sabato 6 settembre 2025

2025 09 06 – Armamenti belli

 2025 09 06 – Armamenti belli.

 

In codice, alla latina che così non ci capiscono.

Vuol dire armamenti di guerra, belli.

Tra guerre e sciagure di arte varia viene sepolta la politica.

Tutti quei proclami di spesa si sono nascosti nell’etere.

Eravamo sotto attacco, ma delle valchirie a mano armata.

Valchiriona si ballava in una botta 800 miliardi di soldi a debito.

Valchirietta sbragava un centino annuo per quel 5% americano.

Tutti debiti che ci presterebbero quelli dotati di riserve.

Tenendoci in ostaggio.

A meno di non volere usare le nostre, che poi sono le vostre.

Due o tre centinaia di miliardi ce li abbiamo all’ancora.

Sarebbe un bell’affare convertire quel polmoncino di scorta.

Di grandezza piccolina ma pure sempre pari a qualche mese.

Ultime boccate di ossigeno per l’agonia in caso di guerre varie.

Sono il solito pessimista guastafeste.

Invece bisogna essere proattivi e positivi.

Le spese militari hanno notorie ricadute di uso civile.

Prendi ad esempio il Gps.

Lo sanno tutti che è un dono di uno stato maggiore.

Ricordo la base americana a Gaeta.

C’era una nave importante ancorata poco distante.

Erano gli anni in cui punto nave e rotte si tracciavano ancora con il Loran.

E quanto erano belli tutti quei marinaretti a fare ginnastica sincronizzata.

Rassicuranti nella loro tutina di bianco candido candore.

Se ti avvicinavi in barca, di botto spariva ogni segnale.

C’era come una cupola di silenzio radio che avviluppava qualche cento metri.

Serviva a non farci puntare armi o bombe nemiche, dicevano.

O forse a proteggere il lancio di quelle amiche.

Ma era soltanto sulla zona appena limitrofa alla nave.

Era bello potere contare sulle forze degli alleati.

Ma se dei cattivi volevano puntare il porto commerciale, facissero pure.

Comunque la tecnologia scalò la montagna come un mosè.

Inventarono il global positioning system, il Gps.

Spararono qualche decina di satelliti nello spazio globale.

E le antenne Loran ci vennero presentate come obsolete.

Il Gps ci guidava in mare proprio senza errore.

Per altro come già facevano le antennone a radiofrequenza.

E la nave americana stava sempre là, sotto il suo cupolone.

Evolutosi e divenuto satellitare.

Tutti eravamo strabiliati della mirabolanza di potenza.

Pochi si chiedevano a che servisse tanta abbondanza e ridondanza.

Tutti tranne un pescatore di buonsenso.

Gaetano di nome e di fatto.

Convertito anglofono per esigenza.

Per gli scambi commerciali con le truppe navali.

Nun avite capito ‘nu cazzo, diceva.

Tra 50 anni ci guideranno i razzi.

Sta già scritto dint’al nome, con il quale vi sfottono pure.

Gps sta per Ground Pointing System.

Sistema di puntamento a terra.

Di missili e telecomandati assortiti.

Ma non gli diedero retta.

Tutti furono felici di trovare facili civili rotte urbane.

E dimenticarono presto ogni altro analogico strumento.

Mamma mia che nostalgia, pensava Gaetano.

Aveva un senso di oppressione.

A stare puntato sotto il cupolone.

Era meglio l’atlante autostradale.

Era meglio il Tuttocittà.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sergio Caputo - Trio vocale militare

Bonus.

Sergio Caputo - L'astronave che arriva

 

Gioiello di civiltà, incivile.




 

mercoledì 3 settembre 2025

2025 09 03 – Per un piatto di verze bastarde

 2025 09 03 – Per un piatto di verze bastarde.

 

Il pessimismo è fastidio.

Se poi è cosmico diventa magnifico.

Strategie da struzzi e opossi ci hanno fatti fessi.

Cechi e sordi ai segnali della marea vigliacca.

Dove gorghi e vortici montano in ordine sparso.

Fino al punto che ricoprono tutto.

Click è il suono del pc con cui il generale Putov dà inizio alle danze.

Ferma le turbine che pompano il gas.

Niente cassoeula.

Invece il gas per bollire i noodles continua il suo fluire.

Viaggia in un altro tubo messo giù omertosi decenni fa.

