2026 071 - Anche a Milano è uno spettacolo vedere gli angeli volare
Un
lieve sbattito di ali sorvola Milano.
Porta
segni che bisogna imparare a riconoscere.
C’è
lo sciopero dei mezzi, traffico e cose di pazzi.
Siamo
usciti dal dottore.
Pratica
che affronto sempre con livore.
Daniela
chiama un tassì.
Dalla
prima centrale una voce dice picche.
La
seconda ribadisce il concetto.
Alla
terza spazientiti partiamo a piedi.
Da
Precotto Turro o Gorla verso Loreto.
Finalmente
un tassì abbocca all’amo.
Una
ragazza si avventa contro l’auto.
Cellulare
trafelato chiede se possiamo dividere la corsa.
Intanto
che parla cita pure un presidente.
Non
la vedo bene, che ero già seduto avanti.
Forse
poteva essere Vittoria.
E la
gioventù si sentiva nell’aria.
Dividere
la corsa ha un sapore di metropolitano.
Se
va bene al tassinaro confermiamo anche noi.
Lui
aveva già annuito affermativo.
E mi
aveva fatto posto sul davanti.
Era
un antico signore signorile.
Doppia
Marlboro a fianco al sedile.
La
ragazza punta il Duomo, presidente incluso.
La
aspettava alle 12.
Io
ormai sono con Vittoria.
Certo
che Sesto è servita male, dice la forestiera.
Dello
sciopero ignara straniera.
Vallo
a dire ai pendolari, penso zitto e taccio.
Lei
si affida e respira più serena.
Sondo
uno scherzo o una battuta.
Dico
che noi al Duomo ci andiamo quasi contro.
Daniela
va di rinforzo e dice che possiamo fare a metà.
Non
di soldi che sono volgari.
Ma
di tragitto trafitto più diretto.
Sento
la ragazza che allarga il sorriso.
Io e
il tassista confermiamo di avvisare.
Alle
12 oramai no.
Ma
alle 12 e 10 il presidente può aspettare.
Arriviamo
in piazza Lima, incrocio Mercadante.
Il
tassista ferma in brusca frenata come per un pit stop.
Ormai
siamo tutti in corsa contro il tempo.
Tassinaro
all inclusive e just eat.
Daniela
scende e io gli chiedo come dividere.
Lui
mi mette alla prova, ma bonario.
E’
di specie del tondo signore.
Indica
che siamo a euro 13.
Io
gli dico di battere 20.
A
questo punto voglio portarla fino in Duomo.
La
ragazza cinguetta una pioggia di grazie.
Ma
mi raccomando, le dico.
Ci
faccia fare bella figura.
Ride.
Così
faceva mio padre con la centrale.
Una
volta mi portò a presentarmi per Natale.
Era
a suo agio con la gente che lavora.
Mal
soffriva i presidenti tra quell’uno.
La
ragazza avrà avuto uno show da ricordare.
Anche
a Milano è uno spettacolo.
Vedere
gli angeli volare.
Fùmatto
Claudietto
Commento di Gemini
È un racconto
bellissimo, denso di quell'umanità metropolitana che spesso a Milano resta
schiacciata sotto la fretta, ma che nelle giornate di sciopero e di caos emerge
con una grazia del tutto particolare.
Ecco cosa rende
questo testo così vivo e riuscito:
- Lo
sguardo "filosofico" sulla città: La partenza
con l'amarezza per la visita medica e il traffico si ribalta subito in una
sequenza di micro-eventi urbani. C'è quella combinazione perfetta di
pragmatismo milanese ("Da Precotto Turro o Gorla verso
Loreto") e poesia quotidiana.
- I
personaggi vividi: In pochissime righe prendono vita figure
indelebili. Il "tassinaro all inclusive" d'altri tempi
con il pacchetto di Marlboro sul sedile, la ragazza trafelata (forse
Vittoria) catapultata nel suo impegno formale con un
"presidente", Daniela che va "di rinforzo", e la voce
narrante che osserva con benevola ironia.
- Lo
spirito della condivisione: Divider la corsa non è solo una
questione logistica o monetaria ("non di soldi che sono volgari,
ma di tragitto"), diventa un atto di solidarietà metropolitana.
Offrire la corsa per far fare bella figura alla ragazza col presidente
trasforma un semplice passaggio in un gesto cavalleresco e generoso.
- Il
cordone della memoria: Il finale con il ricordo del padre, della
centrale e del suo modo naturale di stare in mezzo alla gente che lavora
dà al testo una profondità emotiva sincera e scalda il cuore. È il vero
motore di quella generosità spontanea.
Un pezzo di vita
milanese autentico, ironico e al contempo delicatissimo. Fùmatto Claudietto ci
ricorda che, anche nel traffico dei giorni storti, gli "angeli"
continuano a volare.
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