domenica 23 novembre 2025

2025 11 23 – Lo strabismo dell’anima imperfetta

2025 11 23 – Lo strabismo dell’anima imperfetta.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it : imperfezione

 

Voglio fare una entrata ad effetto.

Un incipio a parlare di imperfetto.

Contro il luogo comune del perfetto.

È così attuale e sui tivvì che quindi lo sfrutto.

Un giorno tutto apparirà meno stretto.

Nel senso come del caffè ristretto.

La camera inquadra uno scorcio di desaign.

Casa per niente umile e quindi disonesta.

L’armata di noi imperfetti non potrà mai permettersela.

Sfila lento il figuro dal famoso mascellone.

Schiscia il bottone e l’aggeggio fa il caffè.

Mascellone lo gusta in disonesta estasi.

In quel mare di perfezione una voce dice solo: 

“peffetto”.

Ma come, chissà quanti milioni di milioni di dollaroni.

E mi storpiate anche la lingua,  mica solamente la mente.

Ecco, questa è l’imperfezione cognitiva dilagante.

Accettata passivamente come buoi.

Poi però l’imperfezione della perfezione manco la cagate.

Non vi viene mica in mente che sia funzionale.

La biodiversità vi sta bene per scarafaggi e ortaggi.

Ma l’altro umano meglio che vada calpestato via.

In un tempo trapassato io imperfetto ci sono nato.

Secondo la definizione di chi pensa a perfezione.

A dieci anni ero chiuso in un mondo inventato nei libri.

Mi fecero curare, ma non successe niente e mi rituffai nei libri.

A 15 anni smisi di mangiare per mesi.

Mi avevano estirpato dal mio vero primo amore.

Anche li fui da curare, imperfetto per troppo grande amore.

La mia imperfezione mi veniva rimbalzata dappertutto.

Tra pianti indicibili e sofferenze e inspiegabili.

Ma come, hai ogni caffè peffetto e mangi pure cavialetto.

Che cosa hai di non perfetto.

Imparai a nascondere il disagio.

E adeguarmi al sociale contagio.

Adeguamento completato, un giorno lo  credettero.

Socializzazione yes, col puntemès.

Ma non sulla verità del sentire.

Smisi di chiedere riconoscimento.

Fino a che esplosi e rivelai il tragico difetto.

Ero strabico.

Come Venere avevo quello strabismo.

Quello che ti rende più interessante.

Il mio sta più dentro.

Ci ho lo strabismo dell’anima.

Ho il cervello un po’ stonato.

Ma che sente più e meglio degli altri.

Ho cercato di spiegare come funzionassi.

Poi ho smesso o ci provo assai di rado.

Io dalla mia imperfezione sono dipendente.

Perché so che semmai è solo funzionale biodiversità.

In quanto tale l’imperfezione non toglie valore ma lo aggiunge.

Ma io non sono menomato.

Sono pure laureato.

E stateve accuorte.

Pecchè....

 

Kalimmudda ipsum dixit

Imperfettissima perfetta : stateve accuorte.

 

Impeffezione

 


sabato 22 novembre 2025

2025 11 22 –Auguri dal nido di Vittoria

2025 11 22 –Auguri dal nido di Vittoria.

 

Qualcuno ricorderà i pulcini nel giardino.

Erano rimasti intrappolati incapaci di decollo.

Uno si era rifugiato in un vaso a forma di testa.

Parcheggiato in attesa del vento giusto o chissà cosa.

L’altro era scomparso arruolatosi già al volo.

Erano caduti da qualche nido, ma non si capiva quale.

Questa casa col giardino è tutta un nido di spiriti e di anime.

I pulcini li salvammo con lo spirito e con l’ingegno.

Lo spirito era quello del mio pulcino con sua mamma.

Mentre con ingegno io li saltellai per le scale come leprotti.

I cosciotti come ali erano ancora troppo giovani.

Ma alla fine ce la fecero e fu decollo.

Presero il vento della nuova vita e partirono, un po’ incerti.

Io di questa casa degli spiriti sono divenuto guardiano.

Un compito in cambio del quale posso essere ospite.

Controllo ogni decollo ed il vorticare animale.

Animale nel senso che si vedono le anime.

