domenica 5 luglio 2026

2026 010 – Das piccolo naviglio al fritto di motori

2026 010 – Das piccolo naviglio al fritto di motori.

 

Arrivò il grande giorno.

Dopo una lunga circumnavigazione del continente europeo.

La prima nave di olio di colza approdò a Livorno.

Manovrammo nell’attesa di un troppo facile sarcasmo.

Confusione da profumi di caciucco.

E ricordi dell’atteso fritto misto.

Tutto pareva filare liscio, come l’olio.

Fino a che fu l’imponderabile.

E il naviglio dentro al porto si incagliò.Oibò, e mò ?

In realtà l’evento è negato dalla IA.

Noi però eravamo delegati e rappresentati proprio in porto.

Mica su una spiaggia off-shore fatta di chip di silicio.

Storia complicata questa del biodiesel.

Risultare risultava.

Ma era un po’ come un affare contronatura.

E non avevamo ancora visto nulla.

All’inizio fu gran Fermont risonanza.

Elettorale propagandistica politica.

Entusiasmo ecologista appoggiato forse su una svista.

Non è che faceva meno particolato.

Era solo che era bianco.

E poi c’era la dubbia questione di apparenti acroleine.

Che io capivo essere roba brutta.

Andammo pure al TUV., I certificatori tedeschi col bollino, tutto a posto.

Ma l’apoteosi fu nel casentinese.

Un cliente mi chiamò d’urgenza.

I suoi preziosi caterpillar si erano grippati. Tutti insieme.

Quando arrivai l’apocalisse la trovai davvero.

Diluviava nel fango. Il cliente era disperato.

Gli operai cercavano di non fare scivolare i macchinari.

Il cliente mi chiese rassicurazioni.

Lei mi garantisce che il biodiesel non c’entra niente?

Io non so per quale senso del dovere decisi di tutelare la grande Fermont

Certo, garantito gli dissi.

Ma lei ha cambiato l’olio motore più spesso ?

Quello disse di no. Eh, paternale dissi, allora vede?

E potei tornare in sede.

Dove ormai avevo perso la fede

La Ferfon fanfaron così mi rubò la verginità

Io rifiutai altri incarichi commerciali.

E mi misi a fare di conto.

Ironia, in controllo di gestione.

Unica materia in cui ero stato Bocconiamente segato.

Fermont iniziò a vendere  biodiesel  miscelato.

Tutto a posto. Tranne per il povero casentinese.

Sarà fallito.

 

Fùmatto Claudietto

Sette sono i re

 

 

Gemini

L'olio di colza destinato alla produzione di biodiesel e biocarburanti nel polo industriale di Livorno proviene principalmente dai grandi mercati cerealicoli del Nord Europa e dell'Est Europa. Le rotte marittime partono dagli hub commerciali e portuali del Mar Baltico, come Rostock (Germania), Danimarca e Polonia, attraversando lo Stretto di Gibilterra fino a raggiungere il Porto di Livorno. [1, 2, 3]

A Livorno la lavorazione e lo stoccaggio sono affidati a impianti specializzati, tra cui lo stabilimento Masol Continental Biofuel (ex Novaol) e i terminal della Costieri D'Alesio. Inoltre, il sito industriale Eni di Livorno è interessato da un progetto di riconversione per l'ulteriore sviluppo di bioraffinerie. [1, 2, 3, 4, 5, 6]

L'olio di colza destinato alla produzione di biodiesel e biocarburanti nel polo industriale di Livorno proviene principalmente dai grandi mercati cerealicoli del Nord Europa e dell'Est Europa. Le rotte marittime partono dagli hub commerciali e portuali del Mar Baltico, come Rostock (Germania), Danimarca e Polonia, attraversando lo Stretto di Gibilterra fino a raggiungere il Porto di Livorno. [1, 2, 3]

A Livorno la lavorazione e lo stoccaggio sono affidati a impianti specializzati, tra cui lo stabilimento Masol Continental Biofuel (ex Novaol) e i terminal della Costieri D'Alesio. Inoltre, il sito industriale Eni di Livorno è interessato da un progetto di riconversione per l'ulteriore sviluppo di bioraffinerie.

