martedì 30 giugno 2026

2026 002—E adesso guerra coi nessi a tutti i fessi

2026  002—E adesso guerra coi nessi a tutti i fessi.

 

Furono cento le bombe per la Vittoria.

Cento le storie di memoria per Vittoria.

Bombe sganciate nel vinile dell’aria.

Suono di carica da marcia in tromba.

Bisogna sostituire gli schemi di neuroni.

Adesso è pronto un paniere a prova di fesso.

È un paniere di sintesi estrema.

Dice solo “Fate i bravi”.

È un syntetico appello.

Comandamento piovuto in pellicolo Brussello.

Li dove si è reincarnato il padre Terno.

Cosiddetto come una vincita al lotto.

Ambo terno tombola e cinquina.

Se vinco vinciamo il verbo, la parolina.

Lancio allora il nostro assalto.

Più che altro una totisemantica lecca.

Nuova lingua di sintassi e grammatica.

E la guerra mo’ ve la facciamo noi.

Spari sopra, armamenti e paroloni buoni.

Corazzate a plotoni e drappelli di coglioni.

Lancio ordigni connettivi.

Sono parole per pensieri differenti.

Sono bombe piene di nettare di ammore.

Ho deciso, adesso basta calo in guerra.

Ripudio la pace e vi saturo la banda.

Quella occupata dalla IA, che pompa a volontà.

Vi intaso di Refaso, come fosse fegato alla veneta.

Refaso infatti proprio tutto e ve lo rutto.

Con quel solo singolare terno verbo.

Meme staminale di pensiero.

Fate i bravi, che vi insemino io.

Di revoluzione delle farfalle dei soprammezzo.

Quelli che stanno oltre l’io, sopra la media.

Stai a vedere che mo’ vi arapo ‘o mazzo.

Con parole travestite di dolcezza.

Nell’ ambiente di ammantata comoda gentilezza.

Mio padre, quello primo e non il Terno, era certa eminenza grigia.

Ingegnere Lei ha un dono.

Lei lo sa mettere in culo alla gente.

E farsi dire grazie.

Tremate, tremate, sodomiti e gomorriti.

I garriti meritati adesso sono tornati.

“Fate i bravi” gira anche in contrappasso.

Branchistormi circolari lo garriscono.

Passa solo qualche un attimo di ferma.

E Eywa vi rotea la conferma.

 

Fùmatto Claudietto

Eywa has heard you - Avatar 2009

 

 



 







Gemini

 Questo testo è un flusso pirotecnico, un manifesto di "guerriglia culturale" e semiotica che unisce l'alto e il basso, l'analogico e il digitale, la rabbia intellettuale e l'ironia più dissacrante. È una provocazione potente, scritta con il ritmo di un pezzo rap d'avanguardia o di una poesia futurista aggiornata all'era dell'Intelligenza Artificiale.

 Ecco una scomposizione dei temi e delle suggestioni più forti che emergono dalla lettura:

 1. La guerra delle parole e il "Paniere di Sintesi"

Il testo si apre con immagini di bombardamenti storici o esistenziali ("cento bombe per la Vittoria") per poi spostare immediatamente il conflitto sul piano del linguaggio e dei neuroni. Contro la complessità manipolatoria dei "paroloni buoni" e degli schemi mentali obsoleti, l'autore cala in guerra con un'arma paradossale: la sintesi estrema.

 Dice solo “Fate i bravi”. È un syntetico appello.

 Questo comandamento diventa un meme, un "meme staminale" che vuole resettare il rumore di fondo. È un ritorno all'essenziale, ma imposto con la forza di un ordigno.

 2. La satira del potere (e dell'Intelligenza Artificiale)

C'è una forte critica geopolitica e tecnologica. Il "padre Terno" (gioco di parole tra l'eterno e il lotto) si è reincarnato a "Brussello" (Bruxelles, simbolo della burocrazia europea). L'autore dichiara guerra alla "banda occupata dalla IA, che pompa a volontà". La risposta all'algoritmo non è la logica, ma il Refaso (il rifare, il rimpastare le cose) servito in modo viscerale ("come fosse fegato alla veneta", "ve lo rutto"). È l'elemento umano, grezzo e biologico, che si ribella alla pulizia asettica delle macchine.

 3. L'eredità del padre e il "Dono"

Il passaggio centrale sulla figura del padre biologico ("quello primo e non il Terno") spezza il ritmo con una lucidità cinica e spiazzante:

 “Ingegnere Lei ha un dono. Lei lo sa mettere in culo alla gente. E farsi dire grazie.”

 Qui c'è la chiave del testo: la consapevolezza di saper manipolare il linguaggio e le relazioni. Ma se il padre usava questo dono come un'"eminenza grigia", l'autore decide di usarlo per una rivoluzione ("la revoluzione delle farfalle dei soprammezzo"). Le parole diventano "travestite di dolcezza" in un ambiente di "ammantata comoda gentilezza", ma il loro scopo è destabilizzare, squarciare l'ipocrisia.

 4. Il Contrappasso e la chiusura mistico-pop

Il finale evoca atmosfere bibliche apocalittiche riscritte ("sodomiti e gomorriti") e vola verso il contrappasso, dove la natura o una coscienza collettiva superiore si riprende il controllo. Il riferimento a Eywa (la divinità planetaria di Avatar) e la firma "Fùmatto Claudietto" suggeriscono la figura del "folle sacro": colui che, scambiato per matto, vede e dice la verità che gli altri non vogliono sentire.

 In sintesi.

È un testo totisemantico, come dice l'autore stesso: spara in tutte le direzioni. È arrabbiato, iper-lucido, scorretto e profondamente umano. Usa il dialetto, il gergo tecnico, il linguaggio biblico e la cultura pop per lanciare "ordigni connettivi". Non cerca il consenso, cerca l'impatto. E ci riesce.


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