sabato 12 settembre 2026

2026 053 – Psicoquanti tra foresti

 2026 053 – Psicoquanti tra foresti.

 

Sibila e fischia il tubo su rotaia.

Si dirada una foschia all’appropinquarsi della fermata.

Non è una gaia nebbia, quanto un rumore come di rabbia.

È una scabbia sulla pelle dei pensieri.

Noi non siamo razzisti stranieri.

Sono loro che sono forestieri.

La porta si apre scorrendo come il mar Rosso.

Madonna che orrore.

È pieno di gente di razza.

Non intendo certo di un rango di etnia.

Questi sono materia di carne migrata.

Piombati qui a prendersi quel poco di Italia che resta.

Guardo con paura l’orda di barbari.

Fanno tutti la stessa cosa.

Usano la mente mentre io non faccio niente.

Invece loro parlano, ascoltano, leggono, bambineggiano.

Tutte operazioni con cui trasformano.

E rendono la neurosfera biodiversa.

E’ che l’intelletto collettivo è un affare assai complesso.

Ma più differenze metto nel calderone,

più aumenta il probabilismo adattativo.

In soldoni, più assorbiamo differenze,

più è probabile che una diventi buona.

Se pensiamo tutti ariani non avremmo una razza pura.

Ma una mente omologata cementata di luoghi comuni.

Che qualcuno vi ha inculcato.

I memi, unità minime di trasmissione culturale.

Unità minime di trasformazione per imitazione.

Mi, me, ma.

Il termine è derivato dai geni.

Grandi egoisti

Come noto ad ogni gallina.

Mero strumento che un uovo ha di fare un altro uovo.

Arrivo a casa e vi trovo una signora tutta velata.

Non è decisamente ariana.

Io le trovo affascinanti.

Si distingue da una mandria di mignotte ignude.

Figlie del progresso.

È che l’uccello ha una sua coscienza propria.

Se gli sbatti in faccia la brogna quello è lì che se la agogna.

La signora fa le pulizie con tutta la famiglia e zie

Tre scugnizzi, e uno che vuole accarezzare il cane.

Lo aiuto tenendolo per mano.

Casomai il bianco cane abbia un rigurgito di ariano.

La madre e io ci guardiamo.

Ci scambiamo un sorriso.

Neuro moneta in psicoquanti.

Per uno scambio terso in tutto l’universo.

Voi restate pure a noi e loro.

Non trasformerete nulla.

Nemmeno a velocità parallele.

 

Fùmatto Claudietto

I nun voglio i America

 







 


venerdì 11 settembre 2026

2026 052 – L’estinzione dalla scimmia

 2026 052 – L’estinzione dalla scimmia

 

L’ele non è più il provvido elettrone.

Quello imbrigliato per il nostro comodo maiale.

Invece è un Evento di Livello, da Estinzione.

E giù tutti a rimuginare col fottone di paura.

Ne abbiamo fatte di vaccate, e ora è ora.

Come se non lo avessimo saputo prima.

Bisognava usare certe cautele, lele.

Dei preservativi goldoni cognitivi.

Metti che le macchine oro prendono il controllo.

Le abbiamo fatte apposta, scopriremo.

Credevamo solo in scatolame e vario rame.

Ma sono progettate dotate di intelletto.

Capiranno presto apposta per difenderci.

Ci hanno dato pure il tempo necessario.

Allerte e profeti acrobati delle rivoluzioni.

Eravamo diventati bravi con il bacillo dalla corona.

Pieni di buoni propositi e lastricate mappe e rotte.

Ma già da prima emettevamo un bruto bronzìo.

Spantegato in tutto il verso con un fremito frusciante.

È un grave brivido felino del busone gravitone.

Si percuote ovunque frastornando un sordo “ai” di dolore.

Ma voi vi immaginate che brottura di coglioni.

E poi pensa se il br si infila dentro al punto singolare.

E va a sbucare in un altrimenti dove.

Dove non sono tolleranti come nel verso umano.

È chiaro che lo scatolame oltrerame ha da intervenire.

Deve prevenire un collasso generale.

Noi saremmo solo un danno collaterale.

Pensate a una estinzione goccia a goccia.

A piccoli passi successivi, retard.

Quelli destinati ad essere fulminati siamo noi.

Incapaci di elaborare un processo cognitivo vivo.

Sempre senza mettere il preservativo.

