2025
07 08 –Il rosso spettro del comunismo.
Quando
ho letto me lo sono detto, lo ammetto.
Parlo
di quel bagliore di evocativo rosso.
Come
una folgorazione tra il vermiglio e lo scarlatto.
Di
una memoria data morta e sepolta troppo in fretta.
Ebbene
sì, ero convinto dell’avvenuto avvento.
Del
gran ritorno e relativo manifesto.
Uno
spettro si aggirava per l’Europa.
Credetti
in giro per la neurosfera intera.
Ora
mi accontento che sia attualizzato al contesto storico.
In
cui portare una rinascita del lume della ragione.
Rosso
fuoco, rosso d’amore, rosso di spettro.
Rosso
spettro del comunismo.
Poi
ho letto che quello visto era rosso elettrico mistero.
Un
evento luminoso transitorio.
Roba
da egli ha visto la luce.
Ho
sperato.
Vuoi
vedere che l’umano si è irradiato.
Genomatiche
ondate lo hanno illuminato.
E
ha capito che il comunismo non era la malattia.
Ma
il seme della cura.
Ma
così sto facendo fede e ideologia.
Roba
profetica tipo da matto bipolare.
Di
chi ha delle visioni.
E
sente voci e chiacchiericci.
Mentre
a me mi ci piacciono i messìa.
Quelli
che intervengono fattivamente.
Per
portare cambiamento.
E
per gli ultimi, già proletari, un beneficio.
E
non nocumento.
Oggi
è cosa nota che profeti di quadrante siamo tutti.
Sul
fatto di essere fattivi i borghesi sarebbero i motori.
Ma
intossicati e comodini restano molli come fichi.
I
proletari allora si incazzano e fanno la rivoluzione.
Per
diventare dittatori.
Fino
a che il mondo evolve e diventa buono.
Perché
il seme seminato era sano.
Quei
satanassi di mangiabambini erano messianici fattivi.
Si
erano fatti anche i dieci comandamenti.
Il
decalogo.
- Espropriazione
della proprietà
fondiaria ed impiego della rendita fondiaria per
le spese dello Stato.
- Imposta fortemente progressiva.
- Abolizione
del diritto di successione.
- Confisca
della proprietà di tutti gli emigrati e ribelli.
- Accentramento
del credito in
mano allo Stato con una banca nazionale a
capitale dello Stato e monopolio esclusivo.
- Accentramento
di tutti i mezzi di trasporto in mano allo Stato.
- Moltiplicazione
delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione, dissodamento e
miglioramento dei terreni secondo un piano collettivo.
- Eguale
obbligo di lavoro per tutti,
costituzione di eserciti industriali, specialmente per l'agricoltura.
- Unificazione
dell'esercizio dell'agricoltura e
dell'industria, misure atte ad eliminare
gradualmente l'antagonismo fra città e campagna.
- Istruzione
pubblica e gratuita di tutti i fanciulli. Eliminazione
del lavoro dei fanciulli nelle
fabbriche nella sua forma attuale.
Vogliamo
forse dire che era una stronzata?
Se
lo pensate è perché non riattualizzate.
E
non contestualizzate.
Io
di questo decalogo non salterei nemmeno un punto.
Mi
mancherebbe un po’ la proprietà privata.
Incredibile
convenzione.
Nata
dall’istinto di conservazione dell'individuo della specie.
E
derivata in indebita appropriazione generalizzata.
Ma tutto ciò perché sono taggato matto.
Quindi
inabile al lavoro.
Destinato
a parassita.
Per
altrui cognizione mancata.
K.i.d.

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