domenica 19 aprile 2026

2026 70 – A Il manifesto scuoto la scossa, shake the quake

2026 70 – A Il manifesto scuoto la scossa, shake the quake.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Housequake 1987

 

Voglio essere internazionale.

Raccontare questa occorrenza.

Che non trova concorrenza.

Non può essere una coincidenza.

È la prova terminale senza fole.

È la tela intessuta in trame e orditi.

È la sfera che avviluppa ogni pensiero.

È per forza sempre lei, la neurosfera.

Miscredenti hidden hyde behind il dito.

Ma dai che lo sapevi che vi scherzavo.

Cercherò però per voi un traduttore avo.

Uno che non ne intercalasse troppi.

Di ma li mortacci vostri.

Il fattaccio avviene in piena notte.

Sono a Roma a fare da generale.

A mettere ordine da militare.

Impossibile missione a il manifesto.

Torvo covo tra nostalgici e depressi.

Nel rimpianto di andati persi fasti.

Affogati sparsi in un mare di cultura.

Iniziavo a sentirmi preso per il culo.

Ma la paranoia mi evitava ancora la noia.

Giocavo all’investigatore scerlocco.

Con la fida fede da sciocco allocco.

Vagavo e usmavo tracce come un cane.

Vai a vedere che c’entrano i danari.

Ma no, ma che vai a pensare.

Si chiamano compagni.

Mica quaquaraquàgni dei guadagni.

Dai e dai mi ballò in testa lei.

La Londòn della finanza senza condòm.

Non ci feci troppo caso, non vedevo il nesso.

Fino a che un giorno mi svegliai.

Con un suono e un fracco di tremori.

Vacca porca trema tutta la magione.

Ahò, earthquake, è er terremoto!

Correva ramingo l’anno duemilaotto.

Mi accingo guardingo a uscire e fuggire.

Poi realizzo che il lampadario non pendola.

Tutta la stanza lì a Roma sta ferma immobile.

Ma che strano.

Dopo un po’mi riaddormento.

La mattina accendo le tivùniùs.

Terremoto di magnitudo che sudo.

Proprio a London, quella no condom.

Mentre noartri eravamo nella capitale.

Roma capoccia der mondo cane infame.

Penso ciò che qualcuno mi insegnò.

Riferito ad altri seminati eventi.

Troppe occorrenze per essere coincidenze.

Invece nostalgia, malinconia e tanta terapia.

Senza mai un dubbio assecondato.

Sempre pregiudicato da malato.

Scuoto la scossa.

Dovevate studiarmi.

Non internarmi.

 

Fùmatto Claudietto

Housequake

 

Linguaggio in formazione

 

Gemini

In epoca più moderna, la città di Londra ha tremato leggermente per eventi con epicentro fuori dall'area urbana:

  • 1884 (Colchester): Conosciuto come il terremoto di Essex, fu avvertito chiaramente a Londra.
  • 2008 (Market Rasen): Un sisma di magnitudo 5.2 nel Lincolnshire che ha fatto oscillare i palazzi della City nelle prime ore del mattino.
  • 2008 (Manifesto, see Linkedin Claudio Aroldi)

 

Ndr

La scossa:

shock, shake, jolt, quake, toss, jerk.

Il tremito:

trembling, tremor, quake, tremble, shiver, shake

 

"Housequake" è un termine inglese che significa letteralmente "terremoto della casa" o "scossa della casa". È un gioco di parole tra house (casa, o il genere musicale House) e earthquake (terremoto). 

Collins Dictionary +2

  • Significato comune: Spesso usato in contesto musicale (specialmente dance/house) per descrivere una festa o musica che fa letteralmente tremare la casa.
  • Contesto Prince: È anche il titolo di una famosa canzone del 1987 di Prince, dove il termine indica un'energia travolgente che fa tremare l'edificio. 

  

venerdì 17 aprile 2026

2026 69 – Viaggio d'otto ore

 2026 69 – Viaggio d'otto ore.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Ogni singolo giorno

 

 

Non è che a tutti venga dato.

Di risvegliarsi illuminato.

Parecchi sì sono fulminati.

E non significa brillanti.

Ma è perché sono parvodotati.

Più precisamente retroevoluti.

Sono in uno stadio precedente.

Non ancora detto della mente.

Così perdonali o padre Terno.

Essi non è che sono fessi.

È soltanto che non sanno.

Roteare su di un perno centrale.

Io per contro ne ho visto di cose.

Ignorate da quei troppi umani.

