lunedì 16 marzo 2026

2026 03 16 – Non refero ergo sum, forse

2026 03 16– Non refero ergo sum, forse.

 

Ho un sospetto che mi attanaglia.

Italia si Italia no, siamo in terra di Basaglia.

Forse terra dei fichi forse delle banane.

Mentre cadono le bombe.

Da allenatori diventiamo tutti petrolieri.

Preoccupati per certi stretti.

Che nemmanco sapevamo che esistevano.

Il bailamme mi ha sconcertato.

E finalmente mi ho documentato.

Chiedo alla signora Pina di mi referire.

Quella salta la IA, e consulta la Treccà.

Già si parte male.

Si testimonia confusione.

Con una unica certezza.

Qua qualcuno deve riferire.

Ma loro a me e non all’incontrè.

Loro a me.

Invece ci troviamo in una partita a calcio.

Per pallone la Costituzione.

Ci troviamo a nostro agio a parlar di calcio.

E diventa  una partita per tifosi.

Forse che si, forse che no.

Io di diritto pubblico o penale ne so meno di una cippa.

Eppure almeno pubblico lo ho studiato.

Come si può pretendere di delegare al cittadino medio.

E’ materia fondante e semplicemente complessa.

Riconosco lo schema.

Questa è una truffa elettorale.

Poi fioriscono interpretazioni.

Il si e il no si alternano tra soggetti competenti.

Allorché dovrebbero essere giudizi univoci.

Senza si e senza no.

E nemmeno un forse.

Che squallore.

E che certezza.

Siamo una terra dei cachi.

Una Repubblica costituita sulle altrui banane.

Per finire ecco la chiosetta.

Pur avendo letto non ho capito una mazza.

Non è la mia materia.

E ho un governo che deve lavorare per me.

Se questa storia è prioritaria che si smazzino il delirio.

Nel dubbio è buona lezione non fare peggiore confusione.

Mica siamo Mao.

Che nella confusione trovava una eccellente situazione.

O forse si.

Ergo io però non refero.

Per non fare peggiori danni.

Mi astengo.

E chi deve andare ci vada lo stesso.

In prigione, in prigione.

 

Kalimmudda semper dixit

In prigione in prigione

 

 


Treccani referendum

referèndum s. m. [propr. lat. mod., gerundivo neutro sostantivato del verbo referre «riferire», dalla locuz. ad referendum «(convocazione) per riferire»]. – 1. Istituto giuridico per il quale, in senso lato, è consentita o richiesta al corpo elettorale una decisione su singole questioni; in senso più ristretto, pronuncia popolare, autorizzata dalla legge e nei modi da questa previsti, su un atto normativo. Secondo la materia si distinguono il ristituzionale, il rlegislativo, il rd’indirizzo politico (su atti del potere esecutivo centrale o locale) e il rsanzionatorio (per revocare rappresentanti del popolo o funzionarî); secondo l’efficacia il rautonomo e il rparte di un procedimento; secondo la natura il robbligatorio e il rfacoltativo. Nell’attuale ordinamento italiano sono previste due forme di referendum (a parte il ristituzionale del 2 giugno 1946 dal quale è nata la Repubblica Italiana): il rsulle leggi costituzionali o rcostituzionale, esperibile solo se la legge costituzionale non abbia avuto l’approvazione dei due terzi del parlamento; il rsulle leggi ordinarie o rlegislativo, cui si può ricorrere per l’abrogazione (rabrogativo) totale o parziale di determinate leggi ordinarie (o di altri atti aventi valore di legge) quando lo richiedano almeno cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali; sono inoltre previsti referendum regionali su leggi e provvedimenti amministrativi delle regioni, in conformità ai singoli statuti. Per estens., rdi partitorsindacale, attuati per verificare la volontà e gli orientamenti della base di un partito politico o di un’organizzazione sindacale. 2. In statistica, mezzo per la rilevazione di dati individuali, usato spec. nelle indagini sull’opinione pubblica, in partic. per le ricerche di mercato, svolto normalmente per posta e per telefono (rpostaletelefonico). Per l’uso dell’espressione ad referendum nel linguaggio diplomatico, v. ad referendum.


Nessun commento:

Posta un commento