venerdì 10 aprile 2026

2026 64 – S’io fossi impero come io lo fui

 2026 64 – S’io fossi impero come io lo fui.

 

S’io fossi fuoco arderei il mondo.

S’io fossi vento lo tempesterei.

S’io fossi acqua io l’annegherei.

S’io fossi zio come io sono e fui,

lascerei solo ruine a l 'intero mondo.

E mi terrei le scorte tonde.

Mamma che noia dovere pensare.

Al buio della ragione.

Alla fine dell’impero prossima futura.

Non è che non ci avessero avvisato.

L’impero mondiale non era più attuale.

E allora dietrofront avanti marsch.

Battaglioni di apparente confusione.

Se io fossi impero penserei al futuro.

Mi terrei riserve per i secoli a venire.

Come già fecero inglesi e altri.

Resterei di certo impero militare.

Il grilletto facile è funzionale genitale.

Ma per il lungo, da nord a sud.

Con un’appendice più orientale.

Quella zona petroliera detta medio.

Già scippata decenni o più addietro.

Non c’è niente di così oscuro.

È una spartizione trigemellare.

Prima c’era un impero nato.

Ora è diventato un trigemone infiammato.

Le terre rare stanno nell’Africa di Cina.

Il gas e l’olio nella madre Russia.

Il petrolio per gli Usa e getta ha la sua vedetta.

Sentinella ebraica trasformatasi antipatica.

Tutto per restare egemoni nei secoli.

Così ragiona un imperatore.

Non crederete mica sia il pazzo presidenziale.

Tra tutti e tre servono le scorte.

Le riserve ma mica d’oro.

Di qualcosa di valore.

E non che durino un mese alla europea.

Ma per secoli nei secoli.

E poi l’Europa.

Terra di conquista di altre riserve.

 Che crediamo sia la cultura.

Abbiamo solo imperi alla memoria.

Ci si compra con poco oro.

Basta un crash in qualche borsa.

O del prezzo di qualche oro grezzo.

O una bancarotta fraudolenta.

Generata dalle spese militari.

Che ci hanno fatto credere necessarie.

Eurobond.

Sono buono anche io.

Ma poi chi se li sarà comprati.

E quanto debito regge il continente ancien.

Va a finire come i treasuries bond degli Usa.

30,000 miliardi di ricatto a debito.

Noi tutti impanicati.

Per le bombe che fanno bum.

E invece basta un click.

Che non sfascia manco la nostra cara cult.

Ura.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sole quando sorgerai

 

 

Gemini

Commento al testo: L'Impero Trigemone e il Click Finanziario

Il componimento si presenta come una riflessione amara e disillusa sulla geopolitica attuale e futura, ricalcando e stravolgendo il celebre incipit di Cecco Angiolieri. Non siamo più di fronte a un'invettiva personale, ma a un'analisi delle dinamiche di potere globali.

L'autore descrive un mondo post-imperiale frammentato, dove la sovranità non è più di un singolo "impero", ma si è trasformata in un "trigemone infiammato" – un triumvirato di potenze (Cina, Russia, USA) che si spartisce le risorse strategiche: terre rare, gas e petrolio. Il testo sottolinea come queste potenze non ragionino sul breve termine, ma cerchino l'egemonia "nei secoli", accumulando riserve reali (risorse), mentre l'Europa, aggrappata al ricordo della sua passata grandezza culturale ("imperi alla memoria"), appare fragile e facilmente manipolabile attraverso leve economiche (borse, debiti, eurobond).

L'immagine generata cattura perfettamente questa visione. Al centro, la figura dell'Imperatore domina una mappa geopolitica divisa, con le tre sfere d'influenza chiaramente distinte. Il disegno evidenzia il contrasto potente tra la paura tangibile della guerra convenzionale ("bombe che fanno bum") e la minaccia, molto più subdola ed efficace, di un collasso economico digitale. Il "click" del dito, che l'immagine traduce visivamente come l'interruttore della bancarotta, è la sintesi perfetta del finale del testo: la vera vulnerabilità del mondo moderno e dell'Europa non risiede tanto nella distruzione fisica, quanto nella fragilità dei sistemi finanziari che ne reggono l'esistenza.

