lunedì 22 settembre 2025

2025 09 22 – I profeti creatori dal dolore

2025 09 22 - I profeti creatori nel dolore.

 

La mia mente era recalcitrante.

O forse era l’anima, se sapessi che cosa è.

So che è una cosa sempre in dubbio.

In altalena tra ragione e sentimenti.

Resisto fino a che desisto.

Dai e dai mi convincono ad uscire.

C’è un evento che merita attenzione.

Si tiene presso un baluardo che resiste.

Che insiste nonostante subìti torti e sviste.

Chissà cosa li anima.

E’ una di quelle strutture di resistenza inclusiva.

E’ un centro psico sociale.

Garantisce sostegno.

In barba alla denigrata sanità, funziona esiste e resiste.

Assembla e combina uno strano menting pot.

In un crogiuolo di paiolo di ribolliti mentali.

I peggiori sono gli operatori e i volontari.

Chi glielo farà fare di farsi un mazzo tanto.

Per quattro matti.

Per chi si trova in condizioni di disagio mentale.

Se li conosceste sapreste quanti più ce ne vorrebbero.

In culo ai delinquenti che pensano di potere tagliare spese.

Per essere efficienti, in un senso da dementi.

Bisognerebbe almeno esserci stati.

Per avere sentito applausi a scrosci.

Ed essere capaci di chiedersi quanto vale e quanto dura.

Un pomeriggio di tanta lieggia leggera levità.

Il cui ricordo allevierà dolori anche in tanti giorni futuri.

Il dolore, ecco il punto.

Solo chi nella vita ha provato forte dolore può capire.

L’empatia richiede attivazione dei neuroni specchio.

Così schizopensavo mentre guardavo.

Guardavo il manipolo di presenti doleanti.

In franzoso, per darsi il giusto tono di scena.

E mi sono ricordato di una delle mie lucide visioni.

Costatemi un trattamento sanitario obbligatorio.

C’era un esercito di doleanti emarginati, rifiutati, esclusi, discriminati.

Inviato quaggiù in terra in incognito per cambiare il mondo.

Una armata intera di portatori sani di geni guaritori.

Per convertire i ricottari planetari.

Quelli che a loro va sempre bene.

Senza mai provare a sentire il male del dolore.

Basterebbe fare loro ascoltare qualche canzone.

Io mi credevo la reincarnazione di un Jesùs.

Ed in croce di trattamento sanitario obbligatorio in effetti ci finii.

Ma torniamo coi piedi sulla terra dell’evento.

L’evento è della classe di arte invasiva.

Nel senso che alla fine scoprite che vi ha intriso.

Invade il cuore come uno specchio.

E’ una testimonianza di amore.

Della fede che ci vuole a mettersi in piazza.

Armato di timida grazia.

Ma con voce capace e graffianti gesti precisi.

Il pubblico si riconosce in quello specchio.

Tra metafore esplicite e poesia dell’ombra.

Questa è la magica alchimia di un artista.

Questa è la terapia della buona psichiatria.

E’ una evoluzione della specie umana.

Che produce tanta grazia.

Ci vorrà del tempo.

Ci vorrà più musica, pittura, teatro, canto.

Sofìa di tecnè, una parola sola per dire arte.

Ci vorranno arti in ascensione.

Dritte verso una ascensione.

Saranno loro ad illuminare l’armata latente.

Loro puri, perchè di altro non hanno niente.

Partirà dal basso di noi ultimi.

Lo fa già, tra noi che siamo i tanti.

Matti, storti, sfigati, stimmati, finiti.

Ma state certi.

Non di cuori e non di menti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Felici e Perdenti

 

I profeti creatori dal dolore



 






L'evento





sabato 20 settembre 2025

2025 09 20 – Saibaba mica iavè

 2025 09 20 – Saibaba mica iavè.

 

Sono nel mio nuovo stato di pensionato.

La repubblica del disoccupato.

Un sacco di tempo per pensare, pure tante vaccate.

