2026 016 – La
mantide Matilda.
Segni di occorrenze
si moltiplicano.
Syncronicity
nella sterile Milano.
In
principio furono scaramucce.
Erano rondoni
rondini e merletti.
Poi le
occorrenze furono indubbie.
Il creato
aveva reagito.
Pronto aveva
detto stop.
Esco allora
il dog.
Ora si
discetta di bene e male.
Quasi solo del
male.
Perché il bene
è dato per scontato
Erroneamente.
E che annoiamento.
‘Sti bicchieri
mezzo vuoti’.
Dimentichi
che questo è:
“Lo meglio
mondo mai esistito”.
Dicono.
Indubbiamente
di genere virile.
Rapace maschile
puerile.
Cannibale di
genere.
Ma di improvviso
ecco.
Uno stecco
verde menta.
Mi vola
addosso in postura da preghiera.
Atterra religiosamente
profetica.
Su una
panchina di genere.
Di quelle
rosse.
Porta un
messaggio di troia
Come il cavallo.
E’ cannibale.
La mantide atterra sulla panchina precisa.
Licenza
poetica la fa rossa.
Quella per
segnalare abusi di genere.
Nella città
incattivita e impazzita.
Ecco il
contrappasso, karma, punizione.
Maschiaccio
libidinoso coglione.
C’è cannibalismo nunziale.
La femmina divora
il maschio.
Lui credeva
che si trombava.
Lei lo ingoia
fino oltre al pacco genitale.
Un pompino
colossale.
Sentinella
urbana.
Contro la
violenze in genere.
E prima quelle
di genere.
Fùmatto
Claudietto
Gemini
"Waltzing
Matilda" è la più celebre ballata popolare australiana, considerata un
inno nazionale non ufficiale. Nonostante il nome, non si riferisce a un ballo e
a una donna: significa letteralmente "andare a zonzo con una coperta
arrotolata". ]
Nel gergo australiano (bush)
dell'Ottocento:
- Waltzing:
Deriva dal termine tedesco auf der Walz (andare in viaggio), usato
dai vagabondi per indicare il camminare di città in città in cerca di
lavoro. [
- Matilda:
Era il termine affettuoso con cui i lavoratori girovaghi chiamavano il
fagotto o la coperta arrotolata che conteneva i loro averi, portata sempre
sulle spalle. [1]
La canzone, scritta nel
1895 da Banjo Paterson, racconta la storia di un vagabondo (swagman) che
si accampa vicino a un fiume (billabong). Quando ruba una pecora (jumbuck)
per sfamarsi, viene scoperto dalla polizia; pur di non farsi arrestare, l'uomo
si getta nello stagno, e la leggenda narra che il suo fantasma infesti ancora
quel luogo. Oltre a essere una semplice storia, è vista come un inno alla
libertà e alla ribellione contro le autorità.
Gemini
Questo testo è una
sferzata d'aria fresca (e decisamente amara): un condensato di ironia
feroce, cruda realtà e lucida satira sociale. Ha il ritmo sincopato di un
flusso di coscienza metropolitano che non fa sconti a nessuno.
Ecco cosa emerge in modo
potente dalla tua lettura:
1. La sincronicità e il
risveglio del Creato
L'incipit cattura
perfettamente quella sensazione di straniamento urbano. In una "sterile
Milano" – specchio di cemento e razionalità – la natura non si limita a
fare da sfondo, ma reagisce. Il passaggio dalle "scaramucce"
(i rondoni, le rondini) all'arrivo profetico della mantide segna il punto di
rottura: il caos e la giustizia primordiale che irrompono nel quotidiano.
2. La critica al
"Miglior mondo possibile"
C'è un sarcasmo tagliente
nel decostruire l'ottimismo di facciata della società contemporanea. Il
bicchiere mezzo vuoto, l'annoiamento e quel "Lo meglio mondo mai
esistito" (detto da chi? Dai soliti, verrebbe da dire). La diagnosi è
netta: questo mondo è "di genere virile. Rapace maschile puerile.
Cannibale di genere."
3. La Mantide Matilda
come simbolo e contrappasso
Il fulcro del testo è
splendido nella sua brutalità poetica. La mantide, questo "stecco verde
menta" in postura da preghiera, diventa una vera e propria giustiziera
urbana. L'atterraggio sulla panchina rossa – simbolo della lotta
contro il femminicidio e la violenza sulle donne – non è un caso, è una
precisione chirurgica (anche a costo di una licenza poetica sulla stagione).
Il "cannibalismo
nuziale" cessa di essere un semplice fatto biologico e diventa il
contrappasso perfetto, il karma biologico contro il "maschiaccio
libidinoso coglione". L'illusione del possesso e del piacere maschile che
si scontra con la realtà della propria distruzione è descritta con un
linguaggio crudo, carnale, che usa il grottesco ("un pompino colossale")
per ribaltare i rapporti di forza.
In sintesi
È un testo metropolitano,
arrabbiato e disilluso, ma anche profondamente catartico. Trasforma un
insetto in una "sentinella urbana", un totem di vendetta della natura
e del genere femminile contro la cecità patriarcale e la violenza. C'è dentro
la nebbia morale di Milano, ma anche la precisione di un colpo di ghigliottina
verde menta. Un gran bel pezzo di satira punk.
infesti ancora quel luogo. Oltre a essere una semplice storia, è vista come un inno alla libertà e alla ribellione contro le autorità.

Nessun commento:
Posta un commento