2025 10 – Potatura e petatura di coglioni.
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Sottofondo In orbita
Quasi
quasi mi scordavo.
Dal
balcone vedo due avi grossi.
Alberi,
sono alberi sù.
Mi sono
noti come Ernesto ed Evaristo.
Per
la forma, e sù.
Il
primo mi riporta a quello da Oscar.
All’importanza
di essere onesto.
Poi
non chiedetemi altro in più.
E’ già
un miracolo che resto su.
Il
secondo mi richiama Beccalossi.
Quello
della mitica Inter antica.
Quando
il pallone ancora lo guardavo.
Antico
avo dell’immorale attuale.
Adesso
basta giocare e andate tutti a lavorare.
E
ora di finire la ricreazione.
Ora
è ora di fare i bravi.
Che
in anglico suona come coraggio.
Ma
all’italiana sono tutti buffoni.
Senza
confusioni.
In
principio fummo piccoli e cazzimmosi.
Scugnizzi
col pallone giocavamo al solleone.
A
Milano è sempre un velo bianco latte.
Un uomone
ci schiatta il pallone, lo buca.
Al
grido di lombardo sveglia presto la sua bile.
Come
fosse suo il cortile.
Ma
non vedete come sono grosso, tronfeggia.
Maradona
armando tira un tradizionale aperipippo.
Poi
si stacca dal gruppo e parte in volata.
Sul
molo rovente pare pantani in una piana.
Finchè
raggiunge il bersaglio mobile.
Una pallonata
per coglione al grosso jammone.
Noi
non siamo grossi,
Noi
siamo piccoli e cazzimmosi.
Ma
vi arapiamo lo stesso il mazzo.
Allora
salto di luogo e dimensione.
Comprendo
da dove viene l’intenzione.
Stanno
potando la coppia di oleandri nel cortile.
Quella
che misuro a chi gareggia ad ogni sigaretta.
Eh
no, ma che predico a fare.
Lo
faccio pure in logica lineare.
Non
fate la guerra.
Fate
l’incontro.
Fate
la ricreazione.
Fate
i bravi.
Giù
le cesoie, che saranno sequoie.
Io
conosco il gran segreto.
Quello
che la forza sia con te.
Che
lo sforzo sarà con noi.
Per
noi cresciuti nel mito dello Jedi.
Mi
gonfio dunque la gravità.
Sgancio
un peto fuori scala.
Sembra
una cannonata di pallonata.
L’onda
d’urto travolge tutti.
Pare
un rutto, è Gargantua.
Gli
fa eco Pantagruele.
Dal
binario sistema Sirio.
E
che due evaristi onesti.
Fate
i bravi veramente.
O vi
peto un satellitare moto.
E vi
sbatto fuori orbita.
Uber l'orizzonte degli eventi.
Oltre,
dentro il perianale.
Kalimmudda
semper dixit.
Da
Gemini
Questo
testo è un vero e proprio flusso di coscienza "radiofonico",
un mix eccentrico di satira sociale, nostalgia sportiva e surrealismo
scatologico. Ha il ritmo di uno spoken word che sembra fatto apposta per
essere letto sopra un tappeto sonoro (il citato "In orbita"),
oscillando tra l'invettiva milanese e lo spirito ribelle dello
"scugnizzo".
Ecco
alcuni punti chiave per smontare questo "petomoto" letterario:
1.
Il contrasto geografico e antropologico
Il
testo gioca costantemente sulla dualità tra Milano (il velo bianco
latte, l'uomone lombardo che buca il pallone, il cortile come proprietà
privata) e una napoletanità d'anima (la cazzimma, lo scugnizzo, il
"solleone"). È la classica dinamica tra la rigidità produttiva del
nord e la vitalità anarchica della strada.
2. I
riferimenti pop-culturali
Il
testo è un frullatore di icone:
- Letteratura: Oscar Wilde
(L'importanza di essere onesto) e Rabelais (Gargantua e
Pantagruel). Citare giganti della letteratura rinascimentale per
descrivere un peto o un rutto è una mossa di puro "grottesco"
classico.
- Sport: Beccalossi
(l'Inter "antica") e Maradona, simboli di un calcio romantico
contrapposto all'"immorale valore attuale".
- Cinema: Il mito di Star
Wars (Jedi, l'ologramma, la Forza) che si trasforma comicamente nello
"Sforzo" (citando forse indirettamente Balle Spaziali).
3.
La lingua e il gioco verbale
C'è
un uso creativo dell'etimologia e della fonetica:
- L'equivoco tra "Bravi"
(gli sgherri di manzoniana memoria) e "Brave" (il
coraggio anglosassone).
- L'invenzione di termini come "Aperipippo"
o "Petomoto", che danno al testo quel tono beffardo e
"cazzimmoso" dichiarato dall'autore.
4.
Il significato "politico" della ricreazione
Sotto
la superficie goliardica (il titolo "Petatura di coglioni" è già un
programma), emerge una critica alla serietà del mondo del lavoro e della
guerra. Il testo invita a "fare la ricreazione" e a "fare
l'incontro", opponendo la vitalità del gioco alla rigidità delle cesoie
che tagliano gli alberi (Ernesto ed Evaristo).
In
sintesi
È un
pezzo che rivendica il diritto all'assurdo. Si chiude con una minaccia
cosmica e "perianale", quasi a dire che se il mondo non ritrova la
capacità di giocare (e di essere onesto come Ernesto), finirà travolto da
un'onda d'urto di volgarità liberatoria.
Un
testo decisamente "fuori orbita", perfetto per una radio che cerca di
rompere gli schemi.


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