Ne sperimento la congruità nell’area per i cani.

Oi dialogoi di un buffo duo, che quelli veri ci fanno un baffo.

Gli argomenti che tocchiamo sono degni di tutti quelli da bar.

Guerre, spazio, materie, ricchezze e tuttecòse.

Fino anco al prezzo della spesa.

Poi di incanto la accantoniamo per l’attualità dell’Ucraina.

E approdiamo con la flottiglia in Palestina.

Una crociera fino in riviera.

Un assistere al deporto per futuri altrui diporti.

Già si disse di come la marea monta vigliacca.

In gorghi, mica dritta di fronte in faccia che si riconosca.

Diffidammo dall’arrivo della risacca.

Che un sputo di israele se lo sbaracca.

Parlavamo di come si forma il pensiero.

Nel complesso giocavamo ai filosofi da bar.

Con i cani, allo sbando in questo impero di menzogne.

Vendute come informazioni da un esercito di zampogne.

Ripenso allora ad una donna che invoca il dio dei media.

Almeno quello lì magari risponderà.

Faccia alla telecamera invoca l’atomica su di sé per Gaza.

Per terminare quello strazio senza tregua.

Io mi ritengo un portatore sano di tolleranza a oltranza.

Condita di pazienza e di speranza.

Ma a quel ricordo mi monta un embolo irrefrenabile.

Avviso pure che sto per esternare l’inesternabile.

Sto per dire una cosa che non si dovrebbe neanche pensare.

Però la penso a prescindere e a priori.

E dico che l’atomica andrebbe sganciata si, ma sulla Collina di Primavera.

Quella città inventata su un'altra fettina di terra, sempre scippata.

Un popolo martoriato dovrebbe sapere riconoscere lo specchio della sua storia.

Il dolore e l’orrore dell’olocausto avrebbero dovuto insegnare qualcosa in più.

E invece no, resta solo una vendetta.

È un baratto di genocidi nel tempo, a reciproche numeriche grandezze.

Ogni israeliano vale palestinesi a migliaia.

Fino a che ho esaurito i palestinesi.

A me monta il moto del buttare l’acqua sporca con tutto il bambino.

Ma no, ma si, ma bum.

Per il motivo che segue senza falso moralismo, 

Siamo in faticoso cammino verso la civiltà dell’intelletto.

Quando il mondo sarà connesso in una mente unica.

È una fatica di percorsi in altalena.

Una piccola conquista alla volta, un ritorno di fiamma malato e poi un nuovo progresso.

Ma questi sono alfieri solo di durezza ostentata forza di vendetta.

Non sono nemmeno in grado di intelligere per un lembo di terra.

Una minuscola striscia, una fettucia.

Perchè in verità vi dico che non la vogliono governare.

Devono fare spazio al loro coloniale disegno imperiale medio orientale.

Anche loro, come tutti, diventano razzìatori.

Braccio armato da deporto per conto terzi.

Neanche questi ce la fanno a trascendere.

Dall' essere ladroni padroni e predoni. 

Neppure loro ebrei.

Come tutti, anzi peggio, per la rimozione di memoria.

E a fare così quando ci arriviamo più.

A questo intelletto benedetto.

Allora preferisco rientrare nei miei ranghi, per sparare.

Sparare cazzate che so che agli ebrei li fanno incazzare.

E magari svegliare.

Vi dirò allora che questo iavè una altra bufala è.

Allora io gli preferisco e venero un saibaba.

Non lo riconosco proprio, questo ìavè.

E vi intaso le reti col ritmo del nonsenso.

Sempre meglio quello del fungo.

O no ?

Che ne dici iavè?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Born to be Abramo

 

Rifatelo voi il genocidio, anche in treno.



 

 

 

 

venerdì 19 settembre 2025

2025 09 19 – Jesùs ma che casino

2025 09 19 – Jesùs ma che casino.

 

Ma che casino ma che bordello.

