2026 340– L’ era della marmotta glabra.
Ora
prendete un telescopio e misurate le distanze.
E
dite tra noi e voi chi è più pericoloso.
Si dice
che non si può scherzare.
Guerre
morti fame malati e tutto il resto: devi metterci rispetto.
Ma
mica sono io che ho fatto questo casino.
Bastava
che faceste tutti i bravi.
Senza
arroganza e boria da bravi manzoniani.
Ci
va solo qualche istante per azzeccare un nesso fesso.
Guerra,
economie distorte, torti, morti, orfani, fame e tutti gli stracazzi
Ed
eccoti il migrante che è migrato al trapassato.
Sono
oramai lontane le auree ere dell’aquila Renata,
quando l'io non servì più.
Quella
rinata e infine reincarnata in un verdegrillo filo d’erba parlante.
Se
ne era volata via dissolta nella vista di un punto nero.
L’istinto
predatore di maschi imperatori sparì, non ci fù più.
Spazzato
via nella maestosa regalità di quel battito d’ali finale.
Io
non servo più, l’io non serve più, diventò l’imperativo.
Tutti
riconobbero i vantaggi di giocare senza arbitraggi.
Ogni
cattiveria sparì nella saggezza di quel battito.
E fu
nascosta in qualche basso di più giù, da babalù a timbuctù.
Quella
fu studiata come l’aurea era del regno dei peli.
La
colonia, coi peli fremeva condivisi fremiti di gioie e di dolori.
Erano
collegati e connessi in un gran bel noi, di tutti in pace.
Passavano
le stagioni e la colonia cresceva copiosa gioiosa e giocosa.
Si
scherzavano, fischiavano, petavano tutti allegri.
Il
bozzolo di fremiti li avvolgeva, la neurosfera fungeva anche da arma di allarme.
Scudo
stellare, alabarda spaziale, droni ricchioni, mazinga del menga e tutti gli
altri maiminga.
La
marmotta invece fischiava come se avesse un fischietto nel petto.
Un
giorno un drone aquilone sganciò più di una puzza.
Polluzioni
diurne e contagi notturni inquinarono tutta la santa montagna.
Essendo
mammifere, già stigmàte letargiche, si addormentarono e contagiarono tutte.
E,
tragedia peggio dell’inedia, iniziarono a perdere i peli.
Calvizie
pilifera e alopecia montana: persero la connessione.
O
vaccabanzai.
Restarono
in braghe di pelle.
Apparvero
nude e lisce di colore chiaro anche a un ipoveggente.
Spiccavano
di pallore senza colore sulla roccia grigia e marrone.
Erano
diventate polpette per aquile, albine e glabre battezzate glabrine.
Ad
un tratto ebbero perso il pelo del tutto, e già questo bastava.
Ma
poi con il caldo montano montante dimenticarono la pedagogica voglia di gioco.
La
colonia rimase triste solinga e stanziale raminga.
Girava
su sé stessa come una labirintica psicotrottola, ma non trovava la soluzione di
uscita.
Un
neurosensato, travestito senza troppo sforzo da pirla, passò un giorno di là.
Decretò
confirmativo il non c’è niente da fare.
Ma più
lesto che tosto fingendosi mesto introdusse un collega piazzista.
Esso
aveva il pelo rossofocato a svolazzo conciato.
E
una stazza da specie di razza che ammazza.
Propinava
una nuova libertà di creme pozioni yoga erbe psiche ed omeopatie.
La
colonia lucidata a pelle ne fu abbagliata.
E con
un pindarico salto divenne una colonocrazia, piena di fecalomi da evacuare.
Tutta
la colonia intanto si spalmò vicendevolissimevolmente.
E in
tutto quello sguisciamento, a tutti venne da infilare l’infilo.
Senza
filosofeggiare e perdere tempo con troppe psicopippe.
Presi
dal principio di piacere sorvolarono rischi di specie, derive sociali e sonori fischi
sul bene o sul male.
Fu
un girone o una bolgia carnale.
Arrivò
un altro piazzista, tipo quelli di lontane mode di colonie nudiste.
La
nostra era già nota e taggata, scambiata ingroppata scambista.
Il
piazzista era un liberista libertario in facili costumi.
Avendo
sperperato ogni Sforze ed energie aveva esaurito ogni provvista.
Di
danari, di ori e pure di privati fori vari.
Il
nuovo piazzista propose quella che a prima vista sembrava una svista.
Mettetevi
una uèbcàm nell’irritabile colon e fatevi filmare da dentro durante i bradisismi
di renze.
Da
scambisti a voyeuristi cyberanisti il passo fu breve, o a ritroso, boh.
Stà
di fatto che qualcuno si lanciò uber, oltre, il revenge, dritto coi bàll nel porno
“pelpal”.
La
glabrina marmottina disse eh no quando è trippa è trippa.
Era
vegetariana radicale perché nutrita e pasciuta cresciuta fin dalle radici.
E
alla glabrità glabra ci si era adattata.
Ma riconobbe
subito quella trippa per gatti, in salsa di roba da matti.
Ascoltava
il suo pedagogo col rispetto dell’amòre.
Spesso
era lei che lo confortava transitoria e protettiva.
Certe
volte però lù lo si capiva solamenti da fù matto.
Rintanati
nel loro tinello pittato di tenue pastello si facevano squadretta.
E in
salsa di amòre idearono un piano assai bello con tanto di tranello.
Telecamere
va bene ma allora per tutti, non sòlamenti qualcuno.
Uèbcàm
girate su sé stessi, di modo chè solo a guardarli imparassero i fessi.
Un
satanasso aprì un profilo su quel “solofan” per raccogliere gràn.
Era
necessario per la ricerca della cura di calvizie e alopecia.
Poco
importava il meretricio se con mediatica par condicio.
Senza
peli connettivi, infatti, non avevano più noi.
Erano
regrediti all’era dell’io.
O
mamma mia.
E allora
privaci pure della privacy fischiavano prossimi ma solinghi.
Noi
non dobbiamo nascondere niente.
Nemmeno
i ciulamenti o il lavaggio di denti.
Fu
una ondata di invincibile armata tutta da loro concatenata.
Portavano
un messaggio di civiltà di trasparenza.
Quando
tutti sapranno tutto il mondo sarà perfetto.
Il
precetto echeggiava da tempo nell’aria della neurosfera.
Fu
un rigurgito pronto di civiltà dell’intelletto.
Esercitavano
l’educazione perenne, diffusa a percettive porte aperte.
Mostravano
il solo loro modo di essere, tra gioie neutri e dolori.
Presto
e lesti divennero fenomeno desto giammai mesto.
Diffondevano
video, olovideo, uberaudio, radio, cesio, polonia e roba per ogni vizio e device.
Infondevano
sintassi, grammatici con l’infusione d’amòre,
Sempre
vestiti, pur nel rispetto per ignudi sodomiti, gomorristi trombamici e loro parenti.
Glabri
di glabrità impararono a tornare giocosi, ma mai fino ad oggi pelosi.
Giocavano
con parole e pensieri dal cuore, sia in andata che in ritorno nel loro dove,
Erano
meglio della moneta corrente contante.
Insomma,
si vollero e si fecero bene.
In
vetrina diretta mondiale.
E voi
non cambiate canale.
Che
qualcosa imparate.
E fate
i bravi.
Fùmatto
Claudietto

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