 

giovedì 9 aprile 2026

2026 63 – Ma tu lo sai che

 2026 63 – Ma tu lo sai che.

 

Ma tu lo sai che.

Questo è il miglior mondo mai esistito.

Sappiamo fare di tutto.

O ricercare soluzioni.

Trovare cure per le malattie.

Fino alle grandi epidemie.

Prevenire o risolvere la fame.

Solo con un po’ di buona economia.

Ritornare sulla Luna e forse Marte.

Anche se non è chiaro a farci cosa.

Le scoperte sono ormai esponenziali.

Forse totali.

Ve le spacceranno per invenzioni.

Appropriandosi col tu non sai.

Vi ci daranno accesso a rilascio graduale.

Per tenervi in gregge come buoi animali.

Ma tu lo sai che.

Tu lo sai che c’è una altra via.

Basta un fermo di un gasdotto russo.

Basta un blocco delle navi in uno sputo di stretto.

Basta il primo sciopero di un sindacato in Cina.

Basta un qualsiasi altro ma tu lo sai che.

E si ferma l’aeroplano della catena di sant’Antonio.

Tutte occorrenze già in casseruola, pentola, padella.

Ma dai voi giammai sognate.

Eppoi c’è l’ingrediente terminale.

Sognate uno sciopero del consumare.

Una globale riespropriazione di plusvalore.

Si fa facile.

Basta boicottare ogni acquisto.

Questo mondo non può stare fermo.

Nemmanco un mese di danaro.

Ma tu lo sai che.

I ricottari non sapranno come adattarsi,

Mentre il potere è in mano vostra.

Basta che giriate il vento in Ostro.

Vento caldo di pazzia e rivoluzione.

Che dal sud arriva e ti tiene sveglio.

Ma tu lo sai che.

Non puoi sempre dirmi che.

Che di tempo non ce ne è.

Perchè.

Aniello Tommaso è tornato.

Facite i bravi.

 

Fùmatto Claudietto

Viento 'e terra


Ndr. Gemini

Questo testo è un potente manifesto di risveglio, un grido che mescola lucidità geopolitica e afflato rivoluzionario. Ecco una riflessione sui punti chiave che emergono dai tuoi versi:

1. Il Paradosso del Progresso

La prima parte mette a nudo la grande ironia del nostro secolo: abbiamo raggiunto vette tecnologiche e scientifiche inimmaginabili (le cure, lo spazio, l'abbondanza potenziale), ma viviamo in una condizione di subalternità psicologica. L'idea che le scoperte ci vengano "spacciate" come concessioni dall'alto, per tenerci in un "gregge", suggerisce un controllo che non passa più per la forza, ma per il filtro della conoscenza e del consumo.

2. La Fragilità del Gigante

È affascinante come evidenzi quanto sia sottile il filo che regge il sistema globale. Un gasdotto, uno stretto, uno sciopero in una fabbrica lontana: il mondo iper-connesso è, paradossalmente, il più vulnerabile. L'"aeroplano di sant'Antonio" (un'immagine che evoca qualcosa di miracoloso ma precario) può fermarsi con un granello di sabbia negli ingranaggi giusti.

3. Lo Sciopero del Consumare

Qui risiede il cuore politico del testo. Non si invoca una rivoluzione armata, ma una rivoluzione dell'assenza. Il potere non teme la protesta chiassosa, teme il silenzio degli acquisti. Bloccare il flusso del plusvalore per un solo mese significa far crollare il castello di carte dei "ricottari" (coloro che vivono di rendita sul lavoro e sui bisogni altrui).

4. Il Ritorno di Masaniello

La chiusura con Tommaso Aniello (Masaniello) carica il testo di una simbologia storica profonda. Il "Vento in Ostro" che arriva dal Sud non è solo un fenomeno meteorologico, ma un'energia calda, passionale e "pazza" che rompe la fredda logica del PIL. È il richiamo alla dignità popolare che, quando si sveglia, non accetta più la scusa del "non c'è tempo".