Senza gas per la cassoeula crolla il prezzo della verza.

E naturalmente anche quello del divino porcello.

Gaudio giubilo e tripudio per i poveri della Sforza.

I ricottari non poterono manco imparare a farla vera.

La ricotta, che viene su da sola, certo, ma almeno va scaldata.

E senza gaz si puede minga.

La mano libera di quello Smith voleva che salissero altre domande e prezzi.

Per traslazione di richiesta, solo di quelli senza cottura.

Una iattura nazionale per chi credeva al benessere del ristorare.

Quella enorme filiera decadente sofisticatrice del cibarsi.

Fu tragedia anche per il pronto da cuocere.

Che si trascinò tutte le catene della Grande Delinquenza Organizzata.

E meno male che era ancora stagione calda, seppur dalle gambe corte.

Il generale Cluster assistette impotente allo sgonfiamento del profitto delle verze.

E poi di tutto il resto, come se tutta la catena di quel tale Antonio si fosse inceppata.

Verze bastarde, pensò Cluster ignaramente ignorante delle cause primarie.

Il profitto brutto era la sua divinità, venerata nel reiterato scippo dei plusvalori.

Quei plusvalori iniziali che qualcuno lo doveva fare e poi consumarselo a catena.

In un religioso mistico consumanesimo.

Mentre provava a riflettere, l’immobilismo delle verze le fece marcire.

Chiuse come erano nei frigo e nei silos, dopo che in serra e figurarsi se in terra.

Fu svalutazione terminale, dentro un gran puzzo di marciume.

In quel mentre arrivarono anche certi indiani del generale 'Ndu.

Vicini alla Cina attaccarono quell’impero dell’Usa e getta, verze.

Tutti credevano che ci fossero grandi reti di acchers della grande madre di Putov.

E invece quelli avevano subappaltato tutto, decenni prima, in grandi reti transnazionali.

Le stesse dove detenevano le loro riserve miliardarie.

Che nessuno sapeva però 'ndu erano.

Presentandosi al mondo come poco più che straccioni.

Da lì partì l’attacco simultaneo a Cluster e alleati con i dati virali.

Attacco capitanato dal fuggente capitano mio capitano generale Cincin.

Iniziò una parcellizzata grande vendita di titoli di debito dei paesi ricottari.

Non si capiva da dove arrivasse l’attacco vendarolo.

Era disseminato in tutta la rete transnazionale.

I prezzi di titoli e azioni fecero come quelli delle verze.

A botte di manco 1 euro al chilo, o alla volta, crollarono.

E il debito senza adeguate riserve si smosciò e si svalutò.

Nel senso che si capì che il soldo di Cluster non valeva nemmeno una verza.

Cluster aveva anche figliato un gemello di soldo.

Soldino di speranza tradita chiamato neuro.

Ma era della stessa pasta del bufalo dollaro bufala.

L’attacco terminale iniziò dal neuro, e secondo tradizione, dalla lira.

Imbottita ad arte come riserva di buffi, con scienza, nei decenni precedenti.

Come sia sia tutti quei debiti senza riserva aprirono la porta al generale Dragonis.

Cugino di quel drago paperonis Cincin che di grana di riserva ce ne aveva un botto.

Mica solo ufficiale, ma anche quella spantegata nella sua nanoreti transnazionali.

Si  rinforzò la paupera svalutazione di Cluster e Neuro. 

Il partito Centrale di Cincin indisse un grande sciopero plurimensile comunistico.

Ricordò a tutti di quando decisero che arricchirsi era glorioso.

Smisero di produrre, da fabbrica del mondo quale erano.

E come li aveva deputati, decenni addietro, il solito Cluster certo di controllarli.

Questi dopo un secolo a farsi un mazzo tanto furono ben felici di una vacanzina.

Ma la chiamarono sciopero per fare paura a Cluster.

Con reminiscenze mangia bambini.

Ma soprattutto mangia proprietà private.

A furia di vendere titoli di debito svaccarono i prezzi ben oltre quelli delle verze.

E dopo si presentarono in milioni di cugini a comperare ogni cosa in saldo.

Era una nuova proprietà privata.

Nel senso che ne fu privato l’occidente.

Che senza più grana non giocò più al centro del mondo.

E d’altronde a chi era lucido apparve anche giusto.

La guerra mondiale non era stata una vittoria solo per il Cluster.

