mercoledì 6 agosto 2025

2025 08 06 – La marea monta vigliacca

2025 08 06 – La marea monta vigliacca.

 

Noi credevamo.

Che non ci riguardasse.

Li guardiamo morire di fame o di altro.

Alla televisione o allo smartphone.

Oggi a Gaza domani altrove.

Guardiamo con noia senza paura.

Fingiamo indignazione e contrizione.

In fondo nel profondo resta sempre un meno male.

Meglio a loro che sono loro e che non siamo noi.

Fino a che qualcosa accade.

E dalla televisione ci riporta dritti in casa.

Ci eravamo entusiasmati per una storia di inclusione.

Era natale scorso, eravamo tutti più buoni.

Era stata aperta la prima pasticceria siriana a Trento.

L’avevamo presa a modello di convivenza di pace.

Poi eravamo rientrati nel chi se ne fotte.

Fino ad oggi, otto mesi dopo.

Che bisogna vergognarsi di essere in vacanza.

Alla “Cara Siria” hanno spaccato le vetrine.

Da tempo arrivano insulti minacce e intimidazioni.

Poi la promozione della Gazacola ha fatto saltare il tappo.

La Gazacola è una esperienza umanitaria.

Sicuramente non si deve generalizzare, si dice.

E invece è una stronzata.

Sotto un fragile velo di tolleranza ribolle la marea che avanza.

La marea non sale mai dritta di fronte.

Che la si possa riconoscere.

È subdola e vigliacca.

Monta lenta ai lati tra vortici gorghi e mulinelli.

Fino a che una ultima goccia ricongiunge tutto il mare.

E ci si ritrova a capire che era punto di cesura.

Il fatto è che si continua a seminare pressione.

Poi un equilibrio rotto appare in cima a Trento.

Così tutto scoppia prima o poi.

In principio sembra si vada bene.

Nel frattempo la ruggine corrode anche il cemento armato.

Mettine una trave in trazione e misura e osserva.

Devi farlo con attenzione.

Fino a che una minima crepa appare, ma tu non la vedi.

Allora devi ascoltare il suono e aspettare il cricricric.

Me lo ha insegnato mio padre, ingegnere miracolato in un laboratorio.

Ma non sempre c’è una facoltà di ingegneria civile sociale.

Quei siriani trentini il laboratorio ce lo avevano, ma dolciario.

E se dopo pochi mesi qualcuno attacca perfino i dolciumi siete al punto di rottura.

Esportato qui in una apparente innocua bibita  cola.

Oggi da Gaza, domani da qualche altro posto.

Che per ora vi suona ancora sano.

 

K.i.d.

Lucciole Unicef

 

Punto di rottura



 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 5 agosto 2025

2025 08 05 – Buono scambio a cielo aperto

2025 08 05 – Buono scambio a cielo aperto.

 

Reciproca educazione da analogico villàn.

Camminando piano pian vedo un villàn.

Da lontano non indovino l’età.

Da vicino è proprio un giovine ragazzino.

Fosse stato urbano sarebbe stato un bambino.

Invece è cresciuto sano in ambiente montano.

Con poche cose è tutto intento in un tristo giocare.

Ma lui non piangeva anzi ridacchiava.

Aveva steso una copertina sopra l’erba.

Ci aveva disposto tanti piccoli tesori.

In ragionato assetto da vetrinista in erba.

Erano memorie di antichi trastulli.

Giornaletti a fumetti e sassetti dipinti.

Arnesi di analogica vera piena di logica.

Non c’è videogioco e lo smartfòn vale poco.

Il gioco che gioca è la pesca al turista.

In questa bella stagione che dura una svista.

Così mi avvicino e quello mi scruta.

Gli chiedo quanto costa qualcosa.

Quello pesca nel mucchio un sassetto.

Poi ci ripensa e mi allunga un fumetto.

Due euro per un esemplare originale.

Due euro di certo di usato, ma garantito poco.

Sto al gioco d’alpeggio e rilancio un po’ peggio.

I due non li ho ma cosa mi dai per un euro.

Tentenna, cincischia e sto per beccarmi un sano fanculo.

Non lo sai che qua il turismo dura solo due mesi l’anno.

Stai qui a rognare mentre noi si deve campare.

