sabato 16 agosto 2025

2025 08 16 - Il mio cane è il mio pastore

2025 08 16 - Il mio cane è il mio pastore.

 

Era il giorno delle ferie di agusto.

Intendo dire sia il mese che l’imperatore.

Terminati i raccolti tutto il volgo riposa e fa festa.

È un giorno buono per seminare un germe.

Ci starebbe proprio bene una nuova religione.

Una sorta di regola di una nuova setta.

Nata opposta dall’osservazione.

Di una popolazione di turisti consumati.

Una transumanza che arriva fino sopra i monti.

Come vacche a pascolare sempre più grasse.

E per accessori i loro cani con le griffe.

Poveri cani nati da pastori.

Sempre ad educare i loro sordi padroni.

Padri padroni buoni solo a paroloni.

Si credono proprietari del mondo.

E così ne hanno comprato una monoporzione.

In un giocattolo vivente.

Sempre legato contro natura.

Costretto a non seguire col suo usmare l’aria pura.

Lo avevano già fatto con i figli.

Riprodottisi come conigli.

Per soddisfare le proprie voglie.

Per tramandare un mal riposto orgoglio.

Di che cosa saranno mai così fieri.

Di una vita a transumare.

Da passare come un parco buoi.

Fino al mattatoio del buon pastore.

Fino a dentro al grande ascensore.

Io il cane urbano lo lascio libero nei prati.

Che decida lei se restare o andare.

Resto in “arriere plan” ad osservare.

Annusa, scava, rotola e scompare.

Io la lascio fare rispettoso e premuroso.

E così ci siamo educati a vicenda.

A guardarci e sentirci per tornare sempre.

Lei con il suo stendardo di coda periscopio.

Che rispunta e sventola fuori dall’erba alta.

Io col mio fischio e clap di mani.

Risuonanti tra il fruscio dei prati.

Lei arriva al galoppo o al trotto.

Trova sempre il suo premietto.

Mai un tossico biscotto.

Venduto e comperato apposta.

Meglio una leccata e una scrollata di carezze.

Il premio siamo noi.

Che lei ha educato alla voglia del ritorno.

Che pena tutti quei cani oggetto.

Sempre al guinzaglio o in borsetta.

I padroni hanno paura che gli scappino.

E gli scapperei anche io.

Ci ha commosso la storia del pastorino caduto nel crepaccio.

Così Switch ha vissuto, dice il “padrone”.

Ha corso tra i sassi, ha annusato la neve, ha dormito sotto le stelle, ha camminato per ore in silenzio e in sintonia con chi amava. Non come i cani che non vedono mai un prato, mai un filo d’erba.

Cani che vivono tutta la vita reclusi in case senza passeggiate, senza scelte, privati della dignità animale. Costretti alle traversine, trasportati nei passeggini, trattati come oggetti da compagnia, chiusi in borse. Derubati di tutto ciò che li rende esseri e vivi e senzienti.

Fatti per essere esseri reciproci e simbiotici.

Sono loro i padroni del rispetto per noi.

Sono loro a decidere quando è meritato.

Non è tanto che “E l’uomo incontrò il cane”.

Quanto che " E il cane incontrò l'uomo "  

E fu il suo pastore.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il cane andaluso

Il cane andaluso

 

Il pastore andaloso



 

 

 

 

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