2025 07 13 – Partire con i migranti, approdare off-shore .
Correva quell’anno 2014.
Ma dove andava non si sapeva.
Oggi lo sappiamo.
Mi intrippai a cercare
soluzioni.
Per milioni di milioni.
Fu un viaggio dentro i conti di
sistema.
Alla fine la risposta fu sempre
la stessa.
Era ora di confisca.
Di tirare la rete a strascico
posata e seminata.
In paradisiaci approdi riservati
a pochi.
Pronti per deterrenze armate.
Con quelle montagne di quattrini
risolviamo ogni problema.
Primo tra tutti il categorico
immigrato.
Più che a tenerli fuori penserei
ad immigrarli a volontà.
Tanto arrivano comunque.
E poi è cosa buona e giusta.
E pure assai utile.
Integriamoli da noi nelle
filiere.
Senza che ci sia schiavitù
delocalizzata.
Di foresti noi ne abbiamo 6
milioni.
Aggiungiamone altri 20 per
toccare quota 80.
Dopo il primo innesto monetario
quelli girano da soli.
E ci fanno diventare primo
mercato continentale.
Un mercato grande più di germani
e alemanni.
E dove lo prendo il grano per il
primo innesto?
Oramai è ovvio e arcinoto.
Serve la confisca transnazionale.
Una volta i comunisti ci pensavano.
Gli piaceva l’esproprio della
proprietà fondiaria.
Oggi i frutti del latifondo sono
nel grano.
E come faccio a beccarli.
In tutte quelle occulte location
marinare.
Questo è facile.
Col ricatto del riscatto.
La rete da pesca moderna è di
dati e informazioni.
Tutto è già mappato noto e
pronto.
Foresto borghesaccio ricottaro.
Caccia subito il grano.
O mi basta un solo click.
E ti rendo proletario.
Kalimmudda ipsum dixit
Mementate che si è sempre meridionali di
qualcuno

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