2026 053 – Psicoquanti tra foresti.
Sibila
e fischia il tubo su rotaia.
Si
dirada una foschia all’appropinquarsi della fermata.
Non
è una gaia nebbia, quanto un rumore come di rabbia.
È
una scabbia sulla pelle dei pensieri.
Noi
non siamo razzisti stranieri.
Sono
loro che sono forestieri.
La
porta si apre scorrendo come il mar Rosso.
Madonna
che orrore.
È
pieno di gente di razza.
Non
intendo certo di un rango di etnia.
Questi
sono materia di carne migrata.
Piombati
qui a prendersi quel poco di Italia che resta.
Guardo
con paura l’orda di barbari.
Fanno
tutti la stessa cosa.
Usano
la mente mentre io non faccio niente.
Invece
loro parlano, ascoltano, leggono, bambineggiano.
Tutte
operazioni con cui trasformano.
E
rendono la neurosfera biodiversa.
E’
che l’intelletto collettivo è un affare assai complesso.
Ma
più differenze metto nel calderone,
più
aumenta il probabilismo adattativo.
In
soldoni, più assorbiamo differenze,
più
è probabile che una diventi buona.
Se pensiamo
tutti ariani non avremmo una razza pura.
Ma
una mente omologata cementata di luoghi comuni.
Che
qualcuno vi ha inculcato.
I
memi, unità minime di trasmissione culturale.
Unità
minime di trasformazione per imitazione.
Mi,
me, ma.
Il
termine è derivato dai geni.
Grandi
egoisti
Come
noto ad ogni gallina.
Mero
strumento che un uovo ha di fare un altro uovo.
Arrivo
a casa e vi trovo una signora tutta velata.
Non
è decisamente ariana.
Io
le trovo affascinanti.
Si
distingue da una mandria di mignotte ignude.
Figlie
del progresso.
È
che l’uccello ha una sua coscienza propria.
Se
gli sbatti in faccia la brogna quello è lì che se la agogna.
La
signora fa le pulizie con tutta la famiglia e zie
Tre
scugnizzi, e uno che vuole accarezzare il cane.
Lo
aiuto tenendolo per mano.
Casomai
il bianco cane abbia un rigurgito di ariano.
La
madre e io ci guardiamo.
Ci
scambiamo un sorriso.
Neuro
moneta in psicoquanti.
Per
uno scambio terso in tutto l’universo.
Voi
restate pure a noi e loro.
Non
trasformerete nulla.
Nemmeno
a velocità parallele.
Fùmatto
Claudietto

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