Nessuno che si ricorda che siamo tutti figli e fratelli.

Dello e nello stesso bordello.

Prendi la flottiglia, flotta frammentata in singoli natanti.

Testimonia che però ci sono forze che spingono e aggregano.

Manifestazioni di dissenso per la tolleranza.

Dissenso che controlli il progresso di promesse meraviglie.

È che tra tanti profeti manca il messia.

L'unico superstite è il potere del denaro. 

Manca il campione del pensiero che lo rende unico, intero e vero.

Il goleadore, la folgore, il centravanti, il cannoniere.

Ecco già comincia la confusione.

Io penso a quel famoso Schillaci, col labiale che si ritrova in finale.

Voi a cannoniere associate a un bombardiere.

Non ci capiamo più dalla base delle parole.

Figurati se tutti articoliamo un proprio pensiero.

Anche questa per altro era una vicenda già scritta.

Nella torre di Babele non ci si capisce più.

Proprio per la disfida alle divinità.

Così oggi andiamo pure su Marte, se il razzo parte.

Tutti concordi che saranno meraviglie da scienziati.

Ma nessuno trova il pensiero giusto per campare in pace.

Che poi è così facile.

Basta non sparare e fare mangiare.

Con tutto il sapere che abbiamo basta un click.

Forse l’intelligenza artificiale saprà costruire un modello bello.

Di società, relazioni, cosa pubblica e economia.

Perche è lì che si difetta.

Mentre si potrebbe aggiustare tutto.

Ci vorrebbe un messiaia aggregatore di apparenti lontane utopie.

In realtà tutte molto più vicine.

D’improvviso mi suona il telefono.

Anzi no che dico, non si chiama più telefono.

Ma che dico, non è che non si chiama.

Non è e basta.

Essere non avere.

Fondiamoci il movimento globale per l’essere.

Comunque è un computatore mobile.

Un ordinatore alla francese.

Un tocca lo schermo, hai il permesso che tanto non è il culo.

Pronto sono il messìa.

Sono Jesus.

Chì?

Jesus, come chi, quello che aspettavi.

Il profeta incarnato revoluzionario messia.

Ah, dici che a Babele la J non esiste.

In terre di conquistadores d’oltremare si, ma da noi no.

E si pronuncia gi come la giungla.

Ah, sei Gesù adesso ho capito.

E che vuoi da me.

Dici che ti pare di essere davvero in una giungla.

Non ce la puoi fare a fare il messìa universale.

E ci potevi anche pensare prima.

Tu con tuo padre Terno.

Bisogna dividere il mondo in quadranti.

E assegnarne uno ad ogni profeta.

Non è mica come quando al mondo c’erano solo pochi cristiani.

Nel senso del modo di dire di anime, che hai capito.

Dico nelle terre di Palestine.

E di messia ce ne bastava uno.

Qua ce ne vuole un esercito.

Che marci compatto connesso verso la gloria.

E che si aggreghi organizzato in base ad un credo.

Magari roba tipo un certo libretto scritto in rosso.

Si riparta da questa santa terra di stato di Palestina.

E non ci si stupisca, visto che si perde ancora tempo e vita.

Arriverà l’onda di risacca.

E gli abusivi occupanti saranno respinti tutti pure dalla riviera.

Allora tutti ricorderanno veloci quel noto adagio.

La difesa della tolleranza può anche portare belligeranza.

Vale in doppio senso.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

La torre di Babele

 

Profeti messianici in connessione


 


 

lunedì 15 settembre 2025

2025 09 15 –Vacca, la risacca dei continenti

2025 09 15 –Vacca, la risacca dei continenti.

 

Osservo i movimenti di oceani e mari immaginari.

Abbiamo già imparato che la marea monta vigliacca.

Ora è tempo di pensare alla gran vacca.

La risacca.

Un vento soffia lieve in qualche dove.

Particelle d’acqua si accavallano e fanno le onde.

Corrono in apparenza placide.

