2025 06 03 – Atterraggio morbido.
Morto
il pullo del grattacielo pirello, nè.
Scoperto l’arcano.
Il rapace era di varietà americana.
Che nostalgia per quel barlume di luce.
Quando si credeva che si potesse praticare il soft landing.
La decrescita sostenibile dell’impero.
L’atterraggio morbido.
In un mondo migliore.
Invece al posto di un egemone da rallentare ce ne siamo trovati tre.
Il trigemone infiammato come fosse nevralgia.
Senza voglia di atterrare.
Già pasciuti e ben cresciuti.
Con tanti altri appena usciti dalla schiusa.
Sono piccoli ma cresceranno.
Tutti voraci e famelici.
E in culo all’atterraggio morbido.
Lo dicono gli auspici.
Il rapace parente dell' aquila del continente americano era maschio.
Di maschia natura si credette di potere volare.
Non controllò piumaggi e lanuggini.
Tutto preso dal desiderio di conquistare il mondo.
Incurante che la torre Eiffel fosse ruggine.
E la cultura è fragile.
Non si curò del fumo nero nel cielo.
Si lanciò dalla cima della regione satura di grattacoglioni.
E iniziò la caduta a piombo.
Sbatteva le ali ma non c’era portanza.
Principio cui a lezione aveva dedicato poca importanza.
Continuava a ripetersi quella frase dal film l’odio.
Storia di banlieue e costrutti sociali male ghettizzati.
Simbolo di galoppanti divaricanti divari sociali.
A dire il vero lo aveva capito che qualcosa non andava.
Ma fece lo struzzo.
Al grido del fino a qui va tutto bene.
Così diceva durante la caduta.
Ma l’importanza è l’atterraggio.
E pieno di consapevolezza si spiaccicò.
Atterraggio morbido stucazzo.
Hard crashing e si spatasciò sul marciapiedi.
Così andiamo a finire.
Non lo dico mica io.
Lo dice il presagio degli aruspici.
Guardano viscere e il volo degli uccelli.
Che ci parlano di egemoni malati.
Tutti poconormodotati.
Infiammati e spatasciati.
Kalimmudda semper lù.
La
tour Eiffel è ruggine e la cultura è fragile
Spatasciamondo
Come il pulcino pio: spiasc

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