lunedì 11 agosto 2025

2025 08 11 – L’incubo di Gustavo e Dora

2025 08 11 – L’incubo di Gustavo e Dora.

 

La vista del di fronte era magnificente.

Nonostante il timore dei recenti sfaldamenti.

Quei monti di dolomia restavano per ora saldi.

La panoramica spaziava sull'intero paese a valle.

La posizione minacciava precisione impressionante.

Il paese brulicava già dall’alba.

Erano i giorni della settimana santa.

Tutti a spendere il soldino ricevuto a sanpaganino.

L’aria era tersa e fresca senza umido né vento.

Condizioni ideali per traiettorie esemplari.

Il fronte opposto appariva scarno e brullo.

Pronto a nascondere sorprese a qualche grullo.

C’era quella strana cavica fessura.

Apertura da cui scrutare ogni singola radura.

Il primo sibilo partì viaggiando inosservato.

La gittata lunga richiedeva il suo tempo silenzioso.

Poi di colpo si schiantò in paese con un botto.

Le formiche spezzarono le formazioni vacanziere.

Ma mica erano povere ignare formiche vere.

Erano umani osservati da lontano coi binocoli.

Cercavano un riparo nel fuggi fuggi generale.

Era iniziata una pioggia di maligni ordigni.

Le formiche non sapevano opporre resistenza.

Ormai erano imbolsite di rateizzata opulenza.

Non credevano possibile che piovesse piombo.

Sul loro piccolo idilliaco monte sul mondo.

E poi non avevano l’attitudine a smettere gli acquisti.

Erano diventati buoni solo a transumare di vetrina.

Su di fronte dentro al monte videro infine la fessura.

Con possenti binocoli vi scovarono Gustavo e Dora.

Residuati bellici di memoria a chilometrica gittata.

Rinculavano a ripetizione come obici orobici.

Fu lanciato pure qualche stormo di droni a vela.

Seminavano nell’aria volantini a risposta rapida.

Quelli con quei codici binari detti quick response.

Peroravano ancora lo sciopero totale dei consumi.

Resistenza bombarola tipo roba partigiana.

D’improvviso il formicaio si svegliò dall’incubo.

Svanì via da tutti quello strano sogno condiviso.

Restarono vaghi ricordi di altre morti e guerre.

Restò il rimpianto dell’età delle rivoluzioni.

Potevamo farla prima senza attendere la rima.

Sarebbe bastato dare retta a quello là, al fùmatto.

E scioperare dall’acquistare.

Per fermare questo mondo trottola impazzita.

Per mostrare a tutti quanti una via di uscita.

Dentro il sogno non restava nulla da comprare.

Solo latte qualche patata e selvatica cicoria.

Dieta da campioni impastata con la forza.

Mentre la fessura pattugliava la valle amara.

Ah, quei cannoni per sparare da lontano.

Che vigliacca tecnica marziale.

Che nonsenso militare.


 

Kalimmudda ipsum dixit.

Vorrei vivere così

 

 

La tristezza della montagna



 

sabato 9 agosto 2025

2025 08 09 – Lo scoiattolo funambolo

2025 08 09 – Lo scoiattolo funambolo.

 

Albeggia sulle valli e le montagne.

Albeggia la ragione in un ricordo.

Ripeto il mantra in ogni mentre.

Quello che un’altra via c’è sempre.

Da questa scena nacque un viaggio.

C'è sempre un'altra via. Partire con i migranti approdare off-shore.

Appesi ai rami dei pini penzolano dei contenitori.

Sono pieni di semi per fare mangiare gli uccelli.

Li ho appesi io per loro e per mia figlia.

A quel tempo era ancora bambina.

Volevo che imparasse nel guardare.

Con gli occhi puri della sua meraviglia.

Un giorno ai piedi di un pino si presenta uno scoiattolo.

Mia figlia lo battezza pancia bianca.