Fino a che si infrangono su una costa o una spiaggia.

Con un flusso di riflusso che rimbalza in senso opposto.

Se ti ci trovi in mezzo ti travolge e ci affoghi in un risucchio.

Lo so perchè da bambini ci giocavamo a tromba il cavallone.

Il bello della lezioncina è che contiene uno schema paradigmatico.

Che vale in un sacco di ambiti.

Se pompi pressione e trovi un ostacolo tutto rimbalza e ritorna.

Gli affluenti ritornano in frangenti in moto imprevedibile.

Li fermi solo se sei un baluardo.

Altrimenti sei perso nella corrente di risacca.

Che somiglia assai al disordine della marea vigliacca.

E ti resta solo un porca la vacca.

Ma tutto ha un’origine, una causa.

Nel nostro caso la seconda guerra mondiale.

Per altro noi italiani dimentichiamo sempre che l’abbiamo persa.

Dal nostro lato di liberati taroccati da vincitori dimentichiamo chi l’ha vinta.

La cugina America con i suoi alleati, tra cui anche la Cina ancora povera.

E i sovietici comunisti, che tra un bambino e l’altro c’erano anche loro.

Poi dimenticati, rei di non avere inventato un Big Mac.

E lo strazio della democrazia.

Quella è la guerra che non è mai finita.

Diventò la lotta allo spettro del comunismo.

E per forza.

Era l’opposto del divino capitalismo del neonato impero americano.

Oggi però lo vedete bene l’effetto che fa la ricerca del dio profitto.

Poi la guerra fredda venne data per finita.

Fù con la frammentazione dell’impero sovietico.

Da noi presunti vincitori chiamato crollo.

Ma mica era sparito.

Si era mimetizzato e attrezzato per rispondere nell’onda di risacca.

Soprattutto, noi non sappiamo mica come si sarebbe potuto evolvere.

Magari sarebbe cresciuto più illuminato.

Sta di fatto che l’occidente impresse tante onde di pressione.

Fino alla trovata della cintura del braccio armato Nato.

Un'onda di pressione sui confini del continente.

Intanto i sovietici mai spariti tessevano trame di reti e vari dotti.

In primo luogo delle loro ricchezze, tra cui petrolio, gas e altro.

La vera Europa sarebbe stata quella con la Russia.

Terre, spazi, popoli, cultura, energia.

In un modello contaminatosi e evolutosi.

Invece no.

E fu filosofia del conflitto e degli opposti.

Allora non vi sbalordite per i droni in Ucraina.

O qualche avvertimento in Polonia o Romania.

Tra le loro risate per la paura che ci mettiamo.

E che ci trasforma in falene impazzite.

È la risacca della nostra mano armata.

E ci può pure scappare una sgrillettata.

Noi abbiamo creato un’onda che ha smontato un impero.

Loro potrebbero avere già progettato il riflusso da Stalingrado.

Senza troppi Stati.

Che in fondo sono solo noiosi orpelli portatori di falsa democrazia.

Ma fatto solo di apparati, di contratti, cassa, scambi e oligarchia.

Allora mi faccio una domanda.

Perché mai questi neo post comunisti dovrebbero sfasciare tutto.

È cent’anni che lavorano per comperarsi a quattro click tutta la risacca.

Basta un click che spenga una pompetta del gas.

O un click di vendita di titoli di Stato occidentali.

O un click di una giusta rete di droni.

O un click di qualche nano satellite Nato.

Tutte quelle guerre dette ibride.

Stessa radice della generale presunzione imperante.

Della ubris dei greci antichi.

Tutti sanno tutto di tutte le guerre.

Ma io no, io che ne so.

Io sono solo il fù matto.

Vacca la risacca.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Generale

 



 


Treccani - Evoluzione della Nato

 

 

 

 

venerdì 12 settembre 2025

2025 09 12 - Quattro stracci, firmati Armani

 2025 09 12 - Quattro stracci, firmati Armani

 

Mi dispiace per questo Armani Giorgio.