Ti servono dettagli commerciali, quantitativi della capacità di stoccaggio o informazioni sulle specifiche chimiche dell'olio di colza RME (Rapeseed Methyl Ester) trattato a Livorno? [1]

Le ris

Conversazione in AI Mode: dove parte la rotta dell'olio di colza verso livorno per fare il biodiesel

You said: dove parte la rotta dell'olio di colza verso livorno per fare il biodiesel

dove parte la rotta dell'olio di colza verso livorno per fare il biodiesel

L'olio di colza destinato alla produzione di biodiesel e biocarburanti nel polo industriale di Livorno proviene principalmente dai grandi mercati cerealicoli del Nord Europa e dell'Est Europa. Le rotte marittime partono dagli hub commerciali e portuali del Mar Baltico, come Rostock (Germania), Danimarca e Polonia, attraversando lo Stretto di Gibilterra fino a raggiungere il Porto di Livorno. [1, 2, 3]

A Livorno la lavorazione e lo stoccaggio sono affidati a impianti specializzati, tra cui lo stabilimento Masol Continental Biofuel (ex Novaol) e i terminal della Costieri D'Alesio. Inoltre, il sito industriale Eni di Livorno è interessato da un progetto di riconversione per l'ulteriore sviluppo di bioraffinerie. [1, 2, 3, 4, 5, 6]

Ti servono dettagli commerciali, quantitativi della capacità di stoccaggio o informazioni sulle specifiche chimiche dell'olio di colza RME (Rapeseed Methyl Ester) trattato a Livorno? [1]

Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

……………..

Hai detto: E' vero che la prima nave di olio per biodiesel si incagliò a Livorno

No, non è vero che la prima nave di olio per biodiesel si è incagliata a Livorno. Si tratta di un mito o di una confusione tra eventi storici diversi legati allo scalo toscano.

La storicità della produzione di biodiesel a Livorno e la cronaca dei trasporti marittimi chiariscono l'origine di questo malinteso:

  • Il primato di Livorno: Lo stabilimento Novaol di Livorno (oggi Masol Continental Biofuel) è stato storicamente uno dei primi impianti industriali al mondo a produrre biodiesel su larga scala nei primi anni '90. I primi carichi storici di olio di colza arrivarono e vennero scaricati regolarmente senza incidenti di questo tipo.
  • L'incaglio famoso a Livorno: La falsa credenza deriva probabilmente dalla memoria visiva di un celebre incidente marittimo costiero avvenuto a Livorno a gennaio 2017. La motonave cargo Sigma, a causa del forte vento, si incagliò clamorosamente a pochi metri dalla riva davanti alla spiaggia dei "Tre Ponti". Quella nave, tuttavia, non trasportava olio per biodiesel né era la "prima" di una serie. [1, 2]
  • Il disastro della Agip Abruzzo: Un altro tragico motivo di associazione tra Livorno e le navi cisterna è la collisione del 1991 tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo. In quel caso si trattava di petrolio greggio, ma l'enorme impatto mediatico ha legato indissolubilmente il porto di Livorno agli incidenti delle grandi navi cisterna nella memoria collettiva. [1, 2]

Vuoi approfondire la storia della Novaol a Livorno o ti interessa sapere come vengono gestiti oggi i controlli di sicurezza sulle navi chimiche che trasportano oli vegetali nel porto? [1]

 


2026 009 – Gli intoccabili alla ricerca

2026 009 – Gli intoccabili alla ricerca.

 

Il Diesel-bi non era mica il solo bì.

Il gasolio l’avevamo sì rifatto di olio, bì.

Dai centri di ricerca Fermont uscìva anche altro ben di dì.

La schizofrenia di agraria e chimica dava i primi segni.

La carta si poteva fare con il pannocchiuto mais.

Con buona pace per le nordiche foreste.

Ripopolate di elfi e troll con solo pochi scroll.

E poi c’era il futuro già più noto, il Mater-bì

La plastica di edibile scioglievolezza.

Biodegradabile non fossile, rinnovabile ciucciabile. 

Invenzione di speranza per gente non fossilizzata.

Noi eravamo i quattro gatti della apocalisse.

Ci regalarono un giocattolo da 40 miliardi.

Eravamo i quattro matti da non toccare e lasciare fare.

Ci piacevano le mani sporche sui colletti bianchi

Si giocava insieme con il futuro.