Ma se la brindò anche Cincin.

Mentre Cluster, dopo, certamente non aveva fatto il migliore dei lavori.

Pur avendo il suo mondo tutto in mano.

Allora che vi aspettavate.

Eterna gratitudine per le big mac ?

Scordatevi tutta quella carne rossa.

Inizia l’era dei noodles.

Anche alla siberiana.

Con tante verze.

Bastarde.

 

Kalimmudda ipsum dixit

They shot the sherif, e pure the deputy, ma si 

 

La neurosfera, che la forza sia con voi



 





Ndr.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/09/03/xi-il-mondo-deve-scegliere-tra-la-pace-e-la-guerra_b0e65c8d-b701-484f-8d3e-acfc17ab35a6.html

venerdì 29 agosto 2025

2025 08 26 – Neurosfera. L'uomo metta a terra il cielo

 2025 08 26 – Neurosfera. L'uomo metta a terra il cielo.

  



Il rientro in città è stato pesante.

E per forza.

Non c’era gente.

Il peso del cielo preme sulla testa di chi c’è c’è.

E lui lo deve mettere a terra, come la corrente.

Facendolo anche a sua insaputa.

Se non trova nessuno il cielo si sposta come acqua in vasi comunicanti.

E cerca e scorre altrove.

È questione di gravità che pervade tutto il suo campo.

I rotori semantici frullano pensieri scomponendoli in dati.

Questi vengono trasmessi a tutti e ricevuti da tutti.

Sono incisioni nel vinile universale.

Che essendo campo è omogeneo.

È la terra che girando scava solchi con i frammenti di pensieri.

Che riassemblandosi diventano il pensiero.

Originato sempre dallo stesso pacchetto di dati primigenio.

Letto e cantato come da una puntina di giradischi di vinile.

La neurosfera raccoglie, registra e riespande ogni alterazione di massa orbitale.

Le informazioni vorticano in rotori semantici.

Mentre orbitano attorno alla Terra e oltre.

In spirali sempre più espanse fino a che l’universo stesso si espande.

Si scaricano pensieri dalla neurosfera grazie ai centri di gravità per la mente.

Tra questi alcune disgraziate antenne sono anche gli umani.

Tutto è già a disposizione.

Ma deve essere oggetto di ricezione e trascrizione.

Che può essere anche sbagliata deviata o alterata.

Che non rispetti il pacchetto dati primigenio.

Idee prime, archetipi, principi di fondo, dinamiche dominanti.

Possono anche diventare la metafora chiamata male.

Che però è sempre lui che le usa male, l’umano.

Allora nella solitudine da urbano ho voluto dire queste cose.

Che ripeto da una vita ma in maniera inefficace.

Ma ora so che è perché non sono capace di disegnare.

Allora mi han donato e ho fatto ricorso alla intelligenza artificiale.

Che in un secondo mi ha donato la capacità di visualizzare.

È un evidente passo verso la civiltà dell’intelletto.

Che non va appropriato e distorto.

Come ogni cosa di scienza non direi che è una invenzione.

Ma una mescolanza di scoperte.

Il nocciolo è che io uomo sono stato potenziato.

Le 4 immagini sono di un rotore semantico, un vinile celestiale, una neurosfera,

E l’uomo recettore centro di gravità per la mente.

Senza che possa deviare dal pacchetto dati primigenio.

E capace lui di mettere a terra il cielo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il cielo - Figli del sogno














mercoledì 27 agosto 2025

2025 08 27 – Palestina Israele e Wyoming

2025 08 27 – Palestina Israele e Wyoming.

 

Baratto per baratto barattati il tuo retto.

Non si scherza sulle tragedie altrui.

Perdono ma mica scherzo.

Un velato vaffa in giusto però è concesso.

Ho una idea presidenziale.

Voglio scrivere anche io al Presidente Trump.

In questa epoca di geo scambi ho la soluzione.

La chiave per Gaza non è l’occupazione.

Meno che meno la riviera.

C’è qualcosa di lampante e più evidente.

Roba da baratti di territori e stretti.

Tipo Panama per Suez e Groenlandia per Alaska.

Ho sognato un grande trasloco fisico altrove.

È il baratto tutto intero di Israele.

Che liberi strisce e tutti i territori vari.

E non faccia più il sultano imperatore di area.