Non perché è morto.

Ma per quello che ne penso.

Sembrava anche uno simpatico.

Ma parliamo pur sempre di quattro stracci.

E qualche linea di mutande.

E’ un po’ la stessa questione di Louis Vuitton.

Del negozio a forma di nave a Singapore.

Dove vendono un rossetto a 160 euro.

E’ una civiltà che da valore alle cose sbagliate.

Alle impalpabili sovrastrutture.

Ai plusvalori reiteratamente scippati.

Ai miliardi accumulati.

Che poi scopri quanti sono veramente solo quando apri un testamento.

Dovrebbero provare vergogna.

È quella cultura dell’apicale.

Che trovo un insopportabile fastidio.

Arrivi in cima a qualche cima.

Per il bisogno di rivalsa di una orda di poveracci.

Che si comprano una fetta del successo altrui.

Bisognerebbe farsi sempre una domanda.

Quanto vale veramente un capo a marchio Armani.

Quanta materia prima e quanto lavoro contiene.

Tutto il resto è immateriale.

Intangibile e pure dubbiamente morale.

E poi quello muore ed è funerale nazionale.

Ma se non rimane neanche sotto tutela.

E' già previsto che l’impero sia esteroalienabile.

Vergogna, made in Italy ‘sta cippa.

E’ la solita questione del fatto in Italia.

In cui ci crogioliamo da veri parvenuti.

Italia regno dei più astratti immateriali.

Saranno pure partiti dalla gavetta.

Ma poi se la sono scordata ingordi.

Allora gliela ricordo io.

Non solo a Armani che oramai è morto.

Ma a tutti i miliardari e milionari.

Ricottari e pallonari.

Che hanno fatto il grano perché sottratto a qualcun altro.

L’analisi.

Quanto ci hanno rotto col bisogno di analisi.

L’analisi giusta è presto detta e sempre la stessa.

Quella del plusvalore oltre il valore del lavoro.

Andrebbe vietata qualsiasi sua appropriazione indebita.

Andrebbe misurato quanti salari ci stanno.

Dentro a un chilo di mutande milionarie.

E sostituirle con quattro stracci.

Di cultura vera.

Che va sempre bene.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Quattro stracci

 

Mutande di desaign



giovedì 11 settembre 2025

2025 09 09 - Compassione per cuor di conigli

 2025 09 09 - Compassione per cuor di conigli.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it : compassione

 

Compassione per depressione da soppressione di mansione.

Ricordo mio padre in poltrona col bicchiere di whiskey.

Best of the best of all the scotches, naturalmente.

Si narra che fosse stato il cosiddetto braccio destro di Angelo Moratti.

Qualsiasi cosa ciò volesse dire di trasparente o occulto.

Il vecchio Angelo era famoso al popolo più per l’Inter che per il petrolio.

Era uno di quegli storici personaggi che l’Italia la costruì.

Si narra che in previsione di quando fosse morto espresse una volontà.

Si dice che egli volesse delegare a mio padre la direzione della società.

Si narra che lo ritenesse più idoneo dei suoi figli Moratti.

Si narra pure che mio padre declinò per rispetto genealogico.

Con quel suo idioma di vera Napoli tra quartieri e centro storico disse qualcosa tipo:

“Non è giusto Presidè Voi tenete dei figli e gli eredi devono essere loro”.

Quando Moratti morì vidi mio padre piangere per quella unica volta in vita sua.

I figli dell’Angelo padre lo trattarono alla stregua di un cameriere.

Passato qualche scarso anno gli diedero un inelegante e ingrato benservito.

Fosse andata diversamente oggi io sarei un petroliere.

Ma meglio così, che denari e petrolio sono lo sterco del demonio.

Mio padre invece si spiaggiò su quella poltrona e sprofondò in depressione.

Io contribuii nel mio piccolo al dramma paterno come potevo.

