domenica 16 novembre 2025

2025 11 16 – Italiani bravi bottari

2025 11 16 – Italiani bravi bottari.

 

Pasqualino doveva arare il campo.

Non teneva tanti danari.

Né voleva andare in banca.

Per un atavico istinto di diffidenza.

Convertì così la bufala Carmela.

Tre per due di cultura agricola.

Pascolava, ruminava, cagava e dopo pure arava.

Nacquero friarielli pummaroli e mozzarelle.

Poco più in là c’era anche una vite.

Pasquale mise l’uva in botte e si fece anche il vino.

Portò tutto al mercato tranne il frutto della vite.

Il vino da artigiano serviva da cordiale contadino.

Vendette bene quei raccolti usciti assai buoni.

Mentre conservò geloso la botte.

Arrivò la grande guerra, con la povertà dei senza terra.

Ma Pasquale sopravvisse a pummarola e mozzarella.

Era ignaro di seguenti rivoluzioni industriali.

E sparagnava pure qualcosa.

Fino a che fu convinto a uscire il risparmio.

Quello custodito geloso sotto il matarazzo.

Un bancario ostinato, il malamente, lo convinse.

Forse per questioni di assonanza gli piazzò dei bot in pancia.

Il risparmio contadino fu così riconvertito.

E lo Stato fu finanziato, vale a dire indebitato.

Senza che Pasquale sapesse bene che significasse.

Bisognava costruire fabbriche e asfaltare strade.

Si doveva progredire, crescere per meglio dire.

Come se più grosso equivalesse a progresso.

Illuminati di certa guisa fecero anche scuole e ospedali.

I risparmi di Pasquali e industriali furono prestati pure per utilità sociali.

Crebbero però grandi orde di piazzisti bancari.

Intermediari utili a collocare sempre più prestiti alla nazione.

E si navigò così per dei decenni.

Con lo Stato malandrino che collocava debiti.

Seppure anche per fare investimenti in cose utili.

Mala pianta fu lo sperperio di piogge di clientele.

E mala mente furono spese ingenti pubbliche somme.

Mentre obtorto il risparmio si riducevano gli investimenti.

Come se la bufala Carmela fosse arrivata a fine vita.

E Pasquale non la avesse sostituita.

Ma ancora tutto si reggeva pur con scarsità di prospettiva.

Ci si mise però anche l’avvento del foresto.

Lo straniero si accorse che i Pasquali sani erano tanti.

Così tanti da reggerlo, il debito.

Per tenerci in ostaggio con lo strozzinaggio.

Così ci inorgogliamo, oggi.

Con i buffi da 3.080 miliardi pari a 150% del prodotto interno.

Era qualche spicciolo, come da colonnine verdi in tabellina.

Il debito nostrano oggi non è più solo l’8% ma il 14%.

Tutti gli altri, che fanno 86%, si fanno ricchi.

Tutti complici dello scippo di risparmio nazionale.

Mentre Pasquale paga gli interessi.

E diventa pure anglofono di altro sovrano.

Entra nella schiera dei “bot people”.

E rimpiange quella vecchia botte.

Riusata pure per il ritmo.

Tra percosse artigianali ai ritmi tradizionali.

Da noi italiani suonatori per riciclo.

Sempre meno bottari.

A dispetto dei proclami.


 

Kalimmudda ipsum dixit

In avitabile bottaro

 

Italiani sempre più 'bot people',hanno 14,4% del debito pubblico. Era il 7,9%

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_debito_pubblico_italiano

 



 

 

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