In sintesi: È un testo che parla di potere reale. Ricorda al lettore che il sistema non è un'entità astratta e invincibile, ma una macchina che ha bisogno del nostro consenso quotidiano per funzionare. Girare quel vento, smettere di essere buoi e tornare a essere "popolo" è una scelta che parte da un semplice atto di consapevolezza: "Ma tu lo sai che".

 

mercoledì 8 aprile 2026

2026 04 08 - Armagheddo pedogallo

2024 04 08 - Armagheddo pedogallo.

 

Faceva il pavone sulla monezza.

Antropofago gli gustava la carne.

Quella di femmine troppo giovani e tenere.

Scendeva in terra a volte anche in turni.

Arrivava dall’universo 0v0

Stava accovato nel fondo del buco nero

Visibile solo dal suo lato oscuro.

Come capitava con la luna.

Spesso veniva mandato di qua.

A trombarsi intere civiltà.

Così fino dalla notte dei tempi.

La guida era affidata alla pentade sacra.

Avo era custode di conoscenza e memoria.

Ovo si occupava di semina e posa “a terra”.

Evo controllava crescita ed evoluzione. 

Ivo incanalava lo sviluppo cognittivo.

E poi c’era Uvo.

Preposto al diluvio re-booting.

In incognito.

Perchè ogni volta che passava tutti si grattavano.

Fino a farsi venire gli unghioni neri.

Poveretto, lui era solo chi riscriveva gli errori di posa.

Con un grande reboot lui ti estingue e riparti.

Come un asteroide, i dinosauri, gli egizi o Atlantide

Presiede la seduta Avo, il più anziano atavo.

Oggi deliberiamo la posa dell’universo 4.050.

Quello destinato alla finale versione umana.

Silenzio, poi timidamente interviene Ivo.

Ma non ricordate che disastro la versione 2025?

L’evoluzione si era evoluta male.

E che razza di disgraziati erano diventati.

Evo, Ivo, dite qualcosa.

Ricordate come litigavate.

Super Evo contro Nano Ivo, vi chiamavano.

Seguì un lungo dibattito.

Alla fine la pentade convenne.

La versione 2025 non era replicabile.

Almeno per un paio di millenni ancora.

Bisognava mandare il grande ributtante reboottista.

Sterminatore di civiltà.

Retard.

Per seminare la gallina dal gallo con l’uovo da papera.

Il pedogallo, per trasformare tutti in innocui sterili volatili.

Al verso di que qui quo quack.

Li umani furono così tutti sterminati.

E in civiltà ributtati.

Di papaveri e papere.

 

Fùmatto Claudietto

Old Mc Donald, 4 President

 

Linguaggio in formazione

 


Gemini 

Questo testo è un delirio creativo piuttosto affascinante, un mix tra cosmogonia punk, satira sociale e surrealismo linguistico. Sembra quasi il canovaccio per un'opera teatrale d'avanguardia o un fumetto underground degli anni '70.

Ecco cosa emerge da una prima analisi:

1. La Mitologia della "Pentade"

L'idea di dividere le funzioni universali in vocali (Avo, Ovo, Evo, Ivo, Uvo) è geniale nella sua semplicità grafica e fonetica. Crea un sistema gerarchico che sembra logico ma è totalmente assurdo:

  • Avo/Ovo/Evo/Ivo: Rappresentano i processi costruttivi (memoria, semina, evoluzione, cognizione).
  • Uvo: È l'elemento di rottura, il "rebooter" necessario quando il sistema va in crash. È interessante come il "male" o la distruzione vengano visti come una necessità tecnica di manutenzione ("riscriveva gli errori di posa").

2. Il Simbolismo del Gallo/Pedogallo

La figura di Armagheddrillon è grottesca. Il termine "pedogallo" e l'insistenza sulla carne giovane creano un'immagine disturbante, che probabilmente serve a sottolineare la natura predatrice e amorale della divinità distruttrice. Non è un dio nobile, è un "pavone sulla monezza", un'entità che nasce dal caos e dal rifiuto.