Sento i pensieri che fluttuano in aria.

Prendo la mia moneta e propongo un baratto.

Ti do questa inutile rondella di metallo.

In cambio ti faccio una fotografia.

Di che cosa, mi chiede il cresciuto fanciullo.

Del tuo magnifico negozio montano.

Noi in città mica li abbiamo così a cielo aperto.

Viviamo in una svista con uno schifo di vista.

Il fanciullo mi allarga uno spalancato sorriso.

Il buono scambio è concluso.

Lui prende l’euro ed io questa foto.

Abbiamo fatto economia sana.

Perché sotto un cielo di valori montani.

L’aria della montagna è piena di pensieri buoni.

Restano incisi nella roccia come fosse vinile.

Mentre la città è regno pregno di diavolo.

Per un euro non ti vendono nemmeno una foto.

E poi scusate e guardate se è poco.

Saluto il fanciullo dentro e fuori ogni roccia.

E penso alla derelitta poveretta città.

Milano.

Ma vaffanciullo.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Alla fiera dell'est.

 

Il negozio a cielo aperto


 


lunedì 4 agosto 2025

2025 08 04 – Castagne e patane grazie mai più

 2025 08 04 – Castagne e patane grazie mai più.

 

Sui monti si avanza di lenti movimenti.

È un ritmo ortopedico.

Si articolano tarso e metatarso.

Passi sparsi in direzione incerta.

Tanta lentezza per un urbano è zen.

Quassù invece gli zeni sono solo un cognome.

Che viene dal greco zenone di zeno di zeus.

La memoria mi porta al perduto sogno.

Si poteva bene fare un morbido atterraggio.

Tipo volo di parapendio da diporto.

Invece fu uno schianto da generale.

Adesso cammino ramingo e cerco formaggio.

La guerra è passata e finita.

O forse solo qua e là.

Il nemico è vinto sconfitto battuto.

Così dicono le voci.

Forse sono solo sprazzi invisibili da qua in cima.

Cammino in cerca di cibo.

Nel ricordo che vendeva vitto e alloggio.

Spero dietro a quella collina.

Ma che ne so io di campi di grano.

Di come o dove si fa da mangiare.

Io so dove stava soltanto quello urbano.

Poi svolto una svolta e compare una vista.

Sono piccoli campetti coltivati a patate.

Ne arraffo qualcuna in apparenza inosservato.

Mi piace pensare lasciato lì per compassione.

Come sia sia sono diventato un ladro di patate.

Sulla via del ritorno trovo castagne buone da farina.

E tanta cicoria di campo che non le lascio scampo.

Spero pure in qualche fungo di sotto nel bosco.

Ma invece più niente tranne una fame fetente.

Adesso confido nella mira dei paracadute.

Con la loro pioggia di miseria senza dignità.

Ogni sacco lanciato vale decine di stelle cucite.

Per il solo fatto dell’ammissione di colpa.

Per ora rimando l’assalto alla banca d'alpeggio.

Quella piena di cantine ricolme di formaggio.

E’ troppo pericolosa la strenua resistenza dei ricottari.

Preferisco chiedere la carità.

Sempre in nome della mia dignità.

Qualcuno ci sta.

Mi danno un po’ di farina di castagne impastata.

Cicoria selvatica a sparuti mazzetti.

E qualche patata presa dal campo.

Non ci si mangia tutti neanche una volta.

Mi affiora la sottile memoria di genitori sfollati.

Verso le campagne o le montagne non saprei dire.

Era quella guerra se non dimenticata di certo rimossa.

Sepolta sotto i suoi 80 anni di menzogne di pace.

I miei non ne parlavano mai.

Solo qualche rarissimo sprazzo.

Poi un giorno mia madre si presentò a pranzo.

Fiera con la zuppiera fumante.

Disse solo amorevole che aveva fatto pasta e patane.

Come si dice alla napoletana.

Quella buona scolata, saltata, soffritta, mantecata.

Mio padre piega il tovagliolo, si alza ed esce.

Torna dopo un’ora.

Dice che era andato al ristorante.

Castagne e patane.

Grazie mai più.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Generale

 

Che ne sai poi che siano davvero patate



 

 

 

 

 

domenica 3 agosto 2025

2025 08 03 – La valuta d’alpeggio

 2025 08 03 – La valuta d’alpeggio.

