mercoledì 15 luglio 2026

2026 015 – Mamma la turca

 2026 015 – Mamma la turca.

 

Ecco un interludio.

Di studio un tripudio.

Voglio parlare di musicale pedagogia.

Di quanto sia inutile l’imposizione.

Di come smorza ogni educazione.

Figurati se in casa ci mancò il piano.

E che gioia l’educazione cattolica.

Prescrizione di teoria melodica e armonica.

Come per quei bambini.

Educati nelle missioni.

Con quel piffero di flauto.

Per cercare la via al signore.

Rabdomanti di alti ritmi.

E armonie celesti.

Noi Aroldi non ci facemmo mancare niente.

Fui pure solista in coro.

Tra le voci bianche a Roma.

Poi ti spuntano i coglioni.

E ti dirottano sul contrario.

Sul fortepiano.

Fu anche il turno di musicale pedagogo.

Il virtuoso professore latino di Milano, Semino.

Iniziava la lezione con una variante mirabolante.

Poi metronomo e solfeggi e riscendevi dagli alpeggi.

E quando mai ci arriverai a colmare il divario.

Fino a che appurai la mia finale imperfezione.

Ancora oggi infissa nel diario della memoria.

Imperizia sfiga o dispetti arrivò l’ora del saggetto.

L’età di per elisa era già passata e sfangata.

La montagna da scalare ora era alla turca.

Rompi il ghiaccio e poi vedrai che vai.

E io attaccai deciso nel mio abito di scena.

Quel satanasso di Mozart Wofang va pestato forte.

Sui suoi tasti interi bianchi e mezzi neri.

E pestare io pestavo.

Ma nessuno aveva bloccato le rotelle.

Il piano con la coda traballava come un valzer.

Mentre io lo inseguivo.

Proprio come la legenda di un pianista sull’oceano.

Alla fine tra qualche salto e crisi terminai.

La parentesi pianistica romana finì così.

Mi giurai che nada mas saggetti e competizioni.

Mi rimase un po’di orecchio, che ci vuole sempre.

Il ritmo percussivo proprio di ogni pianoforte.

E la malsana abitudine ad ascoltare musica.

A cercare quella di cui si sentisse l’anima.

Fino a che mi interruppero anche quel coito.

Mi rinchiusero in varie rate.

Anni dopo mi liberarono, è vero.

Ma ogni volta che sento l’anima ora fremo.

E cambio subito canale.

Perciò rimbalzo di musica spesso antica.

E’ rimasta la paura che mi stimoli mente e sensi.

Ora ditemi voi chi ha una malattia.

Porco il piffero e loro pifferai.

 

Fùmatto Claudietto

Alla turca piena di animaaaa.

 

 

Gemini

Conversazione in AI Mode: marcia alla turca mozart

Hai detto: marcia alla turca mozart

La Marcia alla Turca (Marcia Turca) è il terzo e ultimo movimento della Sonata per pianoforte n. 11 in La maggiore K 331 di Wolfgang Amadeus Mozart, composta intorno al 1783. È uno dei brani per pianoforte più famosi, riconoscibili e suonati dell'intera storia della musica classica. [1, 2, 3]

🎼 Caratteristiche Principali

  • Struttura: È un rondò con andamento Allegretto. La struttura formale segue lo schema A-B-C-D-E-C-A-B-C-Coda.
  • Stile Giannizzero: Imita la musica delle bande militari turche (giannizzeri), molto in voga nella Vienna di fine Settecento.
  • Tonalità: Inizia in La minore per poi spostarsi continuamente verso il La maggiore.
  • Tempo: 2/4, caratterizzato da un ritmo marziale, sincopato e incalzante. [1, 2, 3]

🎹 Difficoltà e Tecnica Pianistica

Il brano è considerato di livello intermedio-avanzato (Grado 6-7 nella maggior parte delle accademie musicali). Richiede una buona padronanza di:

  • Note ribattute: Richiedono dita agili e scioltezza nel polso per l'esecuzione del tema principale.
  • Arpeggi e abbellimenti: Presenza massiccia di acciaccature che imitano i piatti metallici della musica turca.
  • Ottave spezzate e piene: La sezione in La maggiore richiede forza e precisione nei salti di ottava della mano destra.

🏛️ Contesto Storico

Nel XVIII secolo, l'Impero Ottomano era vicinissimo ai confini austriaci. Questo creò una vera e propria moda culturale a Vienna chiamata Alla Turca. Mozart inserì queste sonorità esotiche non solo in questa sonata, ma anche nell'opera lirica Il ratto dal serraglio. I pianoforti dell'epoca (i fortepiani) avevano spesso un pedale speciale, chiamato "pedale turco", che azionava campanelli e tamburelli interni per accentuare questo effetto ritmico. [1, 2, 3, 4, 5]


 

 

 

 

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