2026 03 10 – Ortogonali no, perpendicolari si.
Che
scalpore e che clamore.
Pane al
pane, ortogonali.
Mormora la
gente.
Ha tremato di
coraggio.
Si è basito
l’anchoraggio.
Non l’ha
mica detto Dio.
E di certo
non sono stato io.
Che
dobbiamo ancora sottostare.
Dopo un
secolo da vassallo imperiale.
Io ho avuto
un privilegio.
La
Gabanelli l’ho conosciuta.
Erano i
tempi della Telecom.
Plateale
scippo colossale.
Ci facemmo
una puntata.
Ho imparato
come opera l’Usa e getta.
Non pensavo
avesse tanto metodo.
Il famoso
modo operandi.
Che lo vedi
subito predatore.
Senza che
si possa camuffare.
Oggi ci vogliamo
sbalordire.
Per l’esternazione
di esasperazione.
Benpensanti
contagiati a strisce e stelle.
Ma ve lo
cantava già Pino Daniele.
E l’America
è arrivata.
So’ tanti
anni e tante storie e non se ne va.
Si è
pigliata i meglio posti di questa città.
Mentre noi
jettammo ‘o sangue.
Nei quartieri
della Sanità.
Abboffàti
di marlboro telefilm e coca cola.
Con l’ideologia
del pistolero e della frontiera.
Ma noi non
siamo miiiica gli americani.
Che loro
possono sparare agli indiani.
Noi
ortogonali no.
Noi siamo
italiani.
Li accettiamo
perpendicolari.
Dovrebbe
intervenire la pulzella Europa.
Io nell’Europa
ci ho creduto entusiasta.
Da giovane.
Oggi sono assai
più scettico e pratico.
L’utopia da
confino ha una lacuna strutturale.
Prescinde
dall’accozzaglia di storie e di culture.
Per l’entusiasmo
non basta battere moneta.
E non serve
più difesa ibrida o militare.
Ci vorrebbe
una cricca di spicco.
Una classe rifondatrice
per una ricreazione.
Genti autorevoli
e entusiaste.
Illuminati,
quelli dell’ismo veri.
La
Gabanelli la vedrei bene da presidente.
Sempre dritta
retta ritta.
A zero gradi.
Mentre io
farei di conto.
Kalimmudda
ipsum dixit
Europa

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