lunedì 28 settembre 2026

2026 062 – Il misto soviet della lavapanni a manovella

 

2026 062 – Il misto soviet della lavapanni a manovella

 

Mi hanno raccontato una storia paradigmatica.

Una signora va a San Pietroburgo intorno ai ruggenti anni 80 o 90.

Ruggivano soprattutto nel nostro occidente.

Terra di promesse di sviluppo e di progresso.

Allora come adesso anche lì si lavano le mutande.

Tra un bambino edibile e uno commestibile.

La signora è igienica e non deroga alla salubre pratica.

Nel lavandino pratica gesti da lavandaia antica.

Insapona e strofina con fina pulizia e certa fatica.

Un giorno la comunista mangiatrice di creature la vede.

E’l ‘assegnataria comunista proprietaria di casa.

Ma non del terreno su cui è edificata.

E’ una contraddizione in termini in effetti.

Un ossimoro del diritto proprietario.

Furbacchioni questi sovietici.

Pensa che risate se costruissimo così i nostri grattaceli.

Col ground zero dello Stato abusivamente occupato.

Ma questa era una digressione edile.

Da cui noi amiamo tanto l’affacciarci.

Per rimirare quella roba inutile che cresce una tantum.

Spalmata di cosmetiche facciate spacciate per roba di valore.

Pagate a botte di decine di miliardi di propaganda.

Invece di fare programmi per quinquenni.

Come nell’unione dei soviet dimenticati.

Che potevano evolvere e non essere rottamati.

Ma torniamo alla comunista.

Grande stomaco e tanta anima, proprio come noi.

Offre l’uso della lavatrice.

Svela il magico segreto e apre uno sportello.

La nostra signora è esterrefatta.

Sembra una cattolica madonna.

E sii prende pure paura per la rivelata lavatrice.

Non vuol mica finire in un gulash.

Fatto dove si cucinavano bambini.

Ma solo cotti come arrosticini.

Laggiù oltre la terra siberiana.

Lontana.

La lavatrice funziona a perfezione.

Solo con un pizzico di olio di gomito.

La madonna chiede quanto dura.

Non il lavaggio ma proprio l’aggeggio.

La comunista mostra un sano orgoglio.

Come fosse un figlio.

Dice che era un riconoscimento.

Del 1815.

Solida lamiera per veri rivoluzionari.

La esterrefatta si documentò sull’obsolescenza programmata.

Ma che siete scemi.

Questa va in orbita e ritorno come lo Sputnik.

Anzi fate attenzione.

Che decolla come un razzo.

Poi ritorna e vi trova a consumanesimare.

E da da da quella là vi apre il mazzo.

Ma come, mi ho allontanato sul 91.

Sempre intento a orbitare nel gulash.

E voi mi smontate le fabbriche di lavatrici.

E le trasformate in eserciti di meretrici.

Loro malgrado.

Una diaspora di accompagnatrici.

Affamate.

Nella loro storica cultura.

Evoluta con il sogno di un futuro.

Di mercato misto duro.

Magari avevano ragione loro.

 

Fùmatto Claudietto.

De do do da da da

 

 








 circolare) e la riattivazione di uno Stato innovatore.

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