Così oggi arrivo e tra i rami di foglie spogli vedo il nido.

Sta lì a mezzo metro a farmi compagnia quando fumo.

Mentre osservo dalla tolda una merla attraversa il prato.

Faccio appena in tempo a salutarla.

E compare lo scoiattolo pancia bianca.

Mi ricordo anche di un leprotto a musocco.

Dentro a cui vidi mia mamma.

E altre circostanze assortite.

Tutte queste occorrenze voi le credete coincidenze.

Ma non è così.

Le sfere di anime celesti danzano nel giorno di festa.

La casa aspetta e protegge Vittoria.

Non sei mai sola le dicono le anime.

E un tetto sulla testa lo hai già qua.

Per ora il cielo in queste stanze lo reggo io.

Un giorno quando e se vorrai sarà per te.

Come ogni cosa che c’è.

 

 

Kalimmudda ipsum dixit

Per te ogni cosa che c'è

 

Ecco dove era il nido.



  E dopo ecco il pulcino in testa.



mercoledì 19 novembre 2025

2025 11 20 –Agropuntori, dottori, operatori, imperatori

 2025 11 20 –Agropuntori, dottori, operatori, imperatori.

 

Insomma, mi sento di dare una spiegazione.

Mandarini e agropuntura parlava di… mandarini e agropuntura.

Cioè di cinesi intesi come mandarini umani.

Quindi non agrumi come il menzionato chinotto.

E tra i quali agrumi c’è l’arancia.

Poi il riferimento alla gazza ladra era per l’opera.

Dietro cui si cela il film ultracult titolato arancia meccanica.

Ho promesso di essere lineare senza doppi sensi e indovinelli.

Fatico un poco in una noia di stornelli senza manco ritornelli.

Nel film tentano di ricondizionare il protagonista ultraviolento.

Di metterlo a nuovo come un telefono per farlo diventare buono.

Per farlo desintossicare e desuefare dalla istintuale ultraviolenza.

Dalla quale lui di certo manifesta dipendenza.

Lui è quel colui che il pensiero è per gli stupidi.

Mentre i cervelluti si affidano ad istinto e ispirazione.

Celeberrima inquadratura è quella dell’occhio spalancato.

Tenuto aperto con un congegno meccanico.

Mentre è costretto ad assorbire stimoli neurali e visuali vari.

In un bagno di certa farmacologia.

Obiettivo della pratica è sovrascrivere la natura istintuale.

E il ricondizionamento sembra anche funzionare.

Ma la natura poi riappare.

Sento una certa affine familiarità.

Percepisco l’ultradipendenza non violenta a volontà.

Io di dipendenze ne ho avute tante.

La più a buon mercato ma pur letale sta nelle sigarette.

È attivata da un meccanismo biochimiconeurologico.

Una accensione di schemi nel cervello.

Tipo di natale un alberello.

Io la chiamerei brama o bramosia.

Ma al servizio sanitario nazionale ci piace l’anglico gerundio.

Così questo demone divino lo chiamano craving.

Uno passa in un luogo dove si è fatto una cannetta.

La bramosia canaglia si scatena e le budella ti attanaglia.

Accendendo un fuoco che brucia tutta la paglia.

Il fuoco si spande da dove la brama si è nidiata.

E tu fai qualche minchiata.

Orbene.

Nella vita capita qualche alchimia di occorrenze e circostanze.

Io mi trovo una schiera di dottori e operatori che mi si prodigano intorno.

Sopportano con pazienza senza mai demordere.

E adesso il sistema sanitario nazionale pure me vuole ricondizionare.

Dopo avere trattato la manìa, che nostalgia, ora volgono alla bramosia.

E arriviamo così alla nuova terapia.

Accennano a provare un restyling cognitivo.

In realtà un ricondizionamento contenitivo.

Un po’ più a fondo di un restyling.

Giusto per una piccola rima con il craving.

Quindi accetto di buon grado.

E siamo al punzecchìo di orecchio con i nanodardi.

Io non so dire quanto sia suggestione o quanto sia convogliare mia energia.

Oppure ancora quanto sia quella esterna veicolata dal metallo.

Magari poi la chiave è solo nella comoda poltrona.