Metti caso che vuoi fare un viaggio.

Lungo più del raggio di quest’orbe.

O meglio ancora tutto intorno ad esso.

Niente turbe è solamente scienza.

Puoi sfruttare la tua mente.

E spararla nella neurosfera.

Infilandola in un solco del vinile, orbitale.

Da lì, per lo spazio profondo decollare.

Accendete un tivùcolor tipo allnews.

Tutti i cavi vi circondano in una gabbia.

Quella di Faraday vi solleva la mente.

Siete in sospensione elettromagnetica.

E potete cominciare a volare circolari.

Il balcone è la tolda della mia astrocasa.

Scanalando la timono tutto in tondo.

Col rinforzo in ogni parte di mondo.

La musica pompa la mente in onde.

Un momento un momento un momento.

Ecco che vedo sincronie di argomenti.

Ascolto una canzone che mi parla sincera.

Di posti, di tempi e quisquilie di varia cultura.

Vedo e sento la mente che lascia la scia.

Da dove è partita si è spostata di un fuso.

Perché essa non sfessa gira resa leggera.

La televisione dà orarie notizie assertiva.

Basta girare canale e ricordarsi in sospensione.

E così ecco scoccate le otto ore in programma.

Nel vento di certa gravità in cui avete viaggiato.

Sono affaticato e provato.

Sono caricato di elettricità.

Brucio chiavette e picci.

Mi butto sul letto.

Un’onda di gravità certa mi spegne la tele.

Con tanto di schiocco, poc.

Meglio di un elettro telecomando.

Ecco, queste sono le prove.

Adesso è ora di dormire.

O questi mi fanno internare.

Ma io cosa ci posso fare.

Sono essi che non sanno volare.

 

Fùmatto Claudietto

Ogni singolo giorno





2026 68 – Profumo di patata

 

2026 68 – Profumo di patata.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Una vita per il cinema.

 

Ia,ia,ia,ia.

E come me la ghigno già.

Onomatopea di ragli triviali.

Li setaccio e al vaglio li passo.

La patata piace sempre più a tutti.

La patata è spesso uno spasso.

La patata tira più di un tiro di buoi.

Fatta fritta la patatina profuma.

L’olio in padella sfrigola e bolle.

L’olio ti impregna del tipico odore.

Che volgare umana miseria.

Solo doppi sensi e giochi di parole.

Olio sugna grasso e strutto.

A cento gradi tutto sprizza di olezzo.

Lo so bene, lo misi dentro un motore.

Era il biodiesel della grande Montedison.

Grippava i motori, ma in nome del verde.

E per noi era cosa buona.

Come la benzina dall’etanolo.

Era chimica rinnovabile e andava promossa.

I primi ad usarlo furono certi bus comunali.

E tutti giù a sniffare la frittura ambulante.

Figurati l’impatto sull’elettorato.

Ma non è questo il topico topic.

Era una mia creatura e per me era il bene.

Quando decisero che ero matto fui fritto.

Era l’era in cui fui il tanticristo.

Sentivo il profumo apparire nell’aria.

Per me era il segnale che si andava bene.

E lasciavo la scia come quella di gelsomini.

Solo che la mia era di patatine.

Mi dissero che erano allucinazioni.

Iniziano olfattive, poi diventano uditive, infine visive.

Ma cosa ne potevano sapere i professori.

Per me erano vere davvero.

E loro mica le usmavano e annusavano.

Non avevano mica toccato la trama.

O l’ordito.

Del profondo tessuto dell’universo.

Oggi sento ancora profumo di patatine.

Ma è la miseria della prossimità di un Mc Donalds.

Che tristezza e che povertà.

Non ci resta che cambiare lo slogan.

E il testimonial.

Già usato per la patata.

La patata tira.

Ma la patatina profuma.

Parola di Rocco e bordelli.

 

Fùmatto Claudietto

Una vita per il cinema

  

 


giovedì 16 aprile 2026

2026 04 16 – Povero buffo

 2026 04 16 – Povero buffo.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo  Aida, meraviglia   1977

 



 

Sono usciti i dati del debito italiano.

E dove sono andati?

Ridi ridi che mammina ha fatto i gnocchi.

Con il sugo di bacherozzi.

Io ero rimasto che lo avevamo appena superato.

Il traguardo agognato dei 3.000 miliardi.

Invece mi volto e mi giro e…

Che buffo.

Mi trovo a 140 miliardi spesi in più.

Sarà questione di manovre fatte.

