venerdì 4 luglio 2025

2025 07 04 – Quando osano le rondini

 2025 07 04 – Quando osano le rondini.

 

Ho appena finito la seduta di psichiatria.

Abbiamo parlato di fatti miei quasi fino a mia zia.

Di magia della mania e mania per la sua magia.

Un trambusto viene fuori dal cassonetto.

Sono le sue rondini ammaestrate in faccende affaccendate.

Costruiscono o nutriscono dentro la grancassa.

In effetti fanno un tamburo di fracasso.

Prego la vocata dottoressa.

Che le tratti sempre con gentilezza.

Un giorno morto potrei tornare in seduta travestita.

In incognita mimetica tuta avicola.

Resto in attesa che gli aruspici esplicitino buoni auspici.

E vado nell’orrida magione della casa del demonio.

Oggi mi sento che lo abbiamo esorcizzato per bene.

Mi metto al santo maledetto piccì.

E inizio a sentire un tambureggiante pigolio di cicicip.

Una merla fa la spola irrequieta tra decumani cardi e scale.

Finché in fondo alle scale sento due batuffoli immobili.

Il pelo nero in ombra li confonde col granito dei gradini.

Sono merlini caduti da qualche nido della selva di ibischi.

E per sfiga finiti proprio in fondo alle scale.

Tutti circondati da lisci muraglioni di umana concezione.

Sarà stato il loro primo volo finito sotto cattivi auspici.

La scena è straziante.

Mamma merla fa avanti e indietro.

Scarica cibo nei beccucci arancioni.

Maledice quel cemento armato senza manco la sporgenza di un ramo.

Io lo so perché ci parlo anche senza attivare il dono della manìa.

I due pulcini sbattono le ali forsennati.

Senza spazio sufficiente per planare di portanza.

E ogni volta ricadono indietro.

Penso che reclamino del cibo.

Mi documento e provo con degli omogeneizzati.

Poi uno si è spostato in un punto ancora più alto a picco.

E ripete senza sosta l’impossibile scalata.

Basta, sento le urla delle rondini che si straziano di dolore.

Poi di incanto i pulcini si fermano stremati.

Penso che così va a finire male.

Non si devono toccare, ma così li ammazziamo di fatica e stenti.

Meglio provare con prudenza maniacale.

Mi soccorre il mio ingegno, anche lui maniacale.

Ho conservato delle lisce mattonelle.

Ne prendo una e gliela appoggio dolcemente sotto il culo.

Attenzione alle zampette e …hop saltiamo il primo gradino.

Col pulcino che capisce e spinge giusto.

Fino ad arrivare a dieci e a livello piano terra.

È maniacale dire che ho sentito la voce delle rondini garrire.

Ma loro erano davvero in attesa ancora con i canali aperti.

Per suggerire un fai qualcosa che terminasse quel tormento.

Nel frattempo nello stesso canale deve essere passata una cavalletta.

Con la sua voce fatta di frinire degli sbattiti di alette.

Per suggerire la sua tecnica del salto del gradino della quaglia.

Sono andato quindi a ripulire il campo minato di omogeneizzato.

I pulcini non c’erano più.

Il cicicip veniva da un altro albero.

Manca solo da capire il cane.

Poi mi sono ricordato che ieri guaiva strano nel sonno.

Aruspicino che sentiva già le voci.

Devo ringraziare dunque il regno animale.

Siamo più in sintomia.

Una coproduzione di voci dai nessi senza apparente legame di causa ed effetto.

Ma così mi perdete tutta la poesia.

Vi estrometto allora dalla troppa sintonia.

Mi sa che torno nel regno della magia.

Nella mia mania.

E così sia.

 

K.i.d.

Ma che mania, inventando come fosse vero

Uno di due




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