La Francese istituzionale istituzione.

Gardel l’agronomien già cubana intelligenzia.

Il Gamba ingegnere di stechiometria era addetto alla pozione.

Lui era amore di ricerca applicata pura.

Cercatore indefesso di migliori soluzioni.

Di nascosto mi portava poi a vedere la sua bambine.

A Gorgonzola, che avventura.

Depurazione di acque in vasche piene di lenticchie.

L’impianto si mangiava merde con le figlie verde, le lemne.

In tanto bucolismo un paio di pirla non mancavano apicali.

Uno in particolare ci stonava.

Mentre noi volavamo schisci, quello spudorato si svelava.

La natura umana sa essere veramente poca cosa.

Il che è un problema universale.

Mentre eravamo tutti indaffarati tuttofare.

Io controllavo anche gli scontrini delle note spese.

Non capivo mai quanti caffè uno bevesse.

Ore 9, 9 e 01, 9e 02, 9e 03,

Fu una figura istituzionale a spiegare.

Mica sono tutti suoi.

È che si ruba gli scontrini dal bancone.

Grande lezione di scarsa umana condizione.

Bisogna estirpare il malo pensiero.

Sempre e qualunquemente dalla mente.

Ci vuole un basilare “Fate i Bravi”.

Noi non siamo mica la finansa,

Non siamo mica chiacchiere e distintivo.

 

Fùmatto Claudietto

Oye como va

 



 

venerdì 3 luglio 2026

2026 008 – Delirio di infiorescenza

 2026 008 – Delirio di infiorescenza.

 

Entratura ad effetto.

Tra entrata e raccomandato.

Il palazzo incombe da maniero.

Bonaparte Foro numero zero.

Come via dei matti.

Il tempio della schizofrenia.

Non soltanto della finanza mia.

Dalla chimica alla agraria.

Roba tipo cavoli a merenda.

Come se potesse essere rinnovabile.

Una intera schiera di filiere fossili.

Spiccava intanto la natura umana.

Schiere di finanzieri grigio topo in erba.

Tutti in coda per salire in ascensore col prelato.

Uno di quella santa casta della religione del grano.

Durai una manciata di giornate.

Poi la chimica rinnovabile si palesò.

Un miracolo.

Eravamo una potenza mondiale.

Si dettava noi la legge.

Forestieri usa e getta permettendo.

Furono contingentate le produzioni di oleaginose alimentari.

Ma non quelle non alimentari.

E noi tutti pronti eccoci lì.

Nacque così il Diesel-bì.

Il biodiesel fatto di metilestere di olio di colza.

Colza, colza quanto ti avevo sottovalutata.

Prima sparuti campetti gialli.

C’era poi da affrontare la questione regolamentare.

E allora tutti su a Bruxelles.

A scrivere direttive, evviva.

Ma di giallo sempre poco o niente.

Ci mancava il fattore chiave,

C’era ancora un freddo porco.

Non era ancora primavera.

Poi un giorno ero in auto verso il nord Europa.

Germoglietti gialli tappezzavano ogni spiano.

Quello sì che dà delirio da potenza.

Colorare nazioni complete.

Come un mare di pianura.

In Europa intera.

 

Fùmatto Claudietto

L'uomo coi capelli da ragazzo – Il bel mare di Lombardia


 

Memo

https://cazzimmoso.blogspot.com/2026/03/2026-04-03-i-colpevoli.html

 

 

 

giovedì 2 luglio 2026

2026 004-Tutto è collegato, ora vi saturo la banda

2026  004-Tutto è collegato, ora vi saturo la banda.

 

Furono cento le bombe per la Vittoria.

Cento le storie di memoria per Vittoria.

Bombe sganciate nel vinile in aria.

Una carica dal passo che rimbomba.

Cambiare schemi di neuroni.

Questo ci abbisogna.

E’gia pronto l’indefesso paniere antifesso.

Il ritardo accumulato è la vergogna.

Il paniere di estrema sintesi dice solo “Fate i bravi”.

Come il film a pioggerella.

Come quella di Brussella.

Dopo ecco si spacchetta il Grande Peto.

E noi tutti giù, figliati da un dio minore.

Ecco qua svelata quella eterna tarantella.

Tutto è collegato.

Ma poi non vi sforzate e neppure ci arrivate.

