lunedì 11 agosto 2025

2025 08 11 – L’incubo di Gustavo e Dora

2025 08 11 – L’incubo di Gustavo e Dora.

 

La vista del di fronte era magnificente.

Nonostante il timore dei recenti sfaldamenti.

Quei monti di dolomia restavano per ora saldi.

La panoramica spaziava sull'intero paese a valle.

La posizione minacciava precisione impressionante.

Il paese brulicava già dall’alba.

Erano i giorni della settimana santa.

Tutti a spendere il soldino ricevuto a sanpaganino.

L’aria era tersa e fresca senza umido né vento.

Condizioni ideali per traiettorie esemplari.

Il fronte opposto appariva scarno e brullo.

Pronto a nascondere sorprese a qualche grullo.

C’era quella strana cavica fessura.

Apertura da cui scrutare ogni singola radura.

Il primo sibilo partì viaggiando inosservato.

La gittata lunga richiedeva il suo tempo silenzioso.

Poi di colpo si schiantò in paese con un botto.

Le formiche spezzarono le formazioni vacanziere.

Ma mica erano povere ignare formiche vere.

Erano umani osservati da lontano coi binocoli.

Cercavano un riparo nel fuggi fuggi generale.

Era iniziata una pioggia di maligni ordigni.

Le formiche non sapevano opporre resistenza.

Ormai erano imbolsite di rateizzata opulenza.

Non credevano possibile che piovesse piombo.

Sul loro piccolo idilliaco monte sul mondo.

E poi non avevano l’attitudine a smettere gli acquisti.

Erano diventati buoni solo a transumare di vetrina.

Su di fronte dentro al monte videro infine la fessura.

Con possenti binocoli vi scovarono Gustavo e Dora.

Residuati bellici di memoria a chilometrica gittata.

Rinculavano a ripetizione come obici orobici.

Fu lanciato pure qualche stormo di droni a vela.

Seminavano nell’aria volantini a risposta rapida.

Quelli con quei codici binari detti quick response.

Peroravano ancora lo sciopero totale dei consumi.

Resistenza bombarola tipo roba partigiana.

D’improvviso il formicaio si svegliò dall’incubo.

Svanì via da tutti quello strano sogno condiviso.

Restarono vaghi ricordi di altre morti e guerre.

Restò il rimpianto dell’età delle rivoluzioni.

Potevamo farla prima senza attendere la rima.

Sarebbe bastato dare retta a quello là, al fùmatto.

E scioperare dall’acquistare.

Per fermare questo mondo trottola impazzita.

Per mostrare a tutti quanti una via di uscita.

Dentro il sogno non restava nulla da comprare.

Solo latte qualche patata e selvatica cicoria.

Dieta da campioni impastata con la forza.

Mentre la fessura pattugliava la valle amara.

Ah, quei cannoni per sparare da lontano.

Che vigliacca tecnica marziale.

Che nonsenso militare.


 

Kalimmudda ipsum dixit.

Vorrei vivere così

 

 

La tristezza della montagna



 

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