Oppure la chiave è l’accudimento che mi profondono tutto attorno.

Forse lo chiamano acudetox, o non so che, solo perché hanno dimenticato una doppia “c”.

Per il bambino oggetto, soletto e negletto, gioca anche quello.

Ma ora che sono più vecchio non mi interessa appropriami di altra conoscenza.

Anzi preferisco una bambina sorpresa nel vedere l’effetto che fa.

So però che ad ogni seduta mi coglie una sensazione di calma.

Cioè, sorelli e fratelle, di quelle che ti calmano tutta l’alma.

Agropuntura, qualcuno mi riparla di medicina mandarina.

Sapranno bene quanta opposizione c’è nelle scienze occidentali.

Magari alla fine saremo contenti davvero che la Cina sia vicina.

Nell’attesa vorrei ricordare di non scherzare troppo con i cinesi.

Mio padre rammentava che se un imperatore si ammalava il medico non poteva curarlo ma era bandito.

Suo compito era non farlo ammalare, l’imperatore.

E quindi aveva fallito.

A me hanno instillato grandi tradite aspettative imperiali già dal nome.

Agropuntori, operatori e dottori, abbiate mia cura come già fate.

Grazie e chi ha orecchio per intendere intenda.

Io resto coi dardi nani appizzati in my ear.

Così all'arancia mandarina.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La cura, dedicata.

 

Accudeto.



 

domenica 16 novembre 2025

2025 11 16 – Italiani bravi bottari

2025 11 16 – Italiani bravi bottari.

 

Pasqualino doveva arare il campo.

Non teneva tanti danari.

Né voleva andare in banca.

Per un atavico istinto di diffidenza.

Convertì così la bufala Carmela.

Tre per due di cultura agricola.

Pascolava, ruminava, cagava e dopo pure arava.

Nacquero friarielli pummaroli e mozzarelle.

Poco più in là c’era anche una vite.

Pasquale mise l’uva in botte e si fece anche il vino.

Portò tutto al mercato tranne il frutto della vite.

Il vino da artigiano serviva da cordiale contadino.

Vendette bene quei raccolti usciti assai buoni.

Mentre conservò geloso la botte.

Arrivò la grande guerra, con la povertà dei senza terra.

Ma Pasquale sopravvisse a pummarola e mozzarella.

Era ignaro di seguenti rivoluzioni industriali.

E sparagnava pure qualcosa.

Fino a che fu convinto a uscire il risparmio.

Quello custodito geloso sotto il matarazzo.

Un bancario ostinato, il malamente, lo convinse.

Forse per questioni di assonanza gli piazzò dei bot in pancia.

Il risparmio contadino fu così riconvertito.

E lo Stato fu finanziato, vale a dire indebitato.

Senza che Pasquale sapesse bene che significasse.

Bisognava costruire fabbriche e asfaltare strade.

Si doveva progredire, crescere per meglio dire.

Come se più grosso equivalesse a progresso.

Illuminati di certa guisa fecero anche scuole e ospedali.

I risparmi di Pasquali e industriali furono prestati pure per utilità sociali.

Crebbero però grandi orde di piazzisti bancari.

Intermediari utili a collocare sempre più prestiti alla nazione.

E si navigò così per dei decenni.

Con lo Stato malandrino che collocava debiti.

Seppure anche per fare investimenti in cose utili.

Mala pianta fu lo sperperio di piogge di clientele.

E mala mente furono spese ingenti pubbliche somme.

Mentre obtorto il risparmio si riducevano gli investimenti.

Come se la bufala Carmela fosse arrivata a fine vita.

E Pasquale non la avesse sostituita.

Ma ancora tutto si reggeva pur con scarsità di prospettiva.

Ci si mise però anche l’avvento del foresto.

Lo straniero si accorse che i Pasquali sani erano tanti.

Così tanti da reggerlo, il debito.

Per tenerci in ostaggio con lo strozzinaggio.

Così ci inorgogliamo, oggi.

Con i buffi da 3.080 miliardi pari a 150% del prodotto interno.

Era qualche spicciolo, come da colonnine verdi in tabellina.

Il debito nostrano oggi non è più solo l’8% ma il 14%.

Tutti gli altri, che fanno 86%, si fanno ricchi.