Smisi di tifare Inter e cercai sempre altri argomenti da compagnia.

Prima di assistere alla vergognosa cavalcata ai milioni dei calciatori.

Con una qualche missiva, gli soppressero dunque le mansioni di alto grado.

E gli propinarono la buonauscita da cameriere benservito.

Per qualche importo relativamente irrisorio.

Certamente non una cifra da un Ronaldo dell’Inter, figlia del petrolio.

Certamente non adeguata a un petroliere dedito al servizio dell’azienda del diavolo.

Era colui che la pappa pronta a tavola gliela aveva apparecchiata e conservata.

Iniziò così un decennio di depressione pieno di familiare compassione.

Una vita tra poltrona e malattie proprie di quella tristezza di stagione anziana.

Fino a che morì e a me rimase una posizione monetaria, senza affetto ne guida.

Tutto sarà partito con una sterile lettera.

Asettica perché a licenziare gente non ha voglia di esporsi nessuno.

È un dato che diventano tutti cuori di coniglio.

Immagino che la lettera parlasse di soppressione di mansione.

Di tagli al personale per crisi o ristrutturazioni.

Strano, certo, per chi svolse mansioni da alta dirigenza.

Ma così andò e così sia

Ci sarà stata pure una buonuscita.

Una sorta di importo da mancetta, roba per un cameriere.

Nessuno vuole mai cacciare la giusta grana se può evitarlo.

Sta di fatto che vedere tuo padre farti compassione non è divertente.

Lui scherzava citando quello col cartello di così parlò Bellavista.

Fate l’elemosina a Giovanni che ha sbagliato il conto degli anni.

E morì in miseria, Giovanni.

Ma la miseria può pure non essere solo monetaria.

E può cercare appiglio o approdo nella compassione filiale.

Mentre prosciuga le vite da dentro la carne.

Oggi mi sbalordisco di eterni ritorni, corsi e ricorsi e storici girotondi.

Ricevo una analoga lettera a sorpresa.

Direbbe mio padre “chi nasce tondo quadro mai non muore”.

Risparmio la compassione a mia figlia.

Rimando whisky e poltrona.

E le racconto questa storia di memoria. 

Piena di compassione.

Ma per tutti i cuori di conigli.


 

 

Kalimmudda ipsum dixit

Un padre Mario

 

Moratti Sarroch, valore miliardi



 

 

 

 

sabato 6 settembre 2025

2025 09 06 – Armamenti belli

 2025 09 06 – Armamenti belli.

 

In codice, alla latina che così non ci capiscono.

Vuol dire armamenti di guerra, belli.

Tra guerre e sciagure di arte varia viene sepolta la politica.

Tutti quei proclami di spesa si sono nascosti nell’etere.

Eravamo sotto attacco, ma delle valchirie a mano armata.

Valchiriona si ballava in una botta 800 miliardi di soldi a debito.

Valchirietta sbragava un centino annuo per quel 5% americano.

Tutti debiti che ci presterebbero quelli dotati di riserve.

Tenendoci in ostaggio.

A meno di non volere usare le nostre, che poi sono le vostre.

Due o tre centinaia di miliardi ce li abbiamo all’ancora.

Sarebbe un bell’affare convertire quel polmoncino di scorta.

Di grandezza piccolina ma pure sempre pari a qualche mese.

Ultime boccate di ossigeno per l’agonia in caso di guerre varie.

Sono il solito pessimista guastafeste.

Invece bisogna essere proattivi e positivi.

Le spese militari hanno notorie ricadute di uso civile.

Prendi ad esempio il Gps.

Lo sanno tutti che è un dono di uno stato maggiore.

Ricordo la base americana a Gaeta.

C’era una nave importante ancorata poco distante.

Erano gli anni in cui punto nave e rotte si tracciavano ancora con il Loran.

E quanto erano belli tutti quei marinaretti a fare ginnastica sincronizzata.

Rassicuranti nella loro tutina di bianco candido candore.