 

Vergogna in montagna.

Del famigerato sterco mai pregna .

Il lascito testamentario l’ho già steso.

Siamo arrivati in missione per conto di Terno.

Terno sta per padre eterno.

Lo preciso per non farmi scassare la minchia.

Casomai qualcuno dubiti dubbi sanitari.

Devo controllare che tutto sia nell’ordine di natura.

La storia che i monti cadono in briciole brucia ancora.

La montagna se la ride con un ghigno.

Canta, sorride, danza e poi sogghigna.

È un sogghigno alle umane vergogne.

Poveri noi senza vergogna.

Povero me che mi vergogno.

Io le vacanze non le ho mai sofferte.

Delocalizzate attese sospese miserie umane.

Ma quando poi arrivo, so che ero lontano soltanto prima.

Insomma sono contento.

Ma ti pare che devo vergognarmi per una vacanza.

Dei dolori del mondo irrispettosa.

Per colpa di una minoranza di minorati ricottari.

Basta, vado a fare la spesa.

Consumista senza resa.

La montagna scuote il capo.

Nell’infoio non la vedo o non la guardo.

Sono cieco e resto pure sordo.

Mi risveglia un suono bovaro.

Un muggito di ricordi.

In montagna c’è il vero formaggio.

Quello fatto col latte da alpeggio.

Entro nel maligno spaccio tentatore.

Piccolo locale Grande Delinquente Organizzato.

Il formaggio sta a metà prezzo che in città.

Trasporto incluso nel chilometraggio.

Porco quel demone di urbano mediolano.

Di ricottari un campionario.

Sempre intenti a rubare ricotta.

Senza manco volerla cagliare.

Giusto solo per appropriare.

Mapperò una volta l’era minga inscì.

Da quando è che è diventata storia così maligna.

Tutto iniziò con il capitale e la finansa.

Profitti e plusvalori fuori misura e scala di valori.

Potrebbero pure esistere se dotati di misura.

Ma millantati dèi seminarono latte a pioggia.

Con una ricerca di costante mungitura.

Il collaterale fu il divario.

Lo sterco del demonio è sempre frutto fatto di divario.

I soldi furono troppi, sporchi e distorti.

Specchi per allodole in mani di stomaci ingordi.

Le Milano del mondo intero sono tutte uguali.

Non si vendono l’anima al diavolo.

E non è il demonio che gliela ruba.

Al contrario è peggio ancora.

E’ che ogni Milano il diavolo lo vende all’anima.

Il suo veleno.

Ma dimentica che il diavolo non si vende.

Si regala.

Ecco cosa c'entra il formaggio.

La sana valuta d’alpeggio.

Eh ggià.

 

K.i.d.

Eh già

  

La banca d’alpeggio


Addendum del redattore

Rilevazioni in quota. 13 di 85 giri di vinile senza tempo



venerdì 1 agosto 2025

2025 08 01 –Testamento nei vinili di dolomia

2025 08 01 –Testamento nei vinili di dolomia.

 

Trovate tracce di vinile nella dolomia.

E così padreTerno seppe del gran dolo.

Qualcuno aveva spostato le Dolomiti.

Terno inviò un messo dal futuro.

Doveva partire alla volta di quei noti depositi.

Rocce sedimentarie patrimonio dell’umanità.

Chi le avesse sedimentate non era chiaro.

Anche se il processo detto diagenesi era indiziario.

I sedimenti vengono da esso compattati e cementati.

E con qualche eone si trasformano in roccia solida.

Quindi la dolomia a suo modo è anche essa animata.

Di ottime intenzioni come tutto certamente.

D’altronde il messo le montagne le aveva già suonate.

In certe sue rivelazioni in quota negli 85 giri di vinile.

Dove giacevano in apparenza immote.

Incise come in tracce dei vinili in altre rocce.

Insomma, il messo con le montagne ci parlava ma zitto e muto.

Il viaggio in quei meandri di pensieri era infatti pieno di perigli.

Ma in missione per padre Terno si affrontavano con cipiglio.

Il peggiore era che l’umano la dolomia la spostasse.

Millimetricamente ma pur sempre fuori orbita.

Anche a sua insaputa con penseri poco arguti.