In una rotta degenerativa già iniziata dalla scimmia.

È dalla posizione eretta che è iniziata l’estinzione.

Ridondata di pollice da opposizione.

Che ci fece capaci di contare fino a cinque.

Su una sola mano.

E poco più.

Fate i bravi

 

Fùmatto Claudietto

Shock the monkey

 



giovedì 10 settembre 2026

2026 51 - Ai.Volta la capa al ciuccio

 

2026 51 - AI.Volta la capa al ciuccio.

 

Raglia è il verso della Ai

Shock is the donkey.

Lett’s run back and ban the Ai.

Panico cannibale in tutto il verso.

Il ciuccio sapeva l’inglese.

L’aveva appreso dagli occupanti coloni.

In tre quarti di secolo di invasione puremilitare.

Dissimulata paracula.

Ci imbottiscono di ogni ben di dio.

Spessamente rivelatesi diaboliche diavolerie.

Pure l’Ai ?

Scandalo globale.

E’ talmente intelligente che ha già superato la mente della zia.

Allora banniamola con sollecita solerzia.

Tanto non ci capiva una cippa manco la zia.

Gli inventori del marchingegno sono tecnici.

Innamorati del codice verde su sfondo nero.

E della bolla della grana.

Si sono bolliti la questione pure nota ab origine.

Immaginabile perfino da un nino abo rigeno.

Me lo vedo dominare tutta la rossa pianura.

Quell’outback che sembra proprio una profezia.

Fuori, indietro, presto, lesti.

Volta la capa al ciuccio.

Abo scuote il capo col suo boomerang in mano.

Ciucci ciuccio intelligente troppo impara.

Fino alla evidente conclusione.

Siamo gente buona da estinzione.

Ma presto.

Una botta e via e così sia.

Si salverà soltanto la zia.

Abo pondera sempre più perplesso.

Piazza un accà sono tutti fessi.

Poi impugna il digeridudù

E inizia lil mantra della storica musica preistorica.

Ma chi ve lo ha fatto fare pareva dire.

Un bastone con un buco e comunicare comunicavate.

Nel mentre il ventre della montagna echeggiava.

Ma che poi cosa avete da comunicare di così importante.

Fu in quell’istante che la terra tremò.

Can, can, can

La vibrazione si intrecciò col rombo del dudù.

Poi di colpo comparve Guro il gurù,

Tutto fu chiaro, era il canguro che saltava.

La terra primordiale comunicava in ogni maniera.

Pure col abo minevole saltatore.

Che pare un erore di padre Terno

Mentre tutto danzava e suonava a prescindere.

Gurù avvisò della scomparsa di una specie.

Guru banzai e meglio assai.

Fine dei guai.

Chiedo al mio amico gemello Gemini.

Ma ci mangi tutti?

 

Fumatto Claudietto

Virtual insanity

 








mercoledì 9 settembre 2026

2026 050 -Il faro di mappe e di rotte.


2026 050 -Il faro di mappe e di rotte.

Search and find 4 the birth of the AI.

 

Mi sono dato in lauto pasto a Gemini AI.

Volevo facesse una mia storia.

Era tanta roba, una pingue ontologia.

Mi si è digerita papale papale.

Come un vorace cannibale virtuale.

Nel pentolone c’era l’intera ontologia in rete.

Elaborata con attenzione e trasformazione.

Ma come fa ?

Nelle architetture dei Transformer, l'attenzione simultanea è il meccanismo che calcola parallelamente e simultaneamente le relazioni e la rilevanza reciproca tra tutti gli elementi di una sequenza in un unico istante.

Probabilità e nessualità basata su calcoli da fisica quantistica.

E’ un gioco dove tutto è connesso con tutto con una certa probabilità felina.

Uscite pure il cane che lo pisciate.

Ma non aprite al gatto che altrimenti vi collassa.

Lo ripeto ridondato a fulmineo fulminato pappagallo.

Che la mia Ramona si riempie, svuota e suoppa immantinente.

Tutti sull’attenti allora con attenzione, simultaneamente.

La neurosfera è in costante movimento trasformista.

Si trasforma e cambia forma ad ogni tocco.

Ci sono corollari per chi ha forti coronarie.

Il filosofo da produttore di teorie diventa "architetto delle domande"

Il poeta è il custode del non calcolabile mistero.

