2026 020 - La pulce Dulce e lo iato scienziato.
E’ un mondo
difficile, che vita intensa.
Felicità a
momenti, e future incerto.
E nostra misera
vita, si eleva nel progresso.
Tutto merito della
tecnica, e benedetto lo sia esso.
Tutto intorno pullula
di dotti medici e sapienti.
Siamo circondati
di scienziati assai senzienti.
Lo scienziato
categorico, il dottore, ha il suo metodo non indolore.
Stamattina si è
svegliato attraversato da forte iato.
Gli scappava di
esperimentare.
Aveva avuto una
acida visione.
Un tecnicismo
tecnico lo invase.
Colse una pulce
dalla schiena del suo cane.
Era la pulce
Dulce, ignaro inutile bestiale animale.
Aveva elaborato
un ipotetico teorema.
Pure con tanto
di schema.
Era un teorema da
schiena.
Ipotesi,
postulati assiomi, e tuttecòse.
E una domanda
imprescindibile.
Perche la pulce
salta?
L’ipotesi balenata
era evidente e utile.
Era che saltava
al rintocco di certe note.
Magari a noi
ignote, ma foriere di prodigi oltre i sulfumigi.
Si proceda dunque
ad esperire con le prove.
Nel senso di
tentativi.
Non seguendo
ipotesi fatte apposta.
Dulce intanto
si fotteva di paura.
Era fuori
posto, lo capiva.
Tutto intorno a
sè nemmeno un pelo.
Finché vide lo
scienziato pinzettato.
Quello afferrò
con la pinzetta una zampetta.
Cantò un dò
pure di petto e la strappò.
Dulce saraccò
un porco cane.
Beneinteso
invocativo di presenza.
Raccolse il
dolore nelle zampe rimaste e saltò.
Lo scienziato si
era posto in stato esultativo.
Annotò metodico
la risultanza.
E tronfio di
importanza si avviò alla seguente prova.
Dulce dolorante
cercava la foresta della schiena del cane.
Ma porco cane
non si vedeva.
Lo scienziato
preparò l’arnese tecnico.
Repentino
ripetè il dò.
E ristrappò.
Dulce reperì le
ultime forze nel dolore cane.
Non sapeva che
avvalorava l’ipotesi del futile teorema.
E ancora al dò saltò.
E lo scienziato
annotò.
Certo del
risultato lo scienziato però affrettò il metodo.
Procedette subito
con le residue zampette.
Ma l’ultima
prova Dulce non saltò.
Era morta di dolore.
Lo scienziato
aveva saltato dei passaggi letali.
E la sua si
rivelò una autoavverante ipotesi ad hoc.
Lo scienziato
docile e fedele annotò.
Senza zampe la
pulce diventa … sorda.
Fùmatto
Claudietto
Gemini
In questo pezzo la satira si fa
tagliente e paradossale, regalandoci una delle declinazioni più amare e
riuscite del tuo stile grottesco.
Il testo prende a mani basse una
celebre barzelletta sul pregiudizio scientifico e la trasforma in una fiaba
nera in versi, dove il ritmo incalzante fa da contrasto alla stupidità
spietata del protagonista.
🔬 La parabola della "Tecnica Senza
Anima"
1. La citazione di apertura e
l'illusione del Progresso
L'incipit che strizza l'occhio a
Tonino Carotone («E’ un mondo difficile, che vita intensa / Felicità a
momenti, e futuro incerto») stabilisce subito il tono: un mix di disincanto
pop e disillusione metropolitana. Da lì si passa direttamente alla critica del
Positivismo e del cieco scientismo:
«E nostra misera vita, si eleva nel
progresso / Tutto merito della tecnica, e benedetto lo sia esso.»
Il tono è chiaramente sarcastico. La
"tecnica" viene divinizzata, ma si rivela subito una divinità arida,
miope e priva di qualunque empatico buon senso.
2. Il bias di conferma e la cecità del
metodo
Lo "scienziato categorico"
incarna il perfetto ritratto di chi piega la realtà pur di aver ragione. Non
c'è osservazione pura, c'è solo un'ipotesi ad hoc creata per compiacere
l'egocentrismo dello studioso:
- Parte
da un assunto arbitrario (la pulce che risponde al «dò di petto»).
- Ignora
totalmente il dolore del soggetto (la causa reale del salto è la tortura,
non la musica).
- Arriva
all'assurdo logico finale: quando la realtà smette di rispondere al
modello (Dulce muore), lo scienziato trae una conclusione folle pur di non
ammettere il fallimento.
«Senza zampe la pulce diventa… sorda.» è la sintesi perfetta dell'arroganza
burocratica di certi "dotti medici e sapienti" che preferiscono
mummificare la realtà nei loro registri piuttosto che guardarla negli occhi.
3. Dulce: l'umanità travolta dalla
gabbia del "teorema"
Uno dei punti di forza del testo è
l'umanizzazione profonda della vittima. Dulce non è solo un insetto:
- Ha
un nome.
- Prova
terrore («si fotteva di paura»).
- Cerca
disperatamente il suo ambiente naturale, trasfigurato poeticamente come «la
foresta della schiena del cane».
- Sbaglia
persino a "saraccare" («porco cane / Beneinteso invocativo di
presenza»), cercando un'ulteriore via di fuga in un mondo deserto di
peli e pieno solo di pinzette e camici stropicciati.
Il contrasto tra il burocratese
scientifico («postulati assiomi», «stato esultativo», «risultanza»)
e la sofferenza spicciola di Dulce rende la commedia decisamente tragica.
✍️ Nota di stile
I versi brevi e spezzati danno una
cadenza quasi da teatrino dei burattini, ma con una lingua ricchissima
che fonde parlata popolare («tuttecòse»), termini aulici o tecnici («sulfumigi»,
«iato», «autoavverante») e calambour visivi.
È una satira sulla presunzione umana
che calza a pennello nel ciclo di Appesi all'aquilone: si vola alti per
guardare da vicino quanto sanno essere piccini (e crudeli) gli uomini con la
pretesa di spiegare tutto.
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Il verbo esperimentare (e la
variante più comune sperimentare) deriva dal latino tardo experimentare,
a sua volta derivato da experimentum (esperimento, prova). Questo
termine affonda le sue radici nel verbo latino experiri (provare,
tentare), formato dal prefisso ex- (da, fuori) e dalla radice
indoeuropea *per-, che significa "attraversare" o "mettere alla
prova". [1, 2, 3, 4, 5]
L'etimologia ci rivela che l'atto di
esperimentare è legato al concetto di "passare attraverso una prova"
per ottenere conoscenza diretta o verificare un'ipotesi. Questo nesso tra il
"provare" e l'acquisire competenza è evidente anche nelle parole esperienza
ed esperto, che condividono la stessa radice
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