2026 031 – Invicta giornata a penna armata.
Ieri è stata una giornata articolata.
Di quelle che capitano solo qualche volta.
L’aria era piena di folti messaggi.
Era tutto un fatto di atterraggi.
La neurosfera si è posata e rivelata densa.
I semantici rotori hanno scortato tutti i cuori.
Dalla gravità delle menti dentro e fuori.
Certi cieli sono caduti in terra.
Certi altri si sono alzati in volo leggeri.
Si parlava con Vittoria e con Daniela.
Arrivò pure Guccini.
Vittoria mi ha aperto il cuore senza rancore.
A chirurgia svelata ci siamo detti cose dolorose.
Quando le scopri poi però svapòrano.
E ti accorgi che da solo ti consoli.
Il cuore è resiliente, che parola velenosa.
Se mi sentisse come sente il gran maestro.
Vomiterebbe di certo per questo verso.
Ma poi sono sicuro ne converrebbe.
I dolori lasciano sempre spazio agli amori.
Mentre parlo con Vittoria Daniela gioca alla riserva.
Pronta ad aiutarmi come una figlia con il padre.
Poi si parlano al telefono, e io le guardo.
Lascio fare perché quello è tanto amore.
Il discorso cambia tono.
Daniela si acquatta e Vittoria riprende vigore.
Parliamo di futuro e mondo duro.
Io ascolto, è faticoso.
A venti anni hai il turbo.
A sessanta sei stanco maturo, e sturbo.
Mi sforzo con amore e tenerezza.
Mi commuovo quando si racconta sola.
Mi avete buttato là e muovi il culo.
Io le dico che non è così, mentre invece so che è vero.
Tutti reclamiamo la mancata guida.
Per parole colpe opere e omissioni.
E’ andata così come doveva, lo fa sempre.
Ma adesso è passata l’ora.
E nessuno se ne penta.
Ognuno si fà il suo cielo.
Chiude fuori con un muro ansie e dolori.
Sto per darle le mie visioni.
Iniziano a piovere mattoni.
Affido a tutte loro questa buona educazione.
Nel cielo suona la potenza di certe canzoni.
E’ morto Guccini, lo piangono e lo citano, io sorrido.
La neurosfera non muore mai.
Io non lo conoscevo bene.
Troppo colto il suo gracidare.
Ma un precetto lo ho scelto e da sempre eletto.
Venite pure avanti furfanti e sciagurati.
Perché con questa penna armata.
Io non perdono e tocco.
Fùmatto Claudietto

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