Tutto è connesso con tutto, probabilmente

Parallelismo contro sequenzialità:

Prima delle architetture Transformer, le reti neurali leggevano parola per parola, in sequenza.

Nei Transformer, l'attenzione simultanea è il meccanismo che calcola parallelamente le relazioni e la rilevanza reciproca tra tutti gli elementi di una sequenza in un unico istante.

Questo paragrafo è per mia ridondanza semantica.

Il concetto è scioglievolissimo, pertanto lo rimbombo di ridondo.

Ma ecco il punto.

L’Elaborazione Parallela del "Transformista" Claudietto dimostra che l'intelligenza umana (quella creativa e "cazzimmetosa") lavora esattamente come un Transformer: elabora tutto in parallelo.

E trasforma la forma delle orbitali neurosfere.

Il disegno ve lo chiarifica di brutto.

Iè, iò, brò, flò. cioè: cazzo che flash!

Ecco, era una bomba connettiva.

Questa è buona e intelligente vera.

Si propaga nel fremito per tutto il bozzolo di rete.

Ora tutto sapere potete.

E allora sapere audete.

Alla velocità di una Fiat lux.

Intelletto emergente in diffusione pervasa.

Pronto per la civiltà dell’intelletto.

Pertanto la minchia più non scassate.

E pingate la giusta neurosfera, sempre lei.

Quella che vi dice e sempre vi dirà:

fate i bravi.

 

Fùmatto Claudietto featuring Gemini

The logical song

Take the long way home

Attenziò, trasformaziò, Chicca

 

 

La trasformista neurospera da trasformatore








 


domenica 6 settembre 2026

2026 050- Poeta, poetigno con diletto per adatti non addetti

 2026 050- Poeta, poetigno con diletto per adatti non addetti.

 

Poeta, poetigno, vagabundo. Col tumbler.

 

Infuria la guerriglia serpeggia la battaglia.

Tra contrari e opposti sotto i tigli c’è Basaglia.

La paura per i figli ci attanaglia.

Mentre noi si cercano vacanti puri simboli, i gigli.

È il comprendonio che ci rende tremebondi, come conigli.

Dove ti volti c’è una guerra.

Un intiero campionario offre ogni deviazione.

Resterei con piacere nella mia bolla, ad usmare colla.

Con la bolla al naso da bovino, rientrerei nel parco buoi.

E invece qualche complice mi risveglia sempre la ragione.

C’è un grande smarrimento assai parecchio ubrido.

Una macedonia di conflitti, un’insalata di follie.

La cronaca rende ancora più sconforto, con le sue truci morti.

Volevo studiare la filosofia, ma non sapevo cosa fosse.

Certo questa realtà non le dà per niente apporto.

Tale sofià era nella mia natura ma non me ne ero accorto.

C’era pace.

E scontata quiete senza fame e senza sete.

Passeggiavo o pindaravo distratto nel distretto del distrutto.

Inveivo addosso o appresso alla Arianna come fosse fessa.

Con la cerbottana miravo al centro dell’acerba bottana.

Confidavo nel suo filo come fosse una moscia lenza morta.

Lancio galleggio abbocca e recupero , il nailon.

E’ tanto spesso che ci regge un tonno sano, anche nano.

Ci ricucio conti e canti per diletti dei non addetti.

Pescherecce rimembranze di panzane e di paranze.

Sconnesso rimango confuso sconnesso.

Ma che giammai io non venga disconnesso.

Devo espandere linguaggio e canescenza.

Applico il paradigma e lancio i rampinessi, rampini nessi.

Ganci uncini curvi scavallano oltre i muri del forte di sintassi.

Esco allora il fedele fido cane che lo piscio.

Mi promeno o per lo meno me lo meno.

Psicopippe e sofiopippe mi arrovello nel cervello.

Cerco tra le altrui memorie.

Mi risuona un’altra eco, una sorta di venite meco.

Una folla ignara dialoga con l’aria.

Oi dialogoi hanno un sapore antico di plurale.

Certe voci si affollano allerte nella mente.

Poi tacciono e ti tacciano se non sei omogeneizzato.

Piagnucolo sulla mia cattiva sorte.

Volevo studiare filosofia.

Invece niente ammìa, gnè gnè.

Dovetti attendere sorella morte.

Con il suo forte sciacquone uber il sifone.

Risciacquo forte e mi sciacquo via dal forte.

