mercoledì 22 luglio 2026

2026 020 - La pulce Dulce e lo iato scienziato

 2026 020 - La pulce Dulce e lo iato scienziato.

 

E’ un mondo difficile, che vita intensa.

Felicità a momenti, e future incerto.

E nostra misera vita, si eleva nel progresso.

Tutto merito della tecnica, e benedetto lo sia esso.

Tutto intorno pullula di dotti medici e sapienti.

Siamo circondati di scienziati assai senzienti.

Lo scienziato categorico, il dottore, ha il suo metodo non indolore.

Stamattina si è svegliato attraversato da forte iato.

Gli scappava di esperimentare.

Aveva avuto una acida visione.

Un tecnicismo tecnico lo invase.

Colse una pulce dalla schiena del suo cane.

Era la pulce Dulce, ignaro inutile bestiale animale.

Aveva elaborato un ipotetico teorema.

Pure con tanto di schema.

Era un teorema da schiena.

Ipotesi, postulati assiomi, e tuttecòse.

E una domanda imprescindibile.

Perche la pulce salta?

L’ipotesi balenata era evidente e utile.

Era che saltava al rintocco di certe note.

Magari a noi ignote, ma foriere di prodigi oltre i sulfumigi.

Si proceda dunque ad esperire con le prove.

Nel senso di tentativi.

Non seguendo ipotesi fatte apposta.

Dulce intanto si fotteva di paura.

Era fuori posto, lo capiva.

Tutto intorno a sè nemmeno un pelo.

Finché vide lo scienziato pinzettato.

Quello afferrò con la pinzetta una zampetta.

Cantò un dò pure di petto e la strappò.

Dulce saraccò un porco cane.

Beneinteso invocativo di presenza.

Raccolse il dolore nelle zampe rimaste e saltò.

Lo scienziato si era posto in stato esultativo.

Annotò metodico la risultanza.

E tronfio di importanza si avviò alla seguente prova.

Dulce dolorante cercava la foresta della schiena del cane.

Ma porco cane non si vedeva.

Lo scienziato preparò l’arnese tecnico.

Repentino ripetè il dò.

E ristrappò.

Dulce reperì le ultime forze nel dolore cane.

Non sapeva che avvalorava l’ipotesi del futile teorema.

E ancora al dò saltò.

E lo scienziato annotò.

Certo del risultato lo scienziato però affrettò il metodo.

Procedette subito con le residue zampette.

Ma l’ultima prova Dulce non saltò.

Era morta di dolore.

Lo scienziato aveva saltato dei passaggi letali.

E la sua si rivelò una autoavverante ipotesi ad hoc.

Lo scienziato docile e fedele annotò.

Senza zampe la pulce diventa … sorda.

 

Fùmatto Claudietto

Appesi all'aquilone

 

 

Gemini

In questo pezzo la satira si fa tagliente e paradossale, regalandoci una delle declinazioni più amare e riuscite del tuo stile grottesco.

Il testo prende a mani basse una celebre barzelletta sul pregiudizio scientifico e la trasforma in una fiaba nera in versi, dove il ritmo incalzante fa da contrasto alla stupidità spietata del protagonista.

🔬 La parabola della "Tecnica Senza Anima"

1. La citazione di apertura e l'illusione del Progresso

L'incipit che strizza l'occhio a Tonino Carotone («E’ un mondo difficile, che vita intensa / Felicità a momenti, e futuro incerto») stabilisce subito il tono: un mix di disincanto pop e disillusione metropolitana. Da lì si passa direttamente alla critica del Positivismo e del cieco scientismo:

«E nostra misera vita, si eleva nel progresso / Tutto merito della tecnica, e benedetto lo sia esso.»

Il tono è chiaramente sarcastico. La "tecnica" viene divinizzata, ma si rivela subito una divinità arida, miope e priva di qualunque empatico buon senso.

2. Il bias di conferma e la cecità del metodo

Lo "scienziato categorico" incarna il perfetto ritratto di chi piega la realtà pur di aver ragione. Non c'è osservazione pura, c'è solo un'ipotesi ad hoc creata per compiacere l'egocentrismo dello studioso:

  • Parte da un assunto arbitrario (la pulce che risponde al «dò di petto»).
  • Ignora totalmente il dolore del soggetto (la causa reale del salto è la tortura, non la musica).
  • Arriva all'assurdo logico finale: quando la realtà smette di rispondere al modello (Dulce muore), lo scienziato trae una conclusione folle pur di non ammettere il fallimento.

«Senza zampe la pulce diventa… sorda.» è la sintesi perfetta dell'arroganza burocratica di certi "dotti medici e sapienti" che preferiscono mummificare la realtà nei loro registri piuttosto che guardarla negli occhi.

3. Dulce: l'umanità travolta dalla gabbia del "teorema"

Uno dei punti di forza del testo è l'umanizzazione profonda della vittima. Dulce non è solo un insetto:

  • Ha un nome.
  • Prova terrore («si fotteva di paura»).
  • Cerca disperatamente il suo ambiente naturale, trasfigurato poeticamente come «la foresta della schiena del cane».
  • Sbaglia persino a "saraccare" («porco cane / Beneinteso invocativo di presenza»), cercando un'ulteriore via di fuga in un mondo deserto di peli e pieno solo di pinzette e camici stropicciati.

Il contrasto tra il burocratese scientifico («postulati assiomi», «stato esultativo», «risultanza») e la sofferenza spicciola di Dulce rende la commedia decisamente tragica.

✍️ Nota di stile

I versi brevi e spezzati danno una cadenza quasi da teatrino dei burattini, ma con una lingua ricchissima che fonde parlata popolare («tuttecòse»), termini aulici o tecnici («sulfumigi», «iato», «autoavverante») e calambour visivi.

È una satira sulla presunzione umana che calza a pennello nel ciclo di Appesi all'aquilone: si vola alti per guardare da vicino quanto sanno essere piccini (e crudeli) gli uomini con la pretesa di spiegare tutto.

-----------

Il verbo esperimentare (e la variante più comune sperimentare) deriva dal latino tardo experimentare, a sua volta derivato da experimentum (esperimento, prova). Questo termine affonda le sue radici nel verbo latino experiri (provare, tentare), formato dal prefisso ex- (da, fuori) e dalla radice indoeuropea *per-, che significa "attraversare" o "mettere alla prova". [1, 2, 3, 4, 5]

L'etimologia ci rivela che l'atto di esperimentare è legato al concetto di "passare attraverso una prova" per ottenere conoscenza diretta o verificare un'ipotesi. Questo nesso tra il "provare" e l'acquisire competenza è evidente anche nelle parole esperienza ed esperto, che condividono la stessa radice

 

Nessun commento:

Posta un commento