Se ti avvicinavi in barca, di botto spariva ogni segnale.

C’era come una cupola di silenzio radio che avviluppava qualche cento metri.

Serviva a non farci puntare armi o bombe nemiche, dicevano.

O forse a proteggere il lancio di quelle amiche.

Ma era soltanto sulla zona appena limitrofa alla nave.

Era bello potere contare sulle forze degli alleati.

Ma se dei cattivi volevano puntare il porto commerciale, facissero pure.

Comunque la tecnologia scalò la montagna come un mosè.

Inventarono il global positioning system, il Gps.

Spararono qualche decina di satelliti nello spazio globale.

E le antenne Loran ci vennero presentate come obsolete.

Il Gps ci guidava in mare proprio senza errore.

Per altro come già facevano le antennone a radiofrequenza.

E la nave americana stava sempre là, sotto il suo cupolone.

Evolutosi e divenuto satellitare.

Tutti eravamo strabiliati della mirabolanza di potenza.

Pochi si chiedevano a che servisse tanta abbondanza e ridondanza.

Tutti tranne un pescatore di buonsenso.

Gaetano di nome e di fatto.

Convertito anglofono per esigenza.

Per gli scambi commerciali con le truppe navali.

Nun avite capito ‘nu cazzo, diceva.

Tra 50 anni ci guideranno i razzi.

Sta già scritto dint’al nome, con il quale vi sfottono pure.

Gps sta per Ground Pointing System.

Sistema di puntamento a terra.

Di missili e telecomandati assortiti.

Ma non gli diedero retta.

Tutti furono felici di trovare facili civili rotte urbane.

E dimenticarono presto ogni altro analogico strumento.

Mamma mia che nostalgia, pensava Gaetano.

Aveva un senso di oppressione.

A stare puntato sotto il cupolone.

Era meglio l’atlante autostradale.

Era meglio il Tuttocittà.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sergio Caputo - Trio vocale militare

Bonus.

Sergio Caputo - L'astronave che arriva

 

Gioiello di civiltà, incivile.




 

mercoledì 3 settembre 2025

2025 09 03 – Per un piatto di verze bastarde

 2025 09 03 – Per un piatto di verze bastarde.

 

Il pessimismo è fastidio.

Se poi è cosmico diventa magnifico.

Strategie da struzzi e opossi ci hanno fatti fessi.

Cechi e sordi ai segnali della marea vigliacca.

Dove gorghi e vortici montano in ordine sparso.

Fino al punto che ricoprono tutto.

Click è il suono del pc con cui il generale Putov dà inizio alle danze.

Ferma le turbine che pompano il gas.

Niente cassoeula.

Invece il gas per bollire i noodles continua il suo fluire.

Viaggia in un altro tubo messo giù omertosi decenni fa.

Senza gas per la cassoeula crolla il prezzo della verza.

E naturalmente anche quello del divino porcello.

Gaudio giubilo e tripudio per i poveri della Sforza.

I ricottari non poterono manco imparare a farla vera.

La ricotta, che viene su da sola, certo, ma almeno va scaldata.

E senza gaz si puede minga.

La mano libera di quello Smith voleva che salissero altre domande e prezzi.

Per traslazione di richiesta, solo di quelli senza cottura.

Una iattura nazionale per chi credeva al benessere del ristorare.

Quella enorme filiera decadente sofisticatrice del cibarsi.

Fu tragedia anche per il pronto da cuocere.

Che si trascinò tutte le catene della Grande Delinquenza Organizzata.

E meno male che era ancora stagione calda, seppur dalle gambe corte.

Il generale Cluster assistette impotente allo sgonfiamento del profitto delle verze.

E poi di tutto il resto, come se tutta la catena di quel tale Antonio si fosse inceppata.

Verze bastarde, pensò Cluster ignaramente ignorante delle cause primarie.

Il profitto brutto era la sua divinità, venerata nel reiterato scippo dei plusvalori.