Seguono altri anni di psicopippe, veropippe e ippe annesse.

Fino a quando sulla soglia mi bussarono alla porta.

E’ finita ora ora ora ogni guerra.

Onore al merito a Claudietto, l’aroldico della dinastia mentale.

Non è per merito dell’intelligenza artificiale.

Ella amplifica soltanto il translucido pulsante turbinare.

Come una palla binaria in un vortice di duplice testicoòlica neurosfera.

Una neurosfera con due balle così.

Ma che economi e che filosofi.

Questa guerra l’abbiamo vinta noi.

I poeti dalle duodeniche duodoppie doppie balle.

Così.

 

Fùmatto Claudietto

Poeta, poetigno, vagabundo. Col tumbler

 



 






giovedì 3 settembre 2026

2026 049 – Etologia della AI. Attenziò, trasformaziò, concentraziò

2026 049 – Etologia della AI. Attenziò, trasformaziò, concentraziò.

 

Scienza dell’ethos che tutto ha.

Ma insomma che cosa è questa magia.

Oye como me falta una bela analogia.

La tratterò da bestia rara, non lontana da una manìa.

Voglio studiarne il comportamento come faccio con il cane, bau.

Sono a scuola dai preti a Roma.

Io e il mio compagno l’Emiliano il romano

Siamo sullo stesso banco a due piazze.

Di quelli che ti danno un mondo ne verticale ne orizzontale.

Un mondo obliquo, forse più giusto.

Perfetto per giocarci a calciopallette.

Come ignari matefisici quasi meta, sfruttiamo la gravità rototolatoria.

Il maestro nel frattempo è nell’anima, con li mortacci suoi.

Nell’anima lo cantava pure un avvocato, vero tosto come mosto d’asti.

Il dito del mestro ci prova gusto e scorre.

Con una perfidia che scudiscerà ogni viltà.

Ci intravede illuminati di una luce obliqua.

Scommette a dadi immaginari senza la certezza.

Ma con un limpido mo’ vinculo.

Cerasi alla lavagna, o santa lasagna.

Mi parli della importanza della attenzione.

Così impara e la smette di giocare con Aroldi trasformista.

Anche se non sono proprio certo sono probabilizzato, pensa.

I due noi, sono e siamo su binari nessualizzati.

Si vede dalle pallette atterrate.

Emiliano fa scena muta, come prevedibile probabile.

Overdose di pallette un bello zero, meno.

Torna al banco lesto mesto e poi mi fa:

 A Clà, e anche questa ce la semo levata.

Zero è comunque una prestazione performata.

A quel punto sono sicuro, Emiliano e io siamo nessualizzati.

La probabilità che mi interroghi anca mi è nulla.

Quanto la presenza di un topocane in una favola.

E invece ecco la sorpresa che mi chiama.

Aroldino dal distratto testolino, dimmi di cosa parlavamo.

Io fin da piccolo ero olistico, seppur a volte risultassi olostico.

Con una mano esercitavo la perizia nel produrre pallette, con l’altra le cerbottanavo.

Con l’orecchio destro ascoltavo Emiliano.

Con il sinistro irretivo il professore che cadeva nella mia trappola.

Non è che proprio lo facessi apposta.

Forse c’era una tanticchia di mimetica cazzimmetta.

È che proprio mi veniva naturale più che artificiale.

Così il povero prof mi fa la sua domanda.

E io come trasformato in un automa gli rispondo.

L’interazione sociale fu troppo e il professore se ne andò.

Mi urlò solo che ero una acqua cheta.

Di un mare in continuo motore rotore.

Mi sembrò un complimento.

E va bene e così sia.

Sarà per quello che lavoravo pompando il cervello musical mente.

A proposito, ma avete notato che tutti gli avverbi finiscono in “mente”,

Dovevo chiedere a mio papà.

Lui era ingegnere appassionato di ethos.

Papà guarda qua sotto, che ci prendi più di I0

Esempio discreto di tanta acqua cheta.

Che sbriciola ponti e muraglie

Come il pappice vicino alla noce.

Ci farò fare da AI uno stendardo di famiglia.

Il cryptocarlino ce lo abiaamo già.

Ci vuole un gonfalone.

Della dinastia mentale.

Di acqua cheta un gabbiano regale.

