lunedì 4 agosto 2025

2025 08 04 – Castagne e patane grazie mai più

 2025 08 04 – Castagne e patane grazie mai più.

 

Sui monti si avanza di lenti movimenti.

È un ritmo ortopedico.

Si articolano tarso e metatarso.

Passi sparsi in direzione incerta.

Tanta lentezza per un urbano è zen.

Quassù invece gli zeni sono solo un cognome.

Che viene dal greco zenone di zeno di zeus.

La memoria mi porta al perduto sogno.

Si poteva bene fare un morbido atterraggio.

Tipo volo di parapendio da diporto.

Invece fu uno schianto da generale.

Adesso cammino ramingo e cerco formaggio.

La guerra è passata e finita.

O forse solo qua e là.

Il nemico è vinto sconfitto battuto.

Così dicono le voci.

Forse sono solo sprazzi invisibili da qua in cima.

Cammino in cerca di cibo.

Nel ricordo che vendeva vitto e alloggio.

Spero dietro a quella collina.

Ma che ne so io di campi di grano.

Di come o dove si fa da mangiare.

Io so dove stava soltanto quello urbano.

Poi svolto una svolta e compare una vista.

Sono piccoli campetti coltivati a patate.

Ne arraffo qualcuna in apparenza inosservato.

Mi piace pensare lasciato lì per compassione.

Come sia sia sono diventato un ladro di patate.

Sulla via del ritorno trovo castagne buone da farina.

E tanta cicoria di campo che non le lascio scampo.

Spero pure in qualche fungo di sotto nel bosco.

Ma invece più niente tranne una fame fetente.

Adesso confido nella mira dei paracadute.

Con la loro pioggia di miseria senza dignità.

Ogni sacco lanciato vale decine di stelle cucite.

Per il solo fatto dell’ammissione di colpa.

Per ora rimando l’assalto alla banca d'alpeggio.

Quella piena di cantine ricolme di formaggio.

E’ troppo pericolosa la strenua resistenza dei ricottari.

Preferisco chiedere la carità.

Sempre in nome della mia dignità.

Qualcuno ci sta.

Mi danno un po’ di farina di castagne impastata.

Cicoria selvatica a sparuti mazzetti.

E qualche patata presa dal campo.

Non ci si mangia tutti neanche una volta.

Mi affiora la sottile memoria di genitori sfollati.

Verso le campagne o le montagne non saprei dire.

Era quella guerra se non dimenticata di certo rimossa.

Sepolta sotto i suoi 80 anni di menzogne di pace.

I miei non ne parlavano mai.

Solo qualche rarissimo sprazzo.

Poi un giorno mia madre si presentò a pranzo.

Fiera con la zuppiera fumante.

Disse solo amorevole che aveva fatto pasta e patane.

Come si dice alla napoletana.

Quella buona scolata, saltata, soffritta, mantecata.

Mio padre piega il tovagliolo, si alza ed esce.

Torna dopo un’ora.

Dice che era andato al ristorante.

Castagne e patane.

Grazie mai più.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Generale

 

Che ne sai poi che siano davvero patate



 

 

 

 

 

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