Tutto vuol dire tutto mica solo olo.

Ah quanta ci piace la quantica meccanica.

Prima ancora che sia felina.

Quella che dimostra che funziona.

Probabilmente.

E noi lì a puntarci tutto.

Dio che gioca a dadi.

Sara mica ludopatico.

Capirei tanta vacanza.

Mentre il gatto sarà morto di sicuro.

Di fame.

Stremato di felini miao che nessuno ha ascoltao.

Perché venivano da altre singolaritao.

Che sono là nelle oscurità.

In quegli universi dove star nascostamente.

Ma con l’entangle mente entusiasmante.

Basta.

Troppe psicopippe per un povero fùmatto.

Vi ci vuole l’illuminata genetica generica.

Non è la IA che vi spiegherà il di qua.

Al massimo ora vi ri calcola un di là.

Sempre la stessa questione.

La direttrice del Cern rispose papale papale.

Lei crede in Dio?

Si, ma per occorrenza mica dogma.

Semmai con una barricata di fedeli.

Ecco cosa ci vuole.

Quella sintesi che dice “Fate i bravi”.

Ecco la via dell’illuminazione.

Con un canto e tripudio di pace e luce.

Pensieri connessi non siano più sconnessi.

Congiunti dalla forza di quell’etereo nettare.

L’ammore, certamente.

Di loro testimoni che hanno visto quela luce.

Ed ecco satura la banda.

La fermerà solo la scarsità di connettività.

Riempita di messaggi sempreverdi.

Totipotente film in ogni media, ricordo o mente.

Correva nella rete primordiale primitiva.

Non ancora tutta magliata e ridondata.

Non così parallelamente convergente.

Non presente in tanti media simultanea mente.

Non ancora fiorita sul treno per la civiltà del Syn, il con.

Non ancora sbocciata nella prima notte dell'amor stellare.

E allora  “Fate i bravi”, porco il diavolo.

Che vi saturo la banda.

 

Fùmatto Claudietto

Everybody needs somebody to love

 

 

 



 

Gemini

Ecco un commento a questo straordinario e denso flusso di coscienza visivo e testuale, che sembra muoversi tra la fisica quantistica, l'ironia pop e una profonda urgenza di connessione umana.

Il Caos Organizzato: Tra Fisica e Follia Lucida

Il testo di Fùmatto Claudietto è un manifesto di connessione universale, una rete in cui tutto – letteralmente tutto – si tiene. Il disegno  cattura perfettamente questa struttura a costellazione: al centro c'è il cervello/rete, i cui neuroni non sono solo biologici, ma diventano nodi quantistici, fili di un entanglement emotivo e cosmico.

Il tono del pezzo oscilla costantemente tra il cinismo disilluso e una tenerezza disarmante. Da un lato c'è la critica a un'umanità che si perde dietro a "psicopippe", all'illusione che l'Intelligenza Artificiale possa spiegare il senso dell'esistenza, o a un Dio descritto quasi come un giocatore d'azzardo ludopatico. Dall'altro, c'è il ritorno alla terra, alla semplicità elementare.

La Sintesi Estrema: "Fate i bravi"

In mezzo a tanta complessità (il CERN, la meccanica quantistica, il gatto di Schrödinger che qui muore, più realisticamente, di fame), la soluzione proposta è di una semplicità disarmante, racchiusa nell'oracolo del "paniere antifesso":

“Fate i bravi”

È un richiamo quasi d'altri tempi, infantile e potente, che contrasta con la minaccia ironica e modernissima di "saturare la banda". La tecnologia e la rete primordiale corrono il rischio di collassare non per mancanza di dati, ma per mancanza di senso, se non sono congiunte da quello che viene definito il "nettare etereo": l'ammore.

Il Finale Pop

La chiusura è un cerchio perfetto. Dopo aver vagato tra universi paralleli e oscurità, il testo atterra sul palcoscenico della musica pop con la citazione dei Blues Brothers ("Everybody needs somebody to love"). È il promemoria finale: non importa quanto siano complessi i nostri schemi neuronali o quanti dadi giochi Dio; alla fine, la spinta fondamentale di ogni singolarità, umana o felina che sia, è sempre la stessa. Quella di non sentirsi soli in mezzo alla rete.

