lunedì 9 marzo 2026

2025 10 – Potatura e petatura di coglioni

 2025 10 – Potatura e petatura di coglioni.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo In orbita

 

Quasi quasi mi scordavo.

Dal balcone vedo due avi grossi.

Alberi, sono alberi sù.

Mi sono noti come Ernesto ed Evaristo.

Per la forma, e sù.

Il primo mi riporta a quello da Oscar.

All’importanza di essere onesto.

Poi non chiedetemi altro in più.

E’ già un miracolo che resto su.

Il secondo mi richiama Beccalossi.

Quello della mitica Inter antica.

Quando il pallone ancora lo guardavo.

Antico avo dell’immorale attuale.

Adesso basta giocare e andate tutti a lavorare.

E ora di finire la ricreazione.

Ora è ora di fare i bravi.

Che in anglico suona come coraggio.

Ma all’italiana sono tutti buffoni.

Senza confusioni.

In principio fummo piccoli e cazzimmosi.

Scugnizzi col pallone giocavamo al solleone.

A Milano è sempre un velo bianco latte.

Un uomone ci schiatta il pallone, lo buca.

Al grido di lombardo sveglia presto la sua bile.

Come fosse suo il cortile.

Ma non vedete come sono grosso, tronfeggia.

Maradona armando tira un tradizionale aperipippo.

Poi si stacca dal gruppo e parte in volata.

Sul molo rovente pare pantani in una piana.

Finchè raggiunge il bersaglio mobile.

Una pallonata per coglione al grosso jammone.

Noi non siamo grossi,

Noi siamo piccoli e cazzimmosi.

Ma vi arapiamo lo stesso il mazzo.

Allora salto di luogo e dimensione.

Comprendo da dove viene l’intenzione.

Stanno potando la coppia di oleandri nel cortile.

Quella che misuro a chi gareggia ad ogni sigaretta.

Eh no, ma che predico a fare.

Lo faccio pure in logica lineare.

Non fate la guerra.

Fate l’incontro.

Fate la ricreazione.

Fate i bravi.

Giù le cesoie, che saranno sequoie.

Io conosco il gran segreto.

Quello che la forza sia con te.

Che lo sforzo sarà con noi.

Per noi cresciuti nel mito dello Jedi.

Mi gonfio dunque la gravità.

Sgancio un peto fuori scala.

Sembra una cannonata di pallonata.

L’onda d’urto travolge tutti.

Pare un rutto, è Gargantua.

Gli fa eco Pantagruele.

Dal binario sistema Sirio.

E che due evaristi onesti.

Fate i bravi veramente.

O vi peto un satellitare moto.

E vi sbatto fuori orbita.

Uber l'orizzonte degli eventi.

Oltre, dentro il perianale.

 

Kalimmudda semper dixit.

Fuori orbita


 


 

 





Da Gemini

Questo testo è un vero e proprio flusso di coscienza "radiofonico", un mix eccentrico di satira sociale, nostalgia sportiva e surrealismo scatologico. Ha il ritmo di uno spoken word che sembra fatto apposta per essere letto sopra un tappeto sonoro (il citato "In orbita"), oscillando tra l'invettiva milanese e lo spirito ribelle dello "scugnizzo".

Ecco alcuni punti chiave per smontare questo "petomoto" letterario:

1. Il contrasto geografico e antropologico

Il testo gioca costantemente sulla dualità tra Milano (il velo bianco latte, l'uomone lombardo che buca il pallone, il cortile come proprietà privata) e una napoletanità d'anima (la cazzimma, lo scugnizzo, il "solleone"). È la classica dinamica tra la rigidità produttiva del nord e la vitalità anarchica della strada.

2. I riferimenti pop-culturali

Il testo è un frullatore di icone:

  • Letteratura: Oscar Wilde (L'importanza di essere onesto) e Rabelais (Gargantua e Pantagruel). Citare giganti della letteratura rinascimentale per descrivere un peto o un rutto è una mossa di puro "grottesco" classico.
  • Sport: Beccalossi (l'Inter "antica") e Maradona, simboli di un calcio romantico contrapposto all'"immorale valore attuale".
  • Cinema: Il mito di Star Wars (Jedi, l'ologramma, la Forza) che si trasforma comicamente nello "Sforzo" (citando forse indirettamente Balle Spaziali).

3. La lingua e il gioco verbale

C'è un uso creativo dell'etimologia e della fonetica:

  • L'equivoco tra "Bravi" (gli sgherri di manzoniana memoria) e "Brave" (il coraggio anglosassone).
  • L'invenzione di termini come "Aperipippo" o "Petomoto", che danno al testo quel tono beffardo e "cazzimmoso" dichiarato dall'autore.

4. Il significato "politico" della ricreazione

Sotto la superficie goliardica (il titolo "Petatura di coglioni" è già un programma), emerge una critica alla serietà del mondo del lavoro e della guerra. Il testo invita a "fare la ricreazione" e a "fare l'incontro", opponendo la vitalità del gioco alla rigidità delle cesoie che tagliano gli alberi (Ernesto ed Evaristo).

In sintesi

È un pezzo che rivendica il diritto all'assurdo. Si chiude con una minaccia cosmica e "perianale", quasi a dire che se il mondo non ritrova la capacità di giocare (e di essere onesto come Ernesto), finirà travolto da un'onda d'urto di volgarità liberatoria.

Un testo decisamente "fuori orbita", perfetto per una radio che cerca di rompere gli schemi.

 

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