2025 07 31 – La paura che ci cada il cielo in testa.
Il
padre Terno era sveglio nella
sua perenne veglia.
Valutava
gli eventi e ne misurava la portata.
Lanciava
segni dal disegno per chi ne fosse degno.
Era
molto preoccupato per quel suo gingillo.
Gli
uomini lo trattavano senza ritegno.
Ignoravano
le avvisaglie con ipocrito contegno.
Mentre
lui alacre mente continuava a tappare faglie.
Quel
fatto della mente era sempre rilevante.
Quelli
non capivano il perpetuo movimento.
Parole
pensieri opere e omissioni orbitavano con l’orbe.
Gravitavano
a velocità folle.
Una
palla da biliardo dentro un frullatore latteo.
Con
nel centro pure un attraente buco nero.
Che
miracolo di equilibri tra tutti quei risucchi.
Gli
uomini giocavano con le loro forze.
Esplosioni,
tormentoni, emozioni, commozioni.
Tutti
fremiti che si spandevano per gli eoni.
Ma
che, si credevano che era facile da timonare?
Andare
dritti in circolo sulla rotta di equilibrio.
Terno
si fermò per un uffa di un momento.
Se
ne accorsero per primi i campani per il bradipismo.
Tipico
stereotipicismo di chi trema a ritmo lento.
Terno
percepì il locale tremore delle paure.
Gli
sembrò una buona idea da risvegliare.
Primordiale
istinto contro razione in scienze dure.
Le
zanza zanzare faraone erano troppo lente e
piccole.
Il
loro avvento non sembra mai una vera piaga.
Fino
a che nel tempo poi non dilaga.
Ma
Terno era stanco immanente mente, in quel frangente.
Aveva
bisogno di una vera piaga di forte impatto.
Gli
venne in mente l'anello di fuoco dei
vulcani.
Umani
sulla palla, memento gli elementi, verbò.
Rari,
vari, di acque, fuochi, terre e arie.
Ebbene
lo confessò, che ebbe la tentazione.
Mo’
gli sparo un orbitale di pensieri casti e puri.
Dalle
celesti sfere vere, quelle celestiali di celesti seri.
E
gli riassesto l’orbita con una nuova estinzione.
Ma
poi era buono, e gli sembrò fin troppo.
Sperando
che fosse abbastanza allora tirò un calcetto.
U
signùr madonna santa lo pensarono dovunque.
Da
lassù nella camciacta fino a
laggiù dove c’è rima.
Le
acque si gonfiarono, sparirono e ritornarono.
Pareva
un piccolo mare mosso rosso.
Tutto
percorso di fauni sottomarini in emersione ripida.
Terno
si sconfortò per la scoperta di quella fauna meccanica.
L’umano
a piaghe e.l.e. mentali, non gli credette più.
Ma Terno si disse che non
aveva senso estinguerli.
Tanto
ci sarebbero riusciti da soli.
Volle
però lasciare un ultimo dono alla conoscenza.
La
consapevolezza della generale connessione di tutto con tutto.
Si
rivolse verso le Dolomiti del
Brenta.
E
fece scoprire ad un messo dal futuro che si stavano sfaldando.
Speleologi
del mondo intero verificarono gli effetti.
Ma
non seppero riconoscere le cause in bradipismi e terremoti.
Frutti
della deviata rotazione della neurosfera.
Che
con il suo peso richiedeva abilità di guida vera.
Abilità
fatta di ampia visione di insieme ultrafisica.
Perduta conquista per causa di troppa logica e sfiducia.
Così
alla vista dolomitica solo un cane sentì i brividi.
Si
disse che era meglio mangiare sotto il tavolo.
La
piaga estintiva sarà quella dei galli come Astrofix.
Arriva
dal cielo e che paura.
Che
ci cada sulla testa dura.
Bau.
Kalimmudda ipsum dixit
Beware of the dog, beware of the sky

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