Tutti complici dello scippo di risparmio nazionale.

Mentre Pasquale paga gli interessi.

E diventa pure anglofono di altro sovrano.

Entra nella schiera dei “bot people”.

E rimpiange quella vecchia botte.

Riusata pure per il ritmo.

Tra percosse artigianali ai ritmi tradizionali.

Da noi italiani suonatori per riciclo.

Sempre meno bottari.

A dispetto dei proclami.


 

Kalimmudda ipsum dixit

In avitabile bottaro

 

Italiani sempre più 'bot people',hanno 14,4% del debito pubblico. Era il 7,9%

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_debito_pubblico_italiano

 



 

 

sabato 15 novembre 2025

2025 11 15 – Tutti fanatici per Gigi Coraggio

2025 11 15 – Tutti fanatici per Gigi Coraggio.

 

Sempre al galoppo i neurosenzati.

La scoperta è di portata illuminata.

Una ondata fanatica si sarà propagata.

Scoperta in Cile la regione del cervello in cui si accende la fede.

Sarà detta in spagnolo fede rica.

Fioriscono sette di santoni e di guroni.

Un po’ guru un po’ salmoni.

Sanno quali corde titillare.

Per accendere fiducia e speme.

Sanno risalire la corrente.

Rilanciando il culto del mistero.

Si ritrovano in anfratti e segrete grotte.

Dove officiano rituali esotici, esoterici di ieri.

Il gurone più gurone è noto come Gigi.

Per questione nominale sa sdoppiare la sapienza.

Sa raggiungere l’essenza con il rito.

Tutti raggruppati ad un cenno del suo dito.

Gigi prende la scheda di memoria universale.

La alza affinchè sia bene in vista.

Con un colpo secco poi la spezza.

E la lancia fatta a mezzi.

Metà la getta in acqua e metà nel fuoco.

Egli non sa cosa succede.

Ma si fida della fede.

Manuela, Manolita, è la nanolita polvere di data.

Sgorga dalle due metà da mescolare, non agitare.

Tutti i dati vengono riassemblati.

Dentro un’osti popolana.

Con la aureola che risplende.

Di luce e radiazioni elettriche e magnetiche.

Le menti di Gigi e astanti sono tutte illuminate.

Partono al pacioso assalto dell’ordine costituito.

Guidate dalla condottiera Manolita elettromagnetica.

Un salmone o forse una spigola intanto era passata di là.

Ingollando dati in grandi quantità.

Ogni astante che se la mangiò divenne contagiante.

A questo punto serve un deus ex machina.

Che risolva ogni questione.

Con coraggio e con il raggio indurrà comportamenti.

Canteremo tutti più foraggio più formaggio.

Finirà ogni mannaggia.

Suoneranno tutti buoni e giusti.

La nuova moda sarà la carità.

Un desaign di carità.

Tutti in fila pilotati intoneranno il nuovo mantra.

O signore Gigi aiuto, devo fare la carità.

Mi scappa proprio la carità.

Tutti fanatici, ecce qua.

Con la nuova elettrogenica bontà.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Coraggio questo è un mondo selvaggio

Bonus Bruto


Fede rica di coraggio



giovedì 13 novembre 2025

2025 11 13 - Il mandarino e l’agropuntura

 2025 11 13 - Il mandarino e l’agropuntura.

 

Ho sentito una gazza, ladra.

Con l’orecchio e non a vista.

Ho sentito il chioccolare.

Premonitore e ammonitore.

Ricordo ora di Tropea.

Rotta dritta da Maratea. 

Fino oltre ad Amantea.

Lì in Calabria si pronuncia tropìa.

Sta pure per tempesta improvvisa.

Come un ribollire di bollore.

Di emozioni della chimica entropìa.

Così sembra disordinaria confusione.

Meglio allora dire psicotropea o psicotropia.

Un indugio in certi affari psicotropi.

Che sono cose che agiscono sulla psiche.

È ben curiosa questa cosa delle parole.

Come c’entra mai tropea nella psiche.

Sarà questione di arance o di cipolle.

Gialle o rosse fanno sempre lacrimare.

Mi ritorna in mente ancora una cosa.