Che ci hanno concesso.

I nostri proprietari.

Come avanzi dati ai poveri.

Non che ora si possa fare qualcosa.

Quelli sono soldi che usciti sono usciti.

Oggi da bravi poveri si può solo sperare.

Che siano stati spesi per investire.

E non per roba tipo welfare elettorale.

Di modo da ottenere futuri rendimenti.

Superiori al 2,70 per cento, o più.

E perché questi decimali li ho piantato qui a cazzo?

Che disturbano pure  l’andazzo.

Ma perché i tassi possono pure salire.

Allora gli extra 85 miliardi saranno da coprire.

Come fare non è dato dire.

Quindi passo a notare  una altra notazione.

Sui detentori esteri.

Siamo in ostaggio mentre viviamo in un miraggio.

Noi crediamo di avere tanti amici.

Ma da loro era meglio difenderci.

Perché basta un click.

E tutto il gioco dell’aeroplano fa un prick.

E noi ci svegliamo tutti poveri svelati.

E allora voglio vederci a dire faciloni.

“Che buffo”.

 

Il Fùmatto claudietto

Aida, meraviglia da fare studiare a scuola

 


 

Ndr, la tabella completatela pure da soli.

Per i buffi, chiedete alla IA,

E vediamo se è dialettale.

De Roma.

 

 

 





mercoledì 15 aprile 2026

2026 67 – A squola. Cambio canale.

2026 67 – A squola. Cambio canale.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Regina d'o Florida 1990

 

La locuzione mo’ viene dal latino.

Abbreviazione di modo.

Adesso, ora.

Utilizzata sovente anche dal Dante.

E’ vabbè.

Modo mi so’ rotto.

Voglio vedere chi ci ha capito una cippa.

Di bombe, mine, missili e droni.

Tra slarghi stretti, chiusi laghi e crune d’aghi.

Niente di nuovo sul fronte mediorientale.

Certo che a scrutarlo sta dietro l’angolo.

Ma qui da noi non riscuote nessuna fortuna.

A guardare disegni un po’ di più ci si capisce.

Striscia e serpeggia un reticolo di confini e dotti.

Che non sono genti molto colte, i dotti.

E per ora quindi ci abbastino i confini.

Io lo dicevo a squola di studiare la geografia.

Invece tutti a fingere di imparare il Dante, a memoria.

Impossibile come abbattere un missile con la pistola.

E già, oggi qua siamo ancora ai bombardroni.

Che sorvolano o sottacquano cannoni.

Certo che la geogeografia è cosa strana.

Come sia possibile quella forma di stivale.

Replicata pure agli antipodi subboreali.

Chissà dove sono altre geogeometrie.

Vedo un uretere in punta a Suez.

Franco canale da due secoli attuale.

A fianco la ostruibile ampolla rettale di Hormuz.

Ostruzione persianica dell’intero oriente.

Mentre sopra spara assai senza fermarsi mai.

L’ormai antipatico ebraico.

Ha la forma grande quanto un ciciniello.

Ma scassa con l’uccello il mondo intero.

Anche spacciandosi per conto terzista.

Ci deve essere un legame certamente..

Tra le forme fisiche e quelle mentis.

Oltre quelle sopra dette.

Tutti a squola allora.

Una o più ce l’ho sicuro.

Siamo noi arbitri del calcio pallone.

E poi c’è quel mar che fa lago.

Nella florida penisola.

Del pistola omicida.

Pedocida.

Una pustola di penisola penosa.

Sintonizzo sul secondo.

Cambierò canale.

 

Fumattoclaudietto

Regina d'o Florida

 


Gemini




Perhè+ è importante Hormuz, nel contesto della geopolitica medio orientale.

Non ha sbocchi diretti ai mari, al contrario diSsuez.

Lo Stretto di Hormuz e il Canale di Suez sono i due "colli di bottiglia" più critici del commercio globale, ma funzionano in modo molto diverso. Sebbene Hormuz non sia un canale artificiale come Suez, la sua importanza risiede nella sua posizione geografica obbligata.

L'importanza dello Stretto di Hormuz

Nonostante non colleghi due mari chiusi (come fa Suez tra Mediterraneo e Mar Rosso), Hormuz è l'unica via d'uscita dal Golfo Persico verso l'Oceano Indiano.