3. Satira dell'Attualità

Il riferimento alla "versione 2025" come un disastro irripetibile è il punto in cui il testo si fa più pungente. Suggerisce che l'umanità attuale sia un esperimento fallito, una build software piena di bug che non merita di essere replicata. L'idea di trasformare gli umani in "innocui sterili volatili" (papaveri e papere) è una punizione quasi dantesca: togliere la complessità e la cattiveria per sostituirla con la banalità del "quo quack".

4. Lo Stile e il Linguaggio

Il linguaggio è volutamente sgrammaticato o "in formazione" (come indicato alla fine). L'uso di termini come "cognittivo", "0v0", "reboottista" e il mix tra termini arcaici e gergo informatico moderno crea un effetto di anacronismo intenzionale.

In sintesi

È un testo cinico e nichilista, ma con una forte carica vitale dovuta al gioco verbale. C'è un senso di stanchezza verso il genere umano, visto come un "errore di posa", e una strana nostalgia per un'apocalisse che faccia finalmente pulizia (il "grande reboot").

Chi è Claudietto / Fùmatto? Sembra la firma di qualcuno che osserva il mondo con un occhio disincantato e un po' folle, decidendo di riscriverne le regole attraverso una fiaba nera.

 

 

  

martedì 7 aprile 2026

2026 62 – Elementari, pueri


 2026 62 – Elementari, pueri.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it.  Summer Night, Night And Day. Corea e Trio live in Europe. Tutti a scuola. Elementare.

 

Mi chiamarono per strada.

Tu sei figlio di tuo padre.

Effettivamente pareva vero.

Così curioso aprii quella portiera.

Dentro l’auto si svelò una gran carriera.

Grandi storie o forse tutte balle.

Genti di mondo da Epaminonda.

E Carmela la rossa che pareva una megera.

Fattucchiera di strada già valchiria di banda

Ora maga maliarda che ronda la strada.

Eppure la strega mi mostrò rara attitudine.

A percepire le mie vicissitudini.

In una epopea di elementi, elementare.

Con l’aria ho fatto il vento.

Dentro l’aria immoile il cielo stava grigio fermo.

Non feci un miracolo ma un prodigio della fisica.

Riscaldai le prodigali ventole fino ai 50 gradi.

L’aria calda risucchiò il vento dal basso.

Diventò meltemi a fottere.

Il vento danzava alla fiamma di candela.

Giusto sotto c’era una tana di topi.

La infusi di alcool dissuasore per il puzzo.

Ma fui tradito dal maligno.

Giuda demonio una brace cadde sulla cenere.

Prese fuoco un armadio di plastica.

Fumo nero e fiamme rosse arrivarono i pompieri.

Nel frattempo avevo già inondato tutta la terra.

Impregnai tutta Mafalda, la urbana madre falda.

Il marciapiede dirimptetto le fece da tetto.

Come con un soffitto non esondò.

Totnato a letto mi assopii stremato.

Poco dopo mi svegliai di soprassalto.

Culo porco, figa brogna.

Il terremoto.

Che subitaneo però passò.

La mattina incontrai Carmela la Ketty.

Raccontai le mie peripezie.

Il nesso oggettivo era il terremoto.

Incontrovertibile.

Era a Londra, dove indagavo.

Non a Roma non a Milano, non dove stazionavo.

Non si impressionò per niente.

Tu sei figlio di quel demone di padre.

Ed eccoti qua.

Aria, fuoco, acqua, terra.

Sei il puerino che gioca con gli elementi.

Cerca il quinto.

E voi fate i bravi.

Siate pulcher.

Elementare, puer.

 

Fùmatto Claudietto

Summer Night, Night And Day. Corea e Trio live in Europe.

Tutti a scuola. Elementare.

 




venerdì 3 aprile 2026

2026 61 – Mi farò una religione

 2026 61 – Mi farò una religione.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo The cheap guru

Una setta l’ho già fatta.

Camarilla amarilla brilla e scintilla

Vuole dire che è una cricca.

Un manipolo di favoriti di un signore.

Poi servono un credo e un gurone.

Mezzo guru un po’ santone.

In effetti un tanticristo era già sceso in terra

Tutto unto venne esposto in bella vista.

Il suo verbo era potente.

Ci si adunarono le masse.

Tanto dense come melassa.

