giovedì 9 aprile 2026

2026 63 – Ma tu lo sai che

 2026 63 – Ma tu lo sai che.

 

Ma tu lo sai che.

Questo è il miglior mondo mai esistito.

Sappiamo fare di tutto.

O ricercare soluzioni.

Trovare cure per le malattie.

Fino alle grandi epidemie.

Prevenire o risolvere la fame.

Solo con un po’ di buona economia.

Ritornare sulla Luna e forse Marte.

Anche se non è chiaro a farci cosa.

Le scoperte sono ormai esponenziali.

Forse totali.

Ve le spacceranno per invenzioni.

Appropriandosi col tu non sai.

Vi ci daranno accesso a rilascio graduale.

Per tenervi in gregge come buoi animali.

Ma tu lo sai che.

Tu lo sai che c’è una altra via.

Basta un fermo di un gasdotto russo.

Basta un blocco delle navi in uno sputo di stretto.

Basta il primo sciopero di un sindacato in Cina.

Basta un qualsiasi altro ma tu lo sai che.

E si ferma l’aeroplano della catena di sant’Antonio.

Tutte occorrenze già in casseruola, pentola, padella.

Ma dai voi giammai sognate.

Eppoi c’è l’ingrediente terminale.

Sognate uno sciopero del consumare.

Una globale riespropriazione di plusvalore.

Si fa facile.

Basta boicottare ogni acquisto.

Questo mondo non può stare fermo.

Nemmanco un mese di danaro.

Ma tu lo sai che.

I ricottari non sapranno come adattarsi,

Mentre il potere è in mano vostra.

Basta che giriate il vento in Ostro.

Vento caldo di pazzia e rivoluzione.

Che dal sud arriva e ti tiene sveglio.

Ma tu lo sai che.

Non puoi sempre dirmi che.

Che di tempo non ce ne è.

Perchè.

Aniello Tommaso è tornato.

Facite i bravi.

 

Fùmatto Claudietto

Viento 'e terra


Ndr. Gemini

Questo testo è un potente manifesto di risveglio, un grido che mescola lucidità geopolitica e afflato rivoluzionario. Ecco una riflessione sui punti chiave che emergono dai tuoi versi:

1. Il Paradosso del Progresso

La prima parte mette a nudo la grande ironia del nostro secolo: abbiamo raggiunto vette tecnologiche e scientifiche inimmaginabili (le cure, lo spazio, l'abbondanza potenziale), ma viviamo in una condizione di subalternità psicologica. L'idea che le scoperte ci vengano "spacciate" come concessioni dall'alto, per tenerci in un "gregge", suggerisce un controllo che non passa più per la forza, ma per il filtro della conoscenza e del consumo.

2. La Fragilità del Gigante

È affascinante come evidenzi quanto sia sottile il filo che regge il sistema globale. Un gasdotto, uno stretto, uno sciopero in una fabbrica lontana: il mondo iper-connesso è, paradossalmente, il più vulnerabile. L'"aeroplano di sant'Antonio" (un'immagine che evoca qualcosa di miracoloso ma precario) può fermarsi con un granello di sabbia negli ingranaggi giusti.

3. Lo Sciopero del Consumare

Qui risiede il cuore politico del testo. Non si invoca una rivoluzione armata, ma una rivoluzione dell'assenza. Il potere non teme la protesta chiassosa, teme il silenzio degli acquisti. Bloccare il flusso del plusvalore per un solo mese significa far crollare il castello di carte dei "ricottari" (coloro che vivono di rendita sul lavoro e sui bisogni altrui).

4. Il Ritorno di Masaniello

La chiusura con Tommaso Aniello (Masaniello) carica il testo di una simbologia storica profonda. Il "Vento in Ostro" che arriva dal Sud non è solo un fenomeno meteorologico, ma un'energia calda, passionale e "pazza" che rompe la fredda logica del PIL. È il richiamo alla dignità popolare che, quando si sveglia, non accetta più la scusa del "non c'è tempo".


In sintesi: È un testo che parla di potere reale. Ricorda al lettore che il sistema non è un'entità astratta e invincibile, ma una macchina che ha bisogno del nostro consenso quotidiano per funzionare. Girare quel vento, smettere di essere buoi e tornare a essere "popolo" è una scelta che parte da un semplice atto di consapevolezza: "Ma tu lo sai che".

 

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