Quindi il messo elaborò un lascito testamentario.

In modo che dalla neurosfera divenisse sedimentario.

E terminasse in diagenetico processo di diagenesi.

Inglobandosi nei monti in fieri.

Testamento di pensieri.

Nei vinili della pietra.

 

Kalimmudda dolo mitico ipsum dixit.

Il testamento, questo ricordo non vi consoli

 

 

Testamento di vinili scolpiti nella dolomia

 

L’irrefrenabile ilarità del Kalimmudda

Dove si cantava della nascita del ridarolo profeta.

https://cloeconomie.blogspot.com/2020/11/2020-11-02-lirrefrenabile-ilarita-di.html

 

La leggenda dell’ermellotta sincronizzata e dell’aquila astigmatica,

Dove l’evoluzione conduceva all’io non serve più

https://cloeconomie.blogspot.com/2021/05/2021-05-17-la-montagna-della.html

 

La revoluzione delle farfalle di sopramezzo.

Ricetta per una redistribuzione revolutiva da ricottari a bambini.

https://cloeconomie.blogspot.com/2021/05/2020-05-20-la-revoluzione-delle.html

 

Partire con i migranti approdare offshore.

Trattato di analisi e soluzioni sistemiche.

https://docs.google.com/document/d/sharing&ouid

 

Viaggiando si impara imparando si viaggia.

Altri e opposti sono diversi e lontani solo prima di arrivare.

https://lesclaufrenies.blogspot.com/2015/01/2015-01-25-viaggiando-si-impara_25.html

 

Le Clofrenì, les Claufrenies. L'obligatoire.

Memorie bipolari

https://lesclaufrenies.blogspot.com/2014/03/estate-2013-clofreni-claufrenie.html

 

La saga dei tigli. Ora di ricreazione.

Prima stagione

https://cloeconomie.blogspot.com/2024/06/2024-06-22-ora-di-ricreazione.html

 

La saga dei tigli. Ora di religione.

Seconda stagione

https://cloeconomie.blogspot.com/2024/08/2024-08-20-ora-di-religione-magnifica.html.

 

Il Divario. Cronaca di una revoluzione algoritmica.

Soggetto per romanzo elaborato con IA.

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/03/2028-03-15-il-divario-una-rivoluzione.html

 

Gli  85 giri di vinile che riarmarono i postini.

The 85 best of – Selezione di ce que il faut

https://drive.google.com/drive/folders/1wLHIh-lyj9SGV02TRshmWD4HLUEgGdO6

 

Piccoli post per un libro persona.

La pipeline di tutti i postini.

Ricercare per Claudio Aroldi Blog

https://www.blogger.com - Profilo e blogs

https://cazzimmoso.blogspot.com//?m=1 

https://cloeconomie.blogspot.com//?m=1

https://lesclaufrenies.blogspot.com/?m=1

https://www.facebook.com - Mente Locale

 

Dolo mitica dolomia



giovedì 31 luglio 2025

2025 07 31 – La paura che ci cada il cielo in testa

2025 07 31 – La paura che ci cada il cielo in testa.

 

Il  padre Terno era sveglio nella sua perenne veglia.

Valutava gli eventi e ne misurava la portata.

Lanciava segni dal disegno per chi ne fosse degno.

Era molto preoccupato per quel suo gingillo.

Gli uomini lo trattavano senza ritegno.

Ignoravano le avvisaglie con ipocrito contegno.

Mentre lui alacre mente continuava a tappare faglie.

Quel fatto della mente era sempre rilevante.

Quelli non capivano il perpetuo movimento.

Parole pensieri opere e omissioni orbitavano con l’orbe.

Gravitavano a velocità folle.

Una palla da biliardo dentro un frullatore latteo.

Con nel centro pure un attraente buco nero.

Che miracolo di equilibri tra tutti quei risucchi.

Gli uomini giocavano con le loro forze.

Esplosioni, tormentoni, emozioni, commozioni.

Tutti fremiti che si spandevano per gli eoni.

Ma che, si credevano che era facile da timonare?

Andare dritti in circolo sulla rotta di equilibrio.

Terno si fermò per un uffa di un momento.

Se ne accorsero per primi i campani per il bradipismo.