E il gurone iniziò la predicazione.

Prese una tessera grigia topa antracite.

Era una nanolita, 

Manolita piena di dati.

Tutti quelli esistenti.

Ma a sua insaputa.

Gigi la levò su verso il cielo.

La spezzò a mezzi in due mezzi.

Uno lo gettò giù nel fiume.

Con tanto di gesto a lenza lunga.

L’altro dentro alla cenere del fuoco del bracere.

Pronunziò la sacra magica liturgica formula.

Salagadula, magicabula, bibbidibobbidibidù.

Esoterica quanto uno scioglilingua.

Concepita per trasformare i desideri in realtà.

Tutti stettero ad aspettare.

Era mane, resistettero fino a dimane.

Ma non succcesse niente di notabile.

Men che meno di visibile.

Gigione, già con affetto detto gigetto, si sfastidiò.

Era schernito per tanta figuremmerda e vatecòcca.

Raccolse le residue ceneri di metà Manolita.

E le spagliò al centro di un gesto ad ampio spettro.

Mentre rifletteva ripercorse la profezia.

Che la verità scorra nell’ acqua e che l’acqua arda come fuoco.

Poi si indormì sognando una sua zia.

E nel sogno si fece una psicopippa estemporanea.

Passò lì sotto la zia salmona Mona.

Ingollò i dati contenuti nella nanolitina.

Li digerì grazie alla sua potente gastrite.

E li cagò sulla restante cenere, santa colite.

L’acqua era elettrolitica per esigenze di scena.

Sciolse le nanolite in quel primordio di brodo.

La profezia si era avverata, in mona se annacquata.

Ma il gurone non seguì l’informazione dentro il salmone.

Così invece di scienza si trovarono il credo di fede.

Nella nanolita di tutto il sapere.

La religione dentro Manolita andò in mona.

Devo farmene una nuova.

Con un solo comandamento.

Non rompete.

Fate i bravi.


Il fùmatto claudietto

The cheap guru

 

Con linguaggio in formazione


 

 

mercoledì 1 aprile 2026

2026 04 01 – Tracciatori di tracce

 2026 04 01 – Tracciatori di tracce. 

Per www.parolebuone.org. via www.shareradio.it.Traccia

 

Traccio le tracce.

Solco il vinile.

Volo nei cieli.

Di suoni in parole.

È un affanno costante.

Non si vuole sparire.

Combattiamo la morte.

Fatti forte è la sorte.

E’ una guerra di parole e pensieri.

Fattisi opere da oggi o da ieri.

Con omesse omissioni per paura del vuoto.

Ebbene invece ecco no.

Tutti si lascia una traccia.

Un solco nel vinile totale.

Che piaccia o non piaccia.

È una sorta di cosa che abbraccia.

Lo dice la scienza, la fisicaccia.

Se non si sconcentra dimentica.

Di transumare in trascendenza.

Comunque.

La nostra traccia è un fatto di peso e di massa.

Si sovrappongono i giri dentro nei solchi.

Si ripercorrono parole e pensieri.

Qualcuno lo chiama collettivo intelletto.

Per me poveretto è neurosfera.

La somma di tutte le tracce.

Da sempre annotate e calcolate.

Questo fa l’algoritmo della mente totale.

Prova e riprova computando costante.

Tutto è calcolo, ricordate la regola.

Quella esemplare della strada da attraversare.

Quella della setta della meraviglia dello sguardo dei bambini rapaci.

Computando si aggiusta il percorso.

E si incide un’ altra indelebile traccia nel cielo.

È da assai prima della nostra rete internèt.

Direi proprio da “in principio fu il principio”.

Che suona male ma rende bene il circolare.

Gli algoritmi informatici devono tracciarne di strada.

E lasciarne di scie di solchi di tracce.

Mentre volano le rondini.

Mentre piovono i pensieri.

Tutto sta tracciato nella mente.

E fermarsi non è dato.

Siamo in giroballo sul vinile.

E dobbiamo abballare.

 

Fù matto Claudietto

Maracaibo, barracuda nuda

 

 Fùmatto Claudietto

Maracaibo, barracuda nuda