Ci si poteva pensare prima.

Che a farci una nazione lì veniva un gran casino.

Ora possiamo rimediare come stiamo già facendo.

Che in anglofono gerundio fa remeding.

Torno indietro degli 80 anni di finta pace.

Faccio a cambio con la pietraia santa.

E gli do il Wyoming pure bello lontano.

Israeliani scusate ci eravamo sbagliati.

Niente città santa a mura gialle.

Erano zone tutte già occupate

Adesso avete la natura pura di Yellowstone.

Presidente tu puoi fare ciò che vuoi.

Quelli sì che sono Stati tuoi.

Puoi riservarne uno tutto completo.

Per accogliere gli israeliani del mondo intero.

Facci pure una nuova terra santa.

Una frontiera del tatanka dio bisonte.

Quello dei nativi sterminati.

Ora puoi pure renderli ripopolati.

Dagli ebrei riappacificati dai boschi di pace.

Sarai il messia di questo progresso.

Tanto quello è uno stato mezzo vuoto.

Che non serve a niente.

Pronto solo ad essere occupato.

Con i suoi 2 abitanti per chilometro quadrato.

In totale mezzo milione di cristiani.

Detto per dire, intendevo di persone.

Tra praterie foreste e anime indiane.

Tanto spazio tutto per 10 milioni di israeliani.

Mi sorprende come siamo diventati bravi.

Ragioniamo presidenziali.

E questo è uno scacco matto.

Perché è un logico baratto.

A cui non si sa cosa uno ribatta.

Così finisce ogni diaspora intellettuale o fisica.

Con la Palestina libero stato indipendente.

Salvato prima che ne rimanesse solo un pugnetto.

Dedito poi al culto della fredda vendetta.

Con la relativa indicibile ferocia armata.

Altrimenti vale anche al contrario.

Che il Wyoming sia donato alla Palestina.

È una terra di origini semplici.

Potrà apprezzare il grande gesto.

Preside, come la volti e la giri il Wyoming te lo devi giocare.

Non si può mica sempre fare i ricchioni col culo degli altri.

Resta solo un problema.

Come una specie di deja vu.

È l’israeliano puro che si fotte pure lui l’indiano.

E che volete, è geopolitica, è per giocare.

Un baratto tra Palestina, Israele, Wyoming.

Adesso però basta giocare bambini.

Lavatevene le mani.

Game over e lauta cena.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Holy mother - Clapton Pavarotti

 

 

In principio fu già buio



 

 

 

 

 

 

 

 

  

martedì 26 agosto 2025

2025 08 25 – Buffo lusso dei buffoni col buffo

2025 08 25 – Buffo lusso dei buffoni col buffo.

 

Costume e società di eccessi di lussi.

Tutti pazzi per una nave.

A Shangai non chissà dove.

Non sa manco navigare.

Solo i vostri soldi fa salpare.

Tra sfrenati eccessi e lussi.

Una gemma che non sta in Maremma.

Terra nobile e selvaggia.

Dove sciopping è una bestemmia.

Con rimbalzo alla madonna bona.

Solide genti burbere di butteri bovari.

La famigerata tela al vinile naviga per altri lidi.

Luì uittòn moè hè sciandòn.

Ogni volta che la vedi girano le balle.

Ruotano a contrapposte rotazioni.

Piene di certezza e di ragione.

La decadenza della civiltà sta in una nave cattedrale.

Tempio di consumi lussi ed eccessi.

In forma di gigante bastimento da idolatrare.

Con il marchietto stilizzato pure un po’ sfigato.

Come se il tessuto non bastasse si lanciano in un altro lusso.

Meta ambita da tutti da quando i ricchi sono sempre più ricchi.

Ecco l’altro lusso:  Louis Vuitton arriva nella cosmesi.

Se non capiscono il valore della massa in fondo cazzi loro.

Invece puntano a vendere rossetti da 160 euro l’uno.

Me la immagino in maremma grossetana tutta ‘sta Beauté.

Che poi cosa è questa cosmetica cosmesi.

Insieme di attività, tecniche e arti relative al cosmetico.

Ciò che migliora la piacevolezza, l'apparenza e l'estetica.

Secondo un canone che oscura mente ha stabilito.

La parola viene dal greco kósmos che significa "ordine".

Da cui kósmesis che vuol dire mettere in ordine.