Tipico stereotipicismo di chi trema a ritmo lento.

Terno percepì il locale tremore delle paure.

Gli sembrò una buona idea da risvegliare.

Primordiale istinto contro razione in scienze dure.

Le zanza zanzare faraone erano troppo lente e piccole.

Il loro avvento non sembra mai una vera piaga.

Fino a che nel tempo poi non dilaga.

Ma Terno era stanco immanente mente, in quel frangente.

Aveva bisogno di una vera piaga di forte impatto.

Gli venne in mente l'anello di fuoco dei vulcani.

Umani sulla palla, memento gli elementi, verbò.

Rari, vari, di acque, fuochi, terre e arie.

Ebbene lo confessò, che ebbe la tentazione.

Mo’ gli sparo un orbitale di pensieri casti e puri.

Dalle celesti sfere vere, quelle celestiali di celesti seri.

E gli riassesto l’orbita con una nuova estinzione.

Ma poi era buono, e gli sembrò fin troppo.

Sperando che fosse abbastanza allora tirò un calcetto.

U signùr madonna santa lo pensarono dovunque.

Da lassù nella camciacta fino a laggiù dove c’è rima.

Le acque si gonfiarono, sparirono e ritornarono.

Pareva un piccolo mare mosso rosso.

Tutto percorso di fauni sottomarini in emersione ripida.

Terno si sconfortò per la scoperta di quella fauna meccanica.

L’umano a piaghe e.l.e. mentali, non gli credette più.

Ma Terno si disse che non aveva senso estinguerli.

Tanto ci sarebbero riusciti da soli.

Volle però lasciare un ultimo dono alla conoscenza.

La consapevolezza della generale connessione di tutto con tutto.

Si rivolse verso le Dolomiti del Brenta.

E fece scoprire ad un messo dal futuro che si stavano sfaldando.

Speleologi del mondo intero verificarono gli effetti.

Ma non seppero riconoscere le cause in bradipismi e terremoti.

Frutti della deviata rotazione della neurosfera.

Che con il suo peso richiedeva abilità di guida vera.

Abilità fatta di ampia visione di insieme ultrafisica.

Perduta conquista per causa di troppa logica e sfiducia.

Così alla vista dolomitica solo un cane sentì i brividi.

Si disse che era meglio mangiare sotto il tavolo.

La piaga estintiva sarà quella dei galli come Astrofix.

Arriva dal cielo e che paura.

Che ci cada sulla testa dura.

Bau.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Housequake

 

Beware of the dog, beware of the sky



 

mercoledì 30 luglio 2025

2025 07 30 – Il penultimo profeta

 2025 07 30 – Il penultimo profeta.

 

Fù il più velocemente dimenticato.

In un lustro di lustrini per allodole.

E come ci eravamo spaventati.

E quanto ne eravamo convinti.

La collera divina ci si era infine abbattuta.

La madre gaia ci rigettava.

Allora tutti lì a pregare le promesse.

Come bimbi presi nella marmellata.

Tutti chiusi sepolti in casa mascherati.

Eravamo diventati penitenti.

Divinatori nel fingere di non capire.

Cosa volesse mai quel padre eterno.

Poi pian piano la questione si fece chiara.

Anche grazie a profetiche opere letterarie.

Le Covicroniche raccolsero proseliti e postini.

Piccoli post profeti portatori di messaggi.

Il profeta è bello perché con l’eterno ci favella.

Poi ello proferisce il verbo.

E il veggente lo riporta.

Ma non è che faccia niente.

Quello è ruolo da messia.

Come fu delegato al bacillo incoronato.

Nella strizza l’umano qualche cosa la promise.

Tutta roba un po’ sul vago.

Tipo fratellanza ed uguaglianza.

Senza un briciolo di libertà.

Che si era svelata illusione di identità.

E che finiva dove io diventa noi.

Ci furono grandi dichiarazioni di intenti.

E piovvero diluvi di buone intenzioni.

Per spianare la strada già lastricata.

E che t’aggia di’ e che t’aggia fa’.

Pensò l’eterno padre.

Ma come, io mi sono fatto Terno.

Benedetto come quello del lotto.

E tu, uomo, ‘nu cazzo hai fatto.

Qua ci vuole un paliatone.

Come ad un discolo guaglione.