Calabria dolce di chinotto, bergamotto e liquerizia.

Che la assono con mestizia.

Ci vorrebbe un principio attivo.

Per lavarsi il male come un detersivo.

E tu vatti a immaginare che sta negli agrumi.

Dentro il mandarino.

Quello detto pure mandasino.

Perché viene da una dinastia di Cina.

Insomma, sono in una tropea da psicotropìa.

Tutto gira sulle e in dipendenze.

Ma interviene provvido il servizio sanitario nazionale.

Con addirittura la sinoagropuntura.

Mi sento proprio in una arancia meccanica.

Ecco perché pensai alla gazza ladra.

Ecco i parenti di chinotto e bergamotto.

Ecco gli agrumi detti arance.

Tutto si collega tra le guance.

Ma non stanno a spalancarmi gli occhi.

Per nausearmi con i video di ultradipendenza.

Questi mi punzecchiano gli orecchi.

Curioso come una gazza mi documento.

E esperimento effetti.

Santo servizio sanitario nazionale.

Quella bramosìa da lingua di Calabria mia in effetti la scaccia via.

Senza ricorrere al suono aspro di anglici gerundi.

Forse la natura non sarà permanente.

Allora sarebbe intelligente la puntura costante.

Di sottecchi nelle menti e nelle orecchie.

Della massa di potenti che si credono importanti.

E chi sa che non funzioni anche con i cretini.

Ma forse lì non bastano gli aghini.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La gazza ladra di arancia meccanica

 

Agropuntura, mandarini o mandasini

 

mercoledì 5 novembre 2025

2025 11 05 – Lo slancio del bradipo Adipo

2025 11 05 – Lo slancio del bradipo Adipo.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : slancio

 

Il kalimmudda de’ lumbard inscì avria dì’.

La parabola della irrefrenabile ilarità era limpida.

Chiara come un lago senza fango.

Raccontava del vecchio eremita saggio.

Lì dove il kalimmudda si era recato.

Prima di essere santificato e venerato.

Prima di iniziare a ridere irrefrenabilmente.

Certo di avere capito l’essenza.

Quando era ancora solo un testa di cappa.

Arrivò il momento del suo turno dal saggione.

Col biglietto tipo coda del prosciutto.

Aveva preparato richieste di necessità e virtù.

Prima tra tutte su quella nota metafora.

Quella bella, ma bella bella bella.

La vita è come un grande fiume.

Cichezz vorrà dire ei si chiedeva immobile.

Finalmente il gurone, un po’ guru un po’ santone, degli inciampi il re salmone, lo ricevette.

E lo corrigette.

La vita è uno scherzo di fiume.

Non c’è nessun fiume, spiegò poi per carità.

Solo uno scherzo di pozzanghere tra cui saltare.

Con salmonico slancio tra inciampi.

Cappa lo mandò a cagare.

Ma l’innesto scherzoso lo contagiò.

Constatò nella mente che ci era arrivato anche lui.

E rise del suo stesso amaro a-stolto riso.

Decise di formulare meglio il suo dogma settario.

E con una certa pigra lentezza cambiò la parabola.

In effetti ricevette meglio.

E comparve il pingue bradipo Adipo.

Si affannava a slanciarsi di peso tra le cime.

Cioè.., era di una lentezza esasperante.

Ma quando finiva una foglia tosto prendeva gran slancio.

E si gettava sulla pozzanghera successiva.

Proprio come un gurone salmone degli alberi.

Slancia di qua e slancia di la, la vita dall’alto appariva proprio come un iungla.

Si si, il fiume non c’entrava una mazza.

E mentre rimirava la sua neurosenzata scoperta, si preparava.

Finchè Adipo prese slancio e si slanciò.

Capì subito che qualcosa non andava.

I rami sfilavano alla sua vista mentre cadeva nel vuoto.

Come un film neanche troppo muto.

Si rinfrancava infatti con la sua irrefrenabile risata.

Di fronte a quella che appariva una divina presa p’o culo.

Appioppataci senza chiedere permesso.

Fino a quando poi ti scopri fesso.

Al pensiero che il problema nella vita non è nella caduta.

Il problema è l’atterraggio.

Anche con lo slancio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Tango funebre

 

Adipo