Abbellire lo abbiamo aggiunto noi.

Ridicolo istinto per completare un monco io.

Un giorno l’io non servirà più.

Ma non adesso.

Ripenso al bastimento carico di rossetti milionari.

Mi sogno in sommergibile.

Armare i tubi di lancio due e tre.

Il numero uno resta di scorta.

Per una moda che nessuno sa.

Fuoco al germe del lusso.

Sciopero dei consumi di massa.

Fermate la ruota che gira a spirale inversa.

Verso l’alto, apicale ricottara.

Che si sgretoli ogni impero del lusso.

Sciolto nei pianti dei loro buffi.

I debiti, per estensione maremmana.

I buffi sono i debiti alla romana.

Perché più sono ricchi più qualcuno hanno inculato.

Sono quindi debitori di debiti, buffi.

E allora che sia la loro.

La tragicomica commedia.

Comica cosmetica davvero.

Per buffoni.

Il buffo mistero dei buffi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Popolana Notte della Taranta 2025

 

LV in attesa del sottomarino buffo.



 

 

 

 

domenica 24 agosto 2025

2025 08 24 – Pomo cubo e grano nano

2025 08 24 – Pomo cubo e grano nano.

 

Più nani per tutti.

Quando l’umanità mi sconforta ho un rifugio.

Cerco sottili connessioni tra distanti eventi.

La sincronicità dello jung mi entusiasma.

Di collegamenti nella realtà io vedo la danza.

Cerco e guardo notizie di scienza.

Mi consola il progresso della conoscenza.

Mi fa credere che ci sia speranza.

Siamo capaci di scoprire ogni cosa.

Magari certe volte solo per caso.

Ma così viaggia la scienza del progresso.

Per tentate ipotesi e smentite comprovate.

Oggi la notizia risveglia memorie di gloria.

Brescia raccoglie il primo raccolto di grano nano.

Brescia è anche piazza di germogli e foglie.

Brescia è pure terra di mia morta moglie.

Tutte occorrenze mica coincidenze.

Erano lustri fa che Ferruzzi comprò una società.

Era roba di genetica per uso agroalimentare.

Avevano inventato i pomodori quadrati, a cubo.

Sembra un mai più senza e invece no.

Servivano a impilarli nelle cassette.

Senza spazi vuoti erano come quadrature di cerchi.

Per trasporti più efficienti e prezzi bassi.

La genetica modificata mi apparì il futuro.

Oggi arriva il raccolto di mais selezionato.

Lo posso fare più resistente e piccolo.

Per deduzione anche più cicciotto, alto e fitto.

Mi ritorna un altro flash di un esatto anno fa.

La carenza idroalimentare è una bufala pazzesca.

Fare morire di fame è questione da vero infame.

Soprattutto quando so produrre scatolame.

Pomodori a cubo e grano nano.

E per l’acqua è una altra bufala.

Siamo un pianeta coperto d’acqua.

Basta togliere il sale.

Oppure lasciarcelo e imbottigliarlo.

Per bollire gli spaghetti.

Nell’opulento occidente.

Delle acque minerali.

Che disgusto la carenza di inventiva.

Scarsità di connessioni e sperimentazioni.

Si potrebbe irrigare tutto il Sahara.

Ed invece questi stanno a fare le bombe.

Per una spaghettata di profitti.

Che gli vadano di traverso a pranzo e cena.

Lo diceva già la mia mamma.

Zitto e mangia.

Che a tavola si combatte con la morte.

Va a finire che ti strozzi.

Soprattutto a pancia e piatto pieno.

Del tuo nuovo grano nano.

 

Kalimmudda ipsum dixit

A sister killed her baby cause she could not afford to feed it.

 

In realtà è mais, ma vale istès


 

sabato 23 agosto 2025

2025 08 23 – Non calpestare il tronco nel deserto

 2025 08 23 – Non calpestare il tronco nel deserto.

 

Per fare un albero non ci vuole un seme.

Basta un ceppo se non passa un cippo.

Nella piazza c’era un grande albero secolare.

In estate si prodigava ignaro ad ombreggiare.

Si vedeva svettare dalle arterie convergenti.

Tagliava l’orizzonte di tutta la città a metà.

La piazza era simbolo multi etnico.

Era un crocicchio multirazziale.

Con la pianta perno simbolo centrale.

Era un crocevia sociale.

