sabato 13 giugno 2026

2026 101 – Il mio nome non è nessuno

 2026 101 – Il mio nome non è nessuno.

Per www.parolebuone.org via www.shareradio.it Parola : nome

 

Ulisse disse io sono nessuno.

E tanti saluti a Polifemo.

Metafora di giganti moderni

Nana umanità di piccoli microbi prìncipi.

Generalisti di ogni categoria.

Tutti sanno tutto.

Tutti ti conoscono.

Tutti ti vedono.

Ma nessuno ti distingue.

Ma quanto è vero.

Il nome ti sottrae all’indistinto.

Ma anche al mal distinto.

Il nome è importante.

Il nome non cancella nessuno, conserva.

Diviene allora meno facile darti fuoco.

Come accaduto nel moderno secolo della IA.

Perché tu e lui vi conoscete per nome.

Per certuni però non vale.

Perché hanno dentro solo la bestia.

Da estirpare quella si con il fuoco.

Ma torniamo al nome.

Ero a Colico accolto in comunità.

Arrivò una ondata di migranti da Lampedusa.

Otto furono smistati nella nostra sede.

Me ne fecero e occupare e io lo volli fare.

Nessuno aveva loro insegnato niente.

Nemmeno una parola, un nome, di italiano.

Fatto indicativo di una precisa volontà.

Quella di trovare il modo di cacciarli presto.

Carne da macello accolta a tradimento.

L’italiano di base sarebbe servito.

Uno straccio di quattro nomi si poteva insegnare.

Già sapevamo che ci sarebbe stata la burocrazia.

Con cui dovere interagire fino a redigere richieste di asilo.

Scritte correttamente.

Ci dovevamo preparare a recepire le loro storie.

Dovevo cominciare col chiedere e capire il loro il nome.

Ma loro non capivano quel “come ti chiami”.

Cosa essere questo nome che ora tu me dire.

Così loro pensare senza saperlo sostantivare.

Alla fine, perseverando però riuscimmo.

E scoprimmo tutti i loro nomi.

Tutti impronunciabili.

Si sarebbero poi dati loro stessi dei soprannomi.

Per aiutarci ad aiutarli.

Più che altro erano shortname abbreviativi 

Attribuiti con il classico espediente primordiale.

Tutti a batterci il pugno in petto per indicare ogni io.

Non senza confusione di contrizione con il gesto mea culpa.

D’altro canto, io non me la sentivo proprio di chiamarli numerati.

Ma tu ti immagi chiamare uno, due, tre fino a otto.

Poco poco mi davano dello stracotto.

Per evocare cotto nei forni.

Una volta scoperto il nome, la via fu in discesa.

Li chiamavo a rotazione per la lezione intorno al bancone.

Mi aiutava un negro scuro scuro, agricoltore.

Era un omone attempato dal Burkina Faso.

Dal nome e  soprannome Nufu fu un maestro in tante cose.

Sapevamo entrambi un po’di francese.

E così triangolavamo nomi europei con gli africani.

Tavolo, cibo, fame, cielo, terra, bagno, acqua.

Cose che, non saperne il nome, ti rendono sordo e avulso.

Alla fine in tanti ebbero l’asilo.

Discrimine furono proprio quei pochi nomi in italiano.

Il mio nome è nessuno, avevo pensato.

Ma invece non è vero.

Il mio nome non è nessuno.

E forse si traduce con Nufu.

 

Fùmatto Claudietto

In the name of love, pride

 



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