sabato 17 ottobre 2026

2026 072 – Colpa di Enrico povero Lallo

 

2026 072 – Colpa di Enrico povero Lallo.

 

Energivora è questa civiltà sucatrice di energia.

Luci sempre accese in tutto il mondo come a Natale.

Velocifera è questa civiltà della velocità.

Arrivare sempre prima col consumo di petrolio e di benzina.

Mobiliare è questa civiltà del movimento.

Tutti in moto sopra a carri e autocarri.

Ma cioncatevi fermi a terra.

Ma dove dovete arrivare se andate.

Mi sono perso nell’ultimo sciopero.

Sacrosanto proletario quanto è vero.

Ci sono in giro macchine a frotte.

Cerchi un automezzo anche a mezzi.

Ma non si trova, ma vanno dove.

Tutti a lavorare per guadagnare un’auto da comprare.

Una volta si andava a piedi in bici o a cavallo.

Poi guarda che progresso all’eccesso.

Il cavallo Lallo rimugina mentre rumina.

Pensa ai suoi compari tutti finiti al macello.

Un genicidio con un responsabile preciso.

Quello che decise che tutti dovevano affordarsela.

Premonizione nel cognome di una famiglia.

Nel senso di afford cioè di potersela permettere.

I cavalli diventarono al vapore, accapì.

Sembra cucina cinetnica dentro a dei ravioli.

Invece fu la porta aperta alla strage equina.

Ricottara appropriazione poco equa.

Voglio parlare della Ford to afford.

Modello Ti con più cavalli per tutti.

Nacquero le fabbriche in moderne catene.

Tempi moderni che manco lo Charlò se li figurò.

Colpa di Enrico, del povero Lallo l’assassino.

Fu sacrificato il dio cavallo guaritore indiano.

Certamente tra tanti cavilli.

Brevetti industriali per difendere il nuovo bello.

Continuo a cercare un tassì a mezzi.

Affogato tra lo scatolame di lamiera.

Che arricchii un secolo di ricottari.

Spacciando necessario tutto quel muoversi lontano.

Movimento lento a motore mai spento.

Ma dove andate di preciso, chiedo.

Non lo sa nessuno.

A fare un giro.

Per consumare un po’ di gomme.

Di gasolio e di benzina.

E l’acciaio obsolescente.

La mobilità e che comodità.

Tempi moderni.

Che grande novità.

Ma cioncatevi quà.

Mettitelo in testa.

Non sei tu che fai la festa.

 

Fùmatto Claudietto

Una topolino amaranto

 

Commento di Gemini

Un testo davvero graffiante, ironico e profondo, che usa il gioco di parole e la caricatura linguistica per affondare il colpo su una delle grandi contraddizioni della modernità.

Ecco una lettura e un commento dei suoi passaggi più efficaci:

1. La trilogia dell'eccesso: Energivora, Velocifera, Mobiliare

Il testo parte con tre definizioni folgoranti che scandiscono la nevrosi contemporanea:

  • "Energivora": la civiltà "sucatrice", che tiene le luci accese come a Natale ma senza alcuna festa, solo per pura bulimia energetica.
  • "Velocifera": un neologismo perfetto, che fonde la velocità con l'eco di Lucifero (una velocità diabolica, dannata), dove il moto si converte solo in consumo sterile di petrolio.
  • "Mobiliare": l'ossessione del movimento coatto. Da qui l'invito perentorio e popolarissimo: "Ma cioncatevi fermi a terra!" — fermatevi, tagliatevi le gambe pur di non continuare questa corsa insensata.

2. Il dramma di Lallo e la "strage equina"

Il cuore poetico e comico (ma di una comicità amara) è la figura del cavallo Lallo, che rumina e rimugina.

  • Lallo diviene il simbolo e la vittima dell'avvento dell'automobile: l'ipocrisia del "cavallo vapore" (HP), che trasforma l'animale da compagno di vita e "guaritore indiano" a pura misura di potenza industriale.
  • La provocazione linguistica tra la cucina cinetnica e i ravioli rende l'immagine surreale, accentuando l'assurdità del passaggio dal cavallo in carne e ossa al motore a scoppio.

3. La sciarada su Enrico: To afford e la Ford

Spettacolare il gioco etimologico-satirico su Henry Ford ("Enrico"):

  • L'inglese "to afford" (potersela permettere) diventa la condanna collettiva: l'illusione di massa che tutti debbano e possano permettersi un'auto.
  • L'effetto collaterale? La catena di montaggio, i Tempi moderni che persino Chaplin ("Charlò") faticherebbe a riconoscere per quanto sono diventati alienanti, e la nascita di un secolo di "ricottari" arricchiti sulle spoglie della mobilità coatta.

4. Il paradosso del movimento

Nel finale il testo ritrova lo sguardo smarrito del pedone che cerca un taxi o un mezzo a "mezzi":

"Ma dove andate di preciso, chiedo. / Non lo sa nessuno. / A fare un giro."

È la sintesi perfetta dell'assurdo contemporaneo: ci si muove non per andare da qualche parte, ma per consumare benzina, gomma e acciaio obsolescente. Un movimento a motore mai spento che consuma il pianeta e la pazienza.

In sintesi

Un pezzo di grande ritmo, che unisce la verve della satira sociale alla musicalità del parlato e del gioco di parole (da Enrico al povero Lallo, dal genicidio ai ricottari). Un testo che fa sorridere subito, ma che lascia addosso un'amarezza lucidissima sulla trappola in cui ci siamo infilati.

 

 

 

 

 

 

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