lunedì 17 agosto 2026

2026 036 - La vera storja di Europa la troja

 2026 036 - La vera storja di Europa la troja.

 Noi ci credevamo.

 Bisogna sapere di miti e leggende o non capirete queste faccende.

I latini copioni, da vincitori si sono riscritti la storia.

Sceneggiature e tesi tra tragedie e perifrasi.

Così si spacciano per discendenti di Giove. 

Largo circa erano prole di Zeus gran figlio di Crono.

I copioni latini argomentano che già prima i greci la storia se la erano inventata.

Nel senso che se la erano appropriata.

Tanto era tutto un cinema di ars gratia artis, gratuita.

I ricottari romani temporeggiavano cunctatori.

Bevevano vino col pecorino tra pecore al pascolo.

Figlie di pecorine accarpone, le si abbinava alla fava già da tempi di favonio.

Gli antesignani Cretini furono i veri precursori di razza e di mazza.

Erano loro i vincitori minotoreri nell’arena della prima culla civile.

Ora si potevano arrogare uno juice primenotti e tutti all’ingroppo.

Ecco la vera storia d’Europa scritta sia da vincitori che da evinti.

Tutto origina dalla grande ammucchiata alla guisa di Giava.

Il povero Zeus, per altro gran puttaniere, si era sì travestito da toro.

Ma per fuggire dalle impure voglie geniali della ninfa da mane a sera, l’Europa.

Figlia di madre ignota era per ricottara rivalsa nota mignotta.

Ninfomane, aveva quel nome curioso dove eu sta per bene e ropa per boh.

Era proprio questa “ropa” che non gli tornava e puzzava.

Poteva documentarsi, ma non trovava mai crono per le psicopippe.

Così rimaneva a quel dubbio “ninfa da mane”, che già da appena sveglia era in odore o rumor di puttana.

Nel mentre del dubbio, ancora per certo non bene noto, a Zeus gli scappò di prosciugarsi le balle.

Sempre trava travesta travestito da toro con corona di alloro.

Senza funzionale goldone, ancora fatti di inutile lino tessuto, egli la ingravidò.

Vacca baldracca era meglio di bocca.

Ma il danno era fatto.

Mancavano solo le spiega e le azioni sul nome.

Assonò allora ropa alla rota e poi pure a una scropa.

Il passo da lì alla scrofa maiala fu uno spasso da fesso.

A ropa sguarrata ninfomane, nacquero un fottìo di razze, lingue e genìe.

Fino a un venti più sette cioè 27.

Tutte col gene da incorno di quel cornuto travesta da toro.

Iniziarono a darsele di santa ragione tra ciolle romane e fregne per nerchie.

Insomma, non si capivano per colpa o alla guisa di tale babele.

Allora intanto nel dubbio chiavare chiavavano.

Gaudendo di un falso privilegio del fallo, ma non dillo.

Troppo grosso l’impero, troppo discinto tutto in giro, troppa assenza di mescolanza di Arianne.

Ingroppa de qui ingroppa de li questi continuavano ad incrociarsi incestuosi.

Fu salvata solo qualche iniezione migrata con una rivitalizzata intostata.

La arazza era diventata sempre più fiacca e molle inseminata.

Erano edonisti sempre più in cerca di ninfetti e pedofile, per par condicio ricchiona.

La grufolante troia maiala divenne il simbolo garante di marchio delle marchette.

Ogni ninfetta ninfomane sbandierava il suo gonfalone.

Vacche quanto cavalle si offrivano ad altri paesi vassalle.

Mentre antichi dòmini imperiali avevano le palle sempre più mosce, paposce.

La gloria passata venne scordata per certi aggeggi detti “di vice” fino da laggiù da miami.

I barbari foresti restavano alle finestre in compagnia di amparo di cazzi.

Li guardavano ammazzarsi di consumanesimo e birra.

Spinti dai numeri erano troppo più destri sui loro destrieri meccanici.

Europa, torera per nulla sincera, divenne sacrilega vacca di spinose pucchiacche.

In tale contesto progettavano attenti solo una orsa di steppa e un dragone còmòdo.

Forse anche una sacra vacca indiana.

Riesumarono il guru Aristotele che però parlava solo di dracme e sesterzi.

Rei di averlo imbriacato anche lui, risultò poco chiaro a tutti.

Peggiorò assai l’indice di Babele, artifizio da orifizio per misurare l’intelligibilità informativa.

Ci fu un eccesso o decesso di demografìca razza di stazza dei 27 che proliferarono in casta.

Non fu possibile convertire l’onda di demografìa in democrazìa.

Forse per questione di incomprensibilità linguistica forse per vili sesterzi.

La scienza di opposti, figlia del Satanasso Aristotile, non sapeva nemmeno se c’era buco nero Zero.

Si sarebbe potuta applicare della fica retroeugenetica e ripartire.

Invece il culto d’alabarda in brogna si propagò in Borgogna Guascogna Bretagna e ben oltre la Spagna.

Cuccagna.

La religione del sufflone lemme lemme stese tutti fino a Gerusalemme.

Il Mediterraneo fù martoriato di pratiche ubride.

Sia presuntuose che inumidite di bacco anali in poca acqua.

La papera si trovò in orbite di acque basse.

La dove l’acqua è poca e notoriamente nessuna papera galleggia.

Europa fu oggetto di studi della sua malattia.

Poi di spese folli ai confini della realtà.

Pratiche sadicomasiche di ponti e di armi dilagarono in esorcismi da germi, o vermi.

Si sarebbe potuto realizzare il grande progetto irriguo.

Sarebbe stato meglio di ponti un acquedotto ad acqua stanziale.

Il deserto senza sale diventava terra da irrigare, era noto ad ogni Sacripante.

Invece la ninfomaniaca Europa si dedicò al paradossale onanico coolto di maschio a oltranza.

27, uno alla volta o tutti insieme, implosero in decimali.

Fu una gragnuola di Stati peti e restarono solo i Nato, o neto, in memoria di puglie normanne.

In quel gran bailamme….

Fiorirono distillerie di mele.

E tanti la montarono, l’Europa.

Ma io mi sono rotto.

Il concetto informativo vi sia preservativo.

E tutti in carrozzone.

 

Fùmatto Claudietto

Il carrozzone, pure con Carla Fracci

Pizzicata meraviglia

 

  

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