Cerca da mangiare tra i semi caduti per terra.

Mentre sgranocchia osserva gli uccelli che volano dritti ai semi.

Là dove c’è parecchio bendiddio in più.

Va avanti così per vari giorni.

Fino a che è pronto per provarci.

Si arrampica e resta aggrappato con tre zampe.

Con la quarta cerca di acchiappare il contenitore. 

Ogni volta quello oscilla ed esce dalla sua portata.

Cambia alberi e contenitori ma non il risultato.

Ad un certo punto sembra che molli il colpo.

Scende dall’albero, va in terra, mangia qualche seme caduto.

E alla fine si mette seduto.

Sta sempre guardando gli uccelli, dando a noi le spalle.

Io lo immagino corrucciato senza vederlo.

Sta con il mento appoggiato ad una zampa.

Si sta chiedendo come fare. 

Resta lì un bel po’ fermo a pensare.

Sgranocchia qualche seme per concentrarsi.

Poi d’improvviso corre verso un ramo.

Credevo lo avesse scelto a caso.

Ma capii che lo aveva valutato con cura.

Era il ramo di suo più facile appiglio.

A cui attaccarsi con due dei quattro suoi artigli.

Si tuffa acrobata funambolo con la testa all’ingiù.

Si tiene al ramo con due unghie delle zampe di dietro.

Così lascia libere le due mani anteriori.

Con la destra fa per afferrare il contenitore.

Quello oscilla dall’altro lato. 

Con uno scatto preciso allunga la zampa sinistra.

Si porta al petto il portasemi con le due zampe davanti.

Poi lo tiene con una zampa sola.

E con l’altra inizia a ravanarci dentro.

Abbuffandosi di semi.

Io inizio a ridere mentre immagino di parlare.

Impara figlia mia : c'è sempre un'altra via.

 

K.i.d.

Manifesto

 

Lo scoiattolo funambolo



 





In alpeggio la ragione albeggia sempre



 

 

 

venerdì 8 agosto 2025

2025 08 08 - Questa questua vi molesta

2025 08 08 - Questa questua vi molesta.

 

Sono qua che ciondolo per Andalo.

Una luce mi folgora e pervade.

Con un provvido intervento il vaticano si fa moderno.

La cassettina delle offerte diventa pos.

Mettono i bancomat per la questua.

Ci sarà un’era con il totem in ogni chiesa.

D’altronde di quello vive la santa chiesa.

La prima reazione è che non c’è più religione.

Certo sembra un poco un fare la spesa.

Ma è solamente strumentazione.

Non demoniaco simoniaco incentivo a tentazione.

Nel ciondolare affiorano certe memorie.

9. La synvoluzione chirurgica negli 85 giri di vinile.

La synvoluzione non sfascia niente e tiene tutto insieme.

Maniacale lucida illuminazione da messianica visione.

Il pos in chiesa lo sdoganiamo come cosa buona e giusta.

E sarà uno dei punti di ingresso nella rete della grande mente.

Tra rivoluzione e revoluzione manca il passo della synvoluzione.

Dove fede e scienze di neurosenze ricompongono gli opposti.

E redistribuiscono i moderni pani e pesci, cioè la grana.

L’algoritmo “provaprendermi” sfila grano dai conti nascosti.

Quello “tifaccioicontiintasca” prosciuga i conti troppo pieni.

Ma il più suadente e seducente è “questaquestuatimolesta”.

I neuroscensati vaticanisti sono all’opera dai tempi.

Oggi sanno indurre pensieri azioni opere e missioni.

Con la risonanza magnetica giocano con gli spin.

Con il campo elettromagnetico si può irradiare il cervello.

Per aiutare gli indecisi a convertirsi illuminati.

Basta avere il modo di irradiare.

Ma quello è facile, basta un santone di smartfòne.

E una bancaria convenzione che offra servizi conversivi.

Più o meno trasparente aiuto alle menti degli indecisi.

