2025
12 24 – De spigolam et branzinom.
Il serpentone si snoda.
Si piega si inchioda.
Si ferma la coda.
La gente si accoda.
La vetrina straripa.
Tracima la ripa.
Non certo di rape.
Nemmeno di carpe.
Ma di altri pesci, molluschi e crostacei.
Per un attimo ci avevo creduto.
La risonanza magnetica li aveva posseduti.
Ne ebbi lucida visione già prima del mio internamento.
Erano tutti guidati dalle onde sottili.
Andavano in processione bancaria.
Al mantra di voglio un iban, datemi un iban.
Mi scappa la carità, devo fare la carità.
Osservo meglio e ascolto più attento.
Queste sono urla da mercatino.
Il re del bancone si chiama branzino.
Ma quale amen di iban.
La coda è rapace di spigole nataline.
Pesci lombardi branzini.
Allevati in reti da ingrasso vorace.
Da noi si pescava ancora con innata carità.
E laggiù il predatore era chiamato spigola.
Talmente vorace mi si ingollò tre esche alla traina.
Per forza che mangia come una pazza anche in cattività.
È la sua natura.
La facemmo alla acqua pazza, sporca in guazzetto.
Non in crosta di sale da fighetti stellati.
E così oggi sono lì tutti in fila.
Tra i lamenti del primo caro cenone.
Potevate mangiare le verze della cassoeula.
State tranquilli che nessuno ve ne privava.
Potevate accodarvi dal fruttarolo.
Risparmiavate pure sul colesterolo.
E non ci saccheggiavate il mare
Ma è natale è natale è natale.
L’allegria la mettiamo nei cassetti.
Lascia stare anche le cose che non ti vanno.
Tira fuori la malinconia.
Vasco.
Kalimmudda
semper dixit.
La
coda dal pesce lombardo.
.
La coda del pane quotidiano.


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