venerdì 17 aprile 2026

2026 69 – Viaggio d'otto ore

 2026 69 – Viaggio d'otto ore.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Ogni singolo giorno

 

 

Non è che a tutti venga dato.

Di risvegliarsi illuminato.

Parecchi sì sono fulminati.

E non significa brillanti.

Ma è perché sono parvodotati.

Più precisamente retroevoluti.

Sono in uno stadio precedente.

Non ancora detto della mente.

Così perdonali o padre Terno.

Essi non è che sono fessi.

È soltanto che non sanno.

Roteare su di un perno centrale.

Io per contro ne ho visto di cose.

Ignorate da quei troppi umani.

Metti caso che vuoi fare un viaggio.

Lungo più del raggio di quest’orbe.

O meglio ancora tutto intorno ad esso.

Niente turbe è solamente scienza.

Puoi sfruttare la tua mente.

E spararla nella neurosfera.

Infilandola in un solco del vinile, orbitale.

Da lì, per lo spazio profondo decollare.

Accendete un tivùcolor tipo allnews.

Tutti i cavi vi circondano in una gabbia.

Quella di Faraday vi solleva la mente.

Siete in sospensione elettromagnetica.

E potete cominciare a volare circolari.

Il balcone è la tolda della mia astrocasa.

Scanalando la timono tutto in tondo.

Col rinforzo in ogni parte di mondo.

La musica pompa la mente in onde.

Un momento un momento un momento.

Ecco che vedo sincronie di argomenti.

Ascolto una canzone che mi parla sincera.

Di posti, di tempi e quisquilie di varia cultura.

Vedo e sento la mente che lascia la scia.

Da dove è partita si è spostata di un fuso.

Perché essa non sfessa gira resa leggera.

La televisione dà orarie notizie assertiva.

Basta girare canale e ricordarsi in sospensione.

E così ecco scoccate le otto ore in programma.

Nel vento di certa gravità in cui avete viaggiato.

Sono affaticato e provato.

Sono caricato di elettricità.

Brucio chiavette e picci.

Mi butto sul letto.

Un’onda di gravità certa mi spegne la tele.

Con tanto di schiocco, poc.

Meglio di un elettro telecomando.

Ecco, queste sono le prove.

Adesso è ora di dormire.

O questi mi fanno internare.

Ma io cosa ci posso fare.

Sono essi che non sanno volare.

 

Fùmatto Claudietto

Ogni singolo giorno





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