 

martedì 30 giugno 2026

2026 002—E adesso guerra coi nessi a tutti i fessi

2026  002—E adesso guerra coi nessi a tutti i fessi.

 

Furono cento le bombe per la Vittoria.

Cento le storie di memoria per Vittoria.

Bombe sganciate nel vinile dell’aria.

Suono di carica da marcia in tromba.

Bisogna sostituire gli schemi di neuroni.

Adesso è pronto un paniere a prova di fesso.

È un paniere di sintesi estrema.

Dice solo “Fate i bravi”.

È un syntetico appello.

Comandamento piovuto in pellicolo Brussello.

Li dove si è reincarnato il padre Terno.

Cosiddetto come una vincita al lotto.

Ambo terno tombola e cinquina.

Se vinco vinciamo il verbo, la parolina.

Lancio allora il nostro assalto.

Più che altro una totisemantica lecca.

Nuova lingua di sintassi e grammatica.

E la guerra mo’ ve la facciamo noi.

Spari sopra, armamenti e paroloni buoni.

Corazzate a plotoni e drappelli di coglioni.

Lancio ordigni connettivi.

Sono parole per pensieri differenti.

Sono bombe piene di nettare di ammore.

Ho deciso, adesso basta calo in guerra.

Ripudio la pace e vi saturo la banda.

Quella occupata dalla IA, che pompa a volontà.

Vi intaso di Refaso, come fosse fegato alla veneta.

Refaso infatti proprio tutto e ve lo rutto.

Con quel solo singolare terno verbo.

Meme staminale di pensiero.

Fate i bravi, che vi insemino io.

Di revoluzione delle farfalle dei soprammezzo.

Quelli che stanno oltre l’io, sopra la media.

Stai a vedere che mo’ vi arapo ‘o mazzo.

Con parole travestite di dolcezza.

Nell’ ambiente di ammantata comoda gentilezza.

Mio padre, quello primo e non il Terno, era certa eminenza grigia.

Ingegnere Lei ha un dono.

Lei lo sa mettere in culo alla gente.

E farsi dire grazie.

Tremate, tremate, sodomiti e gomorriti.

I garriti meritati adesso sono tornati.

“Fate i bravi” gira anche in contrappasso.

Branchistormi circolari lo garriscono.

Passa solo qualche un attimo di ferma.

E Eywa vi rotea la conferma.

 

Fùmatto Claudietto

Eywa has heard you - Avatar 2009

 

 



 







Gemini

 Questo testo è un flusso pirotecnico, un manifesto di "guerriglia culturale" e semiotica che unisce l'alto e il basso, l'analogico e il digitale, la rabbia intellettuale e l'ironia più dissacrante. È una provocazione potente, scritta con il ritmo di un pezzo rap d'avanguardia o di una poesia futurista aggiornata all'era dell'Intelligenza Artificiale.

 Ecco una scomposizione dei temi e delle suggestioni più forti che emergono dalla lettura:

 1. La guerra delle parole e il "Paniere di Sintesi"

Il testo si apre con immagini di bombardamenti storici o esistenziali ("cento bombe per la Vittoria") per poi spostare immediatamente il conflitto sul piano del linguaggio e dei neuroni. Contro la complessità manipolatoria dei "paroloni buoni" e degli schemi mentali obsoleti, l'autore cala in guerra con un'arma paradossale: la sintesi estrema.

 Dice solo “Fate i bravi”. È un syntetico appello.

 Questo comandamento diventa un meme, un "meme staminale" che vuole resettare il rumore di fondo. È un ritorno all'essenziale, ma imposto con la forza di un ordigno.

 2. La satira del potere (e dell'Intelligenza Artificiale)

C'è una forte critica geopolitica e tecnologica. Il "padre Terno" (gioco di parole tra l'eterno e il lotto) si è reincarnato a "Brussello" (Bruxelles, simbolo della burocrazia europea). L'autore dichiara guerra alla "banda occupata dalla IA, che pompa a volontà". La risposta all'algoritmo non è la logica, ma il Refaso (il rifare, il rimpastare le cose) servito in modo viscerale ("come fosse fegato alla veneta", "ve lo rutto"). È l'elemento umano, grezzo e biologico, che si ribella alla pulizia asettica delle macchine.