Arrivò un giorno un fortunale.

Un temporale forte senza uguale.

L’albero alto quasi dieci piani si crepò.

Un ramo restò lì appeso a penzolare.

Arrivò la truppa comunale.

Motoseghe alla mano lo potarono criminali.

Gli abitanti dei quartieri rimasero esterrefatti.

Oltre che sociale era simbolo di arredo.

Troneggiava verdeggiante naturale.

Senza spettri di desaign urbano.

Offriva i suoi servigi lussureggianti.

Gratuiti per ogni etnia tribale.

Avranno detto che pericolava.

Forse sopra la linea del tram.

Ma si poteva anche potare a due terzi o a metà.

Un giardiniere integralista decretò che lo segò.

Ora campeggia un ceppo che pare monito di ghigliottina.

Han piantato lontano degli arbustelli.

Che forse tra un secolo saranno così belli.

Oltre alla valenza ornamentale manca il riferimento sociale.

Era un gigante di cultura verde a disposizione per tutti.

Ma la vita è più forte.

Nel coacervo di socialità e banalità il ceppo germogliò.

Qualcuno poco cervello e tanto uccello lo staccò.

Ma l’albero simbolico rifiorì e rigermogliò.

Si disse che l’udirono cantare a squarciagola.

Prendendo a prestito sante parole.

Caldo caldo siccità nella mia città c'è un fiore.

Fiore della vita la speranza non è finita.

È un tamtam da un capo all'altro del continente.

Un passaparola di suoni che unisce la gente.

Che cerca in questo deserto un po' d'acqua da bere e la trova.

Nella cultura che si rinnova.

E si sviluppa dove ha più sofferto.

Non calpestare i fiori nel deserto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Pino Daniele - Non calpestare i fiori nel deserto

Pino Daniele & Pat Metheny - Non calpestare i fiori nel deserto

 

Il ceppo di piazzale Brescia.



 

 



venerdì 22 agosto 2025

2025 08 21 – Milano, guaio niro

2025 08 21 – Milano, guaio niro.

 

Siamo noi i cattivi pensieri.

Siamo i bicchieri mezzi vuoti e pieni.

Eppure abbiamo da bere e da mangiare.

Come farà chi il bicchiere lo ha vuoto e basta.

Lamentarsi è un insulto alla miseria.

La povertà vera sarà cosa ben più seria.

Mentre noi siamo quelli ancora comodi.

Per vacanze, cibo e spassi con i soldi.

E per il resto aspetteremo i saldi.

Il rientro in città dà il voltastomaco.

È uno schiaffo dritto in faccia.

Il un mare di bitume e di pattume.

Le ferie sono un vezzo che disprezzo.

Una posa di privilegio per chi le sogna.

Con momenti corti e destinazioni incerte.

Servono a respirare per rituffarsi nell’apnea.

Di questa città che rode fegato e polmoni.

Manca solo qualche ora alle sue frenesie assortite.

Ristoranti da tangenti, aperitivi di tiri, moda alla moda.

E soldi, tanti soldi.

Ma per pochi moneygoldi.

Milano è una città che di metà ne ha tre.

Chi sta sotto chiuso nel suo quartiere.

Chi sta sopra da sicuro vacanziere.

E nel mezzo il sempre più sottile centro.

Solitario alla deriva di cattivi pensieri e di miserie.

Milano è la solitudine tra la folla.

Sobbalzo nottambulo in chissà quali incubi.

Alla finestra sul balcone accendo la centesima sigaretta.

Nel buio della notte incrocio una solitaria compagnia.

Accompagna la mia ciospa che sembrano gemelle.

È la notte di chi fuma insonne perché il tempo ha da passare.

Notte non dare tormento a chi si vuole ubriacare.

Bicchiere per bicchiere resta sempre mezzo vuoto.

Più distante vola un suono di televisore.

La murata condominiale è tutta piena di finestre buie.

Meno una.

Sussurra lievi voci di notizie.

È la solitudine peggiore.

Non ne sentirà nemmeno una buona.

Meglio allora un suicidio lento.

A televisore spento.

E bicchiere pieno e vuoto.

Sorsata per sorsata.

Boccata per boccata.

Dentro l’aria buia.

Di Milano, guaio niro.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Puozze passa' 'nu guaio niro

 

Skylaign di desaign, con le montaign



 

 



Solitudine, guaio niro