Di paura un gran fottone.

Terminale soluzione.

In aerea sospensione.

Tipo un virus in infusione.

Ce ne ho giusto pronto uno su centomila.

Dalla terra ad ovest degli egizi.

Dalle lande a piramidi ecco a voi la faraona.

Gli umani si sbellicarono della loro scienza.

Ma mica è pericolosa, è la gallina.

E’ aviaria si ma manco vola.

E poi fa pure l’uovo da comere.

Per saziare ogni fame di mangiare.

Terno padre ribollì e si sbollì.

E poi si rivelò.

Aveva creato cotale gallina faraona assai nana.

L’aveva fatta randagia e zanza.

Piccola e cazzimmosa che ne fece a iosa.

Ecco ora lo vedrete, verbalizzò.

L’incoronato virus fu il penultimo profeta.

Che vi costrinse ad essere messianici.

E cambiare le abitudini.

La zanzara zanza faraona invece è terminale.

Non la vedi e non la senti.

È come un drone nella notte buia.

Un guaio nero dentro al culo.

Zanzarone, bacillone, infezione.

Senza confessione e remissione.

Ora dopo le Covicroniche preparatevi alle Faraoniche.

Cronache del Terno paliatone.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Paliatone.

 

Le Covicroniche 2020

 



 

 

martedì 29 luglio 2025

2025 07 29 – Fame, mangia che ti passa

 2025 07 29 – Fame, mangia che ti passa.

 

Sciopero per la fame, ecco.

Sveglia comoda sotto le lenzuola.

Inizia un’altra giornata con pigrizia.

Col pensiero di cosa mangiare.

Colazione col caffettino, biscottino, cappuccino.

A metà giornata ci spunta pure lo spuntino.

Arriva l’ora del pranzetto.

Luculliano, pantagruelico, dietetico.

Evvai che basta che se magna, sono famelico.

Ma a digerire viene sonno.

Ci facciamo un caffettino, con lo zucchero.

Quello vero ti tira su, ma sintetico è dietetico.

Il pomeriggio è lungo senza manco un tramezzino.  

Ci facciamo una merendina, una tartina, una piadina.  

Per tirare ora di cena si farà un’apericena.

Fino a che arriva sera e si mangia la cena vera.

Il tiggi ormai è obsoleto, ma è un sacro rituale.

Dicono che ci sono dei bambini che fanno la fame.

Degli adulti non gli frega più di tanto.

Ma il bambino.

Quello suscita i migliori propositi.

Passa rapido quel senso di ingiustizia.

D’altronde cosa ci possiamo fare.

Arriva l’ora di abboffarsi di canali.

E del sonniferino mai più senza.

Per non essere turbati.

Per la nuova sveglia riposati.

I criceti in confronto sono campioni di libertà.

Loro corrono per genetica, noi crediamo.

Invece è la ruota che gli sembra una via di uscita.

Tipo scala a pioli, che li tradisce roteando.

Comunque il sonnifero fa effetto.

Mi arriva in sogno un bambinetto.

Mi dice felice che non ha più fame.

Lo sento freddo e già mi turba.

Lo metto tranquillo, che non mi disturbi.

E gli dico che è perché è morto.

Mi chiede perché non gli ho dato un niente.

Che avanzava tra tutte quelle buone cosine.

In tutto quel benedetto bendiddio.

Io gli dico che ormai è morto.

E i fantasmi non mangiano.

E poi che cosa ci potevo fare io.

Quello mi guarda intimidante.

Potevi almeno fare uno sciopero.

Uno sciopero per la fame.

Per senso etico di protesta.

E anche per fermare il sistema a ruota.

Se smettiamo di cricetare sparisce pure il ricottaro.

Poi si deve ripartire e si potrà essere migliori.

Mi sveglio solitario con l’idea di scioperare.

Ma non dura mica a lungo.

Mi alzo e vado al frigo.

Dimentico il suo rigor in un istante.

Ho una fame.

Mangia che ti passa, mi dice una vocina.

Per fortuna ho la scorta surgelata.

E’ mezzanotte, ora buona da spaghetto.

Da noi non c’è mai, la carestia.

 

K.i.d.

Cumba'

Se nosotros no semos nada, che c’accidite a fa’?