Quei plusvalori iniziali che qualcuno lo doveva fare e poi consumarselo a catena.

In un religioso mistico consumanesimo.

Mentre provava a riflettere, l’immobilismo delle verze le fece marcire.

Chiuse come erano nei frigo e nei silos, dopo che in serra e figurarsi se in terra.

Fu svalutazione terminale, dentro un gran puzzo di marciume.

In quel mentre arrivarono anche certi indiani del generale 'Ndu.

Vicini alla Cina attaccarono quell’impero dell’Usa e getta, verze.

Tutti credevano che ci fossero grandi reti di acchers della grande madre di Putov.

E invece quelli avevano subappaltato tutto, decenni prima, in grandi reti transnazionali.

Le stesse dove detenevano le loro riserve miliardarie.

Che nessuno sapeva però 'ndu erano.

Presentandosi al mondo come poco più che straccioni.

Da lì partì l’attacco simultaneo a Cluster e alleati con i dati virali.

Attacco capitanato dal fuggente capitano mio capitano generale Cincin.

Iniziò una parcellizzata grande vendita di titoli di debito dei paesi ricottari.

Non si capiva da dove arrivasse l’attacco vendarolo.

Era disseminato in tutta la rete transnazionale.

I prezzi di titoli e azioni fecero come quelli delle verze.

A botte di manco 1 euro al chilo, o alla volta, crollarono.

E il debito senza adeguate riserve si smosciò e si svalutò.

Nel senso che si capì che il soldo di Cluster non valeva nemmeno una verza.

Cluster aveva anche figliato un gemello di soldo.

Soldino di speranza tradita chiamato neuro.

Ma era della stessa pasta del bufalo dollaro bufala.

L’attacco terminale iniziò dal neuro, e secondo tradizione, dalla lira.

Imbottita ad arte come riserva di buffi, con scienza, nei decenni precedenti.

Come sia sia tutti quei debiti senza riserva aprirono la porta al generale Dragonis.

Cugino di quel drago paperonis Cincin che di grana di riserva ce ne aveva un botto.

Mica solo ufficiale, ma anche quella spantegata nella sua nanoreti transnazionali.

Si  rinforzò la paupera svalutazione di Cluster e Neuro. 

Il partito Centrale di Cincin indisse un grande sciopero plurimensile comunistico.

Ricordò a tutti di quando decisero che arricchirsi era glorioso.

Smisero di produrre, da fabbrica del mondo quale erano.

E come li aveva deputati, decenni addietro, il solito Cluster certo di controllarli.

Questi dopo un secolo a farsi un mazzo tanto furono ben felici di una vacanzina.

Ma la chiamarono sciopero per fare paura a Cluster.

Con reminiscenze mangia bambini.

Ma soprattutto mangia proprietà private.

A furia di vendere titoli di debito svaccarono i prezzi ben oltre quelli delle verze.

E dopo si presentarono in milioni di cugini a comperare ogni cosa in saldo.

Era una nuova proprietà privata.

Nel senso che ne fu privato l’occidente.

Che senza più grana non giocò più al centro del mondo.

E d’altronde a chi era lucido apparve anche giusto.

La guerra mondiale non era stata una vittoria solo per il Cluster.

Ma se la brindò anche Cincin.

Mentre Cluster, dopo, certamente non aveva fatto il migliore dei lavori.

Pur avendo il suo mondo tutto in mano.

Allora che vi aspettavate.

Eterna gratitudine per le big mac ?

Scordatevi tutta quella carne rossa.

Inizia l’era dei noodles.

Anche alla siberiana.

Con tante verze.

Bastarde.

 

Kalimmudda ipsum dixit

They shot the sherif, e pure the deputy, ma si 

 

La neurosfera, che la forza sia con voi



 





Ndr.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/09/03/xi-il-mondo-deve-scegliere-tra-la-pace-e-la-guerra_b0e65c8d-b701-484f-8d3e-acfc17ab35a6.html