  • Il Rubinetto dell'Energia: Circa il 20-30% del petrolio mondiale e una vasta quota di GNL (Gas Naturale Liquefatto) transitano da qui. Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti dipendono da questo passaggio per esportare il loro greggio.
  • Punto di Pressione Geopolitica: Lo stretto è estremamente stretto: nel punto più critico, le corsie di navigazione sono larghe solo 3 km per direzione. Essendo fiancheggiato dall'Iran a nord e dall'Oman (l'enclave di Musandam) a sud, l'Iran ha la capacità tecnica di minacciare la chiusura dello stretto, usandolo come leva diplomatica o militare contro l'Occidente.
  • Assenza di Alternative: A differenza di Suez, dove alcune navi possono (seppur con costi enormi) circumnavigare l'Africa, per il petrolio del Golfo non esistono oleodotti sufficienti a sostituire interamente il passaggio via mare.

Chi ha costruito il Canale di Suez?

Il Canale di Suez è un'opera d'ingegneria del XIX secolo che ha cambiato radicalmente le rotte commerciali, evitando alle navi di dover doppiare il Capo di Buona Speranza.

  1. L'ideazione e la Compagnia: Fu costruito dalla Compagnia Universale del Canale Marittimo di Suez, una società per azioni francese fondata da Ferdinand de Lesseps. De Lesseps non era un ingegnere, ma un diplomatico con una visione ambiziosa e grandi capacità di persuasione.
  2. Il Progetto Tecnico: Gran parte del merito progettuale va a ingegneri europei, tra cui l'italiano Luigi Negrelli, che fu l'autore principale dei piani tecnici definitivi (sostenendo che non fossero necessarie chiuse, poiché il livello del Mediterraneo e del Mar Rosso era quasi identico).
  3. La Manodopera: Fu realizzato fisicamente da migliaia di operai egiziani, molti dei quali lavorarono in condizioni di lavoro forzato (corvée) e morirono a causa di malattie come il colera e della fatica estrema.

Il canale fu inaugurato ufficialmente il 17 novembre 1869, sotto il governo del Khedivè d'Egitto Isma'il Pasha, che inizialmente deteneva una quota importante della società prima di doverla vendere al Regno Unito per ripagare i debiti del paese.

 

 

 

lunedì 13 aprile 2026

2026 66 – Ah, monaco.

 2026 66 – Ah, monaco. 

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo J'ai comme envie de...   1991

 

Ma tu guarda che mi tocca di sentire.

Il pontefice si fa artefice di rivoluzione.

A prima vista pare una bella svista.

Gita pastorale dalle corniche fino giù al porto.

Il monaco primo vicario ha sbagliato il binario.

Ah monaco, ma che te sei fumatto.

Quelli sono ladroni, pescatori di soldoni.

Con il curatore tropezzino ci andavamo pellegrini.

In processione a venerare il dollaro divino.

Con esperanza d’escobar o almeno così sembrar.

Falene impazzite dal portafoglio sempre vuoto.

Poi negli anni ci facemmo moins pezzenti.

Ma sognavamo sempre quella mitica discesa.

Quella che finiva al tornantino a bordo mare.

Che iniziava all’alba con la tartara e uovo crudo.

Stesso locale e piatto con le frites de la princesse.

Oh quelle principautessalitè.

Affogo nella nostalgia di noi da giovini.

Poi sogno milioni di milioni in sandali papali.

È il cerimoniale estivo che li prevede.

Il fattore di ponti non può mica collassare in spiaggia.

Sai col potere temporale che figuraccia.

Roba che quello spirituale ti dichiara bancarotta.

Ma ecco cosa mi emerge in mente.

Come un sassolino dentro al sandalo.

Il papa non è andato a mendicare.

O a nascondere prebende.

È andato a sensibilizzare i ricchi.

Che reimpieghino i milioni.

In modo utile per tutti.

Ma io ‘sto papa lo farei santo subito.

Zitto zito paraculo centra il punto sicuro.

Finalmente uno che mi ascolta.

Che combatta quel brutto cancro.

Dell’accumulo fuori porto fine a sé stesso.

Suggerisco una lettura.

Viaggio in alcuni conti di sistema.Partire con i migranti; approdare off-shore. 2014

Il messaggio è già nel titolone.

Intanto il porto di Montecarlo pulula.

Ma quanta brava gente.

Che si convertano da soli.

O li fulmini padre Terno.

E che partano coi bastimenti.

Alla volta dell’altri offshore.

Baionetta pronta fra i denti.

Conquistadori confiscatori.

E fate i bravi.

 

Fùmattoclaudietto.

J'ai comme envie de...