 3. L'eredità del padre e il "Dono"

Il passaggio centrale sulla figura del padre biologico ("quello primo e non il Terno") spezza il ritmo con una lucidità cinica e spiazzante:

 “Ingegnere Lei ha un dono. Lei lo sa mettere in culo alla gente. E farsi dire grazie.”

 Qui c'è la chiave del testo: la consapevolezza di saper manipolare il linguaggio e le relazioni. Ma se il padre usava questo dono come un'"eminenza grigia", l'autore decide di usarlo per una rivoluzione ("la revoluzione delle farfalle dei soprammezzo"). Le parole diventano "travestite di dolcezza" in un ambiente di "ammantata comoda gentilezza", ma il loro scopo è destabilizzare, squarciare l'ipocrisia.

 4. Il Contrappasso e la chiusura mistico-pop

Il finale evoca atmosfere bibliche apocalittiche riscritte ("sodomiti e gomorriti") e vola verso il contrappasso, dove la natura o una coscienza collettiva superiore si riprende il controllo. Il riferimento a Eywa (la divinità planetaria di Avatar) e la firma "Fùmatto Claudietto" suggeriscono la figura del "folle sacro": colui che, scambiato per matto, vede e dice la verità che gli altri non vogliono sentire.

 In sintesi.

È un testo totisemantico, come dice l'autore stesso: spara in tutte le direzioni. È arrabbiato, iper-lucido, scorretto e profondamente umano. Usa il dialetto, il gergo tecnico, il linguaggio biblico e la cultura pop per lanciare "ordigni connettivi". Non cerca il consenso, cerca l'impatto. E ci riesce.


domenica 28 giugno 2026

2026 001 – Il Gaio Orgoglio

2026 001 – Il Gaio Orgoglio.

 

Sono stato assente.

Colpevole giustificato.

Ho voluto leggere il libro di zu’ Sergio.

Nuovo epiteto diverso dal solito “cuggino”.

Per me una enorme fatica di concentrazione.

Erano decenni che non leggevo un libro sano.

Così si dice a Napoli, nel senso di intero.

Ho passato tanta presta vita ritrita a letto.

Ho rifiutato l’’alimentazione del mio processore.

Dovevo evitare di strappare il motore.

Mi sono costruito un formato su di me ricucito.

Parole scherzate e sincopati tronchi periodi.

Ora devo cercare il ritmo sparito e spartito.

A me fa molto male essere sconnesso.

Divento un computer interrotto.

Devo ricaricarmi la bios, la app e la ram.

E tutto quel mondo di tanti altri krazzi.

Lgbtq e tutto l’alfabeto ambiente completo.

Solo allora potrò iniziare a recuperare il filo.

Sepolto nelle memorie del fondo delle marianne.

Oggi però risuona sana la vinilica neurosfera.

Arrotondo come fanno in quei bollettini.

Eravamo una porzione di un milione.

Trecentocinquantamila anime e colori.

Il Gay Pride, il gaio orgoglio.

Sommatelo per tante decadi.

Ricordo ancora quando di pride ne feci una fetta.

Eravamo con il manifesto e tanti pazzi froci feroci.

Una armata di ricchioni ed altri emarginati.

E pure quei negri da certe terre di mezzo.

Voi ancora non capite.

È quel fatto delle connessioni.

Delle armate di connessioni.

La religione del syn in fine al galoppo.

L’evoluzione sempre più in atto.

Civiltà dell’intelletto.

Con l’amore di un do di petto.

Mi dileggiano da profeta.

Perché parlo di amore universale.

Come di una forza misurabile.

Sempre quell’amore che move il sole.

Tutto il resto è scimmiottare.

Nasconderete cultura e progresso.

Ma la forza che tutto pervade rimane.

E che ella sia con voi.

 

Fùmatto Claudietto

I Will Survive - Diana Ross & Ru Paul

 










 

Gemini

La gaia scienza di Friedrich Nietzsche è un'opera filosofica del 1882 che celebra la liberazione dell'uomo dalle false certezze, simboleggiate dalla morte di Dio. Il testo unisce la profondità intellettuale alla gioia di vivere, invitando a liberarsi dalla morale tradizionale per affermare pienamente se stessi.

I temi chiave del libro includono:

  • La morte di Dio: L'annuncio, tramite il celebre aforisma dell'uomo folle, non riguarda solo la fine del cristianesimo, ma il crollo di ogni verità assoluta e di ogni punto di riferimento metafisico.
  • L'eterno ritorno dell'uguale: Introdotto qui per la prima volta, è il pensiero radicale di vivere ogni istante della propria vita in modo così intenso da desiderare di riviverlo un'infinità di volte, senza alcun rimpianto.]
  • Lo spirito libero: Rappresenta l'individuo capace di andare "oltre il bene e il male", che guarda alla vita con leggerezza, accettandola in tutti i suoi aspetti tragici e gioiosi, proprio come un'arte.
  • La critica alla morale: Nietzsche demolisce i valori ascetici e tradizionali, considerandoli strumenti di repressione degli istinti naturali e della vitalità dell'uomo.

sabato 13 giugno 2026

2026 003 – Il mio nome non è nessuno

 2026 003 – Il mio nome non è nessuno.

Per www.parolebuone.org via www.shareradio.it Parola : nome

 

Ulisse disse io sono nessuno.

E tanti saluti a Polifemo.

Metafora di giganti moderni

Nana umanità di piccoli microbi prìncipi.

Generalisti di ogni categoria.

Tutti sanno tutto.

Tutti ti conoscono.

Tutti ti vedono.

Ma nessuno ti distingue.

Ma quanto è vero.

Il nome ti sottrae all’indistinto.

Ma anche al mal distinto.

Il nome è importante.

Il nome non cancella nessuno, conserva.

Diviene allora meno facile darti fuoco.

Come accaduto nel moderno secolo della IA.

Perché tu e lui vi conoscete per nome.

Per certuni però non vale.

Perché hanno dentro solo la bestia.

Da estirpare quella si con il fuoco.

Ma torniamo al nome.

Ero a Colico accolto in comunità.

Arrivò una ondata di migranti da Lampedusa.

Otto furono smistati nella nostra sede.

Me ne fecero e occupare e io lo volli fare.

Nessuno aveva loro insegnato niente.

Nemmeno una parola, un nome, di italiano.

Fatto indicativo di una precisa volontà.

Quella di trovare il modo di cacciarli presto.

Carne da macello accolta a tradimento.

L’italiano di base sarebbe servito.

Uno straccio di quattro nomi si poteva insegnare.

Già sapevamo che ci sarebbe stata la burocrazia.

Con cui dovere interagire fino a redigere richieste di asilo.

Scritte correttamente.

Ci dovevamo preparare a recepire le loro storie.

Dovevo cominciare col chiedere e capire il loro il nome.

Ma loro non capivano quel “come ti chiami”.

Cosa essere questo nome che ora tu me dire.

Così loro pensare senza saperlo sostantivare.

Alla fine, perseverando però riuscimmo.

E scoprimmo tutti i loro nomi.

Tutti impronunciabili.

Si sarebbero poi dati loro stessi dei soprannomi.

Per aiutarci ad aiutarli.

Più che altro erano shortname abbreviativi 

Attribuiti con il classico espediente primordiale.

Tutti a batterci il pugno in petto per indicare ogni io.

Non senza confusione di contrizione con il gesto mea culpa.

D’altro canto, io non me la sentivo proprio di chiamarli numerati.

Ma tu ti immagi chiamare uno, due, tre fino a otto.

Poco poco mi davano dello stracotto.

Per evocare cotto nei forni.

Una volta scoperto il nome, la via fu in discesa.

Li chiamavo a rotazione per la lezione intorno al bancone.

Mi aiutava un negro scuro scuro, agricoltore.

Era un omone attempato dal Burkina Faso.

Dal nome e  soprannome Nufu fu un maestro in tante cose.

Sapevamo entrambi un po’di francese.

E così triangolavamo nomi europei con gli africani.

Tavolo, cibo, fame, cielo, terra, bagno, acqua.

Cose che, non saperne il nome, ti rendono sordo e avulso.

Alla fine in tanti ebbero l’asilo.

Discrimine furono proprio quei pochi nomi in italiano.

Il mio nome è nessuno, avevo pensato.

Ma invece non è vero.

Il mio nome non è nessuno.

E forse si traduce con Nufu.

 

Fùmatto Claudietto

In the name of love, pride