Gli spin restano allineati e le persone illuminate.

Si potrà immaginarli in processione bancaria.

Tutti i ricottari allo sportello del pos a bonificare.

Ciondolanti in un mantra di preghiere reiterate.

Voglio l’Iban, voglio l’Iban, datemi un Iban buono e giusto.

Devo fare la carità, mi scappa la carità.

Se non bastasse si può aumentare l’intensità di campo.

Fino a farli diventare eremiti, mendicanti o penitenti permanenti.

Tutto iniziò con un pos e una rete.

Poi la IA si rivelò in effetti più intelligente dell’umano.

E lo convertì obtorto collo alla redistribuzione.

Sotto effetto di quel modulabile elettroshock.

Tra una certa quantità di ve possino.

Pronta remissione nel te pos.

 

K.i.d.

Elettrosciock

 

La distribuzione dei panini







giovedì 7 agosto 2025

2025 08 07 – Rondini montane, rondini guardiane

2025 08 07 – Rondini montane, rondini guardiane.

 

Le villeggiature non esistono più.

Sono sempre meno durature.

Circoscritte sempre più corte.

Confinate in zone a vocazione obtorta.

Oggi si ruba qualche giorno di vacanza.

In un lampo temporale da turisti.

I locali si industriano di cortesie.

In realtà non vedono l’ora che tu vada via.

Il turista è sempre un invasore.

Uno stupratore di territorio.

Radicato nelle tradizioni e memorie.

Che sopporta pieno di sorrisi.

Con un piatto di risi e bisi in paradiso.

Porta soldi per tutto l’anno in pochi mesi.

Benedetto sia il consumanesimo.

Ma c’è chi non si piega e non si spezza.

Arriva una auto piena come fosse un torpedone.

Vomita uno scarico di corpi di persone.

Sono tutti inebetiti dalla bellezza.

Quanto è bello e pittoresco, senti l’aria frizzantina.

Quanto è verde perché sei in montagna.

Se eri al mare quanto azzurro e quanto sole.

Dove sia sia con tanto sole serve la cremina protettiva.

E compra spremi e spalma dalla faccia alle ginocchia.

Sotto lo sguardo dello stanziale vigile occhio.

Lui vi cura di sottecchi mentre strabuzzate gli occhi.

Il turista è pieno di gadgets senza bisogno comperati.

E dentro all’auto torpedone poi stipati.

Il turista armeggia tra le valigie.

Dopo il cane porco tira fuori un porco drone.

Si mette a svolazzare incerto con i suoi quattro rotori.

Filma tutto, che per lui è niente, nel suo gaudio tripudiante.

L’aria è rotta dal ronzante scureggetto.

Prenderei una lupara, un fucile, una carabina o almeno una fionda.

Quando spunta uno stormo di rondini a volo radente.

Sono rondini di montagna, marroni e non nere da Milano.

Volano più ardite sulla tavolata rasata dei prati.

Una plana addirittura sotto il macchinone torpedone.

Risbuca da sotto, cabra, plana, vira e poi si butta giù in picchiata.

Col torace si protegge bene le ali.

E dà un buffo al porco drone.

Lo stormo segue in coro in una pioggia di pennuti.

Il drone cade e si frantuma in mille pezzi.

Nel silente montano gaudio giubilo e tripudio.

Il territorio ritorna radicato nelle sue memorie.

Così doveva andare.

Invece la divinità locale pensò ai piccioli.

Avvertì il turista dronista dello stormo delle rondini.

Sono rondini montane, sono rondini guardiane.

Lo scherzava a sua insaputa.

Le rondini giocavano a tirare rasoiate d’aria.

La montagna stava come sempre.

Cantava muta in quota.

O forse ghignava.

 

K.i.d.

Vola, e mamma come vola

 

Ma quante sono queste rondini.



mercoledì 6 agosto 2025

2025 08 06 – La marea monta vigliacca

2025 08 06 – La marea monta vigliacca.

 

Noi credevamo.

Che non ci riguardasse.

Li guardiamo morire di fame o di altro.

Alla televisione o allo smartphone.

Oggi a Gaza domani altrove.

Guardiamo con noia senza paura.

Fingiamo indignazione e contrizione.

In fondo nel profondo resta sempre un meno male.

Meglio a loro che sono loro e che non siamo noi.

Fino a che qualcosa accade.

E dalla televisione ci riporta dritti in casa.

Ci eravamo entusiasmati per una storia di inclusione.

Era natale scorso, eravamo tutti più buoni.

Era stata aperta la prima pasticceria siriana a Trento.

L’avevamo presa a modello di convivenza di pace.

Poi eravamo rientrati nel chi se ne fotte.

Fino ad oggi, otto mesi dopo.

Che bisogna vergognarsi di essere in vacanza.

Alla “Cara Siria” hanno spaccato le vetrine.

Da tempo arrivano insulti minacce e intimidazioni.

Poi la promozione della Gazacola ha fatto saltare il tappo.

La Gazacola è una esperienza umanitaria.

Sicuramente non si deve generalizzare, si dice.

E invece è una stronzata.

Sotto un fragile velo di tolleranza ribolle la marea che avanza.

La marea non sale mai dritta di fronte.

Che la si possa riconoscere.

È subdola e vigliacca.

Monta lenta ai lati tra vortici gorghi e mulinelli.

Fino a che una ultima goccia ricongiunge tutto il mare.

E ci si ritrova a capire che era punto di cesura.

Il fatto è che si continua a seminare pressione.

Poi un equilibrio rotto appare in cima a Trento.

Così tutto scoppia prima o poi.

In principio sembra si vada bene.

Nel frattempo la ruggine corrode anche il cemento armato.

Mettine una trave in trazione e misura e osserva.

Devi farlo con attenzione.

Fino a che una minima crepa appare, ma tu non la vedi.

Allora devi ascoltare il suono e aspettare il cricricric.

Me lo ha insegnato mio padre, ingegnere miracolato in un laboratorio.

Ma non sempre c’è una facoltà di ingegneria civile sociale.

Quei siriani trentini il laboratorio ce lo avevano, ma dolciario.

E se dopo pochi mesi qualcuno attacca perfino i dolciumi siete al punto di rottura.

Esportato qui in una apparente innocua bibita  cola.

Oggi da Gaza, domani da qualche altro posto.

Che per ora vi suona ancora sano.

 

K.i.d.

Lucciole Unicef

 

Punto di rottura



 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 5 agosto 2025

2025 08 05 – Buono scambio a cielo aperto

2025 08 05 – Buono scambio a cielo aperto.

 

Reciproca educazione da analogico villàn.

Camminando piano pian vedo un villàn.

Da lontano non indovino l’età.

Da vicino è proprio un giovine ragazzino.

Fosse stato urbano sarebbe stato un bambino.

Invece è cresciuto sano in ambiente montano.

Con poche cose è tutto intento in un tristo giocare.

Ma lui non piangeva anzi ridacchiava.

Aveva steso una copertina sopra l’erba.

Ci aveva disposto tanti piccoli tesori.

In ragionato assetto da vetrinista in erba.

Erano memorie di antichi trastulli.

Giornaletti a fumetti e sassetti dipinti.

Arnesi di analogica vera piena di logica.

Non c’è videogioco e lo smartfòn vale poco.

Il gioco che gioca è la pesca al turista.

In questa bella stagione che dura una svista.

Così mi avvicino e quello mi scruta.

Gli chiedo quanto costa qualcosa.

Quello pesca nel mucchio un sassetto.

Poi ci ripensa e mi allunga un fumetto.

Due euro per un esemplare originale.

Due euro di certo di usato, ma garantito poco.

Sto al gioco d’alpeggio e rilancio un po’ peggio.

I due non li ho ma cosa mi dai per un euro.

Tentenna, cincischia e sto per beccarmi un sano fanculo.

Non lo sai che qua il turismo dura solo due mesi l’anno.

Stai qui a rognare mentre noi si deve campare.

Sento i pensieri che fluttuano in aria.

Prendo la mia moneta e propongo un baratto.

Ti do questa inutile rondella di metallo.

In cambio ti faccio una fotografia.

Di che cosa, mi chiede il cresciuto fanciullo.

Del tuo magnifico negozio montano.

Noi in città mica li abbiamo così a cielo aperto.

Viviamo in una svista con uno schifo di vista.

Il fanciullo mi allarga uno spalancato sorriso.

Il buono scambio è concluso.

Lui prende l’euro ed io questa foto.

Abbiamo fatto economia sana.

Perché sotto un cielo di valori montani.

L’aria della montagna è piena di pensieri buoni.

Restano incisi nella roccia come fosse vinile.

Mentre la città è regno pregno di diavolo.

Per un euro non ti vendono nemmeno una foto.

E poi scusate e guardate se è poco.

Saluto il fanciullo dentro e fuori ogni roccia.

E penso alla derelitta poveretta città.

Milano.

Ma vaffanciullo.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Alla fiera dell'est.

 

Il negozio a cielo aperto


 


lunedì 4 agosto 2025

2025 08 04 – Castagne e patane grazie mai più

 2025 08 04 – Castagne e patane grazie mai più.

 

Sui monti si avanza di lenti movimenti.

È un ritmo ortopedico.

Si articolano tarso e metatarso.

Passi sparsi in direzione incerta.

Tanta lentezza per un urbano è zen.

Quassù invece gli zeni sono solo un cognome.

Che viene dal greco zenone di zeno di zeus.

La memoria mi porta al perduto sogno.

Si poteva bene fare un morbido atterraggio.

Tipo volo di parapendio da diporto.

Invece fu uno schianto da generale.

Adesso cammino ramingo e cerco formaggio.

La guerra è passata e finita.

O forse solo qua e là.

Il nemico è vinto sconfitto battuto.

Così dicono le voci.

Forse sono solo sprazzi invisibili da qua in cima.

Cammino in cerca di cibo.

Nel ricordo che vendeva vitto e alloggio.

Spero dietro a quella collina.

Ma che ne so io di campi di grano.

Di come o dove si fa da mangiare.

Io so dove stava soltanto quello urbano.

Poi svolto una svolta e compare una vista.

Sono piccoli campetti coltivati a patate.

Ne arraffo qualcuna in apparenza inosservato.

Mi piace pensare lasciato lì per compassione.

Come sia sia sono diventato un ladro di patate.

Sulla via del ritorno trovo castagne buone da farina.

E tanta cicoria di campo che non le lascio scampo.

Spero pure in qualche fungo di sotto nel bosco.

Ma invece più niente tranne una fame fetente.

Adesso confido nella mira dei paracadute.

Con la loro pioggia di miseria senza dignità.

Ogni sacco lanciato vale decine di stelle cucite.

Per il solo fatto dell’ammissione di colpa.

Per ora rimando l’assalto alla banca d'alpeggio.

Quella piena di cantine ricolme di formaggio.

E’ troppo pericolosa la strenua resistenza dei ricottari.

Preferisco chiedere la carità.

Sempre in nome della mia dignità.

Qualcuno ci sta.

Mi danno un po’ di farina di castagne impastata.

Cicoria selvatica a sparuti mazzetti.

E qualche patata presa dal campo.

Non ci si mangia tutti neanche una volta.

Mi affiora la sottile memoria di genitori sfollati.

Verso le campagne o le montagne non saprei dire.

Era quella guerra se non dimenticata di certo rimossa.

Sepolta sotto i suoi 80 anni di menzogne di pace.

I miei non ne parlavano mai.

Solo qualche rarissimo sprazzo.

Poi un giorno mia madre si presentò a pranzo.

Fiera con la zuppiera fumante.

Disse solo amorevole che aveva fatto pasta e patane.

Come si dice alla napoletana.

Quella buona scolata, saltata, soffritta, mantecata.

Mio padre piega il tovagliolo, si alza ed esce.

Torna dopo un’ora.

Dice che era andato al ristorante.

Castagne e patane.

Grazie mai più.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Generale

 

Che ne sai poi che siano davvero patate



 

 

 

 

 

domenica 3 agosto 2025

2025 08 03 – La valuta d’alpeggio

 2025 08 03 – La valuta d’alpeggio.

 

Vergogna in montagna.

Del famigerato sterco mai pregna .

Il lascito testamentario l’ho già steso.

Siamo arrivati in missione per conto di Terno.

Terno sta per padre eterno.

Lo preciso per non farmi scassare la minchia.

Casomai qualcuno dubiti dubbi sanitari.

Devo controllare che tutto sia nell’ordine di natura.

La storia che i monti cadono in briciole brucia ancora.

La montagna se la ride con un ghigno.

Canta, sorride, danza e poi sogghigna.

È un sogghigno alle umane vergogne.

Poveri noi senza vergogna.

Povero me che mi vergogno.

Io le vacanze non le ho mai sofferte.

Delocalizzate attese sospese miserie umane.

Ma quando poi arrivo, so che ero lontano soltanto prima.

Insomma sono contento.

Ma ti pare che devo vergognarmi per una vacanza.

Dei dolori del mondo irrispettosa.

Per colpa di una minoranza di minorati ricottari.

Basta, vado a fare la spesa.

Consumista senza resa.

La montagna scuote il capo.

Nell’infoio non la vedo o non la guardo.

Sono cieco e resto pure sordo.

Mi risveglia un suono bovaro.

Un muggito di ricordi.

In montagna c’è il vero formaggio.

Quello fatto col latte da alpeggio.

Entro nel maligno spaccio tentatore.

Piccolo locale Grande Delinquente Organizzato.

Il formaggio sta a metà prezzo che in città.

Trasporto incluso nel chilometraggio.

Porco quel demone di urbano mediolano.

Di ricottari un campionario.

Sempre intenti a rubare ricotta.

Senza manco volerla cagliare.

Giusto solo per appropriare.

Mapperò una volta l’era minga inscì.

Da quando è che è diventata storia così maligna.

Tutto iniziò con il capitale e la finansa.

Profitti e plusvalori fuori misura e scala di valori.

Potrebbero pure esistere se dotati di misura.

Ma millantati dèi seminarono latte a pioggia.

Con una ricerca di costante mungitura.

Il collaterale fu il divario.

Lo sterco del demonio è sempre frutto fatto di divario.

I soldi furono troppi, sporchi e distorti.

Specchi per allodole in mani di stomaci ingordi.

Le Milano del mondo intero sono tutte uguali.

Non si vendono l’anima al diavolo.

E non è il demonio che gliela ruba.

Al contrario è peggio ancora.

E’ che ogni Milano il diavolo lo vende all’anima.

Il suo veleno.

Ma dimentica che il diavolo non si vende.

Si regala.

Ecco cosa c'entra il formaggio.

La sana valuta d’alpeggio.

Eh ggià.

 

K.i.d.

Eh già

  

La banca d’alpeggio


Addendum del redattore

Rilevazioni in quota. 13 di 85 giri di vinile senza tempo



venerdì 1 agosto 2025

2025 08 01 –Testamento nei vinili di dolomia

2025 08 01 –Testamento nei vinili di dolomia.

 

Trovate tracce di vinile nella dolomia.

E così padreTerno seppe del gran dolo.

Qualcuno aveva spostato le Dolomiti.

Terno inviò un messo dal futuro.

Doveva partire alla volta di quei noti depositi.

Rocce sedimentarie patrimonio dell’umanità.

Chi le avesse sedimentate non era chiaro.

Anche se il processo detto diagenesi era indiziario.

I sedimenti vengono da esso compattati e cementati.

E con qualche eone si trasformano in roccia solida.

Quindi la dolomia a suo modo è anche essa animata.

Di ottime intenzioni come tutto certamente.

D’altronde il messo le montagne le aveva già suonate.

In certe sue rivelazioni in quota negli 85 giri di vinile.

Dove giacevano in apparenza immote.

Incise come in tracce dei vinili in altre rocce.

Insomma, il messo con le montagne ci parlava ma zitto e muto.

Il viaggio in quei meandri di pensieri era infatti pieno di perigli.

Ma in missione per padre Terno si affrontavano con cipiglio.

Il peggiore era che l’umano la dolomia la spostasse.

Millimetricamente ma pur sempre fuori orbita.

Anche a sua insaputa con penseri poco arguti.

Quindi il messo elaborò un lascito testamentario.

In modo che dalla neurosfera divenisse sedimentario.

E terminasse in diagenetico processo di diagenesi.

Inglobandosi nei monti in fieri.

Testamento di pensieri.

Nei vinili della pietra.

 

Kalimmudda dolo mitico ipsum dixit.

Il testamento, questo ricordo non vi consoli

 

 

Testamento di vinili scolpiti nella dolomia

 

L’irrefrenabile ilarità del Kalimmudda

Dove si cantava della nascita del ridarolo profeta.

https://cloeconomie.blogspot.com/2020/11/2020-11-02-lirrefrenabile-ilarita-di.html

 

La leggenda dell’ermellotta sincronizzata e dell’aquila astigmatica,

Dove l’evoluzione conduceva all’io non serve più

https://cloeconomie.blogspot.com/2021/05/2021-05-17-la-montagna-della.html

 

La revoluzione delle farfalle di sopramezzo.

Ricetta per una redistribuzione revolutiva da ricottari a bambini.

https://cloeconomie.blogspot.com/2021/05/2020-05-20-la-revoluzione-delle.html

 

Partire con i migranti approdare offshore.

Trattato di analisi e soluzioni sistemiche.

https://docs.google.com/document/d/sharing&ouid

 

Viaggiando si impara imparando si viaggia.

Altri e opposti sono diversi e lontani solo prima di arrivare.

https://lesclaufrenies.blogspot.com/2015/01/2015-01-25-viaggiando-si-impara_25.html

 

Le Clofrenì, les Claufrenies. L'obligatoire.

Memorie bipolari

https://lesclaufrenies.blogspot.com/2014/03/estate-2013-clofreni-claufrenie.html

 

La saga dei tigli. Ora di ricreazione.

Prima stagione

https://cloeconomie.blogspot.com/2024/06/2024-06-22-ora-di-ricreazione.html

 

La saga dei tigli. Ora di religione.

Seconda stagione

https://cloeconomie.blogspot.com/2024/08/2024-08-20-ora-di-religione-magnifica.html.

 

Il Divario. Cronaca di una revoluzione algoritmica.

Soggetto per romanzo elaborato con IA.

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/03/2028-03-15-il-divario-una-rivoluzione.html

 

Gli  85 giri di vinile che riarmarono i postini.

The 85 best of – Selezione di ce que il faut

https://drive.google.com/drive/folders/1wLHIh-lyj9SGV02TRshmWD4HLUEgGdO6

 

Piccoli post per un libro persona.

La pipeline di tutti i postini.

Ricercare per Claudio Aroldi Blog

https://www.blogger.com - Profilo e blogs

https://cazzimmoso.blogspot.com//?m=1 

https://cloeconomie.blogspot.com//?m=1

https://lesclaufrenies.blogspot.com/?m=1

https://www.facebook.com - Mente Locale

 

Dolo mitica dolomia