconda lezione che ne trassi è che tirare un grilletto è davvero cosa facile.
Ma
ammazzare anche solo una lucertola è roba grossa.
Non
mi figuro un essere umano.
Gli
porti via tutto quello che è, che ha e che avrà.
Ricordatelo
prima di tirarlo, quel grilletto.
Meglio
disertare.
E
fate i bravi.
Fùmatto
Claudietto

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