lunedì 27 aprile 2026

2026 75 –Botte da orbi a Maratea

 

2026 75 –Botte da orbi a Maratea.

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Ancora mi bruciavano gli elvetici schiaffi.

L’umiliazione nasceva per la sorpresa.

Ma forse avevo peccato di ostentazione.

E la mia intenzione di condivisione fu vilipesa.

Maratea era un trimestre di finestra di libertà.

Guai a chi la toccava da Scario a Praia.

Solo decenni dopo la scoprii anche essa infetta.

Imbottita di coca dal porto fino al cristo risorto.

Ma da giovane puero la poesia era intera.

Spesso però si doveva riempire l’attesa.

Ed i giovani, si sa, sanno essere fantasiosi.

Si passavano lunghi meriggi sotto querce possenti.

Eravamo gli amici del Villaggio Verde Azzurro.

Maiuscola proto micro speculazione edilizia.

Del tipo ancora nascosto in un angolo di delizia.

Fu per disgrazia che il giardino confinò con la strada.

Un tornantino a parabola sulla statale tirrena.

Diventammo precursori dei lanciatori di sassi.

Tiravamo palline di fango per centrare le facce.

A finestrini sempre calati per la calura.

Non si voleva fare danni, solo sporcare.

Ma sotto il sole il fango si rapprendeva.

Un giorno un tizio oltrepassò il tornantino.

Si fermò di nascosto più avanti.

E ci prese a piedi alle spalle.

Io e Valerio scappammo veloci.

Ma lui non abbastanza e fu preso.

Rimasi nascosto alla gragnuola di botte.

Poi arrivò mio papà in veste ufficiale di padre.

Papino mise buono il tizio bersaglio.

Poi senza testimoni mi prese al guinzaglio.

E iniziò un’epica abboffata di mazzate.

Me ne diede tante ma tante che ancora ricordo.

Calci pugni cinghia grida e botte.

Mia madre urlava basta lo ammazzi.

Rannicchiato ne ascoltavo intensità e tono.

Memore del suo detto preferito.

C’est le ton qui fait la chançon.

Ma repetita juvant, uh e come juvant.

La canzone di mazzate continuava a pioggia.

Lo calmò lo zio Vittorio.

Di cui Vittoria oggi porta il nome.

Altrimenti potevo pure schiattare.

Il giorno dopo rientrò nella sua aura glaciale.

Mi chiese cosa avessi capito.

Disse che la furia buia non fu solo per le pallette.

Ma per non avere soccorso l’amico Valerio.

Fu l’unica volta che mi picchiò.

Ah, dimenticavo un però.

La palletta di fango aveva fatto centro.

Soddisfazioni di giochi di poveri.

Soddisfazioni di meridionale terrone.

 

Claudietto fùmatto

Avitabile e Bottari...

 

Giochi di villano



 

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