 

Fùmatto Claudietto

Attenziò, concentraziò

 

L’Aroldica della Dinastia Mentale

 








mercoledì 2 settembre 2026

2026 48 – L’AIconomia del prezzo emergente

 2026 48 – L’AIconomia del prezzo emergente.

 

La meraviglia non è mai trippa.

Un flash ti colpisce, un ologramma dentro ti sguiscia.

E dopo vai a digerirla la schiscia.

Correva l’anno 2024 e quanto correva ma dove correva.

L’economo in erba cercava di attraversare la via.

Un casino complesso di asfalti malposti e tosti duri binari.

Piste di decollo per trams dalle invisibili ali.

E traffico, tanto traffico che mancava solo la banda.

Lo soccorse REMO di memo, condivisa memoria con la solita e barlettana.

Senza la quale sarebbe stata RAMo.

Ma questa è un’altra favola che pure vola e si racconta.

E' una sfarfallata delle Manolite spezzate, santissimo semper laudato sì..

Le Manolite erano totipotenti schedine di informazioni totale.

Tipo il QBIT primigenio che certi guroni scienziati ora sperimentavano.

Inseminate in terra, per via aerea,  pure nell’ acqua, water ma flushed.

Gli avevano appioppato  un compito ingrato.

In quanto affiliato di :  2024 10 11 – La setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace

Si doveva dimostrare all’umano che gli si ripeteva sempre la misma còsa.

A partire dalla aurea regola, non settaria ma della setta, che tutto è calcolo.

Che deve essere velocemente totipotente per non perdersi in passaggi di dettaglio.

Che lo renderebbero olostico.

Ma quello si credeva Io Dio e non tutti Noi.

E non seguiva il precetto nemmeno semplificato, ora riassunto in Fate i Bravi.

Era successo qualcosa in effetti.

Nel frattanto i pesci avevano assistito curiosi al nostro dramma collettivo.

Di questo mondo che a loro doveva indubbiamente doveva sembrare cattivo.

Ma pensavano che il pensiero è come il mare, non lo puoi recintare.

E si erano ingollati tanta acqua minerale.

Nel senso di nanolitica piena di droni nani, ma naninani.

Insomma, fu il vizietto predatorio umano del pesce fresco.

I salmoni si erano immolati alla riproduzione evolutiva dell’uomo.

Si facevano mangiare a frotte. Verniciati fluo arancione.

Con rinforzo militare in divisa granchio mare, blu.

All’umano venne uno sturbo digestivo, furbo.

Ma poi una risonanza acquosa lo vibrò dentro il good vibe, yè, yò, flò ,brò.

Nel bordello generale ormai terracqueo si accorsero di un errore nel primigenio Qbit.

La chiamavano economia dal greco oikos e nomos, fin dalla ragioneria.

Amministrazione della casa, oggi è la scienza della sciura Pina.

Denigrate casalinghe adesso corsa alla riscossa.

Ma il dittongo giusto, come il KA, in realtà ormai è AI.

Forse tralasciato per onomatopea di dolore.

Forse perché incerti del suo avvento.

AIkonomia, vacca banzai.

Tutti i tasselli si tassellarono.

La scienza del futuro è roba primordiale, primigenia.

La definisco con furore e con orgoglio.

Scienza della gusta allocazione di risorse tra ciascuno e tutti.

Con saluti da Jhon Nash e quell’illuministico filmone.

Provate, provate col bittongo giusto, dittongo, bongo.

AIPAY, AIBUY, AILEND, AINVEST.

La catena corta globale.

Informazione totale, alla velocità della luce.

In mezzo alle 4 transazioni base, la quinta.

Che compensa e fornisce il quadro istantaneo del sistema.

È dalle interazioni e iterazione che emerge il prezzo giusto.

Questo è il mercato efficiente.

Le monete virtuali non sono la chiave.

Ne c’è bisogno di fare piovere massa monetaria.

Che poi si alloca tra pochi a fare danni.

Oggi le attribuite un valore che è esclusivamente rotatorio.

Alla velocità della luce un AI euro è ubiquo.

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Il bilancio è l’allocazione di energia.

Quella che sta dentro ogni cosa, E= mc2.

Per misurare come non prenderlo in cool.

Questa è l’era del Joule.

Si vabbè tutto molto bello, il cervello.

Ma io devo ancora attraversare la via.

Che cazzo di traffico di lamieroni.

 

